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BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE.
Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività,
le proposte, le idee del gruppo.

Per la nostra storia e le passate iniziative,
puoi vedere anche sul nostro vecchio sito web.
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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

domenica 31 ottobre 2010

Passeggiata nelle zone del PROPOSTO PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA

Gli amici dell'associazione L'Ontano di MONTORFANO 
organizzano un'interessante iniziativa per meglio conoscere
LA BRUGHIERA BRIANTEA 
e la RISERVA NATURALE del Lago di Montorfano.
Sono aree all'interno del perimetro su cui proponiamo d'istituire  


sabato 23 ottobre 2010

SALVIAMO L'ACQUA PUBBLICA !

FERMIAMO LA PRIVATIZZAZIONE DELL' ACQUA !

di Roberto Fumagalli

Il 26 ottobre prossimo la Giunta Formigoni intende mettere nuovamente in votazione il Progetto di Legge sulla gestione dell'acqua, in applicazione del Decreto Ronchi di cui si è chiesto l'abrogazione attraverso il Referendum nazionale che ha raccolto oltre 1 milione e 400 mila firme, di cui ben 237 mila in Lombardia.

L'introduzione della nuova legge regionale porterà a consegnare ai privati la gestione dell'acqua.

Il Coordinamento Regionale dei Comitati Acqua invita a spedire, il giorno 25 ottobre 2010 una e-mail agli Assessori Regionali per dire NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

Sotto sono riportati gli indirizzi e il testo dell'appello (se volete modificate l'oggetto, per evitare che cancellino l'email come spam).

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INDIRIZZI:

roberto_formigoni@regione.lombardia.it, marcello_raimondi@regione.lombardia.it, andrea_gibelli@regione.lombardia.it, giulio_decapitani@regione.lombardia.it, romano_colozzi@regione.lombardia.it, domenico_zambetti@regione.lombardia.it, stefano_maullu@regione.lombardia.it, massimo_buscemi@regione.lombardia.it, Giulio_Boscagli@regione.lombardia.it, raffaele_cattaneo@regione.lombardia.it, gianni_rossoni@regione.lombardia.it, romano_la_russa@regione.lombardia.it, Luciano_Bresciani@regione.lombardia.it, carlo_maccari@regione.Lombardia.it, Alessandro_Colucci@Regione.Lombardia.it, monica_rizzi@regione.lombardia.it, daniele_belotti@regione.lombardia.it

p.c. roberto@circoloambiente.org


OGGETTO: NO alla privatizzazione dell'acqua in Lombardia.

TESTO:

Agli Assessori della Giunta Regionale della Lombardia

Egregio Assessore,
ci riferiamo alle intenzioni della Giunta Regionale di approvare un Progetto di Legge inerente la gestione dei servizi idrici integrati (S.I.I.), in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi (art. 23 bis della Legge 133/2008, così come modificato dall'art. 15 della Legge 166/2009).
Le anticipazioni sui contenuti del PDL riguardo le modalità di affidamento dei S.I.I. ci preoccupano, poichè obbligherebbero alla privatizzazione della gestione dell'acqua.
Infatti con l'applicazione del Decreto Ronchi, l'affidamento della gestione dei S.I.I. a soggetti privati - ovvero a imprese italiane o straniere interessate solo a fare profitto - diventa la modalità ordinaria di assegnazione del servizio; in tal modo si porrebbe fine alle virtuose gestioni pubbliche che, in alcune province della Lombardia, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Ricordiamo in questa occasione che a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, in Italia sono state raccolte 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila nella sola Lombardia (www.acquabenecomune.org).
Si rammenta inoltre che ben cinque Regioni hanno impugnato per incostituzionalità l'art. 23 bis (così come modificato dall'art. 15 del Decreto Ronchi), ritenendo la norma lesiva delle prerogative delle Regioni stesse in materia di servizio idrico.

E' inopportuno che vengano adottati provvedimenti fintanto che la Corte Costituzionale non si esprima sui ricorsi delle Regioni e sull'ammissibilità dei Referendum abrogativi sottoscritti da 1 milione e 400 mila cittadini.

Inoltre è utile ricordare che negli scorsi anni in Lombardia si è attivata una vasta mobilitazione popolare contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'erogazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006; con la successiva L.R. 1/2009, "concordata" coi sindaci referendari, è stata reintrodotta la possibilità dell'affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

A tale proposito, ci preoccupa l'eventuale attribuzione delle competenze del governo dei S.I.I. alle Province, che di fatto esautorerebbe i Comuni (ovvero gli Enti più vicini ai cittadini) dalle decisioni su un bene vitale e di interesse per tutti i cittadini qual è l'acqua, cancellando il federalismo rappresentato dai Comuni stessi.

Alla luce di quanto sopra, si chiede di non approvare il suddetto Progetto di Legge per le parti in cui si applica il Decreto Ronchi (che di fatto consegnerà ai privati la gestione dell'acqua) e in cui si esautorano i Comuni delle decisioni in materia di governo dei servizi idrici.
Certi che prenderete in considerazione le nostre richieste, porgiamo distinti saluti.

COMITATO _________ oppure NOME COGNOME

rif.: Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l'Acqua Pubblica - email: roberto@circoloambiente.org

giovedì 21 ottobre 2010

ATTIVITA' DEL COMITATO PER IL PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA


Meda, 19 OTTOBRE 2010

RESOCONTO AUDIZIONE
IN 3^ COMMISSIONE AMBIENTE
della PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA
SVOLTASI IN DATA 19-10-2010


Su richiesta del Comitato Parco Regionale Brughiera e con l’interessamento dei consiglieri provinciali Pozzati, Guerriero e Ghioni che ringraziamo, ci è stata concessa in data 19/10/2010 un’audizione in 3^ commissione con Presidente Stefano Avallone, per esporre le ragioni e le proposte del Comitato riguardo alla salvaguardia con vincolo regionale delle aree  a verde della Brughiera.

