Benvenuti !

BENVENUTI nel blog di SINISTRA e AMBIENTE.
Con questo blog, vogliamo aggiornare tutti sull'attività,
le proposte, le idee del gruppo.

Per la nostra storia e le passate iniziative,
puoi vedere anche sul nostro vecchio sito web.
Per chi volesse contattarci o inviarci materiale da pubblicare, cliccare QUI

La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

-------------------------------------------------

CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

lunedì 9 gennaio 2017

PROVINCIA DI MB: QUANDO LE "RIFORME" FANNO MALE AI CITTADINI


Il giorno 8-1-2017 si sono tenute per la seconda volta (la prima fu il 12-10-2014) le elezioni di secondo livello per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Monza e Brianza. 
Elezioni di secondo livello e quindi con i soli Sindaci e Consiglieri Comunali dei 55 Comuni della provincia di MB quali aventi diritto al voto.
In qualità di Consigliere Comunale medese, sono andato a votare ma ora, indipendentemente dalla mia scelta, voglio condividere con voi alcune riflessioni.
Le Province di tutta Italia hanno rinnovato la loro assise in una situazione a dir poco surreale, causata dai pasticci generati dal Governo.
Secondo la legge n. 56 del 7 aprile 2014, meglio nota come legge Delrio, le Provincie dovevano infatti essere azzerate e sostituite con le "zone vaste" o le "città metropolitane", il tutto in attesa dell'approvazione del Referendum confermativo del 4-12-016 sulla modifica del Titolo V della Costituzione che avrebbe cancellato la definizione di "Provincia" dalla Carta Costituzionale.
Come è ben noto le modifiche Costituzionali fortemente volute da Renzi e soci sono state respinte dai cittadini.
Insomma la legge Delrio, il pressapochismo e l'arroganza decisionale di chi pensava di vincere a colpo sicuro hanno creato una situazione di caos.
Si perchè le Provincie continuano ad esistere, con molte delle attribuzioini che avevano in precedenza, ma con personale ridotto e sopratutto prive di adeguate coperture economiche per garantire quei servizi a loro demandati.
Così i primi a pagare il conto di questa situazione, sono stati i cittadini.
La Provincia di MB si è vista infatti, causa mancanza di fondi, costretta a sopprimere totalmente, a partire dal 1 febbraio 2017, due linee di autobus e a limitare le corse su altre 5 linee.
Solo per le linee soppresse, ne soffrirà un bacino di lavoratori, pendolari e studenti pari ad 8000 utenti.
Questa decisione, insostenibile per la Brianza, porterà a un aumento del traffico, incrementerà i problemi di viabilità e di inquinamento atmosferico oltrechè pesare sulle tasche degli utenti.

All'ingresso della Provincia di MB (foto R. Cerri)

Per questo, l'8-1-017, durante le fasi di voto, fuori dalla sede della Provincia di MB di via Grigna era presente un nutrito presidio di cittadini che, giustamente, protestava per i tagli.
Da una parte lo Stato ormai assorbe tutte le risorse economiche che prima erano assegnate alle Province per svolgere i loro compiti e dall'altra la Regione Lombardia non copre il differenziale di spesa per i servizi di trasporto pubblico locale.
A distanza di due anni dalla precedente elezione, (vedi qui) continuo ancora a pensare che l'idea di abolire le Province è stata una pessima idea, frutto di un "populismo governativo" utile alla bisogna per dimostrare una volontà di taglio dei "costi della politica" e di revisione delle spese dei livelli amministrativi più di facciata che di sostanza.

Il presidio di protesta (foto R. Cerri)
Le REGIONI erano gli enti su cui esercitare un ROBUSTO intervento sulle indennità e dove era ed è necessaria una riorganizzazione che, si badi bene, non è quella relativa al livello di gerarchia d'attribuzioni ma di sinergie tra comparti.
Questo doveva essere il punto di partenza per poi riconfigurare le Province limitando drasticamente le indennità degli amministratori.
La realtà è un pasticcio, con i cittadini scippati del loro diritto di voto e con la Provincia lasciata senza coperture economiche a gestire attribuzioni e servizi importanti ed essenziali per il territorio.
Ce ne è a sufficienza per chiedere una revisione profonda della legge Delrio.

