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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 30 maggio 2015

IMPRESENTABILI NEL CUORE DI ........ EXPO

Nel "FANTASTICO MONDO di EXPO" succede ormai di tutto.
Così dopo il lunghissimo elenco di personaggi indagati per corruzione, turbativa d'asta etc. etc. ora tocca anche alla Presidente di EXPO Diana Bracco finire sotto la lente degli inquirenti per ....... evasione fiscale.

Due articoli de Il Manifesto sull'argomento e ....... un gran finale a fondo post.

L’impresentabile nel cuore dell’Expo

Lo scandalo. La presidente della rassegna, Diana Bracco, indagata per evasione fiscale: sequestrato 1 milione di euro. I pm: «Lavori in ville e yacht figurano come acquisti di macchinari per le sue aziende». La difesa: «Già definito il ravvedimento operoso con l'Agenzia delle Entrate, non c’è nulla di penale»

Diana Bracco, presidente di Expo 2015 Spa
Un’altra bella tegola sull’immagine dell’Expo, e chissà che non possa ripor­tare in piazza i mila­nesi (sarebbe il caso) dopo le pro­te­ste con­tro le deva­sta­zioni dei black block. Que­sta volta a essere “deva­stati”, almeno secondo quanto ipo­tiz­zano gli inqui­renti, sareb­bero i conti dell’erario, a causa di una maxi eva­sione fiscale di circa 1 milione di euro. Diana Bracco, pre­si­dente di Expo 2015 Spa, è inda­gata per eva­sione fiscale e appro­pria­zione inde­bita in qua­lità di pre­si­dente del cda della Bracco spa. L’indagine è stata chiusa ed è stato effet­tuato un seque­stro da circa 1 milione di euro. L’ipotesi è che le fat­ture false siano ser­vite in rela­zione a lavori su case pri­vate e barche.
In sostanza, sareb­bero state pre­sen­tate come fat­ture a carico della mul­ti­na­zio­nale far­ma­ceu­tica di cui Bracco è pre­si­dente e ad (e quindi con regimi fiscali riser­vati alle imprese) docu­menti che invece face­vano capo a lavori pri­vati. Come si legge in un comu­ni­cato del pro­cu­ra­tore della Repub­blica Edmondo Bruti Libe­rati, nell’ambito dell’inchiesta con­dotta dal Nucleo Poli­zia Tri­bu­ta­ria della Guar­dia di finanza e coor­di­nata dal pro­cu­ra­tore aggiunto Fran­ce­sco Greco e dal pm Gior­dano Bag­gio, «è stato noti­fi­cato avviso di con­clu­sione delle inda­gini» a carico di Diana Bracco, di Pie­tro Mascherpa, pre­si­dente del Cda di Bracco Real Estate srl, e di due archi­tetti dello stu­dio Archi­labo in Monza, Marco Pol­la­stri e Simona Calcinaghi.