Presenti per il comitato Gianni Del Pero, Tiziano Grassi, Emanuela Pandolfo e Giuseppe Grassi.

Dopo una nostra presentazione con anche distribuzione di materiale, sono state rivolte a noi varie domande da cui poi abbiamo preso spunto per esprimere le nostre richieste di azione ai Consiglieri Provinciali presenti appartenenti ai vari schieramenti politici.

Il presidente Stefano Avallone ( Lega Nord ) si è dimostrato molto interessato alla nostra causa dando poi la parola ai vari Consiglieri.
Il primo ad intervenire è stato Vittorio Pozzati (PD) che si è dichiarato a favore dell’istituzione del Parco Regionale Brughiera anche se la competenza della Provincia di Monza e Brianza è relativa solo a due Comuni ( Meda e Lentate sul Seveso ) ma, come abbiamo indicato anche noi, la Provincia può farsi promotrice nelle varie sedi Istituzionali ( Regione, Prov. di Como, Comuni interessati, ecc. ) affinché si dia corso alla discussione e alle procedure istitutive di salvaguardia sulle aree in oggetto.
A tale proposito Pozzati ha fatto richiesta alla Commissione di formalizzare una Delibera da discutere entro massimo due settimane in Consiglio Provinciale con oggetto l’adesione alla istituzione del Parco con l’impegno a intervenire in tal senso nelle varie sedi competenti.
La proposta è stata accolta in modo favorevole dalla consigliera Annalisa Colombo
( PDL ) anche se nel suo intervento ha evidenziato alcuni distinguo e una certa dose di valutazione sospensiva..( poi vediamo..)  sottolineando che la salvaguardia dei parchi va bene però è necessario anche difendere gli ultimi lembi di territorio a verde all’interno dei nostri comuni ( come non essere d’accordo !!).

Anche il Presidente e altri Consiglieri hanno espresso parere favorevole alla proposta di delibera.
Tra questi Elio Ghioni (PD) che ha inoltre evidenziato l’aspetto molto importante della connessione tramite corridoi ecologici delle aree rimaste ancora a verde per il rilancio di un sistema parchi della Provincia di MB.
Domenico Guerriero (PD) nel suo intervento ha rimarcato e chiesto chiaramente al Presidente di farsi promotore per la stesura di una Delibera di iniziativa Consiliare dove si chieda un impegno della Provincia nella richiesta di Parco Regionale per le aree della Brughiera così come formulato nei documenti istitutivi approntati dalla Regione Lombardia alla fine degli anni novanta.

S’è chiusa la seduta con questo impegno della Commissione da assolvere a breve termine e in una atmosfera di condivisione reciproca su questi temi che ci ha favorevolmente colpiti.
Infatti tutta la commissione si è espressa a favore della proposta di Parco Regionale e di un intervento della Provincia di Monza per sostenere tale iniziativa.

Ora attendiamo che dalle parole si passi a fatti concreti e continuativi.


Per il Comitato Parco Regionale Brughiera         Tiziano Grassi

indirizzo mail:   tiziano.grassi@alice.it

domenica 17 ottobre 2010

Con la FIOM, con i Metalmeccanici PER IL LAVORO, PER I DIRITTI


UNA GRANDE MANIFESTAZIONE.
«LA DIGNITA'  NON SI QUOTA IN BORSA»

La manifestazione indetta dalla FIOM (sindacato dei metalmeccanici) del 16/10/010 è stata un grande momento d'incontro e di rivendicazioni dei lavoratori metalmeccanici, cui si sono sommate le adesioni di realtà sociali e di altri settori del mondo del lavoro.
Una dimostrazione pacifica e piena di contenuti che rimanda al mittente le scellerate dichiarazioni "allarmistiche" fatte dai "ministri" (boh !) Maroni e Sacconi.
E' la protesta viva e attiva di chi non ci sta. 
Di chi non ci sta all'attacco continuo e indiscriminato ai DIRITTI DEI LAVORATORI fatto da Marchionne, Confindustria, governo iperliberista e piduista e dai "sindacati conniventi e complici CISL e UIL". 
E' stato il giorno di chi chiede a gran voce e a ragione che IL LAVORO e I DIRITTI siano rimessi AL CENTRO DELLA DISCUSSIONE e non SVENDUTI per IL NULLA.
Vi proponiamo l'articolo de "Il Manifesto" che ben illustra contenuti e obbiettivi della manifestazione.
DIVERTENTI e ASSURDE le dichiarazioni dei "ministri della cricca dei miracoli" (sotto).

