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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

lunedì 31 marzo 2014

IL 13 APRILE, PASSEGGIATA PARTIGIANA PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE E LA MEMORIA STORICA DELLA RESISTENZA.

Un interessante passeggiata dove tra gli organizzatori è presente il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera.
Un esempio dell'impegno per la tutela dell'ambiente che si unisce alla volontà di promuovere la memoria per non dimenticare i martiri Partigiani caduti per la Libertà.





venerdì 21 marzo 2014

ARRESTI "ILLUSTRI" IN LOMBARDIA ....... NEL SETTORE INFRASTRUTTURE e EXPO

Ieri 20/03/014, una serie di arresti "illustri" ha terremotato alcuni enti che gestiscono sia la partita EXPO sia quella delle infrastrutture in Lombardia. Tra gli arrestati, Rognoni fa parte anche di CAL (Concessioni Autostrade Lombarde) la società, partecipata al 50% da Infrastrutture Lombarde e per il resto da ANAS, che deve approvare il progetto esecutivo della Pedemontana.
Vi proponiamo una breve rassegna stampa.
A voi i giudizi in merito.

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Dal Corriere della Sera del 20/03/014


Arresti per truffa alla Regione
Infrastrutture lombarde, è bufera
Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde  (Imagoeconomica)
Antonio Rognoni, direttore generale 
di Infrastrutture Lombarde (Imagoeconomica)
Otto arresti investono la società «Infrastrutture lombarde» (cioè il braccio della Regione Lombardia per 11 miliardi di previsti investimenti pubblici, in vista di Expo 2015) per asserite modalità illecite degli affidamenti esterni di incarichi nei due settori dell'area consulenza legale e dei controlli degli appalti, complessivamente del valore alcuni milioni di euro dal 2008 a oggi. Il direttore generale - dimissionario, ma ancora in carica - di «Infrastrutture Lombarde» e amministratore della partecipata «Costruzioni Autostrade Lombarde», Antonio Giulio Rognoni, uomo di punta delle legislature regionali del governatore lombardo Formigoni, e il capo dell’ufficio gare e appalti della società operativa «Infrastrutture lombarde società per azioni» (Ilspa), Pierpaolo Perez, sono stati infatti arrestati giovedì pomeriggio dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano su ordine del gip Andrea Ghinetti, che contesta loro le accuse di associazione a delinquere, turbativa d’asta, truffa alla Regione e falso.Quattro avvocati, un dirigente della società regionale e un ingegnere sono stati messi inoltre agli arresti domiciliari, nella medesima inchiesta dei pm milanesi Antonio D’Alessio, Paola Pirotta e Alfredo Robledo. Invece Arexpo, la società proprietaria dei terreni dell’Esposizione universale, non è coinvolta nelle indagini.
L'esposto di Robledo
E così ora si scopre dunque che era proprio questa l’indagine che Robledo, procuratore aggiunto a Milano, nell’esposto di venerdì scorso al Csm sulle asserite «violazioni» del procuratore Bruti Liberati nell’assegnazione e gestione dei vari fascicoli, indicava come potenzialmente danneggiata dal difettoso (a suo avviso) coordinamento con un altro tuttora segreto fascicolo, coassegnato ma di fatto coordinato invece dal capo dell’Antimafia Ilda Boccassini.

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Da Repubblica del 20/03/014



Truffa e associazione per delinquere, in manette i vertici di Infrastrutture Lombarde

Nel mirino della Procura di Milano la struttura che appalta i lavori della Regione Lombardia. Fra gli otto arrestati l'ex direttore generale Rognoni e il dirigente Perez. Nel mirino anche incarichi per Expo 2015

Truffa e associazione per delinquere, in manette i vertici di Infrastrutture Lombarde
Antonio Rognoni
E' bufera su Infrastrutture Lombarde, la controllata della Regione Lombardia voluta da Roberto Formigoni per la realizzazione di opere quali ospedali, scuole ma anche Palazzo Lombardia, la nuova sede della giunta regionale, e lavori legati a Expo. Il direttore generale Antonio Rognoni, dimissionario ma formalmente ancora in carica, è stato arrestato insieme con altre sette persone (sei sono ai domiciliari) per accuse su fatti avvenuti dal 2008 al 2012 e che vanno a vario titolo dalla truffa alla turbativa d'asta e al falso e, per tutti, l'associazione per delinquere. E uno degli appalti contestati riguarda proprio Expo: quello da 1,2 milioni di euro sugli incarichi di consulenza legali. Di un "clamoroso conflitto d'interessi" si parla invece per la realizzazione di Palazzo Lombardia.

Sessantotto capi d'accusa. Rognoni, secondo il gip Andrea Ghinetti, sarebbe stato il "capo, promotore e organizzatore del sodalizio" fra gli otto indagati: gli sono stati contestati 68 capi d'accusa. Il responsabile dell'ufficio gare e appalti della Infrastrutture Lombarde, Pier Paolo Perez, l'altro indagato finito in carcere, è indicato come "organizzatore del sodalizio". E Maurizio Malandra, direttore amministrativo della società della Regione Lombardia, è definito dal gip "partecipante che assicurava l'emanazione degli atti amministrativi necessari per il raggiungimento degli scopi del sodalizio, garantendo altresì l'impunità agli altri associati".

La gestione "domestica" degli appalti. Gli altri indagati, ai domiciliari come Malandra - si tratta di Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio, Giorgia Romitelli (tutti avvocati) e Salvatore Primerano (ingegnere) - "partecipavano intervenendo stabilmente nell'espletamento delle funzioni pubbliche e dei procedimenti di gara, redigendo e falsificando atti di delibera e contratti di assegnazione nonché beneficiando essi stessi, fra gli altri, di reiterati conferimenti di incarichi, con modalità collusive e fraudolente". Sempre secondo gli inquirenti sarebbe stata una "amministrazione a sfondo domestico" degli appalti, quella effettuata da Rognoni. Lo ha affermato durante una conferenza stampa il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che coordina l'inchiesta assieme ai pm Paola Pirotta e Antonio D'Alessio. Robledo ha spiegato che gli incarichi venivano assegnati ai professionisti "al di fuori di ogni regola, delle procedure" previste per gli enti pubblici, con gare "falsate e frazionate in maniera artificiosa" e con contratti "retrodatati".

Le pressioni per Formigoni. Dopo che l'allora governatore Formigoni si era lamentato pubblicamente della gara per la "piastra" di Expo, vinta con un ribasso del 43 per cento dalla Mantovani, i vertici del Pirellone avevano invitato Rognoni a evitare allo stesso Formigoni una brutta figura che si sarebbe tradotta in una "sconfitta politica evidente". L'ordinanza del gip riporta una intercettazione dalla quale sono emerse "alcune sollecitazioni ricevute dai vertici della Regione Lombardia, che in sostanza sembrano rimproverare di non fare abbastanza per fornire un segnale concreto all'esterno tale da venire incontro alle preoccupazioni" di Formigoni.

La telefonata di Alli. In una telefonata del 23 luglio 2011 Alli dice: "Tutto il casino che abbiamo messo in piedi con le dichiarazioni di Formigoni... adesso noi abbiamo fatto esporre Formigoni molto pesantemente, è chiaro che se viene fuori 'volemose bene, non c'è nessun problema' è una sconfitta politica evidente". E a Rognoni chiede di inventarsi "qualcosa, qualche protocollo in più" per far si che Formigoni "esca a testa alta dicendo: io ho segnalato un problema reale". Dopo questa telefonata "Rognoni esigeva dai più fidati collaboratori iniziative tese a ottenere forzatamente dall'appaltatore (facendole invece figurare come iniziative assunte su base volontaria e responsabile) garanzie accessorie manifestamente non dovute - fa notare il gip - oltre alla rinuncia dello stesso a ricorrere a subappalti, contrariamente a quanto dichiarato in sede di gara". Garanzie che alcuni degli avvocati indagati definiscono "illecite" e un vero e proprio "ricatto" nei confronti della Mantovani.