Bracco e Mascherpa sono accu­sati di eva­sione fiscale attra­verso l’emissione di fat­ture false e di appro­pria­zione inde­bita. Dalle inda­gini «è emerso che fat­ture» per oltre 3 milioni di euro, con­fluite nella con­ta­bi­lità e nelle dichia­ra­zioni fiscali «pre­sen­tate dalle società del gruppo Bracco per i periodi di impo­sta dal 2008 al 2013», erano rife­rite «all’esecuzione di for­ni­ture o di pre­sta­zioni rese presso locali in uso alle mede­sime società ma effet­ti­va­mente rea­liz­zate presso immo­bili e natanti di pro­prietà, ovvero nella dispo­ni­bi­lità» di Diana Bracco e del marito defunto Roberto De Silva.
Lo scorso 5 marzo, si legge ancora nel comu­ni­cato, la Guar­dia di finanza ha ese­guito un decreto di seque­stro pre­ven­tivo emesso dal gip Roberta Nun­nari nei con­fronti di Diana Bracco per 1 milione e 42 mila euro «cor­ri­spon­dente all’importo totale dell’imposta com­ples­si­va­mente evasa per effetto dell’utilizzo delle pre­dette fat­ture». Nella nota si legge infine che lo scorso 21 mag­gio «sono stati depo­si­tati» in Pro­cura da parte della Gdf «i ver­bali di con­sta­ta­zione delle cor­re­late vio­la­zioni di carat­tere amministrativo».
«Non c’è stata alcuna frode fiscale — replica il legale della pre­si­dente Bracco, Giu­seppe Bana — Si tratta di con­te­sta­zioni riguar­danti l’inerenza all’attività di impresa di fat­ture, situa­zione non rile­vante sotto il pro­filo penale, già defi­nita con l’Agenzia delle Entrate con il rav­ve­di­mento ope­roso». «Siamo solo al ter­mine delle inda­gini pre­li­mi­nari — con­clude Bana — e non è stata ancora for­mu­lata la richie­sta di rin­vio a giudizio».
Cebion, Xama­mina, Euclo­rina i mar­chi più noti dei far­maci Bracco, dif­fusi in 100 paesi. Il fat­tu­rato con­so­li­dato del gruppo è di 1 miliardo di euro.
Sono cin­que gli immo­bili di pro­prietà di Diana Bracco, da Ana­ca­pri e Vence, in Pro­venza, dove sareb­bero stati effet­tuati i lavori con­te­stati. E ancora, case a Merate (Lecco), a Nizza Mon­fer­rato (Asti) e a Megeve (Alta Savoia). Secondo le accuse, le fat­ture per lavori di ristrut­tu­ra­zione e riqua­li­fi­ca­zione degli sta­bili che fanno parte del patri­mo­nio per­so­nale di Diana Bracco veni­vano emesse con false cau­sali, facen­doli risul­tare, ad esem­pio, come acqui­sti di mac­chi­nari e mate­riale per aziende del gruppo Bracco.
In que­sto modo, si legge nel prov­ve­di­mento dei pm, sareb­bero state indi­cati «nelle dichia­ra­zioni dei red­diti e Iva delle società Bracco Spa, Bracco Ima­ging Spa, Bracco Real Estate Srl, Spin Spa e Ceber Srl» rela­tive agli anni d’imposta tra il 2008 e il 2013 «ele­menti pas­sivi fit­tizi per com­ples­sivi euro 3.064.435 con un’imposta evasa com­ples­siva ai fini Ires e Iva di euro 1.042.114,70».
«C’è un pos­si­bile danno di imma­gine che deve essere valu­tato — ha com­men­tato il sin­daco di Milano Giu­liano Pisa­pia — Un conto è se c’è un rav­ve­di­mento attivo, un altro se ci sono risvolti penali, che il suo legale, che è di gran­dis­sima espe­rienza, ha escluso».


