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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

venerdì 11 agosto 2017

I PROVVEDIMENTI SPREGIUDICATI DEL GOVERNO ITALIANO, LA DEMONIZZAZIONE DELLE ONG E DI CHI ASSISTE I PROFUGHI


E' un agosto caldo, come è caldo da più tempo il problema al centro dell'attenzione  e degli atti del governo italiano nonchè dei commenti e delle storture propinate da certa stampa e dai social: quello dei richiedenti asilo, dei profughi, dei migranti, insomma di quei disperati che tentano di arrivare con mezzi di fortuna sulle coste italiane, sperando d'essere intercettati quanto prima da un'imbarcazione e tratti a bordo ed in salvo.
Siamo ormai in una fase dove, per accontentare la pletoria degli urlatori nostrani, il Governo italiano s'è lanciato in una serie di spregiudicati e pericolosi provvedimenti e azioni, tutte con un solo scopo: tenere lontani dall'Italia questi disperati e, con il supporto della "Guardia Costiera" libica, respingerli e confinarli in Libia negli orrendi centri di detenzione dove vengono raccolti.
Luoghi gestiti da personale senza scrupoli, da bande locali conniventi con gli stessi trafficanti che, a parole, il Governo italiano dice di voler combattere e dove la violenza, i maltrattamenti, la sopraffazione, i ricatti e gli stupri sono la quotidianità .
Eppure, formalmente per "combattere i trafficanti", sono stati stanziati fondi indirizzati all'autorità libica che però autorità non è visto che il governo di Serraj controlla solo una piccola porzione del territorio mentre nel resto della Libia imperversano milizie locali, jiahdisti, gruppi dell'ISIS o il secondo governo, quello di Tobruk, quello di Haftar.

Ma non è solo questo.
Anche contro le ONG che operano nel mediterraneo con funzioni di salvataggio, s'è alzata una canea mediatica volta e screditarne l'attività, seguita da una richiesta alle stesse di aderire ad un "regolamento" che ne limita pesantemente le possibilità d'intervento, vietando il trasbordo delle persone soccorse su natanti più capienti e pretendendo un controllo a bordo con personale di polizia anche armato.
Chi non ha ancora accettato di firmare "il regolamento" è nei fatti messo in condizioni di non poter più operare adeguatamente nel salvataggio di vite umane.
In questi giorni, l'asticella si è alzata ancora di più, con un avviso di garanzia d'indagine in corso su un'ipotesi d’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di Don Mussie Zerai, prete cattolico eritreo che da tempo opera con la sua Agenzia giornalistica per informare sulla situazione dell'Africa, dandosi da fare anche per l'attivazione di corridoi umanitari.

Abbiamo, purtroppo, la certezza che la politica del mostrarsi forti e decisi non sia tanto indirizzata  a colpire i trafficanti di esseri umani e gli scafisti, quanto ad eliminare dallo scenario chi ha messo al centro del suo agire il soccorrere chi si trova in difficoltà, identificandolo come un osservatore e un operatore scomodo.
Pare essere questo l'approcio ipocrita scelto per evitare altri arrivi in Italia.
Con buona pace per il Diritto Internazionale si consegnano migliaia di esseri umani al rientro forzato nel caos della Libia, paese che non ha mai siglato la Convenzione di Ginevra e dove le violazioni dei Diritti Umani sono quotidiane.

Don Mussie, il numero verde che salva la vita


Alessandro Leogrande Edizione del 10.08.2017

La notizia secondo cui la Procura di Trapani, nell’ambito dell’inchiesta sulla ong Jungend Rettet, starebbe indagando sull’operato di don Mussie Zerai, è la perfetta cartina al tornasole di un’estate in cui le azioni di soccorso nel Mediterraneo sono oggetto di una violenta campagna di delegittimazione.
Dopo la strage del 3 ottobre del 2013, quando un barcone stracolmo quasi unicamente di eritrei si rovesciò a poche centinaia di metri dall’isola di Lampedusa, don Mussie fu tra le persone più attive nel ricostruire quanto accaduto, e in particolare le cause e il motivo del viaggio di chi era andato incontro a una morte tanto assurda.
Da anni ormai don Mussie, prete cattolico eritreo trasferitosi in Italia e poi in Svizzera, è un’antenna sensibile sull’esodo dal Corno d’Africa e dal suo paese di origine, tanto da aver fondato un’agenzia giornalistica, habeshia.blogspot.it, che è una delle migliori fonti di informazione sui viaggi da quell’area del continente africano.
Nel tempo si è sparsa la voce che il numero di telefono di don Mussie ce l’hanno tutti. Lo si trova scritto sui cassoni dei tir che attraversano il deserto, sui muri delle prigioni libiche, negli stanzoni angusti in cui i profughi sono spesso ammassati lungo la tratta, tanto che si è propagato capillarmente, di mano in mano, di bocca in bocca, come una sorta di «numero verde». Già due anni fa era possibile calcolare che almeno cinquemila persone sono state salvate nel Mediterraneo per il semplice fatto di aver composto – poco prima di naufragare – il numero di don Zerai. Era stato poi il prete ad avvisare la Guarda costiera o la Marina militare.
Questa storia potrebbe sembrare una «leggenda metropolitana», ma chi scrive può dire di averla verificata con mano. Ho passato alcuni giorni con don Zerai e ho capito immediatamente, come chiunque abbia trascorso un po’ di tempo con lui, che quel cellulare che squillava in continuazione era l’unica fonte di salvezza per chi, a migliaia di chilometri di distanza, stava per morire. Proprio perché antenna sensibile sull’esodo, Zerai è stato tra i primi a rendersi conto di due tra i tanti «effetti collaterali» dell’esodo: l’indotto dei sequestri dei profughi che ha avuto il suo epicentro nel Sinai; l’impiego dei profughi che attraversano la Libia – da parte di molte fazioni in lotta – come muli da soma per portare mine e munizioni lungo il fronte.
Per la sua azione di soccorso e controinformazione, don Mussie è divenuto presto un uomo molto odiato. Odiato dalla Lega, da Casa Pound e da una miriade di blog neofascisti, che lo additano come uno dei fautori della «grande invasione». Odiato dal regime eritreo, che vede in lui un traditore che alimenta l’emorragia dei giovani dal paese (e si sa quanto ogni totalitarismo, specie quanto sorge sulle ceneri di una rivoluzione, scorga nell’esodo di massa una sconfessione delle proprie fondamenta).
In una singolare sovrapposizione dei punti di vista, a tale fuoco incrociato si aggiunge ora l’inchiesta della procura di Trapani. Il «numero verde» diventa oggetto di reato, perché – e qui il ragionamento della procura finisce per essere singolarmente il medesimo di CasaPound o del regime eritreo – l’esodo non è generato dalle dittature o dagli sconquassi politici dall’altra parte del mare (in Eritrea, in Somalia o in Gambia), bensì da chi favorisce il soccorso in alto mare di tutti coloro i quali si mettono in viaggio.
In questo radicale rovesciamento delle responsabilità, l’opera di don Mussie Zerai, al pari di quanti hanno provato a costruire ponti nel mezzo del disastro, è considerata l’anomalia da normalizzare.

venerdì 28 luglio 2017

Il 5° RAPPORTO SUI PROFUGHI OSPITI DI BONVENA IN PROVINCIA DI MB

Anche quest'anno, per informare e smontare bufale e falsità, pubblichiamo il rapporto annuale della rete RTI Bonvena sull'accoglienza dei Richiedenti Asilo in Monza e Brianza presentato il 27-7-017 nella sede della Provincia.
All'incontro erano presenti Sindaci e Assessori di Cogliate, Macherio, Lissone, Bovisio Masciago, Vimercate, Mezzago, Verano Brianza, operatori del terzo settore e la stampa.
E' un rapporto dettagliato che illustra i numeri, le suddivisioni nei vari Comuni e che sopratutto racconta  l'attività svolta dall'RTI BONVENA, dopo aver vinto il Bando della Prefettura per il 2017, con le persone a lei affidate,
Chiaramente RTI Bonvena non è l'unico soggetto operante sul territorio poichè la prefettura assegna i rimanenti richiedenti asilo non coperti dal primo assegnatario, ad altri.
La situazione illustrata arriva all'aprile 2017 con 1142 richiedenti Protezione Internazionale ospitati presso le strutture di Bonvena (cresciuti poi a 1203 alla data odierna) sui 1900 presenti in Provincia di MB.