Il caso Robledo-Bruti Liberati. L'indagine - scaturita dalla denuncia di un imprenditore che si è ritenuto danneggiato dalle procedure di affidamento di un appalto - è una di quelle segnalate nell'esposto al Csm dello stesso Robledo. Quest'ultimo aveva segnalato "violazioni" nell'assegnazione e nella gestione dei fascicoli da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. I due magistrati hanno tenuto assieme la conferenza stampa sugli otto arresti. Bruti e Robledo erano seduti uno accanto all'altro nell'anticamera del procuratore. Alla domanda se si trattasse di uno dei fascicoli oggetto dell'esposto, Robledo ha replicato: "Non voglio rispondere a questa domanda". E a un cronista che ha provato a stemperare la tensione con una battuta ("in queste occasioni di solito ci si stringe la mano"), Robledo ha risposto: "Non siamo capi di Stato".


Gli indagati a piede libero. I reati sono contestati in concorso con altri indagati a piede libero: Ernesto Stajano, Giovanni Caputi, Barbara Orlando, Manuela Bellasio, Cecilia Felicetti, Nico Moravia, Francesca Aliverti, Manuel Rubino, Giuseppe De Donno, Simona Trapletti, Bruno Trocca, Elena Volpi, Alberto Chiarvetto, Paola Panizza, Roberto Bonvicini, Celestina Naclerio, Erika e Monica Daccò, Marco Caregnato, Marcello Ciaccialupi, Vittorio Peruzzi, Alberto Porro, Gianvito Prontera, Alberto Trussardi, Maria Marta Zandonà, Stefano Alvarado, Massimo Viarenghi, Stefano Chiavalon e Maurizio Massaia.

L'ex colonnello e le sorelle Daccò. De Donno è l'ex colonnello del Ros al centro della cosiddetta 'trattativa Stato-mafia'. Dopo aver lasciato l'Arma è entrato nel settore della sicurezza privata e ora, in qualità di amministratore delegato della G-Risk, è uno dei nove indagati raggiunti da misura interdittiva, il divieto di esercitare attività direttive, disposta dal gip. Per l'accusa De Donno e la G-Risk sarebbero stati favoriti tramite le gare d'appalto truccate, tra cui quella da 140mila euro per la "rilevazione e gestione del rischio ambientale" collegati ai lavori dell'autostrada Milano-Brescia. Come si legge nel provvedimento del giudice, l'ex ufficiale del Ros il 7 agosto del 2009 era stato nominato dall'ex governatore lombardo Formigoni "componente del Comitato per la legalità e trasparenza delle procedure regionali di Expo". Le sorelle Daccò, invece, sono figlie di Pierangelo Daccò, già condannato per la vicenda del San Raffaele.

Le reazioni dell'opposizione. L'arresto di Rognoni "non può lasciare indifferente la giunta regionale lombarda e il presidente Roberto Maroni, che fino a poco tempo fa paventava l'ipotesi di nominarlo quale sub commissario a Expo per difendere gli interessi della Regione", fanno sapere in una nota i consiglieri del Movimento 5 Stelle. Sulla vicenda interviene anche il coordinatore del centrosinistra, Umberto Ambrosoli: "Queste notizie gettano un'ombra inquietante sulla Regione. L'indagine attiene alla politica la responsabilità di una partecipata che gestisce un pezzo consistente del patrimonio pubblico in modo evidentemente poco limpido. Lo denunciamo da tempo. E il presidente Maroni, per quanto i fatti riguardino più che altro le scorse legislature, non può chiamarsi fuori. Occorrono maggiori controlli e un impegno vero a rendere trasparenti i bilanci di questo colosso finanziario a intera partecipazione regionale".

Il presidente di Infrastrutture e Formigoni. In una nota Paolo Besozzi, presidente di Infrastrutture Lombarde, si dice "convinto che tutti i dipendenti coinvolti possano dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati". Anche l'ex governatore Formigoni ha affidato a una nota il proprio commento: "Sono certo che l'ingegner Rognoni dimostrerà la sua estraneità. Negli anni in cui è stato alla guida di Infrastrutture Lombarde ha dimostrato la sua grande competenza tecnica. Peraltro, a proposito di Infrastrutture Lombarde, vorrei rimarcare che essa è stata una delle grandi e positive intuizioni delle giunte da me presiedute, che collegialmente concepirono il progetto e lo realizzarono, permettendo alla Lombardia di colmare il gravissimo gap infrastrutturale che penalizzava la nostra regione, nelle valutazioni di tutti, quando io ne assunsi la guida".
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Da Il Giorno del 21/03/014

Infrastrutture Lombarde - Arresti per gli appalti pilotati. 
Nel mirino anche i lavori al San Gerardo di Monza

di Stefania Totaro da il Giorno

I LAVORI di ampliamento e ristrutturazione dell’ospedale San Gerardo di Monza e la realizzazione della nuova sede di Anatomia, Anestesia e Rianimazione nel mirino dell’inchiesta della Procura di Milano che ha portato all’arresto di Antonio Giulio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, e Pier Paolo Perez, capo dell’ufficio gare e appalti di Ilspa. Con loro, in qualità il primo di direttore generale di Ilspa e il secondo di segretario di gara, sono indagati a vario titolo di turbativa d’asta e falso Salvatore Primerano, Marco Caregnato e Marcello Caccialupi, ritenuti commissari di gara «ombra» e altri 7 commissari di gara formalmente nominati per le due gare d’appalto rispettivamente da 174 e 3 milioni di euro aggiudicate con il metodo dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Sotto accusa l’avere favorito il raggruppamento di imprese già scelto, modificando i punteggi tecnici e redigendo apposite tabelle da inserire nei verbali di gara. Nelle indagini, coordinate dal pm milanese Alfredo Robledo, «sono emerse gravi irregolarità - scrive il gip del Tribunale di Milano Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare - nell’aggiudicazione delle gare per gli interventi appaltati da Ilspa per l’ospedale San Gerardo di Monza in cui rilevante è stato il ruolo svolto da Salvatore Primerano, unitamente ai suoi fidati collaboratori, per la valutazione delle offerte tecniche».
IL GIP parla di «illegittimo svolgimento delle procedure» in entrambe le gare d’appalto da parte di questi professionisti «che risultano essersi comportati come commissari di gara “ombra” invece dei membri formalmente nominati nelle commissione giudicatrici». Ne sarebbero la prova alcune intercettazioni telefoniche dove si capisce che Primerano aveva già ricevuto da Perez un Cd con le stampe delle offerte dei concorrenti che avrebbe poi dovuto valutare: «... tu mi ha mandato... nel Cd che mi hai dato ci sono tutte le cose che avete ricevuto.... le stampe.... che mi avete mandato... diciamo gli elementi da valutare...». Per il gip è «pacifico che tale condotta è posta in essere al fine di favorire l’aggiudicazione della gara a soggetti già preventivamente individuati» e che «i punteggi dell’offerta tecnica sono stati artatamente manipolati». In un’altra telefonata tra Primerano e Perez i due parlano della gara per i lavori di ampliamento e ristrutturazione del San Gerardo. Primerano: «Ora io non sono sicurissimo di riuscire a finire per giovedì, però, magari, ci sentiamo domani al massimo mercoledì e ci mettiamo d’accordo»; Perez: «Sì perché comunque dobbiamo vederci per metterci d’accordo con l’altro»; Primerano: «Sì, sì, sì»; Perez: «Capito?»; Primerano: «Sì, sì»; Perez: «Giusto per capire quando venite come vi organizzate perchè c’ho già questa che...»; Primerano: «Ma quell’altro... l’avete già fatto?»; Perez: «Lo apriamo giovedì, giovedì pomeriggio»; Primerano: «Va bene»; Perez: «Capito? Quindi teoricamente da venerdì è lavorabile». In un scambio di sms tra Perez e un commissario di gara ufficiale invece si legge: «Ma non abbiamo dei commissari ombra?» - «Certo, già al lavoro» - «Ergo cosa vuole fare? Dire che dovremo firmare i moduli e stop?» - «Qualcuno ci vuole mettere il naso (tutti tranne te)» - «Primerano?» - «And friends + others» - «Perfetto».


