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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

mercoledì 30 luglio 2014

LE "NON RISPOSTE" DELLA SOC AUTOSTRADA PEDEMONTANA LOMBARDA


Mentre molti livelli istituzionali (il Presidente di Regione Lombardia Maroni in testa) si affannano a fare pressioni sul Governo perchè si trovino le risorse affinchè l'autostrada pedemontana si realizzi nella sua interezza (non basta loro il bilancio economico finale fallimentare della BreBeMi con i costi realizzativi RADDOPPIATI), la Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda, stimolata dalle domande poste dopo l'iniziativa del 10 luglio 014 a Seveso (organizzata da Insieme in Rete e dall'Amministrazione di Seveso) ha inoltrato ad alcuni giornali (e indirettamente ad Insieme in Rete) una "singolare" comunicazione, forse nell'intento di dire la sua in merito al RISCHIO DIOSSINA.
Ma ........... ma la comunicazione inviata risulta essere un documento/relazione circolato ........... il 23-10-2013.
Evidentemente un documento datato ........... buono per tutte le stagioni, anche per i contenuti non proprio al passo con i tempi ....... ma poco importa vista la superficialità, le ovvietà,  la parzialità e le cose su cui APL nulla dice.
Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE lo ha commentato con un suo comunicato, ripreso da Il Cittadino con un articolo il 26-07-014.

Il comunicato di Insieme in Rete
Il documento della Soc. Autostrada Pedemontana Lombarda (APL)

martedì 29 luglio 2014

MEDA: PUBBLICATA LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO SUL RICORSO DI TAVEGGIA: L'AMMINISTRAZIONE NON CAMBIA



Il Consiglio di Stato, cui si era rivolto Giorgio Taveggia (candidato della Lega Nord e della Lista Progetto per Meda alle elezioni comunali del 2012) con una richiesta di revocatoria del precedente pronunciamento del Consiglio di Stato medesimo, ha pubblicato in data 28-07-014 la Sentenza con cui giudica INAMMISSIBILE il ricorso di Taveggia.

Gianni Caimi rimane pertanto nella carica di Sindaco di Meda e rimane immutata la composizione del Consiglio Comunale.
SINISTRA E AMBIENTE continuerà ad essere rappresentata nell'assise consiliare.

Sotto il testo della sentenza.

venerdì 25 luglio 2014

"RIFORMA" DELLA COSTITUZIONE E "NUOVI PADRI COSTITUENTI"


I recenti accadimenti nella politica italiana con al centro la modifica Costituzionale sulla composizione del Senato, l'aumento del numero di firme per gli strumenti di democrazia diretta (per indire un Referendum da 500.000 a 800.000 e per proporre una Legge di Iniziativa Popolare da 50.000 a 250.000) e l'atteggiamento del Governo Renzi che vuole la "prova di forza" per far passare la propria proposta di legge in tempi brevi, la dicono lunga sulla deriva da oligarchia su cui l'esecutivo sta scivolando constantemente con la mistificazione del "fare". Una deriva costruita su un patto, quello detto del "nazareno", tra Renzi, il condannato Berlusconi e l'inquisito Verdini. Sono costoro i "nuovi "padri costituenti" ?
Con l'uso d'una comunicazione distorta e spregiudicata si giustifica e si vuol far passare la necessità d'una riforma che tale non è.
La realtà è quella d'una controriforma che comporta un Senato non più di eletti ma di NOMINATI (evidentemente più controllabili e più "di fiducia") depotenziando altresì le possibilità di ricorrere agli strumenti di democrazia diretta quali sono il referendum e le proposte di legge d'iniziativa popolare.
Indubbiamente al Paese servono Riforme, ma NON serve al Paese che per un "decisionismo d'apparizione" si limitino le forme di rappresentatività con una pastrocchiata proposta di modifica della COSTITUZIONE utile a creare un totale sbilanciamento dei poteri a favore del solo potere esecutivo, con un Governo che potrebbe di conseguenza influenzare sia l'elezione dei componenti del CSM sia quello del Presidente della Repubblica, potendo contare su condizioni più favorevoli. Una strada che porta verso un graduale smantellamento degli equilibri garantiti dall'attuale Costituzione e crea le premesse per un'OLIGARCHIA di governo.
Il "renzismo" sta subentrando a 20 anni di disastroso "berlusconismo" con l'evidente continuità dell'uomo solo al comando ?

Vi proponiamo in merito l'intervista de Il Manifesto alla Costituzionalista Lorenza Carlassare


Carlassare: «Così si strozza la democrazia»

La costituzionalista. Lorenza Carlassare: «Contingentare la discussione è contro la Carta. Decisione tipica dei sistemi autoritari»
Lorenza Carlassare