In Brianza, le persone provenienti dai porti di sbarco o da altri hub regionali, vengono temporaneamente inseriti negli hub di Monza e di Agrate (attualmente è in valutazione l'apertura di un terzo hub per far fronte ad altri arrivi) e poi smistati nelle strutture comunitarie di Camparada, Carnate, Limbiate, Lissone, Triuggio.
Il modello di Bonvena lavora su un'accoglienza diffusa sul territorio con l'inserimento in piccoli gruppi nelle abitazioni private affittate o messe a disposizione (130 appartamenti gestiti da Bonvena in prov di MB). Sono piccoli gruppi che vengono costantemente seguiti dai case manager e dai volontari delle associazioni cui sono affidati.


L'accoglienza prevede sin da subito l'inserimento in corsi di Italiano suddivisi per livelli di apprendimento.
Un buon gruppo di richiedenti asilo ha avuto accesso anche ai corsi del Centro Provinciale per l'Istruzione e l'Alfabetizzazione degli adulti italiani e stranieri (CPIA) per l'ottenimento della licenza di scuola media inferiore, raggiungendo l'obiettivo.
Importanti i servizi di mediazione culturale, di supporto legale e di introduzione al mondo del lavoro ormai consolidati e realizzati in particolare con il supporto di ARCI e CGIL.
Hanno preso avvio anche convenzioni con enti formativi con corsi di formazione professionali mirati e coperti economicamente con il fondo Hope.
Il fondo Hope, creato con donazioni degli enti aderenti a Bonvena e dei privati, garantisce inoltre, ormai stabilmente la possibilità di avviare con una borsa lavoro di tre mesi molti tirocini formativi oltrechè supportare progetti individuali di autonomia.
Bonvena s'è mossa anche coinvolgendo le Amministrazioni e le associazioni locali in tavoli di lavoro e discussione che hanno consentito attività di volontariato sul territorio cui i profughi hanno partecipato.
Uno degli obiettivi è quello di lavorare affinchè questo modello si consolidi e con esso si attivino, insieme alle Amministrazioni, strutture stabili di Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) per continuare a lavorare sull'integrazione delle persone che hanno ottenuto un riconoscimento della loro richiesta e sono titolari di un permesso (asilo politico, protezione sussidiaria, protezione umanitaria).
Insomma, lo diciamo da tempo, in Brianza esistono "buone pratiche" che puntano all'accoglienza solidale e non all'assistenzialismo.
Sono buone pratiche che demarcano un confine netto tra chi da tempo opera nel terzo settore con professionalità e senza fini di lucro e coloro che invece speculano sul dramma dei profughi con cooperative nate "alla bisogna".
Siano la Prefettura e gli enti preposti alla vigilanza a intervenire con decisione laddove si riscontrino inadempimenti, mancanze o "furbate" le cui prime vittime sono i richiedenti asilo.

Sotto il rapporto, da leggere con attenzione e voglia di sapere e capire.



sabato 22 luglio 2017

MEDA: POSIZIONATO IL PANNELLO DELLA MEMORIA SUL MURO ICMESA


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Il pannello della Memoria sul muro ICMESA a Meda (cliccare  per ingrandire)
Ora anche a Meda qualcosa ricorda il disastro del 10 luglio 1976 con la fuoriuscita di diossina TCDD dall'ICMESA (gruppo Givaudan - La Roche).
E' stato recentemente posizionato dall'Amministrazione comunale il pannello della Memoria su ciò che resta della fabbrica chimica: il muro perimetrale in mattoni che ora delimita il Centro Sportivo "Città di Meda", costruito proprio laddove era insediato lo stabilimento produttivo, abbattuto dopo lo svuotamento e la rimozione del reattore e delle sostanze chimiche presenti.
Anche a Meda c'è dunque un segno tangibile, visibile di ciò che è accaduto nel 1976 e soprattutto nel luogo dell'origine.
Finalmente s'è data applicazione alla mozione approvata all'unanimità dei presenti nel CC del 27-7-016, su proposta e testo iniziale del gruppo di Sinistra e Ambiente che ha fortemente voluto e chiesto il completamento del percorso illustrato de "il Ponte della Memoria" che nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda ripercorre la storia del disastro del 1976.
Vedi: A MEDA APPROVATA IN CC LA MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UNA MEMORIA DEL DISASTRO ICMESA
Sinistra e Ambiente non s'è limitata a presentare una Mozione, ma ha raccolto gli emendamenti per allargare il consenso su di essa e ha successivamente lavorato affinchè quanto previsto nella parte dispositiva trovasse effettiva applicazione.
Sempre ottemperando alla parte dispositiva della mozione, l'Amministrazione medese, ha acquisito dalla Direzione del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce una copia della nuova edizione della mostra "Scatti di memoria per raccontare una Storia. Dall'incidente del 1976 al Bosco delle Querce".
C'è quindi materiale affinchè Meda, con un evento pubblico, possa confrontarsi con la propria Storia, fatta anche da un disastro ambientale le cui conseguenze sono ancora tangibili, anche per l'incombere del progetto dell'inutile autostrada Pedemontana, i cui scavi riporterebbero in superficie la diossina TCDD che ancora contamina i suoli.




La rassegna stampa:



sabato 15 luglio 2017

MEDA: ALL'AMMINISTRAZIONE SANTAMBROGIO NON PIACE L'ARRIVO DI PROFUGHI IN CITTA'