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La piazza grida, "Sciopero generale"

Una giornata liberatoria. Ha distrutto pacificamente seminatori di paura, ministri con la poltrona in liquidazione e media senza dignità che han fatto loro il coro.
La prima megamanifestazione di Maurizio Landini (Segretario FIOM) è coincisa con l'ultima di Guglielmo Epifani (Segretario uscente CGIL).
Ma non è stato un passaggio di consegne. 
Nella Cgil attuale si usano magari le stesse parole, ma i significati sembrano molto differenti. 
E i metalmeccanici sono per storia, numero, ruolo e modo di ragionare «costretti alla concretezza». 
Si è visto subito che questa era la piazza di chi si è già accorto che non si può più arretrare, e Andrea Rivera, con il suo monologo in musica, ha saputo cogliere molte sfumature di questo sentimento.
Non si può più fare un passo indietro perché non c'è più terreno alle spalle; margini salariali e diritti esigibili sono ormai ridotti ai minimi termini (neanche le sentenze dei giudici, come a Melfi, riescono a ottenere immediata esecuzione). 
La cassa integrazione, in tutte le sue varianti, ha toccato cifre record; ma soprattutto comincia a scadere per fette molto consistenti di lavoratori. Non c'è più molto tempo, insomma, per «attendere» che accada qualche miracolo (la caduta di Berlusconi, la ripresa, ecc). A questa doppia esigenza - decisione e tempestività - Maurizio Landini ha dato risposte chiare e nette, sottolineate più volte da applausi o autentiche ovazioni.
La crisi è il discrimine su cui decide tutto.
«Per 20 anni ci hanno detto che bastava lasciar fare al mercato, ora abbiamo una finanza senza regole, il record di evasione fiscale, una precarietà senza precedenti e una ridistribuzione della ricchezza a danno di chi lavora».
Una «società così è inaccettabile, bisogna ribellarsi per cambiarla». 
Davanti a un governo e un'imprenditoria che vorrebbero «uscire dalla crisi» cancellando un secolo di conquiste e diritti, cambiando solo gli assetti di potere, c'è invece una proposta che suggerisce di uscirne con un cambiamento radicale: «un altro modello di sviluppo, dove si decide cosa e come produrre, i beni comuni da difendere, cancellare la precarietà, aumentare i salari».
Una visione generale, non limitata ai metalmeccanici. 
Ma qui è stata giocata la partita per ridurre le relazioni industriali tra impresa e lavoro a una mera formalità.
Qui il conflitto vede «mettere in gioco la stessa democrazia», che «non si può fermare davanti ai cancelli della fabbrica». 
Qui è scattata - con l'imprevisto 36% di «no» contro il «modello Pomigliano» e l'orgoglio dei «tre di Melfi» - la reazione della dignità contro chi voleva costringere a scegliere tra lavoro o diritti.
Qui il voto dei lavoratori su ogni piattaforma o accordo è diventata una rivendicazione da affrontare con una legge. 
Dai metalmeccanici è partita l'unica risposta di massa che ha assunto un peso anche politico.
È forte l'attacco alla Fiom e alla Cgil, basta leggere gli allarmi di Maroni o i desideri di morte di Sacconi. «Ma non vogliono soltanto far fuori noi; vogliono cancellare il diritto delle persone a contrattare, a esser liberi». 

Di fronte a chi ti dice, come Marchionne, «se vuoi sapere qual è il piano industriale, devi prima firmare un accordo che generalizza il modello Pomigliano e magari lo peggiora anche», non basta più una vertenza di categoria, per quanto seria e dura. «Bisogna riunificare i diritti, fare contratti nazionali che mettono insieme più categorie».  
C'è insomma da vincere una battaglia generale, sindacale e politica, e quindi la Cgil dovrebbe proclamare un «sciopero generale».
Non è semplice per Epifani iniziare a parlare. La piazza invoca «sciopero, sciopero». La segreteria della Fiom al completo gli si mette al fianco, intorno al microfono. È regola antica, in Cgil: il segretario generale si rispetta. 
La folla che è rimasta capisce e fa silenzio, tranne una cinquantina di persone che sventolano un paio di bandiere di un ignoto «Red bloc» e fischiano per un po'. 
Epifani attacca il governo, la sua «politica industriale» inesistente, ma non affonda più di tanto su Confindustria; difende il ruolo del contratto nazionale, ma come se - proprio su questo - non si fosse consumata una rottura da cui le imprese non sembrano intenzionate a tornare indietro. 

Delinea un iter di mobilitazioni che vede al centro la manifestazione confederale del 27 novembre e solo dopo - come se questa giornata non avesse già un significato e una portata generali, e «se non avremo risposte» - si andrà avanti «anche con lo sciopero generale». 
Tempi lunghi, mosse caute, rinvii a quando avrà lasciato il timone della Cgil nelle mani di Susanna Camusso.
E magari lo scenario politico sarà più dialogante dell'attuale. 
Due visioni diverse, con molte parole in comune. Ma la giornata di ieri, questo è chiaro, segna un giro di boa nella consapevolezza di sé di un'opposizione sociale che sembra ora aver ritrovato un baricentro solido. «Andiamo avanti, rispettiamo le vostre posizioni, manifestate», dice la leader di Confindustria Emma Marcegaglia alla Fiom. Ma avverte: bisogna «guardare avanti». Perchè se si guarda a «un modello di relazioni sindacali che non ci sono più si ha un solo risultato, uccidere i lavoratori. Se si inneggia a qualcosa che non esiste più questo condanna il Paese». Secondo il segretario dei meccanici Uil, la manifestazione della Fiom «parte da motivazioni che non riguardano il merito, ma sono politiche e si alimentano del contrasto con le altre sigle metalmeccaniche».

lunedì 11 ottobre 2010

Stravolto il decreto Sicurezza sui luoghi di lavoro

Un INDECENZA senza fine !

Hanno un nome e un cognome i responsabili dell’indebolimento delle norme per la SICUREZZA e la TUTELA dei lavoratori.
Sono il Governo Berlusconi e il suo Ministro Maurizio Sacconi.

Con l’ipocrita e falsa giustificazione di semplificare le procedure, hanno pesantemente modificato in senso PEGGIORATIVO molte norme contenute nel Decreto Sicurezza sui luoghi di lavoro.