Pro­fes­so­ressa Lorenza Car­las­sare da costi­tu­zio­na­li­sta come giu­dica la deci­sione di con­tin­gen­tare i tempi della discus­sione sulla riforma?
E’ una deci­sione con­tra­ria alla Costi­tu­zione. Non mi era mai venuto in mente che nella revi­sione di una legge costi­tu­zio­nale si potesse agire in que­sto modo. Stroz­zare un dibat­tito su una riforma che deve essere votata con una mag­gio­ranza ele­vata pro­prio per­ché sia ragio­nata e con­di­visa. Mi sem­bra una cosa inau­dita. Soprat­tutto con­si­de­rando che risulta impli­ci­ta­mente escluso dalla stessa Costi­tu­zione, che pre­vede appunto mag­gio­ranze molto ele­vate, due distinte deli­bere per ogni camera con uno scopo pre­ciso: garan­tire che la riforma venga medi­tata, discussa e appro­vata da una mag­gio­ranza larga, non da una mag­gio­ranza arti­fi­ciale che forza gli altri, una mino­ranza pre­fab­bri­cata che vuole imporre la sua volontà. Il disprezzo del dis­senso e la volontà di sof­fo­carlo è pro­pria dei sistemi auto­ri­tari. Non è lo spi­rito della Costituzione.
Il pro­blema forse è all’origine: ci tro­viamo di fronte a una riforma costi­tu­zio­nale che non nasce dal par­la­mento ma viene det­tata dal governo.
Anche que­sta è un’anomalia. Pur­troppo negli ultimi anni ne abbiamo viste tan­tis­sime. Il governo si è impa­dro­nito di tutte le fun­zioni del par­la­mento e lo ha esau­to­rato. Della fun­zione legi­sla­tiva si è impa­dro­nito total­mente facendo solo decreti legge e ora s’ impos­sessa anche della revi­sione costi­tu­zio­nale. Tutto quello a cui stiamo assi­stendo negli ultimi tempi lascia sgomenti.
Vede dei rischi in que­sto modo di pro­ce­dere da parte di governo e maggioranza?
Da tanto tempo vedo rischi, per­ché que­sta for­za­tura deriva dal fatto che non si vuole accet­tare il dia­logo, che si vedono gli emen­da­menti e le pro­po­ste degli altri come un impac­cio, un osta­colo, dei sassi sui binari da rimuo­vere, come ha detto Renzi. Ma gli argo­menti degli altri non sono da rimuo­vere, sono da con­si­de­rare ed even­tual­mente da con­fu­tare con argo­menti ido­nei, altri­menti che demo­cra­zia è? Oltre tutto si tratta di una riforma che fa parte di un pro­gramma più ampio di cui non sap­piamo nulla.
Si rife­ri­sce al patto del Nazareno?
Que­sto patto Berlusconi-Renzi, che poi è Berlusconi-Verdini-Renzi che cosa signi­fica? E’ un patto fra sog­getti dei quali uno non aveva e non ha fun­zioni poli­ti­che isti­tu­zio­nali di alcun genere; ha per­duto anche il titolo di sena­tore. Allora la domanda è: cosa c’è in que­sto patto? Un patto tra due par­titi si può anche ammet­tere se è tra­spa­rente, ma un accordo segreto di cui ogni tanto tra­pe­lano alcune noti­zie ma del quale si esige che sia asso­lu­ta­mente rispet­tato alla let­tera, no. Mi chiedo ancora: siamo in un Paese demo­cra­tico o no?
Però il mini­stro Boschi di fronte alle accuse di auto­ri­ta­ri­smo risponde che si tratta di allucinazioni.
Penso che il mini­stro Boschi, della cui buona fede non dubito, non abbia nes­suna idea di cosa è la demo­cra­zia e soprat­tutto che cosa è la “demo­cra­zia costi­tu­zio­nale”, che non vuol dire domi­nio della mag­gio­ranza. Quello che offende è la men­zo­gna, con­ti­nua­mente ripe­tuta, che chi pro­pone modi­fi­che non voglia le riforme: tutti vogliono la riforma del bica­me­ra­li­smo attuale! Ma molti non vogliono la solu­zione impo­sta. Per­ché il governo non vuole il Senato elet­tivo come negli Stati Uniti, con un numero ristretto di sena­tori eletti dai cit­ta­dini delle diverse regioni? Per­ché no?
Lei che rispo­sta si dà?
Si vuol togliere la parola al popolo. Quanto sta acca­dendo va messo insieme alla legge elet­to­rale con l’8% di sbar­ra­mento; si vuole chiu­dere la bocca alle mino­ranze, e non solo a mino­ranze esi­gue: la soglia dell’8% non è certo leg­gera. Si vuole fare una Camera inte­ra­mente domi­nata dai due par­titi dell’accordo, due par­titi che poi sono pra­ti­ca­mente uno per­ché lavo­rano insieme, in stretto accordo, quindi siamo arri­vati al par­tito unico.
O magari al par­tito nazio­nale di cui parla Renzi.
Una cosa che mi fa venire i bri­vidi. La demo­cra­zia costi­tu­zio­nale è neces­sa­ria­mente plu­ra­li­sta, per­ché gioca anche sull’articolazione poli­tica del sistema e del par­la­mento, sulla pos­si­bi­lità di un dia­logo e di un dis­senso. Qui invece si parla di par­tito nazio­nale. Credo che per qual­cuno si tratti di scarsa cono­scenza e di scarsa dime­sti­chezza con il costi­tu­zio­na­li­smo, per qual­cun altro pur­troppo no.
In que­sto rien­tra anche la deci­sione di innal­zare da 500 a 800 mila le firme neces­sa­rie per pro­porre un refe­ren­dum abrogativo? 
Siamo sem­pre nella stessa logica di ridu­zione del peso del popolo, che evi­den­te­mente dà fasti­dio e biso­gna taci­tarlo. La gente chiede lavoro, è pre­oc­cu­pata per la chiu­sura delle fab­bri­che e i gover­nanti si impun­tano esclu­si­va­mente su que­ste cose. La riforma costi­tu­zio­nale serve cer­ta­mente al fine di poter eser­ci­tare il potere con le mani libere, senza gli impacci della demo­cra­zia costi­tu­zio­nale. Però c’è anche un’altra ragione di fondo, ed è che la riforma è un bello schermo per nascon­dere il fatto che sugli altri piani non si fa niente. L’economia è andata più a rotoli che mai, finora si è fatto solo un gran par­lare, un chiac­chie­rare arro­gante e asso­lu­ta­mente inutile.
Però sei­mila emen­da­menti sono tanti. L’opposizione non sta esagerando?
L’opposizione non ha altre armi per­ché il dia­logo la mag­gio­ranza non lo vuole, ha detto subito che “chi ci sta, ci sta”. E gli altri, evi­den­te­mente, se “non ci stanno” a votare ciò che il governo vuole “se ne faranno una ragione”! In tale situa­zione chi vor­rebbe una riforma diversa non può fare altro che ren­dere fati­coso il per­corso per indurre la mag­gio­ranza a riflet­tere su quello che fa e, per non veder fal­lire tutto, ad accet­tare qual­che modi­fica. Ripeto ancora ciò che più volte ho detto: se vogliono fare un Senato con i rap­pre­sen­tanti delle regioni e degli enti locali non eletti dal popolo, lo fac­ciano pure, però non pos­sono attri­buire a quest’organo fun­zioni costi­tu­zio­nali. Non pos­sono dar­gli la pos­si­bi­lità di legi­fe­rare al mas­simo livello. A un simile Senato, fatto da per­sone che non ci rap­pre­sen­tano, domi­nate dai capi par­tito, si vuole invece asse­gnare il potere di revi­sione costi­tu­zio­nale, di par­te­ci­pare all’elezione del pre­si­dente della Repub­blica e di altri alti organi costi­tu­zio­nali. E’ assurdo. Faces­sero allora un Senato che è espres­sione delle auto­no­mie con fun­zioni limi­tate alle neces­sità di rac­cordo con le auto­no­mie locali. Altri­menti, se gli si vogliono attri­buire fun­zioni costi­tu­zio­nali, deve essere elet­tivo. Ma, se non è pos­si­bile discu­tere di que­sto e di altri punti signi­fi­ca­tivi, allora non resta altro da fare che pro­porre emen­da­menti a raffica.