Gestita dall'Iri e dalla Regione pure la gara per Villa Reale 
UN ALTRO importante cantiere monzese - che però non è oggetto d’indagine - è stato aperto da Infrastrutture Lombarde: è quello dei restauri alla Villa Reale, sede di rappresentanza di Expo. Si tratta di un’opera da 24,3 milioni di euro, di cui 20,2 di contributo pubblico. La società braccio operativo della Regione ha gestito per conto del Consorzio Villa Reale e Parco la gara per l’affidamento dei restauri in project financing.
In pratica il vincitore ha partecipato all’intervento in cambio della possibilità di gestire alcuni spazi della reggia per il prossimo ventennio: alcuni contratti sono già stati stipulati. La gara è stata vinta dall’associazione temporanea d’impresa composta da Italiana Costruzioni Spa di Roma, Malegori Comm. Erminio Srl di Monza e Na.Gest. Global Service Srl (parte della galassia di Italiana Costruzioni), che hanno costituito una apposita società, la Nuova Villa Reale Monza spa. I lavori, partiti nel 2011, termineranno a maggio. Sull’operazione pende un ricorso degli ambientalisti al Tar.

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Sempre da Il Giorno del 21/04/014


Expo, truccata pure la gara per scegliere gli avvocati «Chi ha vinto sapeva tutto»

di Marinella Rossi da il Giorno
«QUI EXPO NON C’ENTRA niente», dichiara liquidatorio il procuratore aggiunto Alfredo Robledo in una conferenza stampa algida, in cui a fianco del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, dà conto di una delle inchieste oggetto di lite, fra lui e il capo, sull’assegnazione di fascicoli in condivisione (mai avvenuta) con il dipartimento della Dda Ilda Boccassini. Come a dire che di Expo si occuperà la collega? Ma che in questa sua inchiesta non si tratti di Expo, è subito smentito dal gip, il giudice Andrea Ghinetti, che in 243 pagine manda agli arresti l’ex dg di Infrastrutture Lombarde, Antonio Giulio Rognoni, il suo braccio destro Pier Paolo Perez, e un nugolo di avvocati.
Ed ecco Expo, da pagina 139 della misura cautelare. Affronta la funzione di Ilspa e tratta l’incarico conferito all’avvocato Carmen Leo (da ieri agli arresti domiciliari) «in relazione all’evento Expo 2015». Il gip spiega che «rientra nella diretta competenza di Expo 2015 la realizzazione del sito per l’Esposizione, a partire dalle opere di urbanizzazione e le infrastruture di base». La cosidetta Piastra, lavori fondamentali di posa impianti e scavi. Lavori fino a 700 milioni di euro.
Il giudice ricostruisce, attraverso le mail e i sequestri di materiale informatico da parte della Guardia di finanza di Milano, la storia della pratica. Il 28 luglio 2011 Rognoni determina «di procedere all’affidamento di professionisti esterni dei servizi legali» per il supporto e l’assistenza che Ilspa deve dare a Expo 2015. L’offerta è destinata a cinque professionisti, secondo il criterio del prezzo più basso. A Ilspa giungono 4 offerte, prima tra tutte - come prezzo più basso - quella dell’avvocato Carmen leo, con 1 milione e 200 mila euro. Ma «diverse evidenze investigative provano, senza ombra di dubbio, che anche questa procedura negoziata è stata gravemente turbata» scricve il gip, esaminando le fonti di prova.
Dal computer dell’assistente dell’avvocato Leo, emerge una cartella “Studio” e una sottocartella “Gara servizi legali”: grazie a questa si scopre che molti dei documenti predisposti sono «antecedenti al 28 luglio 2011, ossia alla stessa data di emissione» con cui «si dava ufficialmente avvio alla procedura di aggiudicazione». Alla professionista «è stato consentito di istruirsi autonomaente la procedura che poi sarebbe stata aggiudicata al proprio studio legale».
PAGINA 144, si affronta il capitolo «incarichi di consulenza legale affdati all’avvocato Fabrizio Magrì dalla società Arexpo Spa, quella delegata ad acquistare e riconvertire le aree per l’Esposizione universale. La direzione generale della società è affidata a Cecilia Felicetti (indagata a piede libero). Si affronta il capitolo appalti per assistenza giuridica e legale legata all’acquisto delle aree. Valore economico in apprenza magro, rispetto all’altro, solo 39.785 euro. Ma la prospettiva è di mettere le mani su tutto. L’affidamento è disposto l’8 settembre 2011: le parti stabiliscono un’efficacia retrodata, vista la «necessità di avviare la procedura di gara entro la prima settimana del mese di agosto».
«Emerge» - scrive il gip - come il contratto sottoscritto dal direttore generale e dal direttore amministrativo di Ilspa (Rognoni e Perez) sia stato ancora una volta strumentalmente retrodatato». Sintomatica l’intercettazione fra Magrì e Perez, che con «tono sarcastico» dice all’avvocato: «Bisogna che ti coordini un attimino con Cecilia, perché l’idea era quella di mettere dentro quello fatto e quello che tu andrai a fare prima che noi faremo la procedura per affidare tutto quello che affideremo e... su Arexpo, ok, capito, nel caso poi in cui tu risulterai vincitore di quella procedura, andrai avanti tu, capito».
L’ 8 settembre 2011, le parti danno atto che «il contratto è protratto sino all’acquisizione di tutte le aree, ovvero al 30 dicembre 2011, avendo lo studio legale espletato in toto (tre mesi prima? ndr) le prestazioni ivi previste».
Naturalmente, sino al 14 febbraio 2012, l’avvocato Magrì «non aveva ancora completato le prestazioni del primo incarico e già trattava parallelamente e stringeva accordi con Rognoni, Cecilia Felicetti e Maurizio Malandra (ai domicilairi, ndr) per aggiudicarsi un nuovo e più sostanzioso contratto». E l’11 aprile 2012, ultima data per la presentazione delle offerte, veniva ufficializzato l’incarico a Magrì per un importo definitivo di 160 mila euro. Come d’accordo con Rognoni, già dal 9 febrbaio 2012.