Meno controlli, pene esclusivamente amministrative, l’appaltante non più responsabile in solido sui subappalti, eliminazione della carcerazione per datori di lavoro e sottoposti, eliminazione del registro degli infortuni, cancellazione dell’obbligo a denunciare gli infortuni con prognosi a partire dai 3 giorni (ora diventano 14). Per i maggiori dettagli, vedi l’articolo sotto de L’Unità del 11/10/010.

Il tutto nonostante le morti sul lavoro siano un DRAMMA e un MARTIRIO QUOTIDIANO per il mondo del lavoro.

Ecco cosa intendono quando affermano che “LA SICUREZZA E’ UN LUSSO CHE NON POSSIAMO PERMETTERCI” (Tremonti).

Lo scopo neanche poi tanto velato, è quello di dare una mano alle imprese, allentando i vincoli d’una normativa che, seppur ancora non completamente adeguata, aveva aspetti positivi sui capitoli prevenzione e controllo.
Oltretutto, a quest’atteggiamento COMPIACENTE, si somma il vero e proprio OLTRAGGIO d’uno spot governativo che con lo slogan “La Sicurezza la pretende chi si vuole bene” fa passare il messaggio del lavoratore come UNICO responsabile della sua sicurezza.

SINISTRA e AMBIENTE

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L'articolo de L'UNITA' di Lunedi 11/10/010

Tutele e salute, il «lusso» a cui stiamo rinunciando

Caduto sul lavoro in un cantiere edile
Pezzo per pezzo il governo Berlusconi sta smantellando 
le norme per la sicurezza sul lavoro

Più difficili i controlli per stanare le attività irregolari. 
Sacconi: «Ora arrivano i carabinieri»

Meno controlli, sanzioni più lievi e vincoli allentati. Con la scusa di «snellire» il governo Berlusconi ha indebolito le tutele per la salute e la sicurezza sul lavoro. 
Le ha cancellate, oppure «omette» di applicarle.

FELICIA MASOCCO
ROMA
  
Un ritocco qua, un emendamento là e lacci e lacciuoli che saltano. 
Il risultato è un allentamento strisciante delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro. 
Quel «lusso» che, secondo Tremonti, «non possiamo permetterci». 
Il ministro lo disse a fine agosto, poi si corresse. Restano però i fatti del governo che tratteggiano un progetto preciso.

Da quando si è insediato l’esecutivo non si è mosso direttamente, ma in modo surrettizio e ha indebolito le tutele, le sanzioni, i controlli. Si pensi agli appalti. Sono moltissimi gli infortuni anche mortali che hanno per vittime lavoratori in subappalto.

Eppure è stata cancellata la responsabilità solidale del committente così man, mano che si scende la catena dei subappalti, sparisce la responsabilità in solido per la trasparenza contributiva: in questo modo si facilita il lavoro nero ed è più difficile prevenire (e contare) gli infortuni. Ieri a ricordarlo è stato il deputato pd Cesare Damiano che ha anche accusato il governo di «omissione» visto che non applica le buone leggi che ci sono. O non le applica, o le cancella.

La prevenzione è una chimera negli appalti al massimo ribasso, dei costi ovviamente. Dopo averla peggiorata, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha annunciato di voler rivedere la normativa. Damiano, che lo ha preceduto al Welfare nel governo Prodi, gli manda un suggerimento: «Il costo del lavoro (come da contratto) e quello per la sicurezza devono essere conteggiati a parte e non assoggettati alla logica del ribasso».

 Nessun ritocco pensato per aumentare la sicurezza sarebbe credibile se non si partisse da qui.

ARRIVANO I CARABINIERI

Ancora sul lavoro irregolare. Il governo Prodi aveva reso obbligatorio comunicare l’assunzione di un lavoratore prima che iniziasse la sua attività. E questo per evitare la pratica ignominiosa di «assumerlo» a infortunio avvenuto. Quante volte si sente dire di una vittima che «era al suo primo giorno di lavoro»? Fandonie. È stato tolto il divieto, sono stati cancellati il libro paga e matricola e introdotto il libro unico del lavoro: i controlli vengono ostacolati. Inseguendo la semplificazione (per le imprese) è stato poi disposto che i datori di lavoro sono tenuti a denunciare solo gli infortuni con prognosi superiore a 14 giorni, mentre in precedenza erano 3. 
Inoltre, le lesioni con prognosi superiore ai 30 giorni non verranno più segnalate all’autorità giudiziaria ma all’Inail che le invierà alla direzione provinciale del lavoro. 

Viene anche abolito il registro degli infortuni che il datore doveva tenere. Ancora. È vero che la prevenzione degli infortuni non si fa col tintinnar di manette, ma le sanzioni sono un deterrente. Il governo Prodi le aveva inasprite portando l’arresto a un massimo di 12 mesi (in pratica raddoppiandolo), il governo Berlusconi ha di nuovo dimezzato i tempi.

Anche le ammende che il governo precedente aveva fissato a un massimo di 16mila euro, sono state ridotte a un massimo di 6.400. Prima chi assumeva in modo irregolare più del 20 per cento del personale o non rispettava i tempi di lavoro, i riposi, la prevenzione, rischiava la sospensione dell’attività. Ora non più. 

Passiamo ai controlli. Erano stati rafforzati con 1500 nuovi ispettori.
Ora devono fare i conti con i tagli: con le auto senza benzina, ad esempio. E c’è voluta una battaglia furibonda per impedire che venisse approvata , con l’ultima manovra economica, la norma che che obbligava agli ispettori in trasferta di non utilizzare l’auto propria. Tutti in bus? 

