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Per la nostra storia e le passate iniziative,
puoi vedere anche sul nostro vecchio sito web.
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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 9 dicembre 2017

Il 9-12-017 a COMO CONTRO TUTTI I FASCISMI


Una manifestazione riuscita e partecipata quella del 9-12-017 a Como.
Una manifestazione contro il fascismo e le azioni squadristiche di questi ultimi giorni, tra le quali l'irruzione di un gruppo di neofascisti con la lettura di un farneticante volantino e con un atteggiamento intimidatorio nella sede di Como Senza Frontiere, coordinamento che si occupa di Profughi e Migranti.

Alla manifestazione erano presenti alcuni Ministri del Governo.
Ma non è di loro che vogliamo parlare, anche perchè per qualcuno l'appuntamento poteva costituire una facile  passerella mediatica.
Dal palco nessun intervento dei big, ma spazio ai rappresentanti dei gruppi e delle associazioni che, in prima linea, si occupano di Profughi e persone migranti e alla presidente dell'Anpi nazionale, Carla Nespolo.
Letture dei giovani poi di brani dei Resistenti e ispirati all'antifascismo. Tutto con la colonna sonora dei SetteGrani.

Ecco, oltre a visionare le foto del gruppo di Sinistra e Ambiente, presente alla manifestazione, vi invitiamo a leggere l'intervento di Anna Francescato di Como Senza Frontiere.


Emergency
Uno sguardo in zona palco
L'ANPI presente con molte sezioni
Un messaggio inequivocabile
Dopo un raccolto ne viene un altro - Alcide Cervi
Niente frontiere, stop alla deportazione, rifugiati benvenuti
Tra la gente e i gruppi
Tra la gente e i gruppi
Ora e sempre Resistenza.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente c'è. CONTRO OGNI FASCISMO
Le medaglie al valore Partigiano della Valsesia
Con l' ANPI della Valsesia, insieme ai Partigiani caduti.
Dal palco suonano e, tra la gente qualcuno accompagna
Sul palco si parla di Resistenza
Dietro lo stadio di Como, una lapide ricorda un grande Resistente comasco torturato e fucilato dai nazifascisti
L'intervento di Como Senza Frontiere

sabato 2 dicembre 2017

ESCO: ALLA SCUOLA ANNA FRANK MENO CONSUMO ENERGETICO MA PIU' PM10


Dopo aver assegnato i lavori alla soc. Carbotermo, unica partecipante e vincitrice del bando ESCO (Energy Service Company) la ex giunta di Caimi, in data 27/5/2017 con la delibera 154 ha approvato il progetto definitivo/esecutivo elaborato dalla soc. Carbotermo per la "Riqualificazione e gestione energetica degli edifici di proprietà comunale".
Un progetto verificato e validato dall'Ufficio Tecnico del Comune il 24/5/2017 il cui obiettivo è di migliorare ed abbattere i consumi energetici di 8 edifici attaverso molteplici azioni ed interventi.
Tutti interventi posti in capo alla Carbotermo che investirà 2.554.080 euro ricevendo in cambio la gestione ventennale degli edifici pubblici con corrispettivo versamento da parte del Comune di Meda di un canone annuo di 416.000 euro basate sulle tariffe energetiche delle fatture d'utenza.
Una scelta amministrativa complessa che, purtroppo, non ha avuto, nonostante i molteplici solleciti, gli adeguati e tempestivi livelli di informazione per poterla valutare nei dettagli.
Fin qui la cronaca.

Ora però ci occupiamo dei lavori, contemplati nel bando ESCO, avviati e ultimati presso la scuola Anna Frank di via Giovanni XXIII previsto negli interventi ESCO.
Lì, tra gli interventi previsti, è stata ristrutturata la centrale termica e  sostituito il generatore di calore.
Purtroppo la scelta non è certo ottimale poichè come da progetto definitivo/esecutivo è stato installato un nuovo generatore di calore alimentato a biomassa e pellet che utilizzerà esclusivamente pellet, stoccati in due silos di carica esterni.

E' ormai noto a tutti che l'aria a Meda, sopratutto per il particolato PM10 e PM2.5, risulta di pessima qualità superando ampiamente e per periodi consecutivi i limiti previsti dalla normativa.
Tra i fattori che concorrono pesantemente a portare oltre i limiti la concentrazione di Polveri Sospese vi è proprio la combustione dei pellet.
L'incidenza della combustione dei pellet e in generale delle biomasse, è trattata dalla relazione 2015 dell'ARPA e dal rapporto annuale per la Provincia di MB del 2016.
Pertanto, la scelta dell'uso dei pellet come combustibile rischia di andare a contribuire al peggioramento dell'aria costituendo una vera e propria sorgente di emissioni di particolato oltretutto con una installazione in un luogo sensibile quale un edificio scolastico, parte del plesso Anna Frank-Diaz.
Insomma c'è una chiara ed evidente contraddizione: da un lato si punta a ridurre i consumi degli edifici più energivori per combattere l'emissione di CO2 ma dall'altra si introduce una sorgente d'inquinamento pressochè certa di PM10.