Sempre dal Manifesto, l'articolo con IL LUNGO ELENCO DEGLI INDAGATI

Milano, le indagini che turbano 

gli umori degli expottimisti

Expo 2015. Ritratto di un «grande evento» a partire dalle inchieste giudiziarie, i patteggiamenti, le multe. Dalla "Cupola degli appalti" in poi


Per il sin­daco di Milano Giu­liano Pisa­pia, l’indagine per eva­sione fiscale che coin­volge la pre­si­dente di Expo Spa 2015 Diana Bracco è «un pro­blema di imma­gine che deve essere valu­tato». Que­sta frase è stato l’unico dub­bio apparso in una gior­nata dei dati di Fede­ral­ber­ghi secondo la quale l’Expo sarà visi­tata da 1,9 milioni di per­sone (erano 20 solo pochi mesi fa). «Stime abba­stanza rea­li­sti­che» ha con­fer­mato l’ad Expo Giu­seppe Sala che sostiene un aumento del 16% del Pil mila­nese nei primi 27 giorni di Expo. «Non c’è mai stata nel pas­sato un’apertura di una Expo così entu­sia­stica» ha riba­dito Pisa­pia. Parole che suo­nano per­lo­meno for­zate dopo la noti­zia dell’indagine su Bracco, vice-presidente per la Ricerca e Inno­va­zione per Confindustria.
A quasi un mese dall’esordio, sull’esposizione uni­ver­sale dedi­cata al culto con­tem­po­ra­neo del cibo si rial­lun­gano invece le ombre di un anno fa quando la pro­cura di Milano spiccò man­dati di arre­sto per Angelo Paris, diret­tore della pia­ni­fi­ca­zione acqui­sti della Expo 2015, per gli ex par­la­men­tari Gian­ste­fano Fri­ge­rio (Dc) e Luigi Grillo (Forza Ita­lia), per Primo Gre­ganti, ex Pci e già coin­volto in Mani Pulite, per Ser­gio Catozzo (Udc Ligu­ria) e l’imprenditore vicen­tino Enrico Mal­tauro. Ai domi­ci­liari finì Anto­nio Rognoni, ex Dg di Infra­strut­ture Lom­barde, già arre­stato per un’altra inchie­sta sugli appalti pub­blici più impor­tanti in Lom­bar­dia, anche rela­tivi all’Expo.
Nell’ottobre 2014 Anto­nio Acerbo era finito agli arre­sti domi­ci­liari per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta e si era dimesso da respon­sa­bile del Padi­glione Ita­lia di Expo. Un mese prima si era dimesso da com­mis­sa­rio Expo per le vie d’acqua per cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta. Ad aprile 2015 sono state accet­tate sei richie­ste di pat­teg­gia­mento pre­sen­tate dagli inda­gati della cosid­detta «Cupola degli appalti» che avrebbe influito sulle gare di Expo, Sogin e nella sanità Lom­barda. Grillo ha accet­tato una pena di due anni e otto mesi e una multa di 50 mila euro. Fri­ge­rio una pena di tre anni e quat­tro mesi, Gre­ganti tre anni e una multa da 10 mila euro, Mal­tauro due anni e 10 mesi, Catozzo tre anni e due mesi e un risar­ci­mento a Expo da 50 mila euro. Due anni e sei mesi a Paris e un risar­ci­mento a Expo da 100 mila euro. L’ex sub-commissario Expo Acerbo ha pat­teg­giato tre anni.
Prima dell’inizio di Expo sem­brava essere così tor­nata la nor­ma­lità sulla quale veglia il com­mis­sa­rio anti-corruzione di Raf­faele Can­tone. Ma così non è stato. C’è un altro capi­tolo, signi­fi­ca­tivo, delle inda­gini che riguar­dano il gover­na­tore della Lom­bar­dia Roberto Maroni, accu­sato di indu­zione inde­bita per un con­tratto di col­la­bo­ra­zione con Expo affi­dato a una sua ex collaboratrice.
Pole­mi­che ci sono state a seguito della nomina di Dome­nico Aiello, avvo­cato difen­sore di Maroni in que­sta inchie­sta, nel Cda di Expo a 8 giorni dalla sua inau­gu­ra­zione. In caso di un even­tuale rin­vio a giu­di­zio di Maroni e del diret­tore gene­rale di Expo Chri­stian Malan­gone, Aiello si tro­verà nel dop­pio ruolo di mem­bro del Cda e difen­sore della per­sona con­tro la quale Expo potrebbe deci­dere di rivalersi.
A sua volta, come atto dovuto, l’azienda è inda­gata in base alla legge 231 del 2001 sulla respon­sa­bi­lità ammi­ni­stra­tiva per reati com­messi dai pro­pri diri­genti nell’interesse azien­dale. Quella di Diana Bracco non è l’unico pro­blema di imma­gine che turba gli umori expottimisti.

Tanto per concludere in "italica filosofia":

martedì 26 maggio 2015

MEDA: NELLE COMMISSIONI, MOLTENI (NCD) ORA VUOLE UN NUMERO LEGALE "SU MISURA"


Ennesima forzatura del rappresentante dell'Ncd nonchè Presidente del Consiglio Bruno Molteni di nuovo sulle regole che definiscono le composizioni e i lavori delle Commissioni Consigliari.
Dopo la composizione delle Commissioni "pesata" approvata nel cc del 29-04-015 con i voti del PD (astenuto Barbieri) e quello, guardacaso decisivo dell'Ncd, ora tocca al numero legale.