Infrastrutture. La centrale dell’efficienza negli appalti
di Gianbattista Anastasio da il Giorno
— MILANO —
È IL BRACCIO ESECUTIVO della Regione, Infrastrutture Lombarde. Uno dei centri nevralgici del potere ciellino in Lombardia, oggi come nel ventennio di Roberto Formigoni (nella foto). Un potere di apparato e apparati, difficile da rimuovere: Roberto Maroni di fatto non vi ha messo mano, sempre gli stessi ai vertici della società controllata da Palazzo Lombardia. L’ex direttore generale Antonio Giulio Rognoni, a dispetto delle smentite da lui stesso abbozzate negli anni, è un formigoniano ed un ciellino doc. E nonostante il cambio di guida in Regione, poco è mancato che fosse nominato subcommissario di Expo in supporto al commissario unico Giuseppe Sala, al delegato della società di gestione dell’evento, Antonio Acerbo e quello del Comune, Gianni Confalonieri. Dagli ospedali alle infrastrutture necessarie al grande evento del 2015 passando per il demanio regionale, non c’è settore, tra quelli che contano, nel quale Infrastrutture Lombarde non abbia un ruolo. Il core business è la consulenza ed il supporto tecnico, amministrativo e legale alla redazione dei bandi e delle procedure di gara. Settore delicatissimo, quello degli appalti. Nasce nel 2003, la società. Sì, nel pieno del potere formigoniano. Oggi vanta un capitale sociale pari a 7,9 milioni di euro. Valore della produzione indicato nell’ultimo bilancio disponibile, quello del 2012: 167.315. L’utile conseguito e dichiarato nello stesso anno è di 98.287 euro anche grazie ad un contributo di 993mila euro arrivato dalla Regione. Numeri che non paiono colossali, a dispetto dell’importanza della missione affidata ormai da 11 anni alla società.

giovedì 13 marzo 2014

CONFERENZA STAMPA CONGIUNTA DI INSIEME IN RETE E DEI SINDACI DI DESIO E SEVESO


Durante la conferenza stampa congiunta
Il 13/03/014, presso la Sala Giunta del Comune di Desio, s'è tenuta una conferenza stampa congiunta del coordinamento ambientalista Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile e dei Sindaci Roberto Corti di Desio e Paolo Butti di Seveso.

Una conferenza stampa per comunicare ai media la situazione conseguente alla comune diffida legale del 13-01-014 inoltrata a tutti i soggetti che si stanno occupando della realizzazione dell'autostrada pedemontana.

In allegato il comunicato congiunto emesso a seguito della conferenza stampa ad oggetto:

PROGETTO PEDEMONTANA E PROBLEMA DIOSSINA:
Insieme in Rete e i comuni di Seveso e Desio 
proseguono la loro azione a tutela del territorio e della salute dei cittadini

durante la conferenza stampa sono intervenuti:

Da sx: R. Corti, Sindaco di Desio, G. Beretta portavoce di Insieme in Rete, 
P. Butti Sindaco di Seveso, D. Cassanmagnago Ass. di Desio
  • Roberto Corti – Sindaco di Desio
  • Paolo Butti – Sindaco di Seveso
  • Daniele Cassanmagnago – Assessore alle Politiche di Governo del Territorio Città di Desio
  • Gemma Beretta, Gianni Del Pero, Alberto Colombo in rappresentanza delle associazioni di ‘Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile’



I primi articoli:
qualche imprecisione nell'articolo de Il Giorno: Insieme in Rete non è un "comitato di cittadini" ma un coordinamento ambientalista sovracomunale.










TRATTA B1 DI PEDEMONTANA: INIZIATO LO SCEMPIO DEL TERRITORIO


Un cittadino di Lentate, Mauro Radice, che ha partecipato all'incontro pubblico organizzato da Insieme in Rete a Camnago di Lentate sulla Pedemontana, ha fatto in questi giorni una serie di sopralluoghi sul territorio per capire lo stato di avanzamento dei lavori dell'autostrada nella tratta B1 da Lomazzo a Lentate, documentandolo con foto e commenti.
Ha inviato il tutto alla mail di Insieme in Rete e all'amministrazione di Lentate.
Un reportage che evidenzia il rischio pesantissimo che il territorio sta correndo, con un'inutile autostrada che sta compromettendo aree verdi e agricole, oltretutto con la prospettiva che venga realizzato il solo nastro d'asfalto senza ne le opere di collegamento ne le previste compensazioni ambientali. (vedi qui e qui).
Le sue sono riflessioni  che condividiamo totalmente e le pubblichiamo volentieri, unitamente alle foto.
Ultimamente il Ministro alle infrastrutture Lupi e il Presidente di Regione Lombardia Maroni hanno di nuovo ribadito che per loro questa autostrada si deve fare tutta e allo scopo, Lupi si sta dando da fare per recuperare oltre 400 milioni di euro dalla defiscalizzazione del costo dell'intera tratta.
In sostanza aumentano di nuovo la parte di finanziamento pubblico all'opera per cercare di attirare i capitali privati.
Un ostinazione che non conosce soste e che non tiene minimamente conto dell'impatto dell'infrastruttura sul territorio, delle criticità e dei problemi viabilistici connessi, tutti aspetti che il coordinamento ambientalista Insieme in Rete porta da tempo in tutte le assise sia pubbliche sia istituzionali.
E ora, anche per la B1, l'ambiente paga il conto ed è iniziato il disboscamento al Battu, così come a Lomazzo per le aree in zona Parco del Lura.
La realizzazione dell'infrastruttura autostradale con la famigerata legge obbiettivo  va in deroga anche ai vincoli di tutela ambientale dei PLIS e dei Parchi Regionali.
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Ci scrive Mauro:

12/03/014

Oggi in un secondo sopralluogo oltre ad aver constatato la prosecuzione degli scavi, mi sono spinto anche in territorio di Lazzate, nell'area del Bosco del Battu.
Ho visto in presa diretta tre operai di Pedemontana intenti ad abbattere una porzione consistente del bosco.
Sono andato a vedermi il tracciato in internet e quella parte di bosco abbattuta è proprio quella dove passerà  l'autostrada con svincolo annesso. Questa è l'ulteriore prova del fatto che i lavori della tratta B1 sono già  avviati.
Rasa al suolo una porzione di bosco ultracentenario e sul confine con Lentate (Copreno) proseguono gli scavi nelle aree agricole.
Pedemontana avanza senza nessuna garanzia, distruggendo aree agricole e boschi. Sta operando in maniera illegittima, contravvenendo agli impegni presi.
I Sindaci della tratta B2 (e in parte C) hanno tutto il diritto di chiedere che l'autostrada si fermi a Lomazzo.
La Provincia di Monza si ritroverà  un importante arteria (Milano-Meda) completamente congestionata. Vorrei solo dire che c'è tremendamente bisogno di accendere i riflettori sullo scempio in corso. Qualsiasi iniziativa si decida di intraprendere, si faccia presto e si cerchi di dargli la massima visibilità.
La situazione a livello locale sarà  inoltre aggravata dall'assenza di qualsiasi opera di compensazione ambientale, il che significherà  maggiore inquinamento dell'aria, maggiore inquinamento acustico, peggiore qualità ambientale.
Questo è quello che saranno costretti a subire i cittadini.