Indubbiamente il progetto definitivo/esecutivo presentato dalla Carbotermo meritava, quand'era ancora possibile, una valutazione e un'analisi più attenta e approfondita, chiedendo anche di vagliare l'uso e l'istallazione di tecnologia di riscaldamento a POMPA DI CALORE, una tecnologia pulita, ormai utilizzata pure in impianti per edifici scolastici, anche in ciclo combinato.

sabato 18 novembre 2017

CONA: I RICHIEDENTI ASILO IN MARCIA PER LA DIGNITA'


Del sovraffollamento e delle pessime condizioni del centro di prima accoglienza (CPA) di Cona, ex base militare in provincia di Venezia dove allora risultavano stipati 1400 richiedenti asilo ne avevamo parlato in QUESTA NON E' ACCOGLIENZA.
A distanza di quasi un anno, nonostante le promesse, la situazione è rimasta pressochè immutata, fatto salvo una diminuzione delle persone lì concentrate , comunque oltre le mille unità rispetto ai 540 consentiti dalle abilitazioni della locale ASL (ora ATS).
Così, in questi giorni, esasperati dalle immutate condizioni, circa 250 richiedenti asilo hanno deciso di abbandonare il CPA di Cona e insieme, di raggiungere con una marcia la Prefettura di Venezia.
Una protesta civile e pacifica, purtroppo funestata dalla morte d'un ragazzo ivoriano investito da un'auto, di sera, mentre raggiungeva i compagni in marcia.
Una marcia che ha avuto l'appoggio e la solidarietà delle associazioni locali, della gente e delle parrocchie che hanno aperto le porte delle loro strutture e che ha strappato il risultato della ricollocazione in strutture migliori per i 250 partecipanti alla protesta.
Il Manifesto lo racconta.
Ecco, leggete l'articolo che ancora ora come allora, denuncia situazioni intollerabili e insostenibili che nulla hanno a che fare con una sana accoglienza.



di Ernesto Milanesi VENEZIA Edizione del 18.11.2017

Organizzati si vince:
ricollocati i migranti in marcia per Venezia


A Conetta, almeno loro, non ci torneranno più. E hanno aperto la strada giusta a tutti gli altri, perché l’accoglienza significa dignità.
Le centinaia di migranti che per giorni camminavano a cavallo delle province di Venezia e Padova, alla fine hanno vinto: un letto vero, uno spazio umano e forse perfino un corso d’italiano o tempo da impegnare concretamente. 
Adesso è davvero possibile immaginare di svuotare la struttura, aperta come «accogliente» e rivelatasi semplicemente sbagliata. Va finalmente chiusa per non provare altra vergogna, guardando negli occhi la marea di profughi.
Loro, i vincitori, erano usciti alla spicciolata dal cancello dell’ex base militare Silvestri nella frazione di Cona. A piedi, con la valigia in testa o con il trolley trascinato insieme alla bici. In tre giorni sono diventati un esodo, lungo gli argini del Bacchiglione e del Brenta. Circa 250 migranti «in marcia per la dignità», una specie di piccola Selma nel cuore del Veneto come l’ha definita Gianfranco Bettin.
Soltanto Salif Traore, ivoriano di 35 anni, mancava all’appello: è morto mercoledì sera. Investito da un’auto mentre pedalava verso Codevigo, dove il parroco don Michele Fanton aveva appena aperto la chiesa.
Nell’hub dell’emergenza formato business, nessuno voleva più tornare. 
Per mesi hanno sopportato la gestione delle coop Ecofficina-Edeco (sinonimo dei coniugi Sara Felpati e Simone Borile) tutt’altro che in grado di reggere gli «ospiti». Il 2 gennaio in uno dei bagni si era registrata una morte atroce: Sandrine Bakayoko, 25 anni, ivoriana.
Poi il piccolo municipio era diventato il miraggio di un documento d’identità, prima del sogno di un permesso vero e proprio. Ma il sindaco Alberto Panfilio doveva fare i conti con un ufficio abituato a 2.985 abitanti: al massimo cinque pratiche alla settimana per certificare la «convivenza anagrafica» di oltre mille migranti. E nonostante visite d’autorità, ispezioni parlamentari, processioni di avvocati con attivisti e volontari, a Conetta la vita quotidiana restava un incubo. Prigione a cielo aperto, dimenticata in mezzo alla campagna, nell’indifferenza delle istituzioni.
Finché lunedì il primo drappello dell’ennesima «rivolta» ha mosso il primo passo. «Qui ci trattano come animali. Basta. Andiamo dal prefetto…»: sembrava impossibile, invece si è aperto lo spiraglio con le autorità. La lunga marcia era cominciata, fuori dal piccolo paese, verso Venezia. Cona era l’inferno: non avevano più niente da perdere. La dignità, invece, è stata la molla che ha spinto decine e poi centinaia di migranti verso Codevigo e la mattina dopo verso Mira. 
Con loro all’inizio i militanti dell’Usb di Bologna, i centri sociali del Nord Est, ma anche la Caritas padovana e la gente della Bassa. In marcia, come nei Balcani nell’estate 2015 e verso la tendopoli della vergogna europea di Idomeni nella primavera 2016.
Stesse immagini, identiche storie, uguale umanità senza alternative. La «marcia della dignità» ha messo il Veneto (che sogna l’autonomia, coltiva la piccola patria e raccoglie veleni) davanti allo specchio più nitido per la coscienza e meno adatto a riflettere favole. 
Così i rifugiati di Cona, immobili sul ponte di Bojon davanti all’esercito di poliziotti, hanno incarnato le parole di un papa nel cuore dei vescovi.
Il patriarca Francesco Moraglia – come già il vescovo di Padova Claudio Cipolla- ha risolto in diretta telefonica lo stallo che rischiava di travolgere tutto e tutti. Chiese e strutture parrocchiali spalancate a Mira, Borbiago, Oriago e Gambarare. 
Poi ieri il «censimento» indispensabile a predisporre con la prefettura il definitivo trasferimento in luoghi più consoni. Nel pomeriggio 151 migranti a bordo di bus hanno raggiunto strutture diverse in tutta la regione. Un’altra decina di richiedenti asilo ospitata dalla diocesi, mentre per gli ultimi 90 si stavano completando le operazioni da parte della task force coordinata dal prefetto Carlo Boffi.
Aboubakar dell’Usb ha perso la voce, ma ha vinto la partita dei suoi fratelli africani: «Sono ragazzi che dopo quasi due anni non sanno ancora esprimersi in italiano. È integrazione?».