Molteni, quale appartenente alla Commissione Regolamento e Statuto, ha chiesto infatti alla stessa di approvare la modifica dell'articolo 20 del Regolamento laddove si definiscono le modalità atte a rendere valida la seduta di una Commissione.
Molteni vuole introdurre per tutte le Commissioni Consigliari il principio del numero legale "pesato".
Il numero legale, secondo lui, va definito considerando il peso di ogni componente. Ciò consentirebbe che la sola presenza o assenza del rappresentante del Pd (peso 8 + il sindaco) renderebbe valida o meno la seduta di una Commissione Consigliare.
Questo meccanismo, unito a quello della rappresentanza "pesata" blinda ogni Commissione, svuotandola di qualsivoglia dinamica positiva di confronto.

Come Sinistra e Ambiente ribadiamo che la maggioranza dei componenti di un consesso non può essere altro che la maggioranza delle persone che ne fanno parte. 
Inoltre, il comma 5 proposto da Molteni pasticcia i concetti di numero legale e maggioranza dei votanti: non può essere confuso il quorum per le votazioni con la validità della seduta della commissione, garantita dal numero legale, cioè dalla presenza fisica della maggioranza assoluta dei componenti e non dei votanti (anche perchè le commissioni possono anche riunirsi senza dovere per forza votare qualcosa).
Bruno Molteni dell'NCD si dimostra ancora una volta il braccio operativo (o l'ispiratore) del sindaco Caimi e il primo supporter dei bisogni della Giunta, venendo così meno al suo ruolo di Presidente del Consiglio "garante" di TUTTI i Consiglieri Comunali.

Per la cronaca, la Commissione Regolamento e Statuto convocata il 25-05-015 da Molteni (vicePresidente - per anomala votazione - della stessa, )  per discutere della sua proposta "tombale" è slittata ad altra data causa l'assenza "per un imprevisto" (come da sua comunicazione) del rappresentante del Pd.

Eppure ..... eppure ..... Molteni ce la sta mettendo tutta per qualificarsi come miglior alleato di Caimi e del Pd.

Sotto, le modifiche proposte da Molteni al Regolamento.

lunedì 18 maggio 2015

LA PEDEMONTANA, LA TRATTA B1, LA CARATTERIZZAZIONE E LE "GRANITICHE" (E OPPORTUNISTICHE) CERTEZZE DI CAIMI


In data 14-05-015, i Sindaci della Tratta B2 della Pedemontana sono stati chiamati in Regione Lombardia per "comunicazioni"  relative alla pedemontana. Come solito, è stata loro illustrata una situazione edulcorata ed ottimista. L'assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte ha dato l'annuncio che la Tratta B1 verrà aperta a ottobre
Eppure avevano detto che la tratta B1 di pedemontana era "LA VARIANTE per EXPO".
L'avevano detto sparando la solita italica balla per giustificare l'avvio lavori fatto in fretta e furia e pure senza copertura economica completa, tanto che SOLO il nastro d'asfalto autostradale era ed E' economicamente coperto (non le connessioni viabilistiche).
Però ..... però ..... la apriranno ......... ad ottobre, QUANDO EXPO è terminato.
E non è finita, il closing finanziario è rinviato ..... al 2016. Peccato (per loro evidentemente). 
Che dicono Maroni, Cattaneo e Alfieri (Pd) che ostinatamente continuano a volere tutta la Pedemontana ? 
Che dice il ministro Delrio che l'ha confermata come opera strategica SENZA copertura economica ?
Eppure in questa situazione c'è qualcuno che crede ciecamente a quello che la giunta maroniana della Regione Lombardia ripete come un mantra: è il sindaco di Meda Gianni Caimi !
Lui. si dichiara infatti "ottimista" rimanendo solo, anche tra i sindaci della B2, a credere agli imbonitori che vogliono a tutti i costi questa inutile e devastante autostrada.
Sappiamo perchè Caimi e la sua giunta monocolore Pd  vuole fortissimamente questa autostrada. 
La vuole perchè ad essa sono legate le realizzazioni di viabilità locali complementari su cui non s'è voluto trovare altre soluzioni possibili e  perchè anche l'ambito di trasformazione AT1 dell'ex Medaspan (fortemente sponsorizzato dall'amministrazione medese) con tanto di centro commerciale, albergo e area benessere è legato, per la sua dislocazione geografica e per la convenienza realizzativa, all'esistenza dell'autostrada.
Ma questa "cieca fiducia" che arriva a fargli dire che "verranno stanziati 1 miliardo e ottocento milioni di euro per completare la pedemontana" è fondata su atti amministrativi FORMALI o è basata solo sulla pratica dell'"annuncio" mutuato dalle strategie prima berlusconiane e ora renziane?
Quando il sindaco si deciderà invece a dare il giusto peso di gravità alla criticità DIOSSINA e alla connessa questione della salute dei cittadini ? Quando prenderà atto che questo progetto autostradale è economicamente insostenibile, inutile e dannoso e impattante per ambiente e territorio ?

