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"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 10 febbraio 2017

GIORNO DEL RICORDO: PARLIAMO ANCHE DEI CRIMINI DEGLI OCCUPANTI ITALIANI

Con il "Giorno del Ricordo" istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92 e celebrato il 10 febbraio di ogni anno, si intende ricordare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
Una pagina di un periodo drammatico che però da tempo sta subendo strumentalizzazioni e una ricostruzione storica fuorviante e "forzata" da parte della destra e di formazioni che ancora si richiamano al fascismo.
A quest'aspetto fa da contorno l'utilizzo da parte di certa stampa, dei social e dei media di immagini con errate didascalie o la diffusione di false ricostruzioni che piegano i passati eventi alla propria "verità", cercando di sorvolare su quelli che furono i crimini compiuti degli occupanti italiani (Regio Esercito prima e Repubblichini poi) della Slovenia, di parte della Croazia e delle zone italiane di confine orientale.
Vengono ignorati o rimossi rastrellamenti, fucilazioni, incendi di centri abitati, deportazioni in campi d'internamento con mortalità elevata, uccisioni e scomparse di resistenti, tutte compiute dagli italiani e dalle milizie fasciste, senza che l'Italia abbia mai condannato nessuno degli esecutori o degli ufficiali da cui provenivano gli ordini.
Vengono al contrario gonfiate a dismisura il numero delle "vittime" infoibate (comprendenti anche alcuni autori se non complici delle stragi a responsabilità italianissima) per cucire addosso ai soli  Yugoslavi l'unica responsabilità di quanto successe in un immotivato  "furore antiitaliano".
Non si deve negare e nemmeno ignorare le vendette e gli gli eccessi compiuti dai vincitori (vedi qui su Focus) ma le drammatiche dinamiche degli anni dal 1941 - anno dell'invasione italiana della Yugoslavia - al 1945 con gli strascichi successivi furono molto più complesse e tra gli artefici di massacri e persecuzioni vanno annoverati anche gli italiani invasori, lì mandati da un regime fascista colpevole di disastri, crimini e dolori.
Queste cose bisogna raccontarle perchè il "Giorno del Ricordo" non può essere appannaggio solo di una destra becera o addirittura dei fascisti bramosi di riscrivere la Storia.

Con il «Giorno del ricordo» così com’è tornano le esaltazioni del fascismo

10 febbraio ostaggio delle destre. 
La ricorrenza in memoria di «tutte le vittime delle foibe» anche quest'anno sarà a ritmo di nazi-rock