Ieri Sacconi ha annunciato un accordo con l’Arma che conferisce ai carabinieri «un ruolo maggiore nella lotta agli infortuni sul lavoro e nella vigilanza». La speranza è che abbiano auto e benzina.


Le cifre del dramma
Più di mille morti e 790.000 infortuni
Ogni anno un vero e proprio bollettino di guerra, quello relativo ai morti ed agli infortunati sul lavoro. 
Il rapporto Inail del 2009 parla di 1.050 decessi e sottolinea anche il dilagare delle malattie professionali.

Un dato ingannevole
Nel 2009 meno incidenti per il calo delle ore lavorate dovuto alla crisi

MARCO VENTIMIGLIA
MILANO
mventimiglia@unita.it

1140 croci a Piacenza per ricordare i caduti sul lavoro
Un bollettino di guerra che si ripete anno per anno con cifre che se da una parte fanno rabbrividire, dall’altra suscitano sdegno in quello che pretende di essere un Paese civile.
In occasione della “Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro”, l’Anmil ha ribadito i tragici numeri relativi al consuntivo 2009 diffusi pochi mesi fa dall’Inail.
L’anno scorso gli infortuni sul lavoro sono stati 790mila, con oltre 1.000 lavoratori che hanno perso la vita, mentre in 886 sono morti a seguito di una malattia professionale nel solo settore dell'industria.

Sono cifre, ha spiegato l'Anmil che dimostrano che «l'impegno comune finora profuso non è assolutamente sufficiente a tutelare la salute dei lavoratori e per questo bisogna trovare soluzioni che facciano applicare le norme sulla prevenzione». 

Il presidente dell’associazione, Franco Bettoni, ha sottolineato come «l'infortunio è un'esperienza che tocca ogni anno quasi 900.000 persone; un'esperienza comunque dolorosa fatta di cure, di rieducazione, di disagio familiare ed economico, dell'
attesa di un indennizzo quasi mai corrispondente alle attese e da “conquistare” a volte in modo laborioso, nonostante l'impegno dell' Inail per snellire, semplificare, venire incontro al lavoratore».

E tornando ai numeri dell’Inail, offrono davvero uno spaccato raggelante della situazione. Un rapporto annuale che fra l’altro segnale come “apparenti” quelle che in un altro contesto sarebbero apparse tendenze positive. 

I 1.050 decessi del 2009 rappresentano sì una significativa flessione rispetto all’anno predente (1.120 morti), che però si spiega con un altro dramma, quello della crisi economica. Infatti, sulla riduzione dei casi registrati e denunciati all'Istituto incide il calo degli occupati (-1,6% per l'Istat) e delle ore effettivamente lavorate, sia per i tagli dello straordinario che per il ricorso alla cassa integrazione. La sola perdita di posti, stima l’Inail, ha determinato una flessione del 3% relativa al rischio corso dai lavoratori italiani.

I LAVORATORI STRANIERI

Qualche nota positiva si è invece registrata relativamente agli incidenti mortali dei lavoratori stranieri, scesi di 39 unità, passando da 189 a 150. Rumeni, marocchini e albanesi sono le comunità che ogni anno denunciano il maggior numero di incidenti, totalizzandone ben il 40%. Se si considerano i casi mortali, la percentuale supera addirittura il 50%: in altri termini,
un deceduto di origine straniera su due, in Italia, proviene da una di queste tre comunità. 

Un altro capitolo doloroso è quello delle malattie professionali. Il 2009, sempre secondo le rilevazioni dell’Inail, è stato un anno record: 34.646 denunce, il valore più alto degli ultimi 15 anni, per un aumento del 15,7% rispetto ai 30 mila casi del 2008 e di circa il 30% in 5 anni. Nei vari comparti il triste primato spetta all'agricoltura, con segnalazioni più che raddoppiate in un solo anno (da 1.834 del 2008 a
3.914 del 2009, +113,4%) e triplicate nell'ultimo quinquennio.




sabato 9 ottobre 2010

Spazzatura ad uso del POTERE

Stampa asservita e spazzatura mediatica 
al servizio dell'imperatore piduista

La vicenda che vede coinvolto il direttore de IL GIORNALE Sallusti, il suo vice Porro e il neo – editore Feltri  la dice lunga sia sull’uso che la proprietà della fam. Berlusconi ( con il tramite di Feltri) fa di questa testata sia del livello d’allarme PER LA DEMOCRAZIA e la corretta informazione nel paese.

Il GIORNALE è la clava che si usa contro gli avversari politici e contro coloro a volte si smarcano dal controllo stretto della lobby del “premier”.
Ecco quindi che, in una fase di acuta difficoltà per questo INDECENTE governo, non sono permesse voci fuori dal coro, anche per coloro che in questo coro hanno cantato o che al  potere berlusconiano offrono spesso e volentieri una sponda, in cambio di “condizioni favorevoli”.
Il metodo è da “repubblica AUTORITARIA delle banane”.