mercoledì 23 luglio 2014

GAZA, UN MASSACRO INDISCRIMINATO


In questi giorni il pensiero non può fare a meno di andare a GAZA, sottoposta a violentissimi e spesso indiscriminati bombardamenti da parte dell'esercito Israeliano e ora pure con un intervento via terra in atto. Ancora una volta sono i civili palestinesi a pagare il prezzo più alto, con morti e feriti. Pagano per l'ostinazione con cui si nega loro il diritto alla terra e all'indipendenza, tenendoli chiusi nella gabbia della disperazione di Gaza o relegandoli in Cisgiordania in un territorio residuo circondato da un muro fatto di cemento e di insediamenti coloniali illegittimi e, di fatto, sotto occupazione militare da parte di Israele.
Israele ha il diritto di esistere, ma lo ha anche la Palestina. Certo Hamas tira razzi sul territorio d'Israele e non è un esempio di tolleranza e democrazia (ma nemmeno Israele lo è visto che le sue leggi sono spesso discriminatorie verso i palestinesi), ma è proprio la guerra e lo stato continuo di tensione che rafforza Hamas. C'è un'evidente sproporzione nell'azione militare in corso che mostra una inaccettabile volontà punitiva verso TUTTI i palestinesi. Bombardare Gaza che ha una densità elevata di abitanti significa essere consci di fare in prevalenza vittime civili. Questo è l'ennesimo massacro cui non si può restare indifferenti.