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli
Edizione del 09.02.2017
Da quando per legge fu istituito nel 2004, il 10 febbraio, come «Giorno del ricordo» (anniversario del Trattato di pace che nel 1947 aveva fissato i nuovi confini con la Jugoslavia), per «conservare e rinnovare», come scritto, «la memoria di tutte le vittime delle foibe» e della «tragedia dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra», abbiamo assistito a una sorta di accaparramento di questa giornata da parte delle destre, con il prevalere nel corso degli anni dei fascisti. Quasi un’egemonia.
Possiamo ora dire, in sede di valutazione storica, che la decisione di inserire nel calendario nazionale questa data, a dieci giorni dalla giornata per il ricordo dalla Shoah e di tutte le vittime e i perseguitati del nazifascismo, abbia indubbiamente segnato una svolta facendo parlare correntemente di foibe come «Olocausto degli Italiani».
Questo anniversario è più che altro servito a nascondere le responsabilità e gli orrori del fascismo nelle vicende di Trieste, della Venezia Giulia e del confine orientale; a riscrivere e a deformare la storia di quelle terre e delle sue popolazioni; a occultare i crimini di guerra italiani e le gesta infami di chi collaborò con i nazisti; a scorporare dal contesto l’esistenza a Trieste della Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento in territorio italiano con forno crematorio; a tentare di porre, in una specie di «dualità della memoria», le vittime delle foibe sullo stesso piano di quelle dell’Olocausto. Una sorta di contraltare.
All’origine di questa deriva crediamo si debbano anche porre alcuni interventi, a partire dal 2007, tenuti solennemente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che parlò apertamente di «cieca violenza», di «furia sanguinaria», di «parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento della presenza italiana», nonché di «disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”». 
Il tutto senza alcun riferimento alla precedente oppressione fascista delle minoranze slovene, all’invasione della Jugoslavia e ai precedenti crimini di guerra italiani commessi in quel Paese dal 1941 al 1943.
Almeno 230mila furono i civili montenegrini, croati e sloveni massacrati, fucilati o bruciati vivi nelle loro case durante i rastrellamenti (alcuni storici parlano di più di 400mila), diverse migliaia i civili, uomini, donne e bambini, deportati e rinchiusi in decine di campi di concentramento (i «campi del Duce») disseminati nelle isole dalmate, in Friuli e nel resto d’Italia. Parole che suscitarono anche le rimostranze del presidente della Croazia Stipe Mesic.
Nella stessa celebrazione vennero, tra gli altri, decorati da Napolitano i parenti di Vincenzo Serrentino, ultimo prefetto di Zara, fucilato dagli jugoslavi nel 1947 come criminale di guerra e in quanto tale già inserito nel 1946 da un’apposita commissione d’inchiesta italiana fra i civili e i militari italiani passibili di essere posti sotto accusa presso la giustizia penale militare, in quanto nella loro condotta erano «venuti meno ai principi del diritto internazionale di guerra e ai doveri dell’umanità».
Poi, nel 2015 ci fu il caso della consegna, per mano del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, dell’onorificenza (ritirata in aprile) «per cause riconducibili a infoibamenti», ai familiari del capitano del battaglione Benito Mussolini, Paride Mori. 
Il capitano Mori era stato ucciso in combattimento, il 18 febbraio 1944, in uno scontro con i partigiani titini, e non “infoibato”. Questo caso svelò come su mille riconoscimenti dal 2004, con tanto di medaglia, circa trecento riguardassero militari inquadrati nelle formazioni di Salò. 
Tra loro carabinieri dell’esercito regio confluiti nella Rsi, poliziotti, finanzieri e volontari nella Guardia nazionale repubblicana. Il novanta per cento appartenenti a formazioni al servizio dei nazisti. 
Nella lista si rintracciarono anche cinque criminali di guerra.
Con il «Giorno del ricordo» così costruito, volto a ricordare «tutte le vittime», nascondendo i giudizi di valore sulle responsabilità storiche, era inevitabile che riemergessero le destre peggiori. Anche quest’anno saranno, infatti, loro in diverse città d’Italia a celebrare questa data, con una serie di convegni e iniziative in cui si esalteranno il fascismo e la Repubblica di Salò.
A Pavia sarà addirittura il locale gruppo naziskin a farsene carico con un presidio, a Firenze, sabato prossimo, con un convegno, la Lega e Lealtà azione, la finta associazione culturale dietro la quale operano gli Hammerskin, mentre a Milano il Municipio 4, presieduto dalla Lega, aveva addirittura organizzato, sempre con Lealtà azione, per lunedì 13 alla Palazzina Liberty (quella di Dario Fo e Franca Rame), un concerto nazi-rock, poi annullato a seguito delle proteste antifasciste.
A suonare era stato chiamato Skoll, nome di battesimo Federico Goglio, un cantautore il cui nome d’arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l’universo di spruzzi di sangue». 
Già esibitosi per Casa Pound e per i nazisti di Varese (la Comunità militante dei dodici raggi), era appena stato condannato dal Tribunale di Milano per apologia di fascismo. Fatto che non aveva minimamente turbato i promotori.
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Qualche informazione sulle "manipolazioni" di immagini e ricostruzioni falsate le potete trovare su:
Come si manipola la storia attraverso le immagini: il #GiornodelRicordo e i falsi fotografici sulle #foibe

e un ottimo articolo di ricostruzione storica su L'Internazionale:
La storia intorno alle foibe

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