Alberto Colombo - Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente Meda 

Il reportage di MBNews sulla protesta dei cittadini cliccando qui.

giovedì 5 gennaio 2017

QUESTA NON E' ACCOGLIENZA

Migranti all’interno del Cpa di Cona prima dello sgombero
1400 uomini e donne richiedenti asilo stipati in una ex base militare a Cona (prov. di Venezia) in condizioni decisamente indecenti, non dignitose e con il rischio di tensioni costanti.
Tutto questo in quello che risulta essere un CPA (Centro di Prima Accoglienza) o meglio nel caso specifico un luogo"temporaneo emergenziale" con un'abilitazione dell'ASL per 540 posti invece dei 1400 ospitati.
Una concentrazione abnorme di profughi, tutti in attesa di risposta al riconoscimento del loro status in capannoni sovraffollati, in condizioni di degrado e di annullamento di qualsivoglia volontà positiva.
C'è voluta la morte d'una ragazza ivoriana di 25 anni, Sandrine Bakayoko, e la conseguente protesta dei rifugiati per far conoscere al Paese questa intollerabile contesto.
Come è possibile pensare la sostenibilità di una simile situazione ?
Questa è accoglienza o è solo fare businnes ?
Senza senso da parte del Governo, dinanzi ad un simile disastro parlare a sproposito della riapertura dei Centri Identificazioni e Espulsioni (CIE), così come sono puri sproloqui quelli di coloro che vogliono solo espulsioni di massa.

Il Manifesto denuncia con chiarezza le storture di un sistema d'accoglienza che non funziona, un sistema che genera degrado, tensioni sociali e insano businness.
Fate uno sforzo e leggete con attenzionegli articoli sotto proposti.

Accoglienza privata.

100 i trasferimenti, ma Sandrine simbolo del lager di Cona

25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, è deceduta ufficialmente per «cause naturali»

Ernesto Milanesi CONA (VENEZIA) Edizione del 05.01.2017 Pubblicato 4.1.2017, 23:59
Sandrine Bakayoko è morta ufficialmente «per cause naturali» nel bagno delle donne. Così nell’ex base missilistica di Conetta ieri mattina ci si preoccupava soprattutto d’altro.
Un centinaio di profughi trasferiti in bus verso l’Emilia, come da disposizioni del Viminale. La Procura di Venezia concentrata su danneggiamento, violenza privata e sequestro di persona come ipotesi di reato per la rivolta dei profughi. Forze dell’ordine di nuovo schierate a controllare la situazione prima e dopo il «trasloco», la visita dei parlamentari, l’arrivo dei furgoni con i pasti.
LO STAFF DELLA COOP Ecofficina sotto pressione a causa dei troppi riflettori accesi su una gestione tutt’altro che impeccabile. Ma Sandrine è già diventata il simbolo di questa specie di lager ai margini della piccola frazione di Cona, persa nella nebbia gelida della campagna veneziana. I profughi ivoriani non la dimenticano né accettano il modo in cui ha perso la vita, il futuro, le speranze.
Sandrine, 25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, si era imbarcata quest’estate con il compagno nelle coste libiche e da settembre a Conetta aspettavano di essere riconosciuti come rifugiati. C’è chi dice che abbia interrotto una gravidanza, ma tutte le testimonianze raccolte all’interno della tendopoli sono concordi nel descriverla sofferente da giorni. Sandrine contava di ottenere il «visto» dell’Italia che le consentisse di andare a Milano per lavorare come parrucchiera. Intanto, si esercitava con le altre poche donne fra gli oltre 1.400 migranti e tagliava i capelli al suo compagno. Finché lunedì mattina si è alzata, ha chiesto la chiave ed è entrata in bagno.
IN BASE AL REFERTO di Silvano Zancaner, medico legale incaricato dalla Procura, è morta intorno alle 9 per tromboembolia polmonare massiva bilaterale che non lascia scampo. Gli esami istologici aggiungeranno altri dettagli clinici a beneficio dell’inchiesta. Tuttavia, la morte di Sandrine non assolve la coscienza di tutti. Il Suem 118 ha ricevuto la chiamata ben dopo le 12: cos’è davvero successo nell’arco di quelle ore? C’è la versione del compagno della ragazza, che ha convinto il personale ad abbattere la porta del bagno chiuso a chiave. E la ricostruzione di Simone Borile, direttore della coop che gestisce Conetta. Tempi di allarme e pronto soccorso che non sembrano collimare…
UN PO’ COME LA FACCIATA istituzionale del business sui profughi e la voce di chi nella struttura lavora con scrupoli, dubbi e difficoltà. Andrea Priante, cronista del Corriere Veneto anche a beneficio delle grandi firme in pensione, ha raccolto la testimonianza dei «prigionieri» durante la notte della rivolta innescata dalla morte di Sandrine. «Piangevamo, chiusi in quella stanza. E poi le risate, improvvise, isteriche, senza senso. Ma soprattutto ricordo i silenzi, che erano lunghi e pieni di paura» confessano.
Insieme al divieto di parlare ai giornalisti perché rovinano l’immagine di Borile & C. Lavorano dalle 9 alle 19 per 1.200 euro al mese. Sostengono anche che la rivolta era già organizzata prima della morte di Sandrine. Raccontano di «ex guerriglieri» arrivati a fomentare gli animi. E garantiscono sulla rapidità dei soccorsi alla giovane ivoriana con tanto di defibrillatore in attesa dell’auto medica: «La verità è che, purtroppo, non c’era già più nulla da fare». E nel pomeriggio la situazione è precipitata con gli ivoriani a guidare la rivolta all’interno del campo fuori controllo.
UNA NOTTE AL BUIO, al freddo, in 25 dentro un container appesi ad una candela e alla trattativa condotta dal funzionario della prefettura. Fino alla liberazione, di corsa verso le auto ancora bersagliati dalla protesta. Sono rimasti a casa un giorno a smaltire la paura. «Abbiamo bisogno di questo lavoro, ma non ci sentiamo al sicuro. Così non si può andare avanti…» concludono. Resta il fatto che fin da giugno la «campagna LasciateCIEntrare» aveva indicato Conetta come l’anomalia più clamorosa a Nord Est. Flore Murard-Yovanovitch del Progetto MeltingPotEuropa sottolinea: «Le negligenze o i maltrattamenti esistono nei centri di accoglienza forse perché dormi sotto le tende di un cosiddetto “centro di accoglienza”, costruito in un ex-base militare o una caserma. Nel caso di Sandrine, dal suo sbarco avvenuto nell’agosto 2016, mentre centri come quello di Cona – che non è un Cas, non è un Cara, non è un hub – non dovrebbero ospitare soggetti vulnerabili come donne e bambini o vittima di tratta. Cona è un luogo “temporaneo emergenziale” che sopperisce alla mancata accoglienza dei Comuni veneti, i cui sindaci rifiutano di accogliere richiedenti asilo».
Intanto, sabato pomeriggio davanti alla prefettura di Gorizia si è data appuntamento la «rete antirazzista» che contesta l’ipotesi di riaprire il Cie di Gradisca d’Isonzo.