domenica 12 novembre 2017

INTERESSANTE E RIUSCITA SERATA DELL'ANPI DI SEVESO CONTRO I FASCISMI


Una bella e intensa serata quella organizzata dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) di Seveso con l'adesione delle sezioni di Bovisio Masciago, Limbiate, Cesano Maderno e Meda) e il patrocinio dell'Amministrazione Comunale.
SAVERIO FERRARI ha relazionato sui "nuovi volti del fascismo".
Un lavoro attento, approfondito e costante quello di Ferrari e dell'Osservatorio sulle nuove destre.
Un lavoro che seguendo costantemente la cronaca, la storia e scrivendo sempre basandosi su materiali, atti e documenti ufficiali, comprese le relazioni, le indagini e i testi delle sentenze dei Tribunali ricostruisce i dettagli, le evoluzioni, i collegamenti e le modalità di azione proprie dei gruppi che in Italia e in Europa direttamente o velatamente si richiamano al nazifascismo.
Informazioni precise che potete trovare anche sul sito de l'Osservatorio (qui) che vi invitiamo a visitare.






Come prevedibile, con il Comune di Seveso prossimo alle elezioni amministrative, il patrocinio concesso all'iniziativa da parte dell'Amministrazione ha scatenato alcune forze politiche locali (Lega Nord in primis) evidentemente più interessate ad acquisire visibilità con una sterile quanto fantasiosa polemica invece d'essere preoccupate per l'insorgere di azioni da parte di gruppi neofascisti, azioni le cui caratteristiche sono tra l'altro la discriminazione, l'intolleranza il razzismo e il negazionismo.

L'ANPI di Seveso ha così commentato l'niziativa:

venerdì 3 novembre 2017

CONTRO I FASCISMI, IL 9-11-017 INIZIATIVA DELL'ANPI A SEVESO CON SAVERIO FERRARI


Proseguono le iniziative dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) per sensibilizzare, informare, creare e rafforzare la coscienza antifascista in una situazione che vede frequentemente balzare alla cronaca per le loro squallide azioni i gruppi che si rifanno al nazifascismo.
Gruppi che alimentano in continuo l'odio razziale, la discriminazione e l'apologia all'infausto ventennio di dittatura nera che ha portato privazione della libertà, persecuzioni, guerra, morte e orrori.
Sul territorio della Brianza, l'ANPI di Seveso, con l'adesione delle altre sezioni di zona (Cesano Madero, Limbiate, Bovisio Masciago e Meda) ha promosso ed organizzato un incontro pubblico GIOVEDI 9-11-2017 dalle ore 21.00 presso il Centro Civico in via Silvio Pellico a Seveso con SAVERIO FERRARI ricercatore de L'Osservatorio sulle nuove destre .
Un incontro utile per capire e non farsi trarre in inganno dai trasformismi e dalle mimetizzazioni della galassia neofascista, composta da gruppi e da "associazioni" affini da loro create e dirette.


La lettera di invito dell'ANPI di Seveso

lunedì 30 ottobre 2017

28 OTTOBRE CONTRO I FASCISMI: A SEVESO, TRIBUTO A UN PARTIGIANO

Il 28-10-2017 la sezione dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) di Seveso ha organizzato un incontro alla Cascina Farga per consegnare la tessera ad Honorem al Partigiano Carlo Visconti, nome di battaglia "Lupo".
E' l'Ottobre 1943, poche settimane dopo l'8 settembre, quando a Seveso, nella Cascina Farga, si costitutisce il primo nucleo partigiano che diventerà poi l'8° distaccamento della 185 Brigata Garibaldi. Tra i componenti del gruppo c'è il giovanissimo Carlo Visconti che con i suoi fratelli e le altre famiglie, fecero della Cascina Farga la base della resistenza a Seveso e dintorni.
Oggi Carlo Visconti "Lupo" ha 94 anni e vive ancora alla Farga.
Così mentre nelle scorse settimane i rigurgiti neri, in occasione della infausta "marcia su Roma" del 1922, tentavano di assicurarsi con subdoli tentativi la possibilità di sfilare a Roma, l'ANPI ha proclamato la GIORNATA CONTRO I FASCISMI .
La sezione di Seveso ha dunque dedicato la sua giornata antifascista ad un Partigiano, affinchè con questo gesto, con questo riconoscimento formale si radichi ancora di più la consapevolezza che la Democrazia è stata ottenuta con il generoso sacrificio di molti uomini e donne e va mantenuta, applicata e difesa con il nostro impegno quotidiano e con la capacità di indignarsi dinanzi ai soprusi, alle pulsioni autoritarie, razziste e discriminatorie.
Due chiacchere con il Partigiano "Lupo"
Il cortile di Cascina Farga tra Seveso, Barlassina e Meda
Molte generazioni insieme.
Insieme per un tributo a Carlo Visconti "Lupo"
Al centro, Carlo Visconti "Lupo" nei giorni della Liberazione, durante un pattugliamento a Seveso con due suoi compagni.