Gaza, 135mila in fuga dalle bombe

Striscia di Gaza. Per l’ambasciatore israeliano negli Usa, Ron Dermer ,le Forze Armate del suo paese starebbero combattendo con «inimmaginabile contenimento». I dati dell'Unicef sui bambini palestinesi morti dicono l'esatto contrario. Ha superato 600 il totale dei palestinesi uccisi. Caduti in combattimenti anche 28 soldati israeliani
Il pre­mio Nobel per la pace alle Forze Armate israe­liane. A lan­ciare la can­di­da­tura è Ron Der­mer, gio­vane poli­tico israe­liano desti­nato a una bril­lante car­riera. In quota Likud, ex con­si­gliere del pre­mier Benya­min Neta­nyahu, è ora amba­scia­tore nel paese più potente al mondo e stretto alleato di Israele, gli Stati Uniti. Par­te­ci­pando ieri a Washi­gn­ton a una con­fe­renza dei “Cri­stiani Uniti per Israele”, Der­mer si è sca­gliato con­tro le Nazioni Unite, i cen­tri per i diritti umani e le agen­zie uma­ni­ta­rie inter­na­zio­nali che accu­sano Israele di cri­mini di guerra a Gaza. Per l’ambasciatore israe­liano le Forze Armate israe­liane meri­tano il pre­mio Nobel per la pace per­chè sta­reb­bero com­bat­tendo con «inim­ma­gi­na­bile con­te­ni­mento» nei con­fronti di un nemico spie­tato, respon­sa­bile di tutto e di più. Poi ha pro­nun­ciato una frase che rimarrà scol­pita nella sto­ria dell’operazione “Mar­gine Pro­tet­tivo”: «Non tol­lero le cri­ti­che che sono rivolte al mio Paese nel momento in cui i sol­dati israe­liani stanno morendo per far vivere i pale­sti­nesi innocenti».
Leg­gendo quelle dichia­ra­zioni ci viene da pen­sare ai quat­tro bam­bini Bakr, uccisi da due colpi spa­rati dalla Marina israe­liana con­tro la spiag­gia di Gaza city. Oppure a quella madre con in brac­cio il figlio e il ter­rore scol­pito sul suo volto che abbiamo visto dome­nica men­tre scap­pava da Shu­jayea sotto le can­no­nate. O ancora ai 27 mem­bri della fami­glia Abu Jami ster­mi­nati, bam­bini inclusi, da mis­sile a est di Khan Yunis. Tutto falso, non è mai avve­nuto, una men­zo­gna lunga due set­ti­mane rac­con­tata dai gior­na­li­sti, pale­sti­nesi e stra­nieri, col­pe­voli di rife­rire cosa accade nella Stri­scia di Gaza. E’ que­sta ver­sione che si sta cer­cando di far pas­sare ovun­que per infan­gare chi fa infor­ma­zione a Gaza e, più di tutto, per get­tare nell’oblio oltre 600 vite umane palestinesi.
Dirà bugie anche l’Unicef, che rife­ri­sce che un totale di 121 bam­bini e ragazzi pale­sti­nesi sono stati uccisi dai raid israe­liani a Gaza dall’8 al 21 luglio, di età tra i 5 mesi e i 17 anni. Due bam­bini su tre hanno meno di 12 anni. 904 bam­bini risul­tano feriti. A chi è scam­pato alla morte, serve urgente soste­gno psi­co­so­ciale spe­cia­liz­zato per affron­tare il trauma che stanno vivendo in seguito alla morte di parenti o il loro feri­mento o la per­dita della pro­pria casa. Il por­ta­voce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari uma­ni­tari, Jens Laerke (sarà un bugiardo anche lui?) descrive una situa­zione deva­stante sul fronte della pro­te­zione per la popo­la­zione. A Gaza, meno di 400 kmq, dice Laerke, «non c’è let­te­ral­mente alcun posto sicuro per i civili». Pesano anche le carenze di for­ni­ture ospe­da­liere e medi­ci­nali. Diciotto strut­ture sani­ta­rie – come l’ospedale al Aqsa di Deir al Balah, col­pito da una can­no­nata due giorni fa — sono state dan­neg­giate, inclusi tre ospe­dali, denun­cia l’Organizzazione mon­diale della sanità (Oms). Senza dimen­ti­care che 1,7 milioni di pale­sti­nesi di Gaza non hanno accesso o solo un accesso limi­tato all’acqua.
Come si atten­de­vano un po’ tutti, dopo il mas­sa­cro di doz­zine di civili e il mas­sic­cio bom­bar­da­mento tra sabato e dome­nica a Shu­jayea, i civili pale­sti­nesi scap­pano non appena appren­dono di movi­menti di reparti coraz­zati israe­liani. Ieri nel giro di poche ore, i cen­tri abi­tati di Sheikh Zayed e Tel Zaa­tar, a nord di Gaza, si sono svuo­tati sotto la furia dei can­no­neg­gia­menti israe­liani a ridosso delle case. Men­tre i com­bat­ti­menti tra truppe israe­liane e mili­ziani pale­sti­nesi si avvi­ci­nano al campo pro­fu­ghi di Jaba­lya (70 mila abi­tanti). La gente fug­gendo nel panico, diri­gen­dosi verso le scuole dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assi­ste i pro­fu­ghi pale­sti­nesi. Fonti gior­na­li­sti­che locali sti­mano che a Gaza gli sfol­lati siano 135 mila, 90 mila dei quali ospiti dell’Unrwa. Una richie­sta di aiuto viene lan­ciata in que­ste ore pro­prio dall’Unrwa. L’agenzia comu­nica di non poter più sfa­mare le decine di migliaia di pale­sti­nesi che in que­sti giorni ha accolto nelle pro­prie strut­ture nella Stri­scia. Sono neces­sari aiuti imme­diati per 60 milioni di dollari.
A dare un aiuto alle Nazioni Unite, ci sono anche le orga­niz­za­zioni non gover­na­tive. Il coor­di­na­mento di quelle ita­liane che ope­rano in Pale­stina ha lan­ciato una cam­pa­gna di rac­colta di medi­ci­nali, acqui­state a Ramal­lah gra­zie a dona­zioni di tanti ita­liani, e poi por­tate a Gaza dal Pale­sti­nian Medi­cal Relief (non senza dif­fi­coltà). Con­tri­bui­sce anche l’ufficio di Geru­sa­lemme della Coo­pe­ra­zione gover­na­tiva ita­liana che ha stan­ziato fondi per l’emergenza. «Col­la­bo­riamo con il Cen­tro Ita­liano e varie asso­cia­zioni locali per acqui­stare mate­rassi, coperte e pro­dotti di prima neces­sità per gli sfol­lati – spiega Meri Cal­velli, dell’Acs di Padova che in que­sti giorni sta coor­di­nando per conto delle ong ita­liane gli aiuti ai civili pale­sti­nesi – La nostra distri­bu­zione avviene in alcune delle scuole dove hanno tro­vato allog­gio gli sfol­lati e diret­ta­mente alle fami­glie che hanno per­duto tutto, che non hanno più la casa e che sono ospi­tate in sta­bili qui a Gaza city. A darci una mano ci sono tan­tis­simi volon­tari pale­sti­nesi, gio­vani soprat­tutto, che ci aiu­tano anche nella com­pi­la­zione degli elen­chi delle fami­glie da aiutare».
Il Cairo potrebbe dare un con­tri­buto impor­tante nell’accoglimento degli sfol­lati, sul ver­sante egi­ziano della fron­tiera di Rafah ad esem­pio, e per allen­tare la pres­sione sugli ospe­dali pale­sti­nesi schiac­ciati sotto il peso di oltre 3mila feriti (senza con­tare che gli obi­tori non rie­scono più a con­te­nere i cada­veri che arri­vano in con­ti­nua­zione). Ma dalle auto­rità egi­ziane arriva un’assistenza limi­tata. Il regime del pre­si­dente Abdel Fat­tah al Sisi è tena­ce­mente schie­rato con­tro Hamas, per­chè parte dei Fra­telli Musul­mani, ma attua misure che col­pi­scono sol­tanto la popo­la­zione civile pale­sti­nese. Sino ad oggi solo 47 feriti pale­sti­nesi hanno potuto rag­giun­gere gli ospe­dali egi­ziani e nei 15 giorni di offen­siva mili­tare israe­liana ci sono stati appena 2.230 ingressi di pale­sti­nesi in Egitto e 1.194 di loro pas­saggi dal ter­ri­to­rio egi­ziano alla Stri­scia. Numeri molto bassi rispetto all’emergenza di Gaza ma che comun­que con­sen­tono a Sisi di smen­tire chi denun­cia che l’Egitto per il blocco del pas­sag­gio di feriti attra­verso il valico di Rafah. Secondo il Cairo sarebbe addi­rit­tura Hamas, a fini pro­pa­gan­di­stici, a non inviare i feriti per otte­nere una inter­na­zio­na­liz­za­zione del valico.
Il brac­cio armato di Hamas ha sfer­rato ieri sera un nuovo attacco spa­rando una salva di razzi verso le città israe­liane di Ash­dod e di Ash­qe­lon. Altri razzi erano stati spa­rati in pre­ce­denza. Non ci sono stati danni o feriti. Il numero com­ples­sivo dei lanci da Gaza è comun­que calato in maniera signi­fi­ca­tiva ma ciò non ha impe­dito a diverse com­pa­gnie aeree sta­tu­ni­tensi ed euro­pee di sospen­dere i voli per Tel Aviv, chi a tempo inde­ter­mi­nato e chi solo per poche ore. Non calano d’intensità invece i raid aerei israe­liani e i can­no­neg­gia­menti. In via Bagh­dad a Shu­jayea ieri sono stati estratti altri cada­veri, rima­sti sotto le mace­rie da dome­nica scorsa. I morti pale­sti­nesi ieri sono stati una ses­san­tina, in totale 616 e 3750 i feriti. Il Canale 10 israe­liano ha con­fer­mato che la matri­cola del sol­dato disperso, Oron Shaul, cor­ri­sponde a quella dichia­rata dome­nica da Hamas che afferma di aver fatto pri­gio­niero il mili­tare. Ieri è stata comu­ni­cata la morte di altri due sol­dati (sono una tren­tina in totale). Israele però va avanti e secondo i media locali l’offensiva durerà ancora per una o due settimane.