L'articolo de Il Cittadino del 16-05-015
Sempre in tema di pronunciamenti dell'amministrazione medese, siamo in grado di pubblicare, dopo accesso agli atti, il verbale della Conferenza dei Servizi del 09-04-015 sul tema della proposta di CARATTERIZZAZIONE del livello di contaminazione da TCDD delle aree dell'incidente ICMESA (ex zone A, B, R) su cui interferirà il percorso dell'autostrada pedemontana nella tratta B2.
Durante tale assise, i Comuni di Seveso, Desio, Barlassina, Cesano Maderno e Bovisio Masciago hanno elaborato, sia per proprio conto sia su espressione di un tecnico geologo di loro fiducia, pareri dettagliati ed approfonditi (da pag 15 a 32) per chiedere modifiche e integrazioni al Piano di Caratterizzazione.
Il sindaco di Meda Caimi è stato invece l'unico (vedi pag 33) a non sollevare la minima obiezione rispetto al proposto piano di caratterizzazione, un piano indubbiamente con molte lacune, tanto da meritarsi anche prescrizioni di ARPA (da pag. 10) e richieste di integrazione e osservazioni della Prov. di MB (da pag. 4 a 7).

sabato 9 maggio 2015

OVUNQUE, IN ITALIA, SI CONTINUA A CONSUMARE SUOLO


Il 6 maggio 2015, l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione Ambientale) ha presentato il rapporto sul CONSUMO DI SUOLO in Italia.
La relazione integrale la trovi qui.
Una relazione e una serie di tabelle e mappe di tutto il territorio nazionale con dettagli su Regioni, Provincie e singoli Comuni che restituiscono una fotografia DRAMMATICA rispetto al CONSUMO DI SUOLO.
Continua infatti il trend di crescita relativo all'urbanizzazione e cementificazione delle aree verdi libere.
Nel 2014 il consumo di suolo su MEDIA NAZIONALE è arrivato al 7% rispetto al 2,7% del 1950. S'è consumato 21.000 Kmq (7%) del nostro paese, in crescita anche rispetto all'anno precedente. Il dato potrebbe anche essere addirittura sottostimato come ammesso dall'ISPRA stessa.
Tra il 2008 e il 2013 si sono consumati 55 ettari al giorno !
Impressionante la percentuale di territorio delle regioni che risulta alterato dal consumo di suolo, con la punta del 68,9% per la Puglia, del 65,3% per l'Emilia Romagna e percentuali altissime per quasi tutte le regioni italiane.

La Provincia di Monza e Brianza continua ad essere al primo posto con il 34,7% di SUOLO CONSUMATO davanti a quella di Napoli con il 29,5% e a quella Milano con il 26,4% (dati 2012).
Numeri che sono evidentemente frutto di una media. A tutti è noto che ad esempio, nella Prov. di MB esiste una zona (la est) con aree agricole e verdi che compensa la ovest dove l'urbanizzazione è elevatissima.
Nella classifica dei Comuni italiani, Lissone risulta al 7° posto con il 64% di suolo consumato.
Tra tutte le tabelle ce n'è una decisamente preoccupante che mostra come nelle Regioni, si continui a consumare suolo persino nelle AREE DI PERICOLOSITA' IDRAULICA con la LIGURIA che si aggiudica questo triste primato.
S'è costruito anche in prossimità del mare, nella fascia dei 300mt, con LIGURIA e MARCHE che superano il 40% di terreno impermeabilizzato. Tenete altresì conto che alcune fasce costiere sono caratterizzate anche da formazioni collinari a dirupo sul mare per cui, il dato del 40% va letto come un'impermeabilizzazione/edificazione pressochè su tutte le aree fronte mare pianeggianti o di facile accesso.