Il discorso di Giulia Spada, Presidente dell'ANPI di Seveso

giovedì 19 ottobre 2017

TUTELA REGIONALE SULLE AREE DELLA BRUGHIERA: UN PRIMO PASSO ISTITUZIONALE IN REGIONE

Sono più di 30 anni che il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera (di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva) si batte per conservare e tutelare il grande polmone verde della Brughiera, chiedendo a gran voce l'istituzione su queste aree di un Parco Regionale.
Dopo l'incontro/convegno dell'aprile 2016 sul futuro delle aree protette, tenutosi presso la sede del Parco Groane e conclusosi con l'Assemblea Programmatica e l'approvazione del documento per l'ampliamento del Parco Groane con parte della Brughiera (vedi qui), la Regione Lombardia ha finalmente dato inizio al processo Istituzionale.

Nella seduta del 17 ottobre 2017 la Giunta Regionale ha approvato la Proposta di Progetto di Legge (PdL) denominato "MODIFICHE E INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 16 LUGLIO 2007, N. 16 (TESTO UNICO DELLE LEGGI REGIONALI IN MATERIA DI ISTITUZIONE DI PARCHI”). AMPLIAMENTO DEI CONFINI DEL PARCO REGIONALE DELLE GROANE E ACCORPAMENTO DELLA RISERVA NATURALE FONTANA DEL GUERCIO E DEL PARCO LOCALE DI INTERESSE SOVRACOMUNALE (PLIS) DELLA BRUGHIERA BRIANTEA"

E' il Progetto di Legge che amplia i confini del Parco Regionale delle Groane con l'inserimento delle aree di Brughiera di quei Comuni del Comasco (Cantù, Cermenate, Cucciago, Fino Mornasco, Vertemate con Minoprio) che hanno espresso con Delibera di Consiglio la loro volontà di entrare nel Parco Regionale delle Groane, accorpando anche il territorio compreso nel PLIS della Brughiera Briantea, composto da 8 Comuni - Cabiate, Carimate, Carugo, Figino Serenza, Lentate Sul Seveso, Meda, Mariano Comense, Novedrate - anch'essi deliberanti e la Riserva Naturale della Fontana del Guercio. Pur avendo deliberato, è stato purtroppo escluso purtroppo il Comune di Grandate perchè il suo territorio appare "troppo discontinuo e frammentato rispetto agli altri ambiti".
L'approvazione i Giunta Regionale è un passo importante ma che ancora non è formalmente completo poichè servirà anche un passaggio di analisi e approvazione prima nella deputata Commissione Agricoltura, Montagna Foreste e Parchi e successivamente in Consiglio Regionale.
C'è però, purtroppo, tutta una vasta zona della Brughiera nei Comuni di Alzate Brianza, Brenna, Capiago–Intimiano, Casnate con Bernate, Como, Lipomo, Montorfano, Orsenigo, Senna Comasco e Tavernerio che per ora non rientra nell'iter per la tutela regionale perchè, contraddicendo ciò che erano stati passati pronunciamenti, ora per svariate ragioni -localismi, indifferenza, scarsa sensibilità ambientale, difficoltà amministrative etc.- ha deciso di non condividere la realizzazione di questo grande Parco che vorremmo chiamare Groane -Brughiera.
Insomma, c'è comunque altra strada da fare per l'inclusione di tutte le superfici verdi.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMezF9dbBok4NHRqOnXI4daZZU_kPZ-JyFvcu-0?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
La mappa del Parco Groane-Brughiera con le Groane in Verde, 
in azzurro i Comuni e il PLIS inclusi e in rosso le parti non accorpate 
per mancata adesione dei Comuni 
(cliccare sopra per ingrandire)

venerdì 13 ottobre 2017

PGTU DI MEDA: LE FASI REALIZZATIVE PREVISTE E LE OSSERVAZIONI PRESENTATE DA SINISTRA E AMBIENTE E DA ALCUNI CITTADINI ATTIVI

Dei contenuti del Piano Generale del traffico Urbano (PGTU) ne abbiamo sommariamente trattato nel precedente post.
L'estensore, dopo aver relazionato sulla situazione attuale (pur priva a nostro avviso di alcuni necessari approfondimenti), ha identificato gli obiettivi da perseguire e le azioni necessarie da attuarsi in tre fasi. Fasi che sono considerate comunque modificabili.
La prima fase contempla quelli che sono valutati come "interventi urgenti e realizzabili in tempi brevi":


ad essi seguiranno gli interventi previsti nella seconda fase che consistono in:


Infine la terza fase definita di "medio periodo " con le sottoelencate azioni:

Appare evidente che i contenuti operativi e le azioni di ogni fase sono legati alle volontà politiche dell'Amministrazione che dovrà trovare e destinare le necessarie risorse economiche per attuare le previste realizzazioni.
Diversamente il PGTU rimarrebbe un mero atto d'indirizzo puramente teorico.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, in collaborazione con alcuni cittadini attivi, ha esaminato attentamente il PGTU valutando che lo stesso sia un buon punto di partenza per cercare di innescare trasformazioni positive per la viabilità e la vivibilità urbana.
Serve infatti un cambiamento, non più derogabile, poichè la città non può continuare ad essere calibrata e configurata "a misura d'auto".
Questo PGTU può e deve anche essere migliorato e rafforzato con alcune integrazioni nella parte analitica, con l'aggiunta di opere da portare a compimento nella sezione progettuale, con più azioni nella fase iniziale e una concreta definizione per una verifica puntuale che coinvolga anche soggetti territoriali e cittadini attivi.
Per questo abbiamo presentato Osservazioni puntuali.
Evidenziando alcune carenze nella fase di analisi, abbiamo chiesto l'aggiunta di un capitolo dedicato all'inquinamento atmosferico causato dal traffico nonchè l'implementazione di alcune previsioni urbanistiche che potrebbero modificare configurazioni stradali e modificare numericamente le percorrenze.
Tra gli obiettivi e gli strumenti, serve poi porsi in una logica d'interlocuzione con le aziende del territorio e le scuole per promuovere forme di mobilità sostenibile e calibrare gli spazi a parcheggio a loro servizio.
Per la fase propositiva e progettuale, abbiamo identificato possibili percorsi ciclabili e pedonali in addizione a quelli presi in considerazione dal PGTU nonchè la necessità dell'implementazione, in tempi non più procrastinabili, della Velostazione presso la fermata FNM di Meda.
Suggerimenti anche per migliorare il Trasporto Pubblico.
Serve inoltre l'implementazione di più azioni previste già nella prima fase d'attuazione e la definizione di un Rapporto di Valutazione sulle azioni intraprese e sulle opere realizzate.

Sotto, le osservazioni di Sinistra e Ambiente e di un gruppo di cittadini attivi di Meda

domenica 24 settembre 2017

VARIANTE AL PTCP DELLA PROVINCIA DI MB: QUANDO LE SEMPLIFICAZIONI PREOCCUPANO GLI AMBIENTALISTI


Il coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di MB (di cui Sinistra e Ambiente è parte) continua con attenzione ad occuparsi dell'argomento CONSUMO DI SUOLO nella Provincia di MB ed è intervenuto con le sue valutazioni e con una serie di osservazioni per cercare di migliorare la Variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e Brianza.
Una variante che il coordinamento ambientalista non condivide per alcuni aspetti.

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Variante al PTCP della Provincia di Monza e Brianza: 
semplificare aiuta a consumare suolo

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

Esclusioni, scorciatoie e decisioni concentrate nelle mani del solo Presidente.
Con le modifiche proposte alle norme del piano si rischia di indebolire le tutele 
e di disattendere l’obiettivo di limitare il consumo di suolo.

Dopo le osservazioni presentate a luglio in occasione dell’adeguamento del Piano Territoriale Regionale il coordinamento ambientalista OSSERVATORIO PTCP di MB ha protocollato lo scorso 15 settembre le osservazioni alla variante normativa al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e Brianza.
Ecco una sintesi dei contenuti delle osservazioni inoltrate con l’intento di perfezionare il nuovo testo normativo, adottato con DCP n. 15 del 31 maggio 2017.

Secondo la Provincia di MB e gli uffici proponenti, la variante dovrebbe semplificare alcune procedure del piano, in particolare nei casi d’intesa per le aree ricadenti in Ambiti d’Interesse Provinciale (AIP) o in Rete Verde.
In realtà le modifiche introdotte indeboliscono di fatto i livelli di tutela previsti nella classificazione delle aree e aumentano il rischio di consumo di suolo invece di contenerlo.
Nel dettaglio le osservazioni proposte dal Coordinamento ambientalista puntano, in primo luogo, a mantenere le tutele esistenti sui corridoi ecologici (che non devono essere in nessun caso ridotti o interrotti), sugli elementi geomorfologici e sui Parchi Locali di Interesse Comunale (PLIS).
Per questi ultimi ogni modifica deve essere vietata a meno che non si tratti di ampliamenti.

In più si ribadisce che è importante che le richieste di variante siano di competenza del Consiglio Provinciale e discusse con possibilità di presentare osservazioni.
Con la variante invece tutto il potere decisionale sarebbe in mano al solo Presidente.

Così come è opportuno che le richieste d’intesa avanzate dai comuni vengano formulate con Delibera di Consiglio Comunale al fine di rendere edotti e consapevoli tutti i livelli Istituzionali e non tramite la sola iniziativa del Sindaco e della sua Giunta.
Non sono inoltre accettabili esclusioni al confronto (tramite il passaggio facilitato da variante ordinaria a semplificata) per quei casi genericamente liquidati come errori materiali, modifiche su aree di completamento o interventi di piccola entità.
E’ fondamentale riconoscere come suolo consumato solo quello collegato a piani attuativi approvati e vigenti a tutti gli effetti di legge e non considerare ormai perse le aree interessate da piani semplicemente adottati.