Tagli al Bosco del Battu a Lazzate

Bosco del Battu: taglio alberi grosso fusto

10/03/014

Buongiorno a tutti, stamattina le ruspe di Pedemontana hanno cominciato ad effettuare degli scavi (foto allegate). Si tratta sempre della campagna di sondaggi per la bonifica dell'area.
Ho parlato con un tecnico (donna) che mi ha detto che queste strisce di terra scavata, verranno praticate su tutti i campi agricoli compresi tra Copreno, Lazzate e Cermenate.
Si tratta di scavi  poco profondi che però verranno effettuati in più punti su tutti i terreni in esame a distanza di 20 metri uno dall'altro.
La constatazione che ne consegue è che il lavoro per quest' opera di bonifica è¨ vasto e molto articolato. Il suo impatto sul territorio nei prossimi giorni diverrà ben visibile. Tutto questo però porta ad un unica conclusione: il cantiere della tratta B1 di Pedemontana è già  operativo.
Qui non si tratta di una serie di sondaggi di routine ma di operazioni strettamente correlate con la cantierizzazione dell'area.
Operazioni molto articolate che comportano un dispendio di tempo, uomini e risorse economiche. Inoltre molti terreni sottoposti agli scavi sono già  stati seminati e dovranno essere rimborsati.
Con le operazioni di escavazione, già  in questi giorni i terreni agricoli verranno definitivamente compromessi.
Qui stiamo aspettando risposte certe da Regione Lombardia ma intanto A.P.L mette i comuni di fronte al fatto compiuto. Nell'incontro pubblico di settimana scorsa a Lentate è stato annunciato un incontro chiarificatore con l'assessore regionale Del Tenno per la fine di Aprile.
Inoltre ho sentito dichiarazioni d'intenti da parte di alcuni consiglieri regionali e/o provinciali presenti. Intanto però Pedemontana sta avanzando con la tratta B1.
- Credete che una volta avviato il cantiere, si fermeranno?
- Credete che si possa aspettare altro tempo prima di decidere azioni più incisive?
- Come si sta muovendo la Provincia di Monza? Qual'è la sua posizione?
- Pedemontana sta lavorando su un'area che è entrata da poco a far parte del Parco Groane (gli scherzi del destino). Mi chiedo, non ci dovrebbe essere una Delibera (o altro) di Regione Lombardia che stralcia quei terreni dalle aree del Parco?

Pedemontana non sta rispettando il progetto e calpesta i nostri diritti.
Se i comuni della tratta B2, per le ragioni che tutti sappiamo, chiedono che Pedemontana si fermi a Lomazzo, già  oggi dovrebbero passare ad azioni più incisive.

Scavi di superficie a Copreno

In prossimità di un'azienda agricola

Nei campi di Copreno

lunedì 10 marzo 2014

SULL'INCONTRO PUBBLICO A LENTATE PROMOSSO DA INSIEME IN RETE SULLA TRATTA B1 DELLA PEDEMONTANA



Riuscita l'assemblea di Insieme in Rete a Lentate Sul Seveso per informare e discutere sulla tratta B1 dell'autostrada pedemontana, delle sue criticità e dell'impatto ambientale e viabilistico sul territorio.
Agli inviti inoltrati da Insieme in Rete, hanno risposto alcuni Sindaci e Assessori, Consiglieri Regionali e Consiglieri Provinciali con cui il coordinamento, da tempo, si rapporta.

La serata si è svolta al Centro Civico Terragni di Camnago (Lentate sul Seveso) con circa un centinaio di partecipanti . 
I partecipanti alla serata
Al tavolo dei relatori Giuseppe Grassi, dell’Associazione La Puska di Lentate sul Seveso, Gemma Beretta, portavoce di Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile e Presidente del Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente di Meda, Gianni Del Pero, consigliere regionale del WWF . Dopo una rapida presentazione della storia e dell’attività di Insieme in Rete  costituitosi nel 2007 con l’obiettivo vigilare sull’avanzare dell’opera Pedemontana, la cui realizzazione era già stata decisa con il consenso della maggior parte delle amministrazioni locali e di cui il territorio non conosceva  alcunché.I lavori sono proceduti con l’esposizione dello stato dell’arte dell’avanzamento dell’opera nella tratta A nelle province di Varese e Como e nella successiva Tratta B1 che, da Lomazzo, arriva fino a Lentate sul Seveso. Alberto Colombo ha illustrato i molti punti critici dell’opera già realizzata nella tratta A, con particolare attenzione sull’impatto pesantissimo sull’area del Bosco della Moronera di Lomazzo, devastato dallo svincolo autostradale e alla omissione delle opere di compensazione ambientale che dovrebbero fare parte del progetto. Ben più grave, per altro, la situazione che si prospetta per la Tratta B1, per la quale è stato presentato il progetto esecutivo e al contempo è stato annunciato che – non essendoci tempo e soldi – esso verrà realizzato solo in parte, escludendo tutte le opere di viabilità complementare e accessoria. In altri termini la Tratta B1 consisterà in un nastro di asfalto destinato a collegare Lomazzo con Lentate sul Seveso per immettere il traffico che arriva da Malpensa sull’attuale superstrada Milano-Meda.
I relatori: da sx, G. Grassi -La Puska Lentate, G. Del Pero - WWF Groane, 
G. Beretta -Legambiente Seveso, A. Colombo -Sinistra e Ambiente Meda tutti di Insieme in rete
E’ stato quindi Gianni Del Pero a sottolineare che la posizione di Insieme in Rete, davanti a questa situazione, continua a essere quella che ha caratterizzato il coordinamento in tutti questi anni: una ferma insistenza a segnalare le criticità che rendono inqualificabile l’opera e che chiedono una attenzione particolare dal territorio, come fu il caso del Bosco delle Querce, nel progetto definitivo - poi superato da una variante approvata nel 2011, destinato a essere sbancato e oggi quasi completamente salvaguardato, e prima ancora con l’eliminazione dell’inutile e dannosa “strada di arroccamento”. Con lo stesso fermo atteggiamento Insieme in Rete guarda allo sviluppo dell’opera in questo momento e afferma l’opportunità che l’opera si fermi lì dove ora è arrivata, per evitare ulteriori danni ad ambiente e territorio. 
R. Clerici - Immagina Lomazzo
Nella seconda parte della serata molti e qualificati gli interventi dal pubblico, a partire dagli ospiti invitati dal  coordinamento. In primo luogo il presidente dell’Associazione Immagina Lomazzo, Riccardo Clerici. Un intervento accorato che ha illustrato la situazione drammatica in cui si trova la cittadina di Lomazzo, punto terminale della Tratta A:  dove all’autostrada è stato sacrificato il Bosco della Moronera, bosco secolare che un viaggiatore da Rimini alla Svizzera incontrava dopo centinaia di chilometri  di immersione nel cemento.
Il dramma di questa situazione comporta che ormai la popolazione non vuole sentire parlare di stop a Pedemontana, nel timore che a Lomazzo si concentrino tutti i gravi problemi di viabilità che ora si sono creati. 
In verità la questione è proprio questa: non che l’opera proceda ma che vengano affrontati debitamente i danni che sono stati creati dal suo stesso arrivo sul territorio.

R. Rivolta Sindaco di Lentate
E’ stata quindi la volta dei Sindaci e di altri amministratori. Rosella Rivolta, Sindaco di Lentate sul Seveso ha illustrato la sua solitudine rispetto agli altri  Sindaci della Tratta B1, il cui comportamento si caratterizza per una sostanziale delega senza riserve alla società Pedemontana, nella completa noncuranza dell’impatto dell’opera sul territorio: addirittura, diversamente da quanto esposto dal presidente di Immagina Lomazzo i Sindaci della Tratta B1 hanno illustrato le vasche di laminazione del Lura come un’opera di straordinaria perizia tecnica. Migliore  la situazione con i Sindaci della Tratta B2, con i quali è forte il collegamento e intenso lo scambio. Questi amministratori è stata mantenuto un carteggio con Pedemontana e Regione Lombardia. La Rivolta  ha poi illustrato la lettera di risposta dell’Assessore Del Tenno a questi amministratori. 
C. Monti Cons Com 
Cermenate
La lettera ribadisce che la Tratta B1 verrà realizzata in modo graduale per via della situazione finanziaria e che l’obiettivo di Regione Lombardia è realizzare l’opera nella sua interezza. Nella lettera si menziona anche la questione diossina e si dà rassicurazione relativamente alla caratterizzazione del livello di contaminazione da  TCDD  e dell’ottemperanza della prescrizione del CIPE N. 3. 
Staremo a vedere.
   