In Provincia di MB molti sono i Comuni dove sono ospitati i richiedenti asilo, per la maggior parte in carico all'RTI BONVENA, rete composta da Consorzio Comunità Brianza e CS&L – i due i principali consorzi di cooperative sociali del territorio, insieme a numerose altre organizzazioni No Profit ad esse aggregate.
La RTI Bonvena ha vinto il Bando di gara per gestire circa 1100 posti per richiedenti asilo a fronte di un bisogno dichiarato dalla Prefettura di MB di 1700 posti, assegnati dal Ministero degli Interni alla Provincia di MB.
Per coprire tutti i posti necessari, la Prefettura si avvale anche di realtà esterne all'RTI Bonvena.
E' tra questi soggetti la cooperativa che, da pochi giorni, ospita a Meda presso uno stabile ristrutturato e preso in affitto, un gruppo 12 richiedenti asilo.
Come prevedibile, l'amministrazione di Santambrogio ha subito mostrato di non gradire.
La nuova amministrazione medese con un comunicato, ripreso anche dalla stampa, si è infatti allineata totalmente alla posizione espressa dalla Lega e dalla destra brianzola. Posizione caratterizzata da una ostilità diffusa verso l'arrivo e l'insediamento sul territorio dei profughi.
Al contempo anche su alcuni gruppi social locali s'è scatenata la canea con stereotipate considerazioni in buona parte dettate da un ingiustificato odio e da una totale mancanza d'informazione. Dai più, il richiedente asilo è visto come un nemico su cui scaricare responsabilità che non ha.
Nel comunicato del neosindaco c'è la generalizzazione indiscriminata verso tutti coloro che gestiscono l'accoglienza che vengono dipinti come soggetti interessati "al facile guadagno".
Certo in una gestione difficile, complicata e delicata quale è quella dei profughi esistono anche "i furbi".
In genere si tratta di coloro che mai prima avevano fatto attività nel campo del terzo settore e del sociale e che hanno creato "cooperative alla bisogna" senza alcuna esperienza nel settore, restituendo servizi scarsi se non inesistenti e lasciando spesso all'abbandono le persone a loro affidate. 
Ne abbiamo ad esempio parlato in QUESTA NON E' ACCOGLIENZA .
Per evitare che ciò accada, serve che la Prefettura attui controlli costanti sui servizi erogati e intervenga in modo deciso laddove necessario, investendo anche le autorità giudiziarie qualora si evidenzino gravi mancanze o indebiti introiti fatti sulla pelle dei profughi.
E' dunque importante che si monitori con attenzione per essere certi che le persone accolte ricevano effettivamente l'aiuto di cui hanno bisogno.
C'è per fortuna anche un tessuto sano e consolidato di cooperative, di Onlus, di gruppi e associazioni No Profit che in Brianza e altrove lavora da tempo nel sociale con standard qualitativi alti ora ampliati, implementati e trasferiti nella gestione dell'accoglienza.
Generalizzare con "frasi fatte" anch'esse alla bisogna, è tentare di screditare queste positive realtà per screditare il concetto stesso di accoglienza.
Insomma, in Brianza come altrove (e Meda non fa eccezione), stiamo assistendo ai soliti posizionamenti, con amministrazioni che tentano di impedire una equa distribuzione dei richiedenti asilo sul territorio, chiamandosi fuori e cercando di non essere coinvolti in questa distribuzione.
Questo atteggiamento acuisce le criticità in quei Comuni dove le presenze risultano più numerose con conseguenti ed evidenti difficoltà a praticare inserimenti diffusi e su piccoli nuclei.
Sono prese di posizione che si esplicitano, come nel caso di Meda, con la mancata adesione al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che non è mai stato preso in considerazione ne dal precedente sindaco Caimi (Pd) ne tantomeno dall'attuale,  Santambrogio, che guida una coalizione Lega, F.I., F.d.I.
Si sa, l'argomento profughi non porta consensi.
Eppure lo SPRAR è un sistema, condiviso anche dall'ANCI, con un ritorno economico,  l'azione e il controllo diretto delle amministrazioni e una conduzione coordinata ed in sinergia con i gestori dell'accoglienza. Alcuni Comuni in Provincia di MB hanno dato la loro adesione al Bando SPRAR e il primo  progetto ha preso avvio a Desio.
Se un Comune decide di non aderire allo SPRAR esiste in ogni caso la possibilità che nel suo territorio siano insediati dei richiedenti asilo da parte del soggetto che li ha in affidamento.
Legittimamente le amministrazioni chiedono d'essere informate dalla Prefettura (comunque non tenuta a farlo) ma spesso lo fanno pretendendo un diritto di veto e accostando l'arrivo dei profughi con presunte rischi per la sicurezza dei cittadini.
Anche l'amministrazione medese ha, purtroppo, seguito questa strada.
Sono accostamenti fuorvianti che servono solo a giustificare posizioni di chiusura preconcetta.
Così, invece d'una corretta e sana collaborazione tra amministrazione, Prefettura e enti gestori, scatta la deriva "celodurista" come se, per definizione, i profughi causino solo  problemi di ordine pubblico e siano soggetti che sottraggono risorse locali.
Due falsità assolute.
E' triste constatare che molte amministrazioni non sappiano vedere oltre, preoccupate solo di mantenere il loro Comune "intonso" da presenze per loro indesiderate, percependo e considerando i richiedenti asilo come un "corpo estraneo".
E' una posizione ipocrita, per parlare alla "pancia" del proprio elettorato, con valutazioni che quasi sempre originano disinformazione e confusione.
Esempio deleterio è l'accumunare tutti sotto la generica dicitura di "migranti" salvo poi fare  distinzione tra chi fugge da guerre e chi no, ignorando (pensiamo volutamente) che ai fini della normativa, lo Stato concede permessi di soggiorno non solo ai profughi di guerra ma anche titoli di protezione sussidiaria e umanitaria qualora ricorrano i requisiti.
Negare poi ai migranti economici qualsiasi legittimità significa non considerare minimamente le situazioni insostenibili che portano le persone ad abbandonare il loro luogo d'origine alla ricerca di condizioni di vita migliori, significa fingere di non sapere che, purtroppo, l'unica via per entrare in Italia loro permessa è la richiesta di protezione e asilo poichè da anni non è consentito l'ingresso per motivi di lavoro.
Insomma, l'amministrazione medese ha mostrato una mera esternazione di ottuso pensiero avulsa dalla realtà.

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Dalla pagina fb di Luca Santambrogio Sindaco (di Meda)


lunedì 10 luglio 2017

ARCHIVIARE PEDEMONTANA, AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE: INSIEME IN RETE RICORDA COSI' IL 10 LUGLIO, ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA


Il 10 luglio di ogni anno si ricorda il disastro del 1976 con la fuoriuscita di Diossina TCDD dall'ICMESA di Meda (gruppo Givaudan-La Roche) che contaminò vaste aree causando sofferenze e rischi per la salute della popolazione.
Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, in concomitanza di questa scadenza, nell'incontro/conferenza stampa dell'8-7-017 presso La Petitosa di Seveso ha rilanciato portando la Memoria nel presente e chiedendo di  "ARCHIVIARE PEDEMONTANA, AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE".
Nell'incontro, oltre ad illustrare il lavoro decennale di INSIEME IN RETE nel contrastare l'autostrada Pedemontana, s'è donata una corposa documentazione fatta da comunicati, foto, relazioni tecniche etc. all'" Archivio della Memoria" gestito dal circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.
Sul tempo  presente, s'è fatto il punto e s'è parlato di due nuove azioni del coordinamento entrambe esplicitate nella lettera protocollata all'attenzione del Sindaco di Seveso Paolo Butti.
Insieme in Rete chiede al Sindaco, in quanto autorità sanitaria locale, di attuare azioni per tutelare la cittadinanza e prevenire il rischio d'esposizione alla diossina TCDD laddove questa è stata rilevata con la Caratterizzazione di APL, rinnovando anche la richiesta affinchè l'amministrazione sevesina produca quegli atti formali utili all'avvio dell'iter per l'ampliamento del Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce sulle aree di via della Roggia.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipN7P1SBsilokaTkapaOucj9QlErePFOXXJlBhxI?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

In occasione dell'incontro, s'è ribadita la necessità di "archiviare Pedemontana" in quanto infrastruttura inutile, devastante, dispendiosa e insostenibile dal punto di vista economico.