Per stare sul locale, ricordiamo che ANCHE A MEDA SI CONTINUA A CONSUMARE SUOLO!
Vedi al proposito i nostri articoli sull'ambito di trasformazione AC4.

Il "belpaese" è sempre più un DESERTO DI ASFALTO E CEMENTO !


Per approfondire, vi proponiamo un articolo di LUCA MARTINELLI tratto da ALTRAECONOMIA:


Le coste italiane sono oasi di cemento: il 19,4% per cento dei litorali entro i 300 metri dal mare è stato impermeabilizzato, con una punta del 40 per cento in Liguria. Questo dato, tratto dal Rapporto sul consumo di suolo 2015 dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (ISPRA, www.isprambiente.gov.it/it), evidenzia come le aree costiere abbiano quasi triplicato il dato nazionale, che stima un consumo complessivo di suolo pari al 7 per cento del territorio nazionale.     

Michele Munafò è il responsabile della ricerca ISPRA sul consumo di suolo: “Lungo le coste sono stati impermeabilizzati quasi 500 chilometri quadrati, e sinceramente non mi aspettavo un dato così alto. Ricordo che le aree costiere al di là dell’aspetto produttivo, legato alla fertilità dei suoli, sono molto importanti dal punto di vista paesaggistico, oltre a rappresentare spesso aree delicatissime, che dovrebbero essere salvaguardate.
Guardare a che cosa accade nei primi 300 metri, poi, significa considerare un’area poco più ampia della battigia”.

Se si allarga anche alla fascia dai 300 ai mille metri, il dato del consumo di suolo continuerà ad impressionarci: 16%, più del doppio della media nazionale.

Il rapporto ISPRA, però, evidenzia l’attacco del cemento anche nei confronti di altre aree fragili, cioè -ricorda Munafò- “quelle che tendenzialmente dovrebbero non essere consumabili, perché protette o vincolate, come le aree entro i 150 metri dai corsi d’acqua, aree delicate, tutelate dalla legge Galasso, fondamentali per l’equilibrio idrologico, per prevenire fenomeni di dissesto. È molto significativo, guardando alla cronaca dei ‘disastri’ degli ultimi anni, il dato della Liguria, dove oltre al 40% dalla costa e cementificio anche il suolo consumato in aree a pericolosità idraulica, pari al 30 per cento del totale. L’acqua da qualche parte deve pur andare” spiega Munafò.

I dati nazionali evidenziano come siano stati spazzati via complessivamente 34mila ettari all’interno di aree protette, e siano stati impermeabilizzati il 9 per cento delle zone a pericolosità idraulica e il 5 per cento delle rive di fiumi e laghi.

Se un’indicazione positiva si può trarre, da questo rapporto, è che la velocità media del consumo di suolo si è leggermente ridotta, passando da 8 metri quadrati al secondo a 6-7 metri quadrati al secondo, in media, tra il 2008 e il 2013.
“Gran parte del consumo di suolo, il 60 per cento, va ad impattare su aree agricole coltivate, andando a provocare perdita di suolo -spiega Munafò-. Ma non è trascurabile nemmeno il dato relativo al consumo di suolo che riguarda le aree aperte urbane, pari al 22 per cento, perché vanno perse zone che hanno una importanza fondamentale per la resilienza urbana, per la qualità dell’ambiente urbano, per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ribaltando il punto di vista -continua il ricercatore dell’ISPRA- quel 60 per cento è quasi poco: a partire dal disegno di legge depositato nel 2012 dall’allora ministro Mario Catania si è sempre parlato di interventi legislativi per fermare il consumo di suolo agricolo, ma oggi evidenziamo come il 40 per cento dell’impermeabilizzazione riguardi aree naturali, aree boscate e aree libere urbane”.