La situazione di mancanza di informazioni negli altri Comuni della Tratta B1 è stata confermata dal consigliere Claudio Monti del Comune di Cermenate intervenuto in sala accompagnato da alcune cittadine di Cermenate.
R. Leuratti Vicesindaco di Barlassina
Leuratti, vicesindaco di Barlassina, ha ribadito e confermato quanto affermato dalla Sindaca di Lentate sul Seveso per il fatto che l’opera stia mostrando “il fondo di bottiglia”; ritiene molto grave che si sia cominciata un’opera di queste dimensioni senza la certezza del finanziamento. I Sindaci si opporranno alla realizzazione dell’opera oltre Lomazzo e lo faranno per via istituzionale.

P. Butti Sindaco di Seveso
Paolo Butti, Sindaco di Seveso, ha illustrato la criticità della diossina presente nel territorio contaminato nel 1976 e ha sottolineato l’assurdità e il grosso punto interrogativo rispetto al procedimento adottato per la caratterizzazione del terreno contaminato. 

M. Longhin Pres. 
Cons. Com. di Cesano
Questo aspetto è stato ulteriormente riproposto da Maurilio Longhin, Presidente del Consiglio comunale di Cesano Maderno, il quale ha anche voluto ringraziare il coordinamento per il lavoro di mettere insieme associazioni e istituzioni e per aver dato l’allarme su temi rilevanti come quello della presenza di diossina nella terra ove è previsto il passaggio di Pedemontana in un momento in cui questa vicenda non era stata affatto presa in considerazione.

D. Guerriero Cons. PD 
Prov. di MB
Domenico  Guerriero (PD), Consigliere Provinciale di MB ha definito la Pedemontana  un progetto propaganda rispetto alla quale è sempre più necessario un’operazione verità, dovere principe delle Istituzioni. Guerriero ha anche annunciato che Lentate sul Seveso sarà ospite di un consiglio provinciale esteso a tutti gli amministratori del territorio.
M Gatti Cons. PRC 
Prov di MI
Importante la presenza anche di Massimo Gatti (PRC), Consigliere della Provincia di Milano, che ha esposto tra l’altro l’intervento in Consiglio Provinciale dell’avv. Agnoloni di APL, sostenitore della , ottusa determinazione della Regione a portare a termine l’opera, pur in assenza delle risorse economiche adeguate e con le poche disponibilità proveninti solo dal settore pubblico e non dal privato .

Gli interventi istituzionali si sono conclusi con le parole di Gianmarco Corbetta (M5S) e di Laura Barzaghi (PD), entrambi Consiglieri Regionali. Il primo ha ricordato la sua mozione, presentata n Cons. Regionale il 4/03/014, per chiedere il voto sullo stop a Pedemontana a Lomazzo e ha rimproverato il PD regionale per non aver preso una chiara posizione a riguardo.
G. Corbetta Cons M5S 
Reg. Lombardia
La seconda  ha richiamato il ruolo importante delle istituzioni in questo momento: se gli ambientalisti hanno il compito di tenere insieme, informare, proporre e fare le dovute pressioni, gli amministratori devono governare, ma in questo senso si è creato un vulnus nei confronti delle amministrazioni locali che sono state ignorate e bypassate dalla Regione e da Pedemontana. Barzaghi ha quindi lanciato la sfida importante di creare una strategia comune per ribadire il no all’avanzare dell’opera in una cornice in cui è certo che Regione Lombardia non vuole retrocedere di un millimetro. 
L. Barzaghi Cons. PD 
Reg. Lombardia

Dopo altri interventi da parte dei presenti alla serata (Garofalo, Galimberti, Consigliera Comunale  di Meda, Campi del Comitato ambientale di Lentate sul Seveso,  Radice e Grassi di Copreno, Davide Biggi del coord Nopedemontana) e  dopo due brevi precisazioni di Paolo Butti e Maurilio Longhin, Gianni Del Pero ha richiamato la posizione di Insieme in Rete rispetto alla complessa situazione che si prospetta: lavorare insieme entrando nel merito delle questioni progettuali critiche aperte affiancando e sostenendo il processo istituzionale che porti alla conclusione dei lavori per Pedemontana a Lomazzo e alla cura del territorio devastato, nonché alla soluzione dei gravi problemi di traffico che rimarranno aperti e senza soluzione se non adeguatamente affrontati.


GLI "AFFARI" DELLA 'NDRANGHETA IN BRIANZA


In questi giorni, sono stati numerosi gli articoli di giornali sul'operazione "Tibet" contro la 'ndrangheta in Brianza. Nella foto la conferenza stampa del PM Ilda Boccassini e dei suoi collaboratori.
Via via emergono particolari che mostrano sempre più quelli che erano gli "investimenti" della criminalità organizzata con riciclaggio a mezzo trasferimenti di capitali in Svizzera e a S.Marino e con acquisizioni di società.
A Milano, sono state sequestrate le quote di una società che gestiva un asilo nido a Seveso.
Ne parla un articolo specifico del Corriere della Sera che vi alleghiamo.

Il cartello del cantiere ex Mascheroni
(foto tratta da Medinforma)
Sempre nell'inchiesta, vedi in proposito l'articolo de Il Cittadino allegato, emergono le responsabilità di una persona del mondo della politica (ex consigliere comunale FI a Cesano Maderno) e con rapporti anche con le società di Ponzoni.
Si tratta di Domenico Zema, che risulta pure come coordinatore della progettazione e dei lavori nei due cantieri dei PII di Meda riconducibili alle ex società di Ponzoni (ex palazzo Mascheroni e ex area Baserga).



Le società riconducibili al gruppo degli arrestati nell'operazione Tibet (da il Giornale di seregno)

martedì 4 marzo 2014

SUCCEDE IN BRIANZA: 'NDRANGHETA E AFFARI CON UNA "BANCA" CLANDESTINA A SEVESO



Di nuovo, di nuovo una retata contro la 'ndrangheta in Brianza. Una 'ndrangheta che fa affari d'oro proprio da noi, riciclando denaro di provenienza illecita offrendo pure un vero e proprio "servizio" anche a imprenditori pronti ad utilizzare questo canale per evadere il fisco. Non manca poi l'aspetto di "investimenti" in aziende e di infiltrazioni nel settore edilizio e ........... i contatti con la politica.
Sotto, quanto uscito sulla stampa.