La stampa ha così ripreso l'evento:

Articolo de Il Giorno 9-7-017 (cliccare per ingrandire)
Articolo de Il Giornale di Seregno dell'11-7-017
Su MBNews ben due articoli:

Archiviare Pedemontana: Insieme in rete compie 10 anni e chiede ancora una volta di tutelare ambiente e cittadini

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Il secondo articolo con alcuni interventi dei presenti:
Archiviare Pedemontana: anche le istituzioni chiedono lo stop

L'articolo de Il Cittadino del 15-7-017

venerdì 30 giugno 2017

L'8 LUGLIO, CON INSIEME IN RETE PER ARCHIVIARE LA PEDEMONTANA E AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE

Archiviare Pedemontana. 

Ampliare il Bosco delle Querce

Incontro con Insieme in Rete

Sabato 8 luglio 2017 dalle ore 11

presso 

Circolo Ricreativo La Petitosa, via dei Castagni 1, Seveso


Il coordinamento ambientalista Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile propone un incontro che è al contempo un modo per ricordare il disastro ICMESA nel 1976 e per ricordare insieme a molti altri gruppi e associazioni che sul territorio comunque incombe il pericolo Pedemontana per il momento frenato anche dall’azione condivisa dalle realtà ambientaliste, con il supporto della società civile e delle istituzioni locali.
Tra il 2007 e il 2017 questa azione condivisa ha permesso di
  • evitare lo sbancamento del Bosco delle Querce
  • obbligare la società Pedemontana a sviluppare un piano di caratterizzazione per rilevare i livelli di contaminazione da diossina TCDD nelle aree dell’ipotetico tracciato autostradale impedendo che si procedesse, come si sarebbe voluto, senza tenere in nessun conto le enormi problematiche legate alla sua confermata presenza.
Il coordinamento farà dono all’Archivio della Memoria, custodito dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, di tutto il materiale cartaceo e informatico prodotto e raccolto in questi 10 anni di attento lavoro sul territorio.
Un gesto concreto e simbolico per invitare le Istituzioni e gli enti preposti a “mettere in archivio” l’autostrada Pedemontana con la rinuncia al suo completamento, il suo stralcio dalle opere strategiche previste nella Legge Obiettivo e accompagnato dalla richiesta di avvio del procedimento per l’ampliamento del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.  

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Proprio in questi giorni la Procura della Repubblica ha chiesto al Tribunale di Milano (confronto previsto dal 24 luglio 2017) di verificare se la società Autostrada Pedemontana Lombarda (Apl) si trovi “nelle condizioni per dichiararne il fallimento”.
Da tempo il coordinamento ambientalista Insieme in Rete denuncia l’inutilità di questa infrastruttura e le ricadute devastanti per ambiente e territorio conseguenti alla sua realizzazione.
Gli artifizi finanziari quali la defiscalizzazione concessa dal Governo (350 milioni di euro) e il fondo di garanzia istituito da Regione Lombardia (altri 450 milioni di euro) hanno certificato il fallimento del Project Financing oltreché uno sfacciato e indebito intervento e supporto pubblico per cercare di attirare capitali privati che comunque non sono arrivati.
Non si vadano quindi a cercare soluzioni che implichino ancora costi a carico della collettività per tentare di salvare qualcosa che è frutto di scelte errate su cui si persevera con incredibile ostinazione.
L’idea anacronistica di mobilità basata sulla realizzazione di grandi infrastrutture autostradali ha generato una situazione disastrosa di cui le Istituzioni, Regione Lombardia in testa, avrebbero dovuto, da tempo, prendere atto invece di ripetere come un disco rotto il mantra fanfarone e surreale favorevole al completamento dell’autostrada.
Il piano economico finanziario insostenibile, le errate e sovrastimate previsioni di traffico, il danno ambientale in essere e la mancata realizzazione delle compensazioni ambientali per le tratte già realizzate, lo spreco di denaro pubblico, il rischio diossina TCDD sulla tratta B2, sono tutti elementi per cui il coordinamento Insieme in Rete continua a sostenere che il progetto autostradale va archiviato definitivamente rinunciando al completamento dell’infrastruttura e stralciandola dalle opere strategiche della Legge Obiettivo.

Coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE.

L'articolo de Il Cittadino dell'1-7-017 (cliccare sopra per ingrandire) che riprende anche il comunicato di Insieme in Rete

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMFL9FmFbCGnWY6dFAbwWEWGRRQDNRnH0wbiEIc?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

L'articolo de Il Corriere della Sera del 30-7-017 (cliccare sopra per ingrandire)

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMFL9FmFbCGnWY6dFAbwWEWGRRQDNRnH0wbiEIc?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

lunedì 26 giugno 2017

MEDA: I RISULTATI DEL BALLOTTAGGIO DICONO CHE SANTAMBROGIO E' IL NUOVO SINDACO


Il ballottaggio per il nuovo Sindaco di Meda consegna la prima carica cittadina a Luca Santambrogio, candidato della coalizione FI + Lega + FdI+ CI.
E' un responso chiaro: Santambrogio ottiene 4617 voti (55,7 %) mentre Caimi si ferma a 3671 voti (44,3 %).
Sono 946 voti di differenza a vantaggio di Santambrogio che rispetto al primo turno (4071) incrementa di +546 voti mentre Caimi riesce a recuperare solo 223 consensi in più.
Continua ad aumentare l'astensionismo poichè il numero dei votanti scende ancora passando dai 9976 (53,41% del primo turno) agli 8441 (45,71%) del ballottaggio, segno che molti elettori non si sono sentiti rappresentati dai due candidati e non hanno voluto esprimere una scelta preferendo disertare le urne.
Come noto, il gruppo di Sinistra e Ambiente, dal momento in cui ha deciso di non essere presente in questa tornata amministrativa con una sua lista, non ha ritenuto di poter trovare elementi di condivisione e di rappresentatività tra i condidati in lizza.
La nostra posizione non è cambiata per il ballottaggio dove è rimasta immutata la distanza politica da entrambi i contendenti. (Vedi le nostre riflessioni su I RISULTATI DEL 1° TURNO DELLE AMMINISTRATIVE MEDESI )
Continuando ad occuparci di politica, con la nuova amministrazione medese, in quanto Istituzione, non mancheremo comunque di rapportarci sugli argomenti e le criticità che caratterizzano il territorio.
Lo faremo, come sempre, partendo dai nostri valori e dalle nostre sensibilità.


venerdì 23 giugno 2017

UNA PROROGA PER CONSENTIRE IL CONSUMO DI SUOLO DELL'AC4

Vi ricordate l'AC4 ?
L'Ambito di Trasformazione di via Piave dove nel 2013, la proprietà   avviò l'iter con la presentazione d'un Piano Attuativo per garantirsi la possibilità di edificazione.
Lo fece dopo l'approvazione da parte della maggioranza PD del PGT della Lega, e PRIMA dell'approvazione della tardiva Variante al PGT del 2016.
Dell'errore allora commesso da Caimi e dalla sua maggioranza, ne parlammo e scrivemmo diffusamente.
L'AC4 è una superficie dove è prevista la costruzione TRE EDIFICI AD USO PRODUTTIVO e CAPANNONI su più livelli. 
Strutture di cui Meda è satura, strutture di cui Meda non ha alcuna necessità visto che molte di esse restano vuote o vengono poi abbandonate o dismesse.
Ora c'è un aggiornamento.
Nel testo della Convenzione dell'AC4 esiste l'impegno all'esecuzione del Piano Attuativo "adempiendo a tutti le obbligazioni di cui alla Convenzione, nei modi e nei termini previsti in essa e nei suoi allegati".
La Convenzione stipulata tra le parti il 15-12-2016 prevede, all'art 10, che il progetto esecutivo per le opere d'urbanizzazione (vedi allegato alla delibera di Giunta) venisse  presentato ENTRO 6 mesi dalla sigla della Convenzione stessa.
Così non è stato.
E' evidente che l'attuale proprietà ha qualche difficoltà nel concretizzare l'intervento e la dilazione temporale risulta probabilmente anche utile qualora si voglia ricercare un operatore "più robusto" cui cedere il comparto e quanto lì pianificato.
Forse valeva la pena revocare la Convenzione per un obbligo non  mantenuto, come primo passo per una valutazione differente sull'impiego di quell'area, contigua a quella di via Indipendenza/via Lombardia (ex AC3) dove è prevista a mezzo perequazione (Variante al PGT) l'acquisizione al patrimonio pubblico per servizi e spazi verdi.
L'amministrazione di Caimi ha però deciso, giocando sul lessico, poichè il termine non è definito come "perentorio", di concedere alla proprietà una proroga di 4 mesi entro cui presentare il progetto esecutivo per le urbanizzazioni primarie.
Vedremo se tra 4 mesi seguiranno altre "proroghe", giusto per consentire il pianificato CONSUMO DI SUOLO.