Tra le cause di degrado del suolo, il rapporto ISPRA 2015 indica le strade, che rappresentavano a fine 2013 circa il 40 per cento del totale del territorio consumato. “Questo dato è da sempre sottostimato, perché difficile da documentare -spiega Munafò-: quando parliamo di strade non facciamo riferimento infatti solo a quelle dal più elevato impatto, come le autostrade, ma anche al reticolo di strade minori, comprese quelle sterrate, che nella loro globalità incidono molto. Sono linee sottili, e storicamente non sono mai state prese in considerazione, ma gli effetti di una infrastruttura lineare sulle funzioni eco-sistemiche del suolo o sulla frammentazione degli habitat vengono amplificati a parità di superficie rispetto a costruzioni compatte. Le strade, poi, evocano anche una tendenza alla dispersione insediativa, a un nuovo sviluppo urbano tendenzialmente a bassa densità, che letteralmente ‘amplifica' i dati sul consumo di suolo. Gli effetti su ciò che c’è intorno, infatti, sono importantissimi, e per la prima volta abbiamo cercato di stimarli con una elaborazione: abbiamo misurato un’area di 100 metri intorno a ogni porzione ‘consumata’, e l’area ‘impattata’ da questo consumo di suolo potenziale è il 55% dell’intero territorio.
Ciò significa -conclude Munafò- che più della metà del territorio è disturbato, direttamente o indirettamente, dal consumo di suolo, e risente delle presenza di infrastrutture o edifici a piccola distanza. Questo è tipico dei Paesi poco pianificati dell’area del Mediterraneo, dove non c’è delimitazione netta tra città e campagna, e la dispersione di edifici e infrastrutture provoca effetti dirompenti”.

di Luca Martinelli - 5 maggio 2015

venerdì 1 maggio 2015

MEDA: IL PD, CON IL SUPPORTO DECISIVO DI MOLTENI (NCD) BLINDA LE COMMISSIONI


Nel Consiglio Comunale del 29-04-015, s'è discusso l'ODG fatto inserire dal Presidente del Consiglio Bruno Molteni (NCD) -è nelle sue facoltà in quanto Presidente- relativo a una proposta di modifica all'art 14 del Regolamento per cambiare la composizione delle Commissioni.
Da notare che lo stesso articolo era già stato modificato con voto UNANIME di tutto il Consiglio Comunale il 28-11-2013, allargando la possibilità di partecipare, anche se senza diritto di voto, a tutti i capigruppo. Ora con una giravolta, Molteni e il Pd cambiano idea per modellare strumentalmente il regolamento a loro uso e consumo.

Molteni ha chiesto infatti che tutte le Commissioni siano composte tenendo conto del peso consigliare cioè, ogni componente pesa per il numero di rappresentanti presenti in CC.
Ha fatto in buona sostanza da sponda politica a Caimi, alla sua Giunta e al PD che con un peso pari a 8 consiglieri + il sindaco avrebbero così il controllo totale su tutte le Commissioni.
Non solo. La modifica dell'articolo sulla composizione senza definire quale sia il metodo per determinare IL NUMERO LEGALE affinchè la riunione di Commissione sia valida, lascia aperta la strada ad una interpretazione più che ambigua (guardacaso anch'essa di Molteni e del PD) che anche il numero legale è fatto sulla base del "peso" di ogni componente.
Per loro dunque, basterebbero in sostanza il rappresentante del Pd che pesa 8 (9 se si considera il Sindaco) e eventualmente un altro (sicuramente Molteni) per avere il numero legale "pesato" anche se nei fatti SOLO 2 su 7 componenti risulterebbero fisicamente presenti. 
Insomma, un'assise Istituzionale come se fosse un'assemblea di condominio dove pesano i millesimi  ! 
Il "peso" del rappresentante del Pd consentirebbe poi pareri delle Commissioni SEMPRE determinati dall'espressione del SOLO componente del Pd.
Una blindatura che toglie spazio al dialogo, al confronto, alla mediazione e a qualsiasi contributo differente da quello degli "ordini di scuderia".