-----------------------------------------------

Gli esiti dell'ispezione in loco di un Parlamentare di SeL

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMDFlmGKTyc2SR0Yr6qoi54j90UkxrVHZ-ovsfN?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

La grigia galassia e il "sistema" delle "cooperative" che gestiscono il centro di Cona

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipOPVkr1_fuUW0avlhlJ90wx1VzkYvYQNe4DRQAV?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

sabato 24 dicembre 2016

QUANDO IL GOVERNO ASSECONDA LA PRECARIETA' DEL LAVORO E DEI DIRITTI


Un RICATTO, un ricatto continuo. Questo è quello che accade quasi sempre nel corso delle vertenze che vedono impegnati i lavoratori nella difesa disperata del loro posto di lavoro.
Anche la vertenza dei call-center di ALMAVIVA si è evoluta secondo uno squallido copione con al centro la minaccia di delocalizzazione in Romania dei servizi e con la direzione aziendale che chiede IL TAGLIO DEGLI STIPENDI. 
Stiamo parlando di salari già bassi, 500 o 600 euro al mese per contratti di circa 20 ore settimanali.
Eppure questo livello di miseria salariale unito alla totale flessibilità degli orari ancora non basta all'azienda.
Pesantissime le responsabilità del GOVERNO che impone un lodo che congela momentaneamente i 2556 licenziamenti richiesti, ricorrendo alla cassa integrazione sino al 31-3-2017, ma chiede entro quella data un accordo che taglia il salario, aumenta la flessibilità e la produttività a scapito dei diritti.
Lavoratori sotto RICATTO, costretti a scegliere tra condizioni ancora più precarie ad un salario ancora più basso e il loro licenziamento.
Azienda e Governo che costruiscono i presupposti per la divisione dei lavoratori e con le Rappresentanze Sindacali Unitarie di Roma - la sede più grande - che respingono l'accordo capestro. 
Ora si andrà al Referendum tra tutti i dipendenti del gruppo.
Ecco, non c'è mai limite alla miseria d'un lavoro sottopagato e con tutele e diritti costantemente messe in discussione o cancellate.

Sotto due articoli de il Manifesto che fanno comprendere la drammaticità e la precarietà delle condizioni di chi lavora oggi.