Coordinamento OSSERVATORIO PTCP di MB
SALVIAMO IL PAESAGGIO

Sotto il testo delle osservazioni protocollate.

venerdì 22 settembre 2017

IL PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO DI MEDA (PGTU)

Anche il Comune di Meda ha finalmente deciso di dotarsi di un Piano Generale Traffico Urbano (PGTU).
Lo studio è stato avviato e protocollato dal "Centro Studi PIM" nel marzo 2017 e adottato il 19-4-017 dalla passata Giunta Caimi e va ora in discussione, dopo il cambio di amministrazione, con la Giunta Santambrogio.
In data 18-9-017 c'è stata una prima illustrazione in sede di Commissione Territorio e Ambiente da parte dell'estensore.
Sinistra e Ambiente, considerando l'argomento e l'iter importante, era presente con Alberto Colombo.
Il PGTU è uno strumento di indirizzo per la pianificazione viabilistica dinamico e di breve periodo poichè richiede verifiche e aggiornamenti biennali o triennali per la sua implementazione esecutiva e per una sua corretta calibrazione.
Obiettivo  "normale" di un PGTU è in genere quello di cercare soluzioni per rendere la città più vivibile e percorribile sgravandola dal traffico automobilistico intenso e salvaguardando le fasce "deboli" dei pedoni e dei ciclisti.
Per questo è necessaria una ricognizione approfondita che fotografi la situazione cittadina prendendo in considerazione le correlate componenti di criticità (classificazione della rete stradale, volumi dei flussi di traffico, loro direzione e concentrazione, numero di incidenti, aree di sosta, trasporto pubblico, luoghi sensibili, stato della rete di mobilità lenta etc).
Il PGTU potrà poi avere ulteriori e successivi livelli operativi quali i Piani Particolareggiati e i Piani esecutivi.
Alla ricognizione devono poi seguire scelte e realizzazioni da attuarsi nel breve termine e laddove possibile, anche gli obiettivi di lungo termine.
Impostazione, obiettivi, soluzioni e loro concretizzazione dipendono dalle volontà politiche dell'amministrazione e dallo stanziamento di adeguate coperture economiche.
La situazione medese, illustrata nel PGTU, appare complessa per una serie di fattori.
L'attuale configurazione della viabilità cittadina risulta difficile, principalmente perchè l'indiscriminato sviluppo edilizio e il consumo di suolo hanno saldato tra loro i centri urbani senza minimamente considerare la dimensione della vivibilità.
Esistono di conseguenza zone di pesante concentrazioni di traffico con punte insostenibili (il massimo è quello di 2700 veicoli bidirezionali/ora all'uscita della superstrada SS35 con flussi verso via  Cadorna/Indipendenza).
Tabella dal PGTU sui flussi di traffico medesi
La predominanza dell'auto è totale anche in aree centrali o laddove sono presenti servizi e/o scuole.
Per la viabilità "lenta" la situazione medese è disastrosa poichè esistono solo brevi tratti di piste ciclabili, oltretutto non collegati tra loro (3km di cui alcune ricavate ln promiscuità con i pedoni su marciapiede).
E' evidente che anche i pedoni siano in una condizione di debolezza sia nelle aree periferiche sia nel centro storico.
Un centro storico oltretutto da tempo al degrado, dove nessuna amministrazione è mai intervenuta per creare un polo attrattivo storico/culturale/ambientale su villa e parco Traversi (ora con un'ulteriore problema dovuto all'incendio di settembre) che poteva essere motore di trasformazioni e di una viabilità differente.
Le concentrazioni di veicoli e le strade a scorrimento veloce creano poi alta incidentalità, in nuovo aumento dopo la flessione registrata nel 2013.

Tabella dal PGTU sull'incidentalità nel triennio
Purtroppo, nel PGTU, non è stata presa in considerazione la qualità dell'aria che a Meda risulta pessima causa sforamenti continui sul PM10 e alti valori di Ossidi di Azoto (NOx).
Il traffico veicolare, secondo gli studi ARPA, contribuisce per il 25% (PM10) e per il 57% (Ossidi di Azoto) all'inquinamento atmosferico.
E' stata invece analizzata la situazione delle aree di sosta dove s'è riscontrato un utilizzo della rete viaria per lo stazionamento, essendo molte aree prive di posti auto pubblici e privati, nonchè di box.
La tipologia degli utenti della sosta è fatta da  residenti, fruitori di servizi esistenti etc.
Sui mezzi di trasporto pubblici- utili a decogestionare traffico e sosta - prevale l'utenza scolastica e dei pendolari.
Quello del trasporto pubblico è un capitolo "sovraccomunale" dove la richiesta di potenziamento rischia, purtroppo, di scontrarso con i tagli di cui la Provincia di MB (Istituzione con l'attribuzione dei servizi di trasporto pubblico) è stata oggetto.
Il PGTU tra le arterie presenti sul territorio medese, prende in considerazione (non poteva fare altrimenti) anche l'Autostrada Pedemontana Lombarda e le infrastrutture viarie complementari che dovrebbero essere finanziate e realizzate da essa  (sottopasso di via Cadorna-Seveso, sottopasso di via Trieste, tangenzaline di Meda Sud e P.za Volta) nonchè le Compensazioni Ambientali previste per Meda - ciclabile nell'area Cave e ciclabile Meda Sud-Bosco delle Querce.
E' un azzardo e un'incognita poichè l'autostrada (che Sinistra e Ambiente e il coordinamento ambientalista Insieme in Rete ritiene inutile, dispendiosa e impattante per l'ambiente e il territorio) è priva di fondi e sottoposta ad una richiesta di fallimento da parte della Procura di Milano.
Ci auguriamo che questo disastroso capitolo si chiuda il prima possibile, con la rinuncia al completamento autostradale, rivedendo quanto prima la progettualità delle opere di viabilità complementare locale e prevedendo per esse differenti soggetti finanziatori.
Non aiuta certo la viabilità cittadina il progetto di Centro Commerciale e annessi servizi sull'area ex Medaspan, fortemente voluto ed approvato dalla passata giunta di Caimi.
L'iter è attualmente sottoposto una prescrizione regionale vincolante (il superamento della linea ferroviaria FNM) e a un tavolo  per su un Accordo di Programma e non se ne conoscono ne le tempistiche (la chiusura lavori era stata annunciata per marzo 017) ne i contenuti.
L'estensore del PGTU ha esplicitato nel testo gli "obiettivi di massima" da raggiungere :