Commissioni quindi BLINDATE e SILENZIATE poichè con la nuova composizione, andranno rieletti tutti i Presidenti. Ed è evidente l'assist di Molteni a Caimi, alla sua Giunta e al Pd poichè così si elimina il fastidio del Presidente della Commissione Territorio e Ambiente, il nostro Consigliere Colombo, non allineato e sopratutto reo di voler discutere ed affrontare, adeguatamente informato, in quell'assise temi come la pedemontana, gli ambiti di trasformazione e la variante al PGT, argomenti che Caimi e la Giunta ritengono debbano rimanere chiusi nelle loro stanze e gestiti con metodo da oligarchia ristretta.

Nella votazione finale in Consiglio Comunale, dove era necessaria la MAGGIORANZA ASSOLUTA DEGLI AVENTI DIRITTO AL VOTO (16 + il Sindaco) cioè almeno 9 voti, il Consigliere di Sinistra e Ambiente, dopo dichiarazione politica rifiutava di votare una proposta irricevibile, l'IdV e la Lega non erano presenti, Meda per Tutti e Con Buraschi per Meda votavano contro e un Consigliere del PD (Bruno Barbieri) si asteneva non seguendo le indicazioni del gruppo e mostrando come la forzatura non sia gradita da tutti i Consiglieri del Pd.
Risultava quindi approvata con 9 voti (lo stretto indispensabile) la nuova formulazione per la composizione delle commissioni, con il voto favorevole e DETERMINANTE dell'NCD Molteni.

A questo punto alcune considerazioni:

Molteni ha snaturato il suo ruolo ISTITUZIONALE di Presidente del Consiglio che deve essere garante in primis del Consiglio Comunale, mostrandosi come il soggetto politico che risolve i problemi a Caimi e il suo alleato più fedele e fidato.
Questa realtà piace anche ai consiglieri comunali del PD che, salvo uno, (Barbieri che si è astenuto) hanno ratificato l'agire prettamente politico del Presidente del Consiglio. 
Agire del resto, rodato anche in sede di Commissione Regolamento e Statuto dove, dopo mesi di assenza, il rappresentante dell'NCD ha sempre fatto da sponda o da apripista al rappresentante del PD Daelli, chiedendo la ridiscussione di articoli già approvati, con tanto di verbale, in Commissione ma che evidentemento non piacevano più al Sindaco e al suo esecutivo.
Così Daelli (Pd) e Molteni (NCD) hanno fatto saltare il lavoro sino ad allora collegiale che avrebbe portato ad una revisione del Regolamento su un documento unitario della Commissione.
Per chi volesse approfondire, ce ne siamo occupati qui e qui e all'origine del problema, qui.

Caimi preferisce dunque Molteni dell'NCD come alleato. 
Ma la coalizione che lo ha sostenuto aveva ben altra configurazione. Dunque visto che ora c'è una maggioranza diversa, Caimi e il Pd abbiano il coraggio di dirlo agli elettori.
Meda,  si rivela il BUCO NERO della trasparenza, della democrazia e della partecipazione, poichè a differenza di amministrazioni a noi vicine geograficamente, tutte di centrosinistra, dove le Commissioni lavorano e discutono su argomenti di importanza per il Comune, a Meda questo non è consentito dall' amministrazione Caimi e dai consiglieri del Pd, purtroppo in maggioranza meri e acritici  esecutori delle volontà dell'esecutivo.

All'elenco fatto di errori, di scelte unilaterali d'imperio, di mancate condivisioni, di dichiarazioni strampalate, di gestioni "proprietarie" in stile oligarchico su argomenti importanti per Meda si aggiunge ora quello di anomale convergenze politiche. Sinistra e Ambiente ne terrà conto nel suo agire.

Sinistra e Ambiente, con il suo Cons. Comunale, non rinuncia comunque a lavorare affinchè non si soccomba dinanzi a questa arroganza e si riserva di condividere con altri Consiglieri Comunali azioni e comportamenti comuni per tentare di ripristinare le precedenti regole e le normali condizioni di lavoro nelle Commissioni.

Articolo de il Giornale di seregno del 5-5-015
L'articolo de Il Cittadino sull'argomento del CC del 29-04-015