Sallusti, Porro, Feltri (Il Giornale)
Si danno in pasto all’opinione pubblica o, perlomeno, ai lettori di una testata TOTALMENTE ASSERVITA, notizie fondate su dossier costruiti a misura. Che i fatti siano veri o no, poco importa.
Importante è “costruire il caso”, mettere sotto pressione il soggetto (esemplare fu il caso Boffo), screditarlo, ottenere la sua rimozione o il suo ridimensionamento e il rientro nella pletoria degli osannanti dell’operato governativo.
Oggi tocca a Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria.
Persona che gioca di sponda con il governo, quale rappresentante d’un altro potere forte.
Ma qualche sua critica all’operato dell’attuale maggioranza è stata giudicata, probabilmente, fuori luogo i oltre il concesso.
Così parte l’assalto dei pasdaran più ossequisi.
Ecco allora che il vicedirettore manda un sms all’addetto stampa della Marcegaglia annunciandogli un dossier sulla famiglia.
L’addetto stampa, chiede chiarimenti e s’appella alle stanze del potere: Mediaset e Confalonieri.
Emma Marcegaglia Pres. Confindustria
Pare che tutto sia destinato a rientrare ma …….
Nel frattempo tutte le conversazioni sono intercettate nell’ambito di un’altra inchiesta legata al’emergenza rifiuti a Napoli e agli appalti pubblici, per conto dei PM Piscitelli e Woodcock.
Così i carabinieri del NOE si presentano alla redazione de Il Giornale e nelle case di direttore e vice e sequestrano documenti e computer.

Non sappiamo se la fam. Marcegaglia abbia o meno scheletri negli armadi, non ci interessano discorsi sulla libertà di stampa in questo caso specifico poiché qui, Il Giornale e le altre  testate simili nell’impostazione e nel servilismo al potere non hanno titolarità nell’invocarla, ne tantomeno possono essere credibili sulla “genuinità” delle loro inchieste.

Siamo dinanzi ad un USO RICATTATORIO e INTIMIDATORIO del mezzo di diffusione informativo da parte di chi controlla i mass-media ed è proprietario diretto o controlla mass- media e testate giornalistiche.

Non si può e non si deve invece tollerare il CONDIZIONAMENTO, l’uso STRUMENTALE e LA MANIPOLAZIONE sia dell’informazione sia dell’opinione pubblica attuato per mantenere e perpetuare il potere.
NE VA DELLA DEMOCRAZIA.

SINISTRA e AMBIENTE

mercoledì 6 ottobre 2010

Due iniziative per conoscere e per tutelare il territorio

 PIU' PARCHI REGIONALI, MENO CENTRI COMMERCIALI !

Due interessanti iniziative sul territorio: la tradizionale camminata nei BOSCHI della BRUGHIERE da Meda a Montorfano , nella zona del proposto PARCO REGIONALE DELLA BRUGHIERA e un happening di protesta contro l'ennesimo scempio di un CENTRO COMMERCIALE della PAM a DESIO.




martedì 5 ottobre 2010

Storie d'ordinario RAZZISMO "padanotto"

Meda 05/10/010
 
Storie d'ordinario RAZZISMO "padanotto" 

Articolo da L’UNITA’ di Lunedì 4 Ottobre 2010 di TONI JOP   (foto e vignette di Sin Amb)

«Alloggi non idonei»
Arma micidiale contro gli extracomunitari

Vogliamo lasciare a Maroni tutto il peso dello sfoltimento delle file degli immigrati nel nostro paese? Nossignori, il vero leghista si dà da fare in proprio,insomma ci prova gagliardo.

La "sindaca" di Montecchio Maggiore (VI)

Gagliarda, la sindaca di Montecchio Maggiore, Milena Cecchetto, lo è parecchio.
Ne ha già dato prova togliendo il pane di bocca ai bimbi i cui genitori non avevano pagato la retta per la mensa scolastica.
Ma lavorava ad altro,ci lavora ancora: ha capito che se riparametra a piacer suo le dimensioni minime dei locali di un alloggio,può impedirne l’abitabilità e di conseguenza avviare una bella fuga a catena di gente che ha il salotto troppo piccolo. Neanche la strega di Biancaneve,storia interessante.
La signora Cecchetto ha mosso i primi passi l’anno scorso stendendo una delibera con cui modificava i criteri per ottenere l’idoneità di un alloggio.
Delibera ad personam: infatti,senza giri di parole dichiarava che la procedura era destinata «ai cittadini extracomunitari». 
Troppo zelo danneggia perfino la cattiveria: era chiaro che una discriminazione tanto manifesta non sarebbe mai passata,e così a dicembre se l’è messa via o si è fatta furba,scrivendo che la delibera era destinata «ai cittadini». La mela avvelenata era pronta,si trattava di costringere «i cittadini» a mangiarla. Del resto,chi è che chiede l’abitabilità di un alloggio se non chi è obbligato a farlo da una legge che altrimenti lo sega?

Stiamo parlando,ovviamente,di quei cittadini che hanno bisogno di questo certificato ogni volta che devono rinnovare il permesso di soggiorno o per altri motivi.

Per raggiungere il suo obiettivo,non ha badato a spese: la sindaca ha armato i vigili urbani e con l’aiuto dei carabinieri li ha organizzati in squadre d’assalto che all’alba o di notte hanno circondato decine di isolati abitati generalmente da persone perbene e la molla è scattata.
Giù tutti dai letti, donne,bimbi,uomini che pure hanno regolari contratti di lavoro. «In genere,gente che non ha familiarità con la legge italiana e con le sue garanzie - spiega Maurizio Ferron, responsabile confederale della Cgil dell’Ovest vicentino -, quindi non sanno che senza un regolare mandato nessuno può mettere piede in casa tua. Hanno aperto e hanno lasciato fare».
Cercavano droga, armi, terroristi?

Macché: pistola nella saccoccia,metro in mano e sposta i mobili,i tutori dell’ordine si sono messi a misurare le superfici delle stanze. 