Gli obiettivi dichiarati del PGTU
Per attuare i sopraelencati obiettivi, vengono identificate anche alcune possibili soluzioni e interventi da effettuare:
  • Riqualificazione di alcuni ambiti
  • Fluidificazione e moderazione del traffico
  • Attuazione di ambiti a precedenza pedonale e delle isole ambientali
  • Miglioramenti e modifiche nella politica della sosta
  • Lievi variazioni del percorso linee di trasporto pubblico e miglioramento del servizio con soste aggiuntive in estensione ai quartieri poco serviti
  • Interventi di ricucitura e ampliamento dei percorsi ciclopedonali esistenti per collegare tra loro le funzioni presenti in città e con i Comuni contermini e realizzazione di circa 19 km di nuovi itinerari ciclabili
L'attuazione del PGTU è suddivisa in tre fasi cominciando dagli interventi urgenti e realizzabili in tempi brevi.
Sinistra e Ambiente seguirà da vicino, anche con il concorso di altri cittadini con cui stiamo interloquendo, questa fase finale di discussione e approvazione del PGTU, valutando l'opportunità di presentare Osservazioni migliorative entro la prevista data del 16-10-017.
Il documento del PGTU, elaborato dal PIM, può essere letto e scaricato dal sito del Comune di Meda  qui e qui .

Continua.

martedì 12 settembre 2017

IL 22-9-017 NEL BOSCO DELLE QUERCE UN RECITAL PROMOSSO DA INSIEME IN RETE

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE promuove e organizza il recital "TUTTI DORMONO SULLA COLLINA" del gruppo #abbracciebaci, tratto dall'antologia di Spoon River di Edgar Lee Master.
L'evento, ad ingresso gratuito, si terrà venerdì 22-9-017 a partire dalle ore 21.00 presso il Bosco delle Querce in via Ada Negri 1 a Seveso.
Fa parte dell’iniziativa ARCHIVIARE PEDEMONTANA e AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE avviata in occasione del quarantunesimo anniversario del disastro ICMESA.
Grazie alla disponibilità e alla recitazione di un gruppo di uomini e donne, in questa serata, rivivrà il paese immaginifico di Spoon River con i racconti dei dolori, degli amori, delle lotte, delle conquiste dei suoi abitanti.
Uno spunto per rammentare come la Memoria è cosa importante, sopratutto in un territorio che ha vissuto il dramma della contaminazione della Diossina TCDD dell'ICMESA e che ancora oggi corre il rischio che un'inutile e impattante autostrada, riporti in superficie il potente veleno.


La rassegna stampa:
Art Giorno 15-9-017. Cliccare sopra per lettura.
Articolo de Il Cittadino del 16-9-017
Articolo de Il Giornale di Seregno del 19-9-017

venerdì 11 agosto 2017

I PROVVEDIMENTI SPREGIUDICATI DEL GOVERNO ITALIANO, LA DEMONIZZAZIONE DELLE ONG E DI CHI ASSISTE I PROFUGHI


E' un agosto caldo, come è caldo da più tempo il problema al centro dell'attenzione  e degli atti del governo italiano nonchè dei commenti e delle storture propinate da certa stampa e dai social: quello dei richiedenti asilo, dei profughi, dei migranti, insomma di quei disperati che tentano di arrivare con mezzi di fortuna sulle coste italiane, sperando d'essere intercettati quanto prima da un'imbarcazione e tratti a bordo ed in salvo.
Siamo ormai in una fase dove, per accontentare la pletoria degli urlatori nostrani, il Governo italiano s'è lanciato in una serie di spregiudicati e pericolosi provvedimenti e azioni, tutte con un solo scopo: tenere lontani dall'Italia questi disperati e, con il supporto della "Guardia Costiera" libica, respingerli e confinarli in Libia negli orrendi centri di detenzione dove vengono raccolti.
Luoghi gestiti da personale senza scrupoli, da bande locali conniventi con gli stessi trafficanti che, a parole, il Governo italiano dice di voler combattere e dove la violenza, i maltrattamenti, la sopraffazione, i ricatti e gli stupri sono la quotidianità .
Eppure, formalmente per "combattere i trafficanti", sono stati stanziati fondi indirizzati all'autorità libica che però autorità non è visto che il governo di Serraj controlla solo una piccola porzione del territorio mentre nel resto della Libia imperversano milizie locali, jiahdisti, gruppi dell'ISIS o il secondo governo, quello di Tobruk, quello di Haftar.