martedì 20 giugno 2017

QUANDO UNA E PIU' AMMINISTRAZIONI NON HANNO FATTO QUANTO SERVIVA FARE. IL CASO DI VIA MAGENTA-PESCHIERA


Il caso di via Magenta-via Peschiera è un caso emblematico di inadempienza di una e più passate amministrazioni medesi cui ora si è aggiunto l'intervento della giunta Caimi che con una delibera di "sanatoria" non rende giustizia agli abitanti del quartiere ma favorisce la proprietà privata.
L'iter di acquisizione di un'area ceduta gratuitamente dal privato come da delibera di Giunta n°382 del 1986 quale condizione per la concessione edilizia non è mai stato perfezionato da parte dei preposti uffici comunali.
Questa MANCATA ACQUISIZIONE ha innescato negli anni una lunga vicenda fatta di incontri con gli abitanti in affaccio sulle due strade e di promesse non mantenute.
Nel frattempo, negli anni, lo spazio è stato affittato ed utilizzato come posteggio per i mezzi pesanti di un'azienda di autotrasporti creando non pochi disagi al quartiere.
Eccoci ai giorni nostri.
Mentre i cittadini desideravano quell'area nella sua totale integrità affinchè potesse essere destinata a verde, l'esecutivo di Caimi ha scelto altro, prima respingendo le osservazioni alla Variante al PGT dei cittadini di via magenta-peschiera e successivamente formalizzando la delibera di Giunta n° 154 del 17-5-017 ove si stabilisce la cessione al patrimonio comunale solo di una piccolissima porzione - 293,02 mq sul lato di via Peschiera e 233,77 mq su quello di via Magenta - rispetto al totale di 1443 mq della superficie che doveva essere, da tempo, di proprietà pubblica.
Il resto, pari a 916,82 mq vengono monetizzati.
La proprietà verserà quindi al Comune 137.500 euro e manterrà il possesso dell'area.
Una soluzione discutibile e ambigua quella attuata dall'amministrazione di Caimi, oltretutto anch'essa a fine mandato, come per mettere lì un atto che sarà pienamente esecutivo , fatto salva una sua impugnazione al TAR da parte dei cittadini di via Magenta.


Insomma Caimi ha scelto una strada che serve ad evitare contenziosi con la proprietà ma che nei fatti va a discapito del bene pubblico.
La delibera è accompagnata da un progetto che evidendemente, data l'esiguità delle aree cedute si limita a prevedere parcheggi e limitate piantumazioni di alberi di basso fusto.
Il privato mantiene il possesso della parte preponderante di un'area che resta a suo servizio in un quartiere recentemente azzonato nella Variante al PGT come "Tessuto edilizio in serie aperta residenziale e polifunzionale".
Potevano esserci altre soluzioni ?
Certamente.
Fra queste una procedura di esproprio per pubblica utilità, sulla base degli atti che se pur non completi certificavano la cessione quale condizione per l'edificazione avvenuta.
Certo una strada più difficile perchè con ogni probabilità avrebbe sicuramente innescato un contenzioso con la proprietà che comunque 40 anni fa potè edificare proprio con la condizione di cedere il terreno di via Magenta/Peschiera.
Un rischio che l'amministrazione poteva e doveva correre proprio perchè inadempiente e con un debito di credibilità verso i suoi cittadini che vivono in un comparto con criticità viabilistiche pesanti, dove un piccolo parco verde poteva fare da filtro e migliorare la vivibilità.

venerdì 16 giugno 2017

SULLO IUS SOLI SI SCATENA LA CANEA LEGAIOL-FASCISTOIDE


Apriamo il post con questa bella immagine per dire che è tempo di garantire a chi lo vuole la possibilità di diventare Cittadino italiano senza affrontare tortuosi e complicati percorsi ad ostacoli.
E' tempo, eppure ogni qualvolta in questo "povero paese" (culturalmente parlando) si tratta un argomento direttamente o indirettamente legato agli immigrati o alle migrazioni, si alzano forte gli ululati legaiol-fascistoidi.
Tutto serve affinchè i soliti seminatori di odio razziale colgano l'attimo per gridare la loro "ossessione" e cercarsi una squallida visibilità che nulla ha a che fare con un sano confronto dialettico e di merito.
E' successo anche ieri, 15-6-017, al Senato dove era in discussione la calendarizzazionee per l'avvio della discussione sul nuovo testo di legge dello "Ius Soli temperato".
Dopo il passaggio alla Camera del 13 ottobre 2015 ora, finalmente, anche il Senato si appresta ad esaminarlo e discuterlo, pur se con un'avvio indegno che lascia presagire future difficoltà e inciampi.
La nuova normativa sull'ottenimento della Cittadinanza italiana da tempo attende d'essere approvata per conformarci ad una condizione di diritto più ampio rispetto ai meccanismi restrittivi della legge attualmente in vigore (la 91 del 1992).
Riguarderà principalmente i figli degli immigrati, in gran parte nati nel nostro Paese e qui inseriti.
Insomma prima di tutto una battaglia di Diritti e Civiltà.