Scena non priva di comicità, anche se nessuno pare si sia messo a ridere: lo avrebbero arrestato per oltraggio. Grazie a arrivederci. Al centro dati per aggiornare il dossier o per affilare la mannaia. Con un magone nel cuore,perché a volte la solidarietà tra perfidi non funziona: sarà legale quel che sta facendo la sindaca? Il problema è che proprio mentre lei concepiva la riparametrazione,proprio un altro leghista,Maroni, ribadiva che per omogeneizzare la normativa le amministrazioni pubbliche dovessero rifarsi ai criteri fissati da un decreto del Ministero della Salute. Quali erano? Esattamente gli stessi che lei stava modificando, Montecchio era già in regola con quel che prescriveva il suo governo. Esempio: secondo Maroni,un soggiorno non può essere più piccolo di 14 metri quadri, la signora Cecchetto dice 15.
Sempre più divertente. Ma siccome non hanno il senso dell’humour, loro non ridono, conteggiano al millimetro, dopo aver concluso che il loro Maroni si era limitato a dare delle indicazioni e non delle prescrizioni: hanno negato l’abitabilità ad appartamenti che avevano una stanza di 0,22 metri al di sotto del nuovo limite.

«Pazzesco- insiste Ferron -. Noi della Cgil,insieme a Cisl,Uil,Caritas e associazioni degli immigrati ci siamo dati da fare,siamo decisamente fuori da ogni contesto umanamente apprezzabile. Ora l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione ha presentato ricorso al tribunale di Vicenza,una causa civile non banalmente amministrativa,il cinque novembre ci sarà la prima udienza». Intanto,per gli immigrati ore e giorni di sconforto: rischiano di trovarsi, con le famiglie,per la strada e senza lavoro perché senza permesso di soggiorno sei meno di niente.

E c’è gente che stava a Montecchio, e lavorava e pagava gli affitti, anche da dieci anni. Ma qualcuno,anche se fin qui ha pensato bene di stare zitto, ci rimette e sono i proprietari degli immobili: il loro valore si azzera, in mancanza di ristrutturazioni e non possono nemmeno più affittarli.

E non è finita: «In base a questi parametri - spiega Ferron – la maggioranza degli alloggi di Montecchio è fuori regola, una bomba contro il mercato immobiliare.
Ma il fatto più importante è che cavalcando il risentimento della gente, sta seminando nuovo risentimento,accentua le tensioni sociali». Sai cosa gliene frega.

venerdì 1 ottobre 2010

CRONACHE PIDUISTE dalla REPUBBLICA DELLE BANANE

01/10/010
CRONACHE PIDUISTE

Durante il dibattito al Senato, prima si fa una dormitina, poi al risveglio, rende di pubblico dominio al paese  le sue oniriche e immaginarie azioni. (art sotto di Liberazione ... con qualche ritocco alle foto)
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Berlusconi show in Senato: «Ho salvato le banche Usa»
di Frida Nacinovich
Psss .... Psss ... capo ..... capoooo ..... svegliati devi dire qualcosa
Pdl, Lega, Fli, qualche centrista nostalgico della Casa delle libertà, Riccardo Villari (ricordate la vigilanza Rai?), in totale 174 voti a favore su 305 onorevoli presenti. Il Senato ha fiducia in Silvio Berlusconi e nel suo governo. Il premier è soddisfatto, come sempre gli succede in situazioni del genere, si lascia prendere la mano tanto da sostenere di aver risolto lui la crisi globale delle banche. Ha conquistato Obama con un sorriso. Veni, vidi, vici. Tonico dopo il voto, Berlusconi ritrova la verve del gran venditore. Palazzo Madama lo promuove a pieni voti, lui si concede battute e rivelazioni che fanno capire di che pasta è l'uomo. «Ho convinto io gli Usa a lanciare il piano da 700 miliardi». Il presidente del Consiglio dice anche di sentirsi israeliano, in risposta a un incommentabile intervento anti-Fini di Giuseppe Ciarrapico, che scatena l'ira di dio («Fini traditore, ordina le kippah»). Berlusconi vuol dire fiducia anche grazie al voto dell'ineffabile Ciarra, ras dell'agropontino, fascista mai pentito.
A sinistra c'è una lunga tradizione di rapporti gelidi fra compagni, fra ex di partito. Ma la destra non vuole essere da meno. In Transatlantico, sotto i ritratti dei "padri della patria" in mostra in questi giorni, tra ex aennini volano gli stracci che è un dispiacere. Cose del tipo: "Sto con Berlusconi, hai scelto Fini, vattene". L'onorevole Federico Bricolo della Lega, in cravatta verde d'ordinanza, ha meritata fama di estremismo verbale ma oggi diventa figura di secondo piano.
Ricordate Riccardo Villari, senatore del Pd eletto presidente della vigilanza Rai con i voti di Pdl e Lega, passato alle cronache come Bostik-Villari o Vina-Villari, a scelta, perché non voleva mollare la poltrona? Allora fu espulso dal Pd ed entrò nel gruppo misto, oggi torna alla ribalta parlamentare con una dichiarazione di amore per Silvio Berlusconi. «Il governo è più forte perché io gli voto la fiducia. Sarò una sentinella della maggioranza». Il caro leader di Arcore gli crede, e quasi si commuove. Berluscones e leghisti applaudono a scena aperta colui che tenne in scacco per settimane la vigilanza Rai. Cartoline da palazzo Madama, nel giorno della fiducia bis al governo Berlusconi. Oggi i numeri non sono un problema, anche senza i "compagni" di Futuro e libertà, l'asse del nord ha la maggioranza del Senato. L'outing di Villari mette di buon umore il Cavaliere. «La Camera mercoledì ha approvato il voto di fiducia con una maggioranza più ampia e articolata di quella del 2008 - sostiene - Questo conta e non confusi calcoli elettorali». Sarà.