giovedì 17 luglio 2014

L'EXPO CHE CONSUMA IL SUOLO, L'EXPO DELLE VIE D'ACQUA FANTASMA, L'EXPO DEGLI INQUISITI


Un servizio molto interessante di Telecolor e Primarete Lombardia dedicato al fallimentare progetto delle vie d'acqua di Expo 2015. 
Il giornalista Vladimiro Poggi, accompagnato dal Presidente della Commissione Ambiente della Zona 8, Enrico Fedrighini, visita per noi i cantieri inquinati ed abbandonati dell'Esposizione Universale che si terrà a Milano nel 2015.
Uno spaccato delle conseguenze di EXPO, uno spaccato della gestione progettuale di questo "grande evento".


martedì 15 luglio 2014

MATERIALE E RASSEGNA STAMPA SULL'INIZIATIVA DEL 10 LUGLIO 014


Vi proponiamo una rassegna stampa sull'iniziativa congiunta di INSIEME IN RETE e dell'AMMINISTRAZIONE di SEVESO del 10-07-014.
All'incontro erano presenti il Sindaco di Desio R. Corti e l'Assessore Cassanmagnago, il Sindaco di Lentate R. Rivolta, il Sindaco di Barlassina P. Galli, l'Assessore di Bovisio (con delega del Sindaco) L. Tomaino, il Presidente del Cons. Com. di Cesano Maderno (con delega del Sindaco) M. Longhin e gli Assessori di Seveso Rivolta e Miotto, il Cons. Reg. G. Corbetta e l'ex Cons. della Prov. di MI M. Gatti oltrechè rappresentanti delle associazioni e la stampa invitata.

Le slide dell'intervento di INSIEME IN RETE


10-07-014 comincia l'incontro
I relatori: da sx Colombo e Beretta di Insieme in Rete,
il Sindaco di Seveso Butti, il Direttore del Parco Bosco delle Querce Fratter
Il Sindaco di Desio Corti

LA RASSEGNA STAMPA

Da MB News:
http://www.mbnews.it/2014/07/al-bosco-delle-querce-tra-diossina-e-pedemontana-cercando-rispose-che-non-arrivano/

Al Bosco delle Querce tra diossina e Pedemontana;
cercando rispose che non arrivano