Lega e fascisti scatenati contro lo ius soli

Alle 13,21 vola anche un «Vaffa» all’indirizzo del presidente del Senato Pietro Grasso, solo che questa volta il tradizionale insulto grillino non arriva dai banchi del Movimento 5 stelle bensì da un senatore leghista, Raffaele Volpi, che per questo si becca una sospensione – seppure temporanea – dal destinatario delle sue attenzioni. Nel frattempo parte la carica del Carroccio ai banchi del governo, con il capogruppo Gianmarco Centinaio letteralmente incollato agli scranni più alti tanto che ci vogliono ben sette-commessi-sette per riuscire a schiodarlo. E mentre le camice verdi scatenano la bagarre all’interno dell’aula fuori, per strada, le camice nere di Casapound e Forza Nuova si scontrano con la polizia: braccia tese e cartelli truculenti da una parte, manganelli e idranti dall’altra (62 i militanti di Forza nuova denunciati).
Che l’avvio della discussione sullo Ius soli temperato non sarebbe stata una passeggiata si sapeva. Così come si sapeva che il Carroccio avrebbe dato spettacolo sia con le solite urla che con una valanga di emendamenti al testo: 48.408 proposte di modifica destinate molto probabilmente a essere «cangurate», e quindi cancellate, nel giro di qualche giorno. 
La giornata però finisce anche con il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli costretta a ricorrere alle cure dell’infermeria dopo una brutta caduta («spinta dai leghisti», accusa il Pd, ma il Carroccio nega) e lo stesso Centinaio che a sua volta deve far ricorso al ghiaccio fornito dalla bouvette per tamponare almeno un po’ il dolore a una mano.
Se non fosse per l’ennesimo insulto al parlamento e perché in ballo ci sono le vite di un milione di ragazzi figli di immigrati, non varrebbe quasi la pena di parlare di quanto accaduto ieri, tanto le sceneggiate razziste dentro e fuori il Senato si assomigliano tutte. Ad accendere il cerino questa volta ci pensa il M5S, altro gruppo che non digerisce la riforma specie dopo l’ordine di scuderia impartito due giorni fa da Grillo. I senatori pentastellati chiedono di votare prima le pregiudiziali di costituzionalità sul decreto sui vaccini e poi, ma solo poi, lo Ius soli. È un modo per prendere tempo, magari anche facendo mancare il numero legale riuscendo così a impedire che la riforma venga incardinata in aula.
A questo punto però, interviene la senatrice Loredana De Petris. La capogruppo di Sinistra italiana parte al contrattacco e chiede di mettere ai voti l’inversione dell’ordine del giorno: prima l’avvio della discussione sulla cittadinanza e poi i vaccini. Proposta approvata dall’aula con il voto contrario di Lega, centrodestra e M5S (con l’eccezione però della senatrice Paola Taverna che non partecipa alla votazione). 
L’esito del voto è il gong che dà il via alla bagarre. Insieme alle urla leghiste spuntano cartelli con scritto «No allo Ius soli», «Prima gli italiani», «Stop all’invasione», mentre il presidente Grasso prova senza successo a imporre un po’ di ordine.
Il senatore Salvatore Torrisi, presidente della Commissione Affari costituzionali dove il provvedimento è rimasta ferma per quasi due anni, per un po’ ci prova pure a illustrare la legge ma poi – sommerso dalle urla – ci rinuncia e allega il testo scritto al disegno di legge. E’ a questo punto più o meno che, viste ignorate tutte le sue proteste, il leghista Volpi fa partire il suo «Vaffa» contro Grasso. Che reagisce espellendolo dall’aula. Ma a questo punto a insorgere è il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, che spiega a Grasso come il regolamento preveda che in caso di espulsione i lavori dell’aula vengano interrotti. Ora, a Calderoli si può dire tutto tranne che non conosca a perfezione il regolamento, quindi Grasso ci ripensa e, a sorpresa, decide di sospendere la sospensione. Cosa che fa sbottare Calderoli: «Un precedente così manco l’arbitro Moreno», dice il leghista.
Tra urla e spintoni alla fine però la riforma della cittadinanza viene incardinata, riuscendo così a mettere un primo importante paletto al suo iter. 
Difficile però che si possa arrivare a un voto prima dei ballottaggi, mentre appare ormai scontato che il governo blinderà la legge con il voto di fiducia, forte anche della tenuta della maggioranza. Riuscendo così a mettere finalmente in salvo una riforma attesa da anni.

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Dall Huffpost un articolo di Alfredo Somoza inquadra la situazione rispetto alla legge in vigore (la 91 del 1992) e le modifiche migliorative che verrebbero introdotte.

Lo Ius soli, un dibattito antistorico

Lo scontro in Parlamento attorno alla legge sulla cittadinanza è fondamentalmente antistorico. Lega Nord e neofascisti, con il silenzio complice de M5S, starebbero tentando di evitare il "pericolo" dell'introduzione dello Ius soli (diritto di suolo) per l'acquisizione della cittadinanza italiana (storicamente basata sullo Ius sanguinis, diritto di sangue). 
Diritto già esistente nel nostro ordinamento dal 1992! 
Sono infatti fermi a due questioni ormai superate dalla storia. La prima è che i due tipi di diritto, una volta utilizzati distintamente dai paesi d'immigrazione (soli) e di emigrazione (sanguinis), avevano come scopo rispettivamente formare cittadinanza e non perdere i legami con i propri cittadini. Oggi quasi tutti gli Stati (in Europa e in America) applicano un mix tra le due tradizioni. 
È cittadino chi è figlio di cittadino e chi nasce sul territorio della nazione. 
Non esiste più una distinzione netta, restano solo sfumature temporali. 
Forse i leghisti non si ricordano, visto che c'erano, e sicuramente i grillini non sanno perché la Prima Repubblica è sempre e comunque da condannare, che l'Italia fece la stessa scelta (il mix di diritto) nel lontano 1992, con l'adeguamento della legge della cittadinanza ai provvedimenti sull'immigrazione contenute nella cosiddetta "Legge Martelli" del 1990
La legge che regolava la situazione legale degli immigrati, estendeva il diritto di asilo a tutte le nazioni (prima l'Italia riconosceva solo i rifugiati da altri paesi europei) e introduceva i "flussi migratori", cioé la programmazione dell'immigrazione (cosa praticamente mai avvenuta).
Quindi dal 1992, in Italia esiste lo Ius soli. E qui veniamo al punto che i difensori dell'italianità ignorano. La formulazione esistente, cioè si può optare per la cittadinanza italiana al 18° anno (e solo fino al 19°) essendo nato in Italia e avendo vissuto regolarmente, è palesemente una discriminazione rispetto a chi è nato all'estero e può ottenere la cittadinanza dopo 10 anni ininterrotti di residenza. Cioè la legge in vigore dimezza i tempi per la concessione della cittadinanza a chi è nato all'estero rispetto a chi è nato sul suolo della Repubblica. 
La legge in discussione attualmente, il cosiddetto "Ius soli temperato", prevede un percorso allineato con il resto dell'Europa di 5 anni. Viene introdotto anche il cosiddetto "Ius culturae" che prevede la concessione della cittadinanza al minore che ha frequentato almeno 5 anni di scuola in Italia.
È di questo che stiamo parlando, non dell'introduzione di una nuova fonte di diritto, ma di un adeguamento temporale a ciò che esiste. La platea interessata, che comunque avrebbe avuto diritto alla cittadinanza al compimento del 18° anno (o dopo 10 anni di residenza) è di circa 850.000 ragazzi e ragazze.
Perché Lega Nord e neofascisti si oppongono con così tanta rabbia a questo provvedimento? Sono due le possibili risposte. La prima è che questi ragazzi eserciteranno il diritto di voto attivo e passivo. Difficilmente il loro consenso andrà a chi non li considera degni della cittadinanza. La seconda motivazione è più complessa. Finché esista la categoria "straniero", la xenofobia tipica dei movimenti di estrema destra è "tollerata" e mascherata.
Lo slogan "prima gli italiani" (o i francesi o gli spagnoli) regge fin quando la cittadinanza taglia in modo netto una società. Ma se la cittadinanza diventa diritto universale, bisogna trovare nuovi elementi di esclusione. Ovviamente a quel punto scatta la questione "etnica". Non ti posso più discriminare perché straniero, ma perché "oriundo"... 
Ecco che togliere l'alibi della cittadinanza all'estrema destra li svela per quello che sono: movimenti xenofobi. E non vale più il silenzio complice di chi in queste ore si sta astenendo per calcolo elettorale di piccolo cabotaggio. Si sta di qua o di là rispetto alle democrazie occidentali.

martedì 13 giugno 2017

I RISULTATI DEL 1° TURNO DELLE AMMINISTRATIVE MEDESI


Per dovere di cronaca, pubblichiamo i risultati del primo turno delle elezioni amministrative medesi dell'11-6-017.
Come prevedibile, al ballottaggio vanno Gianni Caimi, candidato del PD e della Civica d'appoggio, con il 35,59% e Luca Santambrogio con il 42,05%, per la coalizione formata da Lega, FI, FdI e CI.
Restano esclusi dal ballottaggio gli altri due candidati Giorgio Taveggia (7,45%) e Vermondo Busnelli (14,91%).
E' evidente che il voto dei moderati s'è concentrato su Caimi, probabilmente anche a discapito delle due liste civiche, Meda per Tutti e Civica per Meda che appoggiavano Busnelli.
Per la suddivisione dei consiglieri comunali, bisognerà attendere il risultato del ballottaggio.
Oltre a questo, va segnalato anche un aumento dell'astensionismo (ha votato il 53,41% degli aventi diritto rispetto al 56,93% del 2012).