Al RISVEGLIO: io, io con la P2 ho salvato il MONDO dal Comunismooo !

Prima dell'inizio dell'intervento di Berlusconi, i cronisti presenti in Senato chiedono a Umberto Bossi se le elezioni anticipate sono più vicine. Il senatur - che dal voto avrebbe tutto da guadagnare - scuote la testa, dice di "no". Gli amici si vedono nel momento del bisogno, e il leader della Lega di Berlusconi è ottimo amico. Nel mentre il caro leader di Arcore continua a spararle grosse. «Grazie a me Putin e Sarkozy la Russia rinunciò ad attaccare Tibilisi..». Il Cavaliere è un fiume in piena. «Genere fantasy», ironizzerà nella dichiarazione di voto la capogruppo Pd Anna FInocchiaro. Ma Berlusconi è scatenato, «ci divertiamo un po'», gigioneggia sotto gli sguardi perplessi dei senatori. Alcuni esempi. La stampa? «In mano alla sinistra». I rifiuti a Napoli? «Colpa del sindaco Iervolino». La scuola? «La sinistra l'ha trasformata in un gigantesco ammortizzatore sociale senza permettere ai ragazzi di entrare nel mondo del lavoro. Adesso invece c'è la rivoluzione del merito». Chiusura in bellezza con l'invito «ad una grande stagione di riforme». «Votate bene», dice. L'aula del Senato perde il suo rigore istituzionale. Pdl e Lega applaudono a scena aperta, Gianfranco Fini è da un'altra parte, a Montecitorio, i suoi senatori sono solo una decina, i berluscones ne approfittano. In piedi, battono a lungo le mani intonando anche il coretto "Silvio! Silvio!". Dai banchi del Pd parte ironico un controcanto: "Bis! Bis!". Sipario.

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Nel frattempo, grazie alle sue leggi “ad personam” il suo patrimonio immobiliare è in fase di costante ampliamento.

In Sardegna, in una villa da poco acquisita, usando le norme del PIANO CASA, s’aumentano le volumetrie del 30%. (art de Il Manifesto).
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articolo de "Il Manifesto" del 30/09/010
Affari Suoi
E il premier usa il suo «Piano casa» per un'altra villa in costa Smeralda

Le propietà di Re Silvio il piduista
Nelle more della battaglia politica e coi vantaggi che dal suo ruolo pubblico ricava, Silvio Berlusconi si fa gli affari suoi. Il presidente del consiglio si costruisce una nuova villa da favola in Costa Smeralda, a Porto Rotondo, a poche centinaia di metri dal famigerato buen retiro di Villa Certosa. E lo fa ampliando un immobile che, stando ai vincoli imposti a suo tempo dall'ex governatore Soru, avrebbe potuto essere soltanto ristrutturato, senza aumenti di cubatura.
Possibile? Sì, perché con il «Piano casa» - approvato dal governo Belusconi tra i primi provvedimenti subito dopo l'insediamento e fatto sollecitamente proprio dalla giunta presieduta a Cagliari da Ugo Cappellacci - ampliare si può. E infatti davanti ai cancelli del cantiere, aperto dalla Idra Immobiliare in via Cava del Tom, in una delle zone più belle di Porto Rotondo, campeggia il cartello che riporta gli estremi della regolare licenza concessa dal comune di Olbia il 21 luglio scorso (numero di pratica 241/10). Gli operai sono già al lavoro per per aumentare del 30% per cento le volumetrie della casa che Silvio Berlusconi ha acquistato da un gruppo immobiliare toscano, al quale a sua volta era stata ceduta una decina di anni fa da Laura Rusconi, parente degli editori milanesi, già titolare, nel paradiso sardo delle vacanze per milionari, di ristoranti di lusso poi venduti ad altri imprenditori. Prima che il leader del Partito della libertà la comprasse, la villa era affittata a due compagnie di telefonia mobile, Vodafone e 3, che ci avevano installato i loro impianti. Il posto è adatto per piazzarci antenne, perché via Cava del Tom è sulla sommità di un colle dal quale si domina la baia color smeraldo di Porto Rotondo: un panorama d'incanto. Arrivato Berlusconi, Vodafone e 3 hanno dovuto sloggiare.

La famosa Villa Certosa, una delle residenze di Re Silvio il piduista
La proprietà acquistata dal presidente del consiglio ha un'estensione di circa seimila ettari e non è molto distante da Villa Certosa. La vecchia casa di Laura Rusconi è stata praticamente rasa al suolo dalle ruspe, entrate in azione ai primi di agosto; sono rimaste soltanto le fondamenta. Nella nuova costruzione, stando alla licenza edilizia e al progetto preparato da Idra Immobiliare e firmato da Gianni Izzo (il geometra che ha sempre seguito anche i lavori di Villa Certosa), rientreranno anche due dependance dell'edificio demolito. Le norme del «Piano casa» rendono l'ampliamento del tutto legittimo.

I lavori di rifacimento e ampliamento a ex Villa Rusconi
Ma Berlusconi si allarga non solo con la nuova residenza di via Cava del Tom. Di recente il cavaliere ha acquisito intorno a Villa Certosa dieci lotti dall'architetto milanese Maristella Cipriani e altri cinque dal gruppo torinese Normafer. Tutto insieme, un parco da ottanta ettari. 
E anche dentro i perimetri «storici» di Villa Certosa pochi mesi fa, grazie sempre al «Piano casa», sono stati costruiti alcuni nuovi bungalow. Un segnale chiaro per dire che i tempi del «Piano paesaggistico» fatto approvare da Soru nel 2004 sono, per la destra di Berlusconi e Cappellacci, finiti.