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05/03/014  da MBNews

Massimo Ponzoni “aiutato” da un uomo del ‘Ndrangheta: parola del boss banchiere

Massimo Ponzoni "aiutato" da un uomo del 'Ndrangheta: parola del boss banchiere
C’è il nome di Massimo Ponzoni nelle intercettazioni tra il boss banchiere della Ndrangheta della locale di Desio Giuseppe Pensabene e un suo sottoposto. A pagina 112 dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Milano il 4 marzo scorso nei confronti degli ultimi 33 esponenti della Locale di Desio rimasti fuori dalla maxi inchiesta Infinito, Pensabene nel 2010 alla vigilia delle operazioni Crimine e Infinito parla in auto con l’amico. L’argomento è Tino Zema, arrestato nel 2000 dai Ros di Reggio Calabria nell’ambito di un’inchiesta sulla cosca di Melito Porto Salvo degli Iamonte. Zema ai tempi era stato assessore all’Urbanistica di Cesano Maderno. Poi aveva lasciato la politica per darsi alle costruzioni edili ma ultimamente, dopo il carcere, aveva iniziato ad avere un declino politico e finanziario. Pensabene spiega così la vicenda. Scardino chiede: «Ma è in difficoltà Tino Zema?» Pensabene risponde: «Ti racconto brevemente la vita di Zema. Lui era una persona importante in zona, ma l’hanno bruciato, la magistratura siccome i parenti, quello là, il suocero era il capo qui di Desio…». «A livello di costruzioni?» «No, a livello di tutto, i fratelli sono i Moscato, parenti degli Iamonte. Insomma l’hanno arrestato e l’hanno bruciato. eppure lui ha portato una persona al vertice, uno che è oggi al vertice qua e si chiama…questo qua è il braccio destro di Formigoni…aspetta Ponzoni Ponzoni si chiama Massimo Ponzoni…lo ha appoggiato forte Zema, tutte le amicizie sue, i voti suoi, glieli ha dati tutti a questo Ponzoni, poi hanno litigato e…». Una circostanza che nella prima indagine Infinito era stata richiamata in altre intercettazioni che, tuttavia, a livello processuale non hanno avuto seguito. Nel resto dell’ordinanza, comunque, si comprende bene come i “sopravvissuti” ad Infinito nella zona di Desio, Pensabene in testa, abbiano continuato ad operare in traffici meno vicini alla politica, e più sofisticati. Primo tra tutti il prestito del denaro ad usura agli imprenditori in difficoltà con la ormai famosa “banca” del nero organizzata a Seveso e di cui Pensabene era il “presidente”.

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04/03/014


Da Repubblica.it
 
Milano, scoperta la banca della 'ndrangheta: 
riciclava il denaro degli imprenditori, 34 arresti

Dalle carte dell'indagine, coordinata dall'aggiunto Ilda Boccassini, emerge una 'nuova mafia' che spara poco e tratta molto con il mondo produttivo. L'intercettazione: "Il capo è come la banca d'Italia"

di PIERO COLAPRICO

4 marzo 2014

E' una retata anti-ndrangheta che sembra avere aspetti incredibili. La squadra Mobile di Milano ha chiuso - queste le prime indiscrezioni - una specie di 'banca autonoma' della 'ndrangheta. Era a Seveso (in provincia di Monza e Brianza) ed era gestita da un'organizzazione capace sia di riciclare con facilità il denaro di imprenditori che volevano evadere il fisco, sia di prestare soldi e di reinvestire in aziende sane. Gli ordini di cattura riguardano 34 persone.

"Come la banca d'Italia". Il perno sul quale ruota l'indagine è Giuseppe Pensabene, ex soldato della famiglia Imerti nella guerra di 'ndrangheta, diventato però al Nord un usuraio-ragioniere, capace di tenere a freno le armi e usare la testa. In un'intercettazione viene definito "come la banca d'Italia" ed era anche il reggente della Locale di Desio, il clan in larga parte sgominato dall'inchiesta Infinito. L'espressione viene ripresa anche dal gip Simone Luerti che nell'ordinanza di custodia cautelare scrive di Pensabene e del suo gruppo criminale: "Hanno operato come una vera e propria banca clandestina".

Imprenditori collusi. 
Coinvolto, e non è la prima volta, il mondo delle attività produttive: già un anno fa Boccassini aveva lanciato un avvertimento in questo senso. Una decina sarebbero, infatti, gli imprenditori arrestati, proprio con l'accusa di riciclaggio o di concorso in associazione mafiosa. Come sinora non hanno parlato loro, così nessuna denuncia è stata presentata da altri imprenditori o commercianti vittime di usura: alcuni si erano messi al servizio del clan. Sembra anche che, per la prima volta in maniera così vasta, ci siano sequestri preventivi di beni mobili e immobili del valore di alcune decine di milioni di euro, sia in Lombardia che in Calabria, ai danni delle persone finite nell'inchiesta firmata dai magistrati D'Amico e Ilda Boccassini. Nell'ordinanza del gip Luerti è citata un'intercettazine di Pensabene nella quale il boss spiega che è necessario infiltrarsi "come polipi" che "si devono agganciare dappertutto, i tentacoli devono arrivare dappertutto, ci sono le condizioni per poterlo fare". Secondo il giudice questa frase dimostra "come l'associazione mafiosa" aveva cercato anche e soprattutto di penetrare nel tessuto economico per gestire e controllare le più svariate attività e aggiudicarsi appalti e lavori pubblici nei settori edilizio, dei trasporti della nautica e delle energie rinnovabili.

Il meccanismo della frode al fisco. A servirsi della sua banca clandestina con addentellati anche all'estero (in Svizzera e nella Repubblica di San Marino) erano numerosi imprenditori incensurati. Alcuni si sono rivolti al clan con questo schema: emettevano assegni alle sue società e, in cambio di una percentuale del 5 per cento, riavevano indietro il denaro contante. Facevano, cioè, figurare spese corpose, ma inesistenti nella realtà, per frodare il fisco. Lo stesso sistema, in piccolo, della frode sulla compravendita dei diritti televisivi che ha visto condannare Silvio Berlusconi. Nessuna denuncia è stata presentata da altri imprenditori o commercianti vittime di usura: alcuni si erano messi al servizio del clan.

"Nuova mafia". 
Il gip, dopo aver letto le intercettazioni, parla di "nuova mafia". I reati contestati, che vanno dall'associazione mafiosa, al concorso esterno in associazione mafiosa, dal riciclaggio all'esercizio abusivo del credito, dall'usura alle estorsioni, dal contrabbando all'interposizione fittizia di società e di beni immobili, mostrano sì la violenza di qualche pestaggio, e raccontano di armi nascoste, ma spiegano soprattutto come l'omicidio sia visto ormai come l'estrema e dannosa soluzione. "Non è che manca chi deve andare a sparare, non è che il problema è solamente sparare, le conseguenze sono dopo", dice Pensabene, che spesso viene chiamato per mettere pace tra clan, tra vari estorsori, tra chi si contende il potere della mala.

Gli uffici postali. Se i luoghi di ritrovo del clan sono un bar di Bovisio Masciago, o un locale a Seveso che loro stessi chiamano "il Tugurio" (è qui che sono state piazzate le microspie, è qui che si vedono i criminali contare i soldi), bisogna però considerare che i boss mantenevano un alto tenore. Ma, tra gli aspetti inediti di questo blitz, c'è il rapporto dei clan con le Poste. In queste ore stanno finendo nei guai alcuni dirigenti di uffici postali della Brianza: in barba a qualsiasi normativa, consegnavano agli imprenditori-usurai-banchieri anche centomila euro alla volta, in contanti. Il vorticoso giro di denaro ha lasciato numerose tracce, si parla di un impiegato corrotto (ma non è stato identificato) mentre il direttore e il vicedirettore dell'ufficio postale di Paderno Dugnano definiti "a disposizione delle cosche" sono finiti agli arresti domiciliari.

La Spal, il Genoa e la Nocerina. Secondo le prime indiscrezioni, nel "tugurio" si è presentato, a nome della Spal, società calcistica, Giambortolo Pozzi, direttore generale, chiedendo soldi e parlando di un prestito di 100mila euro già concesso: era il 2011, la Spal di lì a poco sarebbe stata ceduta. Anche il vicepresidente esecutivo del Genoa ed ex presidente del Varese, Antonio Rosati, è coinvolto nell'inchiesta. Il gip scrive che Rosati risulta "in rapporti di affari con Pensabene" e lo cita come un imprenditore "con il quale l'associazione mafiosa concordava di operare alcune speculazioni edilizie". Vittima dell'usura, invece, Giuseppe De Marinis, uno dei responsabili della società Mexoil e che è stato in passato presidente della Nocerina, che avrebbe subito un violento pestaggio per un debito usurario da parte degli uomini del clan. Nell'ordinanza del gip si legge che a De Marinis sarebbe stata causata una "lesione grave come il distacco della retina ad un occhio".