Al Bosco delle Querce tra diossina e Pedemontana, cercando rispose che non arrivano
Da una parte, il ricordo di una catastrofe lontana 38 anni, ma non per questo meno dolorosa: il 10 luglio 1976 un incidente causa la fuoriuscita di una nube tossica di Tcdd dall’Icmesa, la fabbrica di Meda del gruppo Givaudan-Roche, legando per sempre il nome di Seveso a quello della diossina e del disastro ambientale. Dall’altra, la minaccia di Pedemontana, l’autostrada che dovrebbe attraversare proprio la ex zona di rispetto, tuttora inquinata, smuovendo la terra contaminata. A rischio la popolazione di Seveso, Meda, Cesano Maderno e Desio, che, secondo uno studio del 2003 coordinato dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente, potrebbe nei casi peggiori assorbire diossina fino al doppio del livello consentito.
Tra il pubblico, sindaci e assessori, ma anche ambientalisti e comuni cittadini
Tra il pubblico, sindaci e assessori, ma anche ambientalisti e comuni cittadini
Se ne è voluto parlare proprio al Bosco delle Querce, nato nel 1983 sopra la zona A, monito a non dimenticare quel “caldo sabato di luglio” dell’incidente: un incontro che è stato una sorta di “aperitivo della memoria“, come lo ha definito Emma Beretta, portavoce di Insieme in rete. «C’è un parallelismo tra il passato e l’oggi – ha ammonito il sindaco di Seveso Paolo Butti -. Negli archivi ci sono le tracce delle denunce fatte negli anni 1946 e 1953, alle quali erano sempre seguite generiche e banali rassicurazioni da pare dell’Icmesa. Proprio come oggi ci sono le denunce dei Comuni sulla pericolosità di Pedemontana: e anche queste non ricevono mai risposte chiare». Come se le istituzioni avessero la tendenza a passare sopra al territorio, senza coinvolgerlo nelle scelte e nelle riflessioni necessarie. «Una comunità non cresce se non fa i conti con il proprio passato – afferma Massimiliano Fratter, direttore del Bosco delle Querce, ricordando il valore simbolico del 10 luglio per i sevesini -. La storia è un dialogo senza fine tra passato e presente: e nell’affrontare un problema, nell’intervenire su un territorio, la storia non può essere ignorata – continua  -. Pedemontana invece non ci ha mai ascoltato, nemmeno all’inizio del progetto, quando dicevano “noi ci occupiamo di calcestruzzo”. Ma anche “occuparsi di calcestruzzo” può essere fatto al meglio solo conoscendo le situazioni». E l’assenza di risposte si è coniugata con il silenzio: «38 anni fa ci volle una settimana perché si parlasse dell’incidente – ricorda amaramente Alberto Colombo, di Insieme in rete -, oggi il periodo è ben più lungo. Tutti aspettiamo delle risposte che non arrivano».
«In merito a Pedemontana, il territorio e la Provincia hanno mantenuto una posizione coesa – sostiene il primo cittadino di Seveso -. Nonostante le diverse sfaccettature, tutti concordano sulla non realizzazione». Intanto, però, la Pedemontana avanza: «Come sindaco mi trovo a vivere un momento schizofrenico – ribatte Rosella Rivolta, sindaco di Lentate sul Seveso (in piedi nella foto di apertura, ndr) -. Tutti diciamo le stesse cose, esponiamo dubbi e perplessità, ma intanto la Pedemontana avanza: hanno aperto un campo base vicino a Lentate, senza che nemmeno l’amministrazione ne sapesse nulla. Un consulto legale è necessario». Una diffida, firmata il 13 gennaio 2014 dai sindaci e da Insieme in rete, in realtà, c’era già stata. Ma apparentemente non è servita a nulla: «Ad agosto cominceranno i primi lavori sulla superstrada, all’uscita di Meda – avvisa Gianni Del Pero di Insieme in rete -, ma nessuno lo dice e, di conseguenza, nessuno lo sa».
L’unico rappresentante regionale (M5S) presente, Gianmarco Corbetta, si mostra ottimista: «La Pedemontana qui non arriverà mai, economicamente è un progetto disastrato: lo sanno tutti, anche Maroni, ma non lo vuole ammettere. Anzi, insiste con la defiscalizzazione dell’opera: nel togliere, cioè, le tasse ai costruttori, cosa che a me non sembra né giusta né giustificabile -. E pronostica -: Si rimanderà la costruzione fino a quando non si costruirà una striscia di collegamento alla Milano-Meda». Conclusione per niente rassicurante: «Certo, ci fa piacere perché evitiamo il problema diossina – esordisce ironico Butti -, un po’ meno per tutta la cascata di problemi conseguenti. La Regione non dirà mai “non si finisce” – dichiara tornando serio -, perché non si prenderanno mai questa responsabilità. La sfida è metterli nelle condizioni di rispondere alle nostre domande sui loro piani».
Amministrazioni, ambientalisti e comuni cittadini chiedono risposte in difesa del loro territorio da quella che potrebbe essere l’ennesima e fatale ferita ambientale. Ma ancora non è chiaro a chi debbano rivolgersi per ottenerle.

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L'articolo de Il Cittadino del 12-07-014. Più evidenza ai Sindaci rispetto ai contenuti espressi da Insieme in Rete.


Da QUIBRIANZA:
http://quibrianza.it/seveso-butti-pedemontana-come-diossina-mai-risposte-chiare/

Seveso, Butti: “Pedemontana come la diossina, mai risposte chiare”