Come gruppo di Sinistra e Ambiente, decidendo di non partecipare a questa tornata elettorale abbiamo comunque espresso la nostra posizione, ritenendo che nessuno dei candidati in competizione potesse in qualche modo rappresentarci e rappresentare le nostre sensibilità e istanze e quindi, di conseguenza non abbiamo espresso una scelta tra i candidati sindaco.
Lo abbiamo detto e scritto sulla base di fatti e condizioni reali.
Certo, Meda rischia di tornare ad essere amministrata dalla Lega Nord con i partiti di destra coalizzati con essa.
Di questo però non ci sentiamo ne ci sentiremo responsabili qualora dovesse accadere.
A Meda, Lega e centro-destra hanno amministrato anche altre volte e sia come Ambientalisti sia come Sinistra e Ambiente, abbiamo sempre fatto con coerenza e credibilità le nostre battaglie politiche di contrasto allorquando venivano prospettate od attuate scelte inaccettabili.
Sull'altro fronte, Caimi rappresenta la continuità d'un metodo amministrativo escludente e arrogante che ha attuato politiche di tutela del territorio e dell'ambiente criticabili e per noi, incondivisibili.
Pertanto, anche per il ballottaggio, la nostra posizione non cambia.
Quello che sicuramente ci preme sarà proseguire la nostra attività, coinvolgendo coloro che non si sentono rappresentati o sono delusi dagli schieramenti in campo e vorrebbero lavorare per un raggruppamento che abbia al centro sensibilità di sinistra e ambientaliste su cui misurare ed incalzare chiunque amministrerà Meda nei prossimi 5 anni.

venerdì 9 giugno 2017

A MEDA, NELL'ATTIVITA' AMMINISTRATIVA DI FINE MANDATO A VOLTE SI VA DI FRETTA A VOLTE NO.

In questo periodo "elettorale" stiamo assistendo, ad un attivismo frenetico nel fare e nell'approvare da parte dell'amministrazione Caimi, in perfetta continuità con una rodata, tipica e negativa liturgia che è stata attuata anche dalle precedenti amministrazioni.
Tutto per cercare di recuperare e attirare consensi "last minute" o garantire situazioni poi difficilmente modificabili.
Così, sono stati portati nel Consiglio Comunale del 26-4-2017 argomenti complessi con "procedura d'urgenza": Piano Attuativo di via Pace e raccordo stradale sull'area ex- Medaspan funzionale al Centro Commerciale. Due atti consiliari, poi adottati, che nulla avevano d'urgente se non la mera necessità della maggioranza PD d'intestarsi provvedimenti e di cercare di blindare futuri sviluppi.
Analogamente si stanno attuando interventi sulla base di progetti qualitativamente dubbi come quello della riqualificazione o ripristino di via Pace nonchè i consueti interventi di asfaltature propedeutiche al periodo elettorale.
Per "fretta" invece hanno volutamente tralasciati alcuni passaggi.
Uno studio , elaborato dal PIM, importante per la nostra Città poichè sulla base delle analisi lì fatte deriveranno alcune scelte con l'obiettivo di migliorare (si spera) la viabilità e la vivibilità medese.
Orbene, l'amministrazione di Caimi non ha nemmeno pensato di organizzare, con la presenza degli estensori, un momento informativo di dettaglio in sede di Commissione Territorio e Ambiente che inquadrasse risultati, intenzioni e soluzioni identificate.
C'è solo la decisione di consentire OSSERVAZIONI allo stesso sino al 15-9-017.
Stessa cosa dicasi per il Progetto definitivo/esecutivo ESCO per il miglioramento energetico degli edifici di proprietà pubblica approvato con delibera di Giunta n° 154 del 24-5-017.
Un progetto complesso che sarebbe stato importante capire meglio e approfondire.
Si sono limitati a pubblicare la delibera e, guardacaso dopo la nostra richiesta di copia della documentazione completa del progetto definitivo-esecutivo, un riassunto di sintesi sul sito comunale.
Ricordate poi il Patto dei Sindaci per la riduzione della CO2 e il conseguente Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile (PAES) ?
Ne parlammo diffusamente per più tempo anche per "un figurone" per un maldestro "copia e incolla" che per elaborare il PAES prese in considerazione uno studio svolto in altra città invece che a Meda. (vedi anche: IL PAES, IL TAGLIA-COPIA-INCOLLA E LA NECESSITA' DI UN LAVORO SERIO e MEDA: PERCHE' IL PAES NON CI CONVINCE).
Orbene tra le parti dispositive del Patto dei Sindaci c'è l'obbligo di produrre ogni due anni una relazione sulla sua attuazione. 
All'oggi questa relazione, non è ancora noto se esista e quali siano i suoi contenuti e per questo ne abbiamo chiesta copia, sperando che sia stata effettivamente prodotta.
Insomma, in questo fine mandato, questa amministrazione, va veloce, non vuole perdere tempo con approfondimenti preferendo sommari "annunci".

Terminiamo con due argomenti di cui siamo stati promotori.
Raccontiamo del pannello della Memoria sul disastro del '76 dell'ICMESA di MEDA con fuoriuscita di diossina TCDD, da posizionare sul muro di mattoni, sopravvissuto all'abbattimento della fabbrica, in applicazione d'una mozione di Sinistra e Ambiente approvata dal CC il 27-7-016.
Dopo una successiva interrogazione, ecco che finalmente il pannello s'è materializzato e s'è identificato il luogo dove posizionarlo, all'ingresso del Centro Sportivo.
Ma sul muro ..... ancora non si vede e il mandato sta per finire.
Ecco, in questo caso, contrariamente ai precedenti, han preferito....... non aver fretta e attendere, attendere. 
Tanto è una delibera di Consiglio, mica di Giunta.
Situazione analoga per la Mozione di Sinistra e Ambiente richiedente un Regolamento per il Verde Urbano approvata nel CC del 15-12-2016 e diventata delibera consiliare.
Il tempo è passato, ma alla nostra interrogazione su cosa si stesse facendo per dare attuazione alla delibera, la risposta è stata che "si è aperto un tavolo di lavoro per individuare l'ambito di applicazione ed i contenuti dello strumento regolamentare .... etc. etc ..... la materia necessita approfondimenti perchè complessa e ..... il tavolo di lavoro non ha concluso l'attività di analisi e redazione" ma "il mandato termina l'11-6-2017" e quindi ........... l'amministrazione Caimi si augura di poter essere riconfermata per riprendere i lavori.
Dopo 6 mesi, un po' poco.