Ma non è solo questo.
Anche contro le ONG che operano nel mediterraneo con funzioni di salvataggio, s'è alzata una canea mediatica volta e screditarne l'attività, seguita da una richiesta alle stesse di aderire ad un "regolamento" che ne limita pesantemente le possibilità d'intervento, vietando il trasbordo delle persone soccorse su natanti più capienti e pretendendo un controllo a bordo con personale di polizia anche armato.
Chi non ha ancora accettato di firmare "il regolamento" è nei fatti messo in condizioni di non poter più operare adeguatamente nel salvataggio di vite umane.
In questi giorni, l'asticella si è alzata ancora di più, con un avviso di garanzia d'indagine in corso su un'ipotesi d’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di Don Mussie Zerai, prete cattolico eritreo che da tempo opera con la sua Agenzia giornalistica per informare sulla situazione dell'Africa, dandosi da fare anche per l'attivazione di corridoi umanitari.

Abbiamo, purtroppo, la certezza che la politica del mostrarsi forti e decisi non sia tanto indirizzata  a colpire i trafficanti di esseri umani e gli scafisti, quanto ad eliminare dallo scenario chi ha messo al centro del suo agire il soccorrere chi si trova in difficoltà, identificandolo come un osservatore e un operatore scomodo.
Pare essere questo l'approcio ipocrita scelto per evitare altri arrivi in Italia.
Con buona pace per il Diritto Internazionale si consegnano migliaia di esseri umani al rientro forzato nel caos della Libia, paese che non ha mai siglato la Convenzione di Ginevra e dove le violazioni dei Diritti Umani sono quotidiane.

Don Mussie, il numero verde che salva la vita


Alessandro Leogrande Edizione del 10.08.2017

La notizia secondo cui la Procura di Trapani, nell’ambito dell’inchiesta sulla ong Jungend Rettet, starebbe indagando sull’operato di don Mussie Zerai, è la perfetta cartina al tornasole di un’estate in cui le azioni di soccorso nel Mediterraneo sono oggetto di una violenta campagna di delegittimazione.
Dopo la strage del 3 ottobre del 2013, quando un barcone stracolmo quasi unicamente di eritrei si rovesciò a poche centinaia di metri dall’isola di Lampedusa, don Mussie fu tra le persone più attive nel ricostruire quanto accaduto, e in particolare le cause e il motivo del viaggio di chi era andato incontro a una morte tanto assurda.
Da anni ormai don Mussie, prete cattolico eritreo trasferitosi in Italia e poi in Svizzera, è un’antenna sensibile sull’esodo dal Corno d’Africa e dal suo paese di origine, tanto da aver fondato un’agenzia giornalistica, habeshia.blogspot.it, che è una delle migliori fonti di informazione sui viaggi da quell’area del continente africano.
Nel tempo si è sparsa la voce che il numero di telefono di don Mussie ce l’hanno tutti. Lo si trova scritto sui cassoni dei tir che attraversano il deserto, sui muri delle prigioni libiche, negli stanzoni angusti in cui i profughi sono spesso ammassati lungo la tratta, tanto che si è propagato capillarmente, di mano in mano, di bocca in bocca, come una sorta di «numero verde». Già due anni fa era possibile calcolare che almeno cinquemila persone sono state salvate nel Mediterraneo per il semplice fatto di aver composto – poco prima di naufragare – il numero di don Zerai. Era stato poi il prete ad avvisare la Guarda costiera o la Marina militare.
Questa storia potrebbe sembrare una «leggenda metropolitana», ma chi scrive può dire di averla verificata con mano. Ho passato alcuni giorni con don Zerai e ho capito immediatamente, come chiunque abbia trascorso un po’ di tempo con lui, che quel cellulare che squillava in continuazione era l’unica fonte di salvezza per chi, a migliaia di chilometri di distanza, stava per morire. Proprio perché antenna sensibile sull’esodo, Zerai è stato tra i primi a rendersi conto di due tra i tanti «effetti collaterali» dell’esodo: l’indotto dei sequestri dei profughi che ha avuto il suo epicentro nel Sinai; l’impiego dei profughi che attraversano la Libia – da parte di molte fazioni in lotta – come muli da soma per portare mine e munizioni lungo il fronte.
Per la sua azione di soccorso e controinformazione, don Mussie è divenuto presto un uomo molto odiato. Odiato dalla Lega, da Casa Pound e da una miriade di blog neofascisti, che lo additano come uno dei fautori della «grande invasione». Odiato dal regime eritreo, che vede in lui un traditore che alimenta l’emorragia dei giovani dal paese (e si sa quanto ogni totalitarismo, specie quanto sorge sulle ceneri di una rivoluzione, scorga nell’esodo di massa una sconfessione delle proprie fondamenta).
In una singolare sovrapposizione dei punti di vista, a tale fuoco incrociato si aggiunge ora l’inchiesta della procura di Trapani. Il «numero verde» diventa oggetto di reato, perché – e qui il ragionamento della procura finisce per essere singolarmente il medesimo di CasaPound o del regime eritreo – l’esodo non è generato dalle dittature o dagli sconquassi politici dall’altra parte del mare (in Eritrea, in Somalia o in Gambia), bensì da chi favorisce il soccorso in alto mare di tutti coloro i quali si mettono in viaggio.
In questo radicale rovesciamento delle responsabilità, l’opera di don Mussie Zerai, al pari di quanti hanno provato a costruire ponti nel mezzo del disastro, è considerata l’anomalia da normalizzare.