Pubblicato il 14 luglio 2014 da redazione
seveso anniversario diossina 2014Dopo 38 anni dal tristemente noto 10 luglio 1976, giorno della fuoriuscita della diossina dallo stabilimento Icmesa di Meda, è sì ancora il momento di ricordare quanto successo nei comuni di Seveso, Meda, Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio, ma anche di guardare il presente che vede questo luogo minacciato dal possibile arrivo di una Autostrada la Pedemontana proprio sopra i territori contaminati, secondo i rilevamenti Arpa del 2008, con conseguente ripetersi dei rischi per la salute.
A questo proposito, giovedì 10, nel giorno dell’anniversario, all’interno del parco regionale Bosco delle Querce l’amministrazione comunale e il coordinamento ambientalista Insieme in Rete per uno sviluppo sostenibile hanno voluto organizzare un incontro pubblico, definito simpaticamente “un aperitivo della memoria” dalla moderatrice Gemma Beretta, portavoce del coordinamento.
“E’ possibile svolgere un parallelismo tra il passato e il presente – ha ricordato Paolo Butti, sindaco di Seveso -. Negli archivi sono presenti infatti numerose denunce dei cittadini a partire dal 1948 e l’Icmesa rassicurò sempre in modo generico come, con le dovute differenze, sta succedendo ora con la società Autostrada Pedemontana Lombarda, quando di fronte a preoccupazioni da parte dei Comuni non ci sono mai risposte chiare. Gli eventi si stanno svolgendo come se le istituzioni del gradino più alto vogliano passare sopra al territorio, senza alcun coinvolgimento. Noi non ci stiamo come amministrazioni locali e abbiamo intrapreso azioni legali”.
“Attraverso il progetto del Ponte della memoria e poi con l’archivio è stato qui possibile avviare un processo di rielaborazione storica – ha ricordato Massimiliano Fratter, direttore del parco, che si è concentrato sull’aspetto storico e sociale del 10 luglio -. La storia non può essere sottovalutata quando si progetta il territorio, qui invece è successo”.
Alberto Colombo di Insieme in Rete ha ricordato che, come gruppi ambientalisti, il 13 gennaio è stata presentata una diffida insieme ai sindaci di Seveso e Desio senza alcuna risposta. L’unico esponente regionale presente è sicuro: “Sono convinto che la Pedemontana non sarà realizzata qui – ha dichiarato Gianmarco Corbetta, consigliere del Movimento 5 Stelle, – la situazione finanziaria è molto a rischio e lo sanno anche loro, compreso Maroni, ma non hanno il coraggio di dirlo”.
All’iniziativa erano presenti diversi sindaci di comuni limitrofi come Rosella Rivolta di Lentate sul Seveso, Piermario Galli di Barlassina, Roberto Corti di Desio, e inoltre c’erano anche Maurilio Longhin, presidente del consiglio comunale di Cesano Maderno e Luca Tomaino, assessore all’Ambiente di Bovisio Masciago.

Da Il Giornale di Seregno del 15-07-014

lunedì 14 luglio 2014

DOMENICA 20 LUGLIO 014 ESCURSIONE AL PARCO DI MONTEVECCHIA E DEL CURONE

Per conoscere il territorio:

DOMENICA 20 LUGLIO 2014 a MONTEVECCHIA (LC)

RITROVO
ALLE ORE 8,30 
PRESSO IL PARCHEGGIO DEL COMUNE IN VIA B. DONZELLI N° 9,
CURATA DA:
Comitato per il Parco Regionale della Brughiera;
con la collaborazione di alcune Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) 
del Parco di Montevecchia.

Per chi lo desidera ed è comodo ad arrivarci, facciamo un primo ritrovo con le auto al parcheggio della stazione delle Ferrovie Nord Milano a Meda (MB) alle ore 7,50 per poi avviarci alle ore 8,00 per Montevecchia con poche auto.
Uscita escursionistica con un discreto dislivello rivolta a camminatori allenati.
È caldamente consigliato l’uso di scarpe da trekking.

E' questa l'undicesima uscita del programma "Le Stagioni del Parco 2014" e prevede un itinerario di circa 8 km. della durata di 4 ore alla scoperta dei bellissimi luoghi che fanno parte del Parco di Montevecchia e della Valle del Curone.
Per raggiungere il ritrovo, quando arrivate al semaforo alle 4 strade salite a Montevecchia alta, al ristorante Maggioni vicino alla chiesa, e girate subito a destra, a 100 metri vi sono due parcheggi.
Il percorso inizia dal parcheggio e scende in Valfredda. Superata la cascina Gaidana ci fermeremo ad osservare un SIC del parco Le sorgenti pietrificanti.
Raggiunta la cascina Valfredda scenderemo nella valle del Curone.
Dalla Fornace superiore percorrendo il sentiero N°7 arriviamo al Cere' per poi raggiungere la Galbusera Bianca.
Avremo la possibilità di ammirare i Runchet, e i prati magri: altro SIC del parco.
Percorreremo il sentiero dei cipressi, molto panoramico, ci porterà a Pianello m.452 e da li avremo una ampia visione di tutta la valle del Curone.
Poi il percorso si snoderà in discesa, seguendo la carrareccia che ci porterà alle cascine, Ratta,Scarpata, Costa. Si prosegue poi in un bosco per raggiungere il fondo valle in località Ospedaletto. Sempre stando nel bosco saliremo all'acquedotto L'Unione, (avremo modo di notare altre sorgenti pietrificanti) per poi raggiungere Cà del Soldato sede delle GEV.
Da qui, attraverso un bosco pianeggiante, si raggiunge C.na Valfredda per poi proseguire per il parcheggio del Comune.
Tempi permettendo si potrebbe allungare di 30' e salire al Carmelo per poi raggiungere il comune.
Se volete approfondire vi invito a visitate il sito del Parco di Montevecchia al seguente Link:
http://www.parcocurone.it/fruizione/sentieri.html