Insomma, c'è fretta e fretta.

lunedì 5 giugno 2017

SINISTRA E AMBIENTE: BILANCIO DI CINQUE ANNI IN CONSIGLIO COMUNALE

Quasi cinque anni di presenza di Sinistra e Ambiente in Consiglio Comunale durante il mandato di Caimi (PD) meritano qualche riga di valutazione e riflessione.
Con la presenza del nostro eletto, Alberto Colombo, abbiamo condotto una seria e chiara attività politica e consiliare senza mai rinunciare ad approfondire gli argomenti oggetto di delibera di Consiglio o di Giunta nonchè le determine, accompagnandole spesso con numerose interrogazioni ed esercitando una costante attività di controllo.
Abbiamo elaborato proposte sia, quando possibile, in sede delle Commissioni (esempio positivo il Regolamento dei Servizi Sociali cui Sinistra e Ambiente ha dato un proprio contributo integrandone il testo) sia in Consiglio Comunale con mozioni nostre o congiunte con altri gruppi.
Abbiamo sempre formulato idee e pareri, frutto del lavoro collegiale del nostro gruppo, purtroppo spesso inascoltati da una maggioranza, dalla quale siamo usciti nel luglio 2015, sorda e chiusa nel suo decisionismo supponente ma di frequente non all'altezza del governo della città.
Attenta è stata la nostra posizione sulla tardiva Variante al PGT che poteva e doveva essere più coraggiosa nella tutela del territorio e su cui abbiamo presentato una serie di osservazioni, purtroppo tutte respinte.
Respinte le nostre richieste e i nostri emendamenti in materia di Bilancio e tributi Comunali ove chiedevamo sgravi e condizioni di maggior favore per le situazioni sociali più deboli ed esposte.
Inascoltata la nostra richiesta di approfondimenti chimico-analitici seri sull'area dismessa ex-Medaspan coinvolgendo anche ARPA, così come inascoltate le nostre osservazioni sull'AT1 dove l'amministrazione e il sindaco Caimi in primis hanno testardamente proseguito approvando la realizzazione di un centro commerciale (con contorno di albergo e servizi) con un progetto che non tiene conto dell'impatto su viabilità e negozi di vicinato.
In Consiglio Comunale ci siamo occupati di Autostrada Pedemontana, chiedendo ed ottenendo con altri gruppi d'opposizione un CC ad hoc, fornendo informazioni puntuali e dirette, esigendo maggior coinvolgimento e trasparenza e contestando l'atteggiamento "proprietario" del sindaco. Il tutto sempre evidenziando i motivi della nostra contrarietà all'autostrada per la sua inutilità, l'impatto sul territorio e il rischio diossina sul tracciato.
Abbiamo parlato dei problemi e delle criticità del Forno Inceneritore di Desio e delle opache ed errate politiche industriali di Bea assecondate da Meda, socia al 7,34%.
Il nostro Cons. Com Alberto Colombo durante l'ultima seduta di Consiglio il 25-5-017
E' proseguita la nostra battaglia per una tutela Regionale sulle aree della Brughiera, cercando di stimolare l'amministrazione ad un atteggiamento più attivo, visto che spesso la stessa ha brillato per le assenze nei momenti importanti tra cui l'Assemblea Programmatica dove era stato approvato l'importante documento per l'ampliamento del Parco Groane con parte della Brughiera.
Oggetto di più azioni consiliari di Sinistra e Ambiente è stato il consumo di suolo, continuato a Meda con la previsione di inutili capannoni su alcune aree (via Piave, e via S. Giorgio) anche per gli errori e la responsabilità dell'esecutivo nell'approvare nel 2012 il PGT della Lega e una variante tardiva.
Stessa cosa dicasi per l'insostenibile livello d' inquinamento atmosferico, oggetto d'una mozione congiunta con altri gruppi (respinta) per chiedere un piano d'azione a Meda.
Abbiamo cercato di migliorare con un circostanziato documento il Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile (PAES), partito malamente con la proposizione di un testo che poco aveva a che fare con Meda perchè mutuato in maniera maldestra da un altro comune.
La miopia della Giunta di Caimi e della maggioranza PD, nonostante la pessima figura amministrativa, non hanno colto l'occasione e hanno preferito ignorare le nostre richieste.
Abbiamo sollecitato e definito linee d'azione per gli Orti Urbani, anche se continuiamo ad avere perplessità in quanto gli stessi sono stati localizzati in quella che fu la zona R del disastro ICMESA, senza aver mai fatto, come da noi richiesto e con il coinvolgimento dell’ARPA, analisi chimiche mirate che escludessero la presenza di TCDD.
Sulla farmacia comunale di via Indipendenza 104 avevamo suggerito migliorie concrete ad integrazione della convenzione che purtroppo non sono state recepite. 
Siamo stati molto attenti su tutti gli aspetti riguardanti la viabilità cittadina e i connessi e dubbi progetti dell'amministrazione per riqualificare Via Pace e per la realizzazione della ciclopedonale di viale Brianza zeppa di cricità.
Ci siamo occupati anche di rischio idrogeologico con più sopralluoghi che hanno dimostrato l'inutilità e le carenze di un intervento "last minute" in Val de Mez.
Il nostro consigliere ha chiesto e diffuso i verbali e il materiale delle attività svolte nel Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce per rendere tutti edotti dell'importanza di questo polmone verde.
Abbiamo fatto corretta informazione sugli aspetti riguardanti la presenza dei richiedenti asilo in Brianza, smontando gli stereotipi e le falsità diffuse dai seminatori di odio e di intolleranza.
Al momento seguiamo l'applicazione delle azioni conseguenti all'approvazione delle nostre mozioni sul pannello della Memoria sul muro dell'ICMESA e sul Regolamento del Verde Urbano.
Il nostro agire consiliare ha sempre avuto come base preparazione, approfondimento e proposte, così come abbiamo sempre cercato contatti e scambi informativi con gruppi, associazioni, rappresentanti politici e istituzionali anche di altri Comuni; il tutto allo scopo di non risultare né superficiali né autoreferenziali.
Anche nel periodo burrascoso e sofferto della nostra appartenenza alla Coalizione di maggioranza (ben presto ridotta al solo PD) non siamo stati "soldatini" a comando, ma il nostro Consigliere Comunale ha esercitato il suo mandato con la consapevolezza del suo importante ruolo, valutando sempre e comunque i contenuti di quanto veniva discusso in Consiglio Comunale, cercando di stimolare il dibattito e di cambiare uno “status quo” di mera e passiva ratifica da parte dei Consiglieri
Questo approccio non ci ha reso la vita facile, perchè entrare nel merito evitando le semplificazioni e le approssimazioni, non fa parte del sentire politico-amministrativo attuale.
Grossa delusione nel rapporto con la componente consiliare di maggioranza del PD, sempre ed acriticamente schierata con i desideri della Giunta, ignorando le potenzialità propositive del Consigliere Comunale in quanto tale.
Considerando anche la nostra esigua rappresentanza, pensiamo di avere fatto un lavoro egregio, mostrando altresì come si possa operare con credibilità e voglia di conoscere, approfondire e diffondere le nostre valutazioni su quanto si decideva nell'assise amministrativa.
Di tutta questa attività abbiamo dato totale informazione e con trasparenza sul nostro blog e sulla stampa.
Ora non avremo più una presenza consiliare e questo probabilmente ci penalizzerà nella visibilità mediatica, ma proseguiremo il nostro cammino di gruppo con la stessa attenzione che abbiamo avuto sinora auspicando d'aggregare al nostro lavoro altri cittadini interessati a fare politica e non a subirla.

Meda 5-6-017

Il gruppo di Sinistra e Ambiente con il suo Consigliere Comunale Alberto Colombo