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Da Il Giorno
'Ndrangheta in Lombardia: 40 arresti.
Banca clandestina a Seveso: 
giro d'affari da centinaia milioni di euro

Maxi operazione della Polizia di Stato, 40 arresti. Nella banca clandestina venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. Gli arrestati sono dei presunti appartenenti alla 'Ndrangheta operanti in Lombardia che avevano assunto anche la reggenza della "locale" di Desio.

Milano, 4 marzo 2014 -

'Ndrangheta in Lombardia, blitz in Brianza. La Polizia di Stato di Milano, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, ha eseguito numerosi arresti nei confronti di appartenenti alla ‘ndrangheta operante in Lombardia, e in particolare in Brianza. Eseguiti anche sequestri di beni (mobili, immobili e società) del valore di decine di milioni disposti dal gip del Tribunale di Milano, oltre a decine di perquisizioni.

L'inchiesta ha portato all'emissione di ordinanze a carico di 40 persone (21 in carcere e 19 ai domiciliari). Gli investigatori hanno scoperto a Seveso (Monza e Brianza) una vera e propria "banca clandestina", in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. Gli arrestati sono dei presunti appartenenti alla 'Ndrangheta operanti in Lombardia che avevano assunto anche la reggenza della 'locale' di Desio. (Le immagini dell'operazione)

LA BANCA CLANDESTINA - Giuseppe Pensabene (presunto capo del clan) e il suo gruppo criminale, spiega il gip, ''hanno operato come una vera e propria banca clandestina''. Si faceva chiamare "Banca d'Italia", a Seveso, attraverso cui riciclare denaro sporco, non solo esportandolo in Svizzera e San Marino ma venivano anche reimpiegati dall'organizzazione attraverso l'acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. Secondo gli inquirenti, i membri dell'organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti.

IL SILENZIO DEGLI IMPRENDITORI - "Nessuno degli imprenditori o commercianti vittima di usura ha mai presentato denunzia all’autorità giudiziaria’’. L’omertà degli imprenditori, spiega il giudice, "si spiega chiaramente se si tiene conto della strategia intimidatoria tipicamente mafiosa, a volte esplicita e sfociata in concrete condotte estorsive, a volte più sottile ed implicita, esercitata dall’associazione mafiosa nei loro riguardi, strategia che ha determinato chiaramente un diffuso clima di soggezione e di omertà per i debitori usurati ed intimiditi’’.In altre parole, osserva il gip, "la presente indagine che si inserisce e costituisce integrazione e sviluppo delle altre rilevanti indagini dirette dalla Dda di Milano sul fenomeno della ‘ndrangheta lombarda rende evidente come tale struttura criminale essenzialmente unitaria risulti essersi infiltrata’’ in taluni settori "strategici della economia nazionale".

PENSABENE E I VOTI - Domenico Zema, ex assessore in un comune della Brianza e uno dei presunti capi della locale di 'ndrangheta di Desio, avrebbe portato ''voti'' a favore dell'ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni. Lo sostiene in una telefonata intercettata il presunto boss Giuseppe Pensabene. Stando a quanto riferito dall'agenzia Ansa, in una intercettazione ambientale dell'aprile 2010, parlando con un presunto affiliato alla cosca e riferendosi a Zema diceva: "...Ponzoni, Ponzoni ... Lo ha appoggiato forte Zema tutte le amicizie sue, i voti suoi glieli ha dati tutti a questo Ponzoni. Poi hanno litigato''.

ERA CHIAMATO "PAPA" O "SOVRANO" - Dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Milano, Simone Luerti, emerge il ruolo preminente di Giuseppe Pensabene. La sua presenza "è costante in tutta l'attivita' di indagine, come ideatore, direttore e gestore delle complesse operazioni finanziarie gestite dal suo gruppo criminale. Non soltanto - si legge ancora - viene chiamato 'capo', o addirittura 'Papa' o 'Sovrano' da alcuni degli appartenenti all'associazione mafiosa, ma le sue decisioni vengono sempre accettate e puntualmente eseguite da tutti gli associati''.

LE INTERCETTAZIONI - Il suo ''ruolo di vertice all'interno della associazione mafiosa'' si e' ancora piu' accentuato ''a seguito della dei 170 arresti colegati all'inchiesta Infinito, che nel luglio 2010 inferse un duro colo alla 'ndrangheta in Lombardia. In una intercettazione del marzo 2012 uno dei presunti affiliati ''commentava - scrive il gip - l'atteggiamento calmo ma inflessibile, da vero capo, usato da Pensabene Giuseppe'' in una telefonata ''dicendo: 'ho detto: il picciotto urla, il sovrano risolve, e fa business nel momento di difficolta'

Pochi giorni dopo, il 6 aprile, era lo stesso Sovrano nel suo ufficio di Seveso a spiegare il metodo da utilizzare: infiltrarsi "come polipi" che "si devono agganciare dappertutto, i tentacoli devono arrivare dappertutto, ci sono le condizioni per poterlo fare". Secondo il giudice Luerti dimostra "come l'associazione mafiosa" guidata da Pensabene aveva cercato anche e soprattutto di penetrare nel tessuto economico per gestire e controllare le piu' svariate attivita' e aggiudicarsi appalti e lavori pubblici nei settori edilizio, dei trasporti della nautica e delle energie rinnovabili.

TENTACOLI A PARABIAGO - In un'altra intercettazione finita agli atti, Giuseppe Pensabene afferma: "Per i soldi sono meglio le Poste". Il boss, infatti, per i suoi traffici preferiva utilizzare conti aperti in uffici postali da aziende vicine alla sua organizzazione. In alcuni casi, il gruppo di Pensabene poteva anche contare sulla complicità di alcuni dipendenti delle Poste, come il direttore e il vicedirettore degli uffici di Parabiago (Milano), entrambi agli arresti domiciliari, che non compilavano mai le dichiarazioni antiriclaggio anche a fronte di prelievi di ingenti somme di denaro.

"Alle poste è meglio perchè possiamo avere subito 100-200mila euro da usare per i nostri affari", dice Pensabene in un'altra conversazione intercettata nel corso delle indagini. A fare notare il fatto che i controlli alle Poste siano stati alle volte meno efficienti sono stati il sostituto Giuseppe D'Amico e il procuratore aggiunto Ilda Boccassini nel corso della conferenza stampa organizzata in questura per presentare l'operazione. "A livello legislativo - ha fatto notare il pm D'Amico - bisogna intervenire perchè Poste Spa è diventata una banca a tutti gli effetti".

ANCHE DIRIGENTI SPORTIVI TRA LE VITTIME DELL'USURA - Ci sono anche il vice presidente esecutivo del Genoa Antonio Rosati (ex presidente del Varese), e il dg della Spal Giambortolo Pozzi tra gli imprenditori finiti nella morsa dell'organizzazione della 'ndrangheta smantellata. Fanno parte di una lunga lista di imprenditori diventati vittime. L'ex presidente della Nocerina è stato addirittura picchiato (lesione alla retina) per indurlo a pagare il debito.

BLITZ ANCHE IN PROVINCIA DI BERGAMO - Tra le persone sottoposte a ordinanza di custodia cautelare in carcere ci sono anche V.C, 41enne nato a Treviglio e residente a Calvenzano, M.M., 49enne calabrese di fatto residente ad Almè, e R.G.S., 30enne nato a Treviglio e residente a Misano Gera d’Adda.