sabato 12 luglio 2014

IL PTCP, GLI ATTACCHI ALLE TUTELE, LA PROVINCIA DI MB NELLA NUOVA COMPOSIZIONE

Arriva il periodo estivo ed ecco magicamente concretizzarsi i nuovi attacchi di Confindustria al PTCP provinciale. 
Solite affermazioni sull'esigenza di alcune aziende di ampliarsi o di ricollocarsi in aree libere e soliti richiami più o meno pretestuosi.
Però nessuno fa mai cenno alle innumerevoli AREE INDUSTRIALI DISMESSE di cui la provincia è disseminata che se riqualificate potrebbero dare risposta a queste esigenze.
Più facile e più remunerativo CONSUMARE ulteriore SUOLO LIBERO.
Per il PTCP saranno tempi duri, oltretutto con un prossimo futuro Consiglio Provinciale che sarà formato dai soli Sindaci, parecchi dei quali hanno attivato ricorsi al TAR contro il PTCP ritenendolo "troppo vincolante" e si sa, il cemento è trasversale ...........
Entro la fine di settembre (probabilmente il 28-09-014) tutti i Consiglieri Comunali dei comuni della provincia di MB saranno chiamati al voto su chi sarà il Presidente e sui Consiglieri della Provincia nella sua nuova composizione, fatta da un determinato numero di Sindaci.
Come gruppi ambientalisti, siamo molto preoccupati, visto che questo PTCP, pur essendo carente su alcuni aspetti, corre il rischio concreto di essere ulteriormente peggiorato.


sabato 5 luglio 2014

10 LUGLIO 2014, DIOSSINA E PEDEMONTANA: INIZIATIVA CONGIUNTA DI INSIEME IN RETE E DELL'AMMINISTRAZIONE DI SEVESO

Il 10-07-014 dalle ore 18,
presso il Centro Visite del Bosco delle Querce
in via Ada Negri a SEVESO
il coordinamento ambientalista
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE
e l'AMMINISTRAZIONE DI SEVESO
promuovono un iniziativa congiunta
in occasione del 38 anniversario del disastro ICMESA a titolo:
DIOSSINA E PEDEMONTANA: IL VALORE DELLA MEMORIA PER QUALE FUTURO ?

sotto, il programma dell'iniziativa


PER NON DIMENTICARE, PER INFORMARE, PER VALUTARE


Il comunicato di INSIEME IN RETE


DIOSSINA E PEDEMONTANA:
TROPPI SILENZI, TROPPE  RISPOSTE MANCATE

10 Luglio 1976 / 10 Luglio 2014

A 38 anni di distanza dall’incidente dell’ICMESA di Meda che provocò la fuoriuscita di una nube di diossina TCCD, sostanza tra le più tossiche mai rilasciata nell’ambiente, un territorio ferito dall’inquinamento è in attesa di avere risposte sui progetti che prevedono di realizzare l’Autostrada Pedemontana sui terreni contaminati dalla diossina.
La prima notizia di quanto era accaduto all’ICMESA fu pubblicata il 17 Luglio 1976, dopo una settimana di silenzio. Le richieste di trasparenza sugli atti, sulla rispondenza agli adempimenti normativi e le domande relative a Pedemontana nella tratta che attraversa i terreni contaminati attendono risposte da mesi, ed il silenzio non è più sopportabile.
Il Consiglio Regionale della Lombardia, il 17 Settembre 2013, approva all’unanimità una mozione, la N° 72, con la quale richiede di effettuare ulteriori indagini, in tutti i Comuni delle ex zone A,B,R relative alla presenza di diossina, come peraltro già prescritto dal CIPE nel 2009.
I Sindaci della tratta, in più occasioni a partire dalle lettere del 10 Giugno 2013, chiedono anche a Regione Lombardia attenzione affinché si provveda alla tutela della salute pubblica ed al rispetto delle regole relativamente alla progettazione esecutiva dell’autostrada, se dovrà essere realizzata.
Il 13 gennaio 2014, con alcuni Sindaci, il coordinamento Insieme in Rete, inoltra a tutti gli enti preposti e coinvolti nella realizzazione della Pedemontana una diffida legale per potere accedere agli atti e verificare la legittimità e lo stato dell’arte. Anche rispetto a questo, la risposta è stata ancora una volta il  silenzio.
E’ necessario dare le risposte alle domande che provengono dal territorio.
E’ necessario che si provveda alla caratterizzazione dei terreni interessati dalla presenza di diossina e dal progetto dell’Autostrada per verificare se Pedemontana potrà o dovrà essere realizzata come si ipotizza nei progetti non ancora ufficialmente approvati. 
E’ necessario dire la verità di cosa sarà Pedemontana, se sarà, con il rischio di ritrovarci, oltre ai danni ambientali già  prodotti o innescati, una nuova Salerno - Reggio Calabria.
E’ necessario considerare seriamente l’opzione di fermarsi.

Meda-Seveso 05-07-014
INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

mercoledì 2 luglio 2014

UNA PASSEGGIATA CICLO-PEDONALE AL BOSCO DELLE QUERCE E AL PARCO BRIANZA CENTRALE PER NON DIMENTICARE IL DISASTRO ICMESA (E LA PEDEMONTANA)

DOMENICA 06-07-014 dalle ore 8,45, (ritrovo presso l'ingresso del Parco Bosco delle Querce in via Ada Negri a SEVESO) un'iniziativa promossa ed organizzata dal Comitato per il Parco Regionale della Brughiera, dal coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile e dal Comitato per il Parco Brianza Centrale per conoscere alcune aree verdi (Parco del Bosco delle Querce di Meda e Seveso e Parco Brianza Centrale a Seregno).
Una passeggiata ciclo-pedonale utile anche a ricordare il disastro dell'ICMESA con la fuoriuscita di TCDD del 10 luglio 1976 con visita alle aree bonificate dove ora sorge il Bosco delle Querce e ..... il "rischio autostrada pedemontana".
La prima di prossime iniziative che seguiranno e di cui daremo comunicazione come INSIEME IN RETE.