Ricatto Almaviva, il difficile no dei romani

Tre mesi di cassa integrazione per negoziare meno salario e diritti, altrimenti il colosso dei call center sposta tutto in Romania. Il governo complice dell'azienza, le Rsu di Napoli firmano, quelle di Roma no. E devono subire così 1.666 licenziamenti

Antonio Sciotto Edizione del 23.12.2016
Possiamo solo immaginare cosa possa voler dire per un delegato firmare per il proprio licenziamento e quello dei suoi 1665 colleghi: dopo le battaglie comuni, una lunga trattativa, il buio e lo sconforto. È accaduto la scorsa notte al ministero dello Sviluppo, quando i giornali di ieri erano già nelle rotative e riportavano tutti la stessa notizia: Almaviva, c’è l’accordo, le 2.511 procedure di mobilità sono congelate per tre mesi e si continua a trattare. 
E invece dopo l’ok dei sindacati e dell’azienda alla proposta Calenda-Bellanova (erano stati chiamati ad avallarla anche Camusso, Furlan e Barbagallo), da mezzanotte in poi si sono scatenate discussioni accesissime. Le Rsu, che hanno l’ultima parola perché riportano il mandato dei lavoratori, non erano d’accordo.
Non erano d’accordo soprattutto i delegati e le delegate romane, abituati a convivere con l’azienda dei Tripi già dai tempi di Atesia, brand mandato in soffitta perché collegato alla precarietà. In quindici, alle tre di notte compattamente hanno votato no. Mentre al contrario gli otto di Napoli hanno detto sì. L’accordo ha ricordato a molti il referendum di Pomigliano, proposto da Sergio Marchionne agli operai Fiat nel 2010 con un sostanziale aut aut: o accettate il peggioramento delle condizioni di lavoro, o il vostro posto semplicemente sparisce. Anzi, sarebbe meglio dire: emigra.
Oggi per i call center si ripropone la stessa dinamica, e non a caso accade nella Fiat delle cuffiette italiane, Almaviva: il maggiore gruppo del Paese, con quasi 10mila operatori telefonici e commesse assegnate dalle maggiori compagnie private e da grosse amministrazioni pubbliche. 
L’accordo siglato da azienda e sindacati prevede sì il congelamento dei licenziamenti fino al 31 marzo 2017, ma solo a patto che si riesca a raggiungere un’intesa su tre punti: l’abbassamento (temporaneo) del costo del lavoro, l’aumento di efficienza e produttività, l’accettazione di un controllo a distanza sulla produttività individuale. 
Si dovrebbe siglare, in sostanza, una deroga al contratto nazionale, autorizzata proprio da quell’articolo 8 voluto dal ministro Sacconi nel 2011, e sponsorizzato da Confindustria e soprattutto Fiat.
Lo stesso aut aut è stato posto sostanzialmente da Almaviva: accettate di lavorare di più le stesse ore ma con meno salario, o altrimenti noi abbiamo già aperto in Romania e le commesse le portiamo là.
Parole mai dette esplicitamente, ma parlano i fatti. 
L’azienda chiede un taglio alle retribuzioni solo temporaneo, legato al periodo del risanamento, denunciando perdite ormai assestate sui 2 milioni di euro al mese. Perché è anche vero che il settore non premia chi applica i contratti e segue le regole, visto che le commesse scendono ogni anno di valore, trainate soprattutto (e con grande colpa degli ultimi governi) dai tagli choc delle amministrazioni pubbliche, che in molti casi bandiscono gare con base d’asta già sotto i livelli del contratto nazionale.
Le Rsu romane hanno spiegato di aver detto no all’accordo perché avevano ricevuto preciso mandato dalle assemblee dei lavoratori: nessun taglio ai salari. 
Certo, tutte assemblee precedenti: perché la proposta Calenda-Bellanova, arrivata a poche ore dalla scadenza della procedura di mobilità, non si è mai potuta portare a tutti i lavoratori. Riccardo Saccone, della Slc Cgil, accusa il governo: «Non ha svolto il suo ruolo di arbitro. Abbiamo chiesto che si potesse portare il contenuto di questo accordo alle assemblee, ma all’indisponibilità dell’azienda si è deciso comunque di andare avanti». 
Saccone spiega così il voto: «A Roma abbiamo tantissime persone a venti ore settimanali, fanno meno di 500 euro al mese: ridurre ulteriormente i salari fa perdere il bonus Renzi, ti porta sotto la soglia degli incapienti. E che trattativa vai a fare se comunque sai che nell’accordo c’è scritto che se non arrivi a certe condizioni i licenziamenti sono già concordati a priori?».
Diversamente l’hanno vista a Napoli: come ci spiega il delegato Slc Cgil Francesco De Rienzo, «noi, a differenza dei romani, non avevamo un preciso mandato dalle assemblee e non ce la siamo sentita di firmare per il licenziamento di 845 colleghi». «Ho visto la loro sofferenza – riprende – ma la reputo una scelta incomprensibile: noi sappiamo di avere davanti tre mesi difficili, ma abbiamo deciso di giocarcela». 
Tra l’altro essendo i delegati romani in quindici, e i napoletani solo in otto, si rischiava che la scelta dei primi potesse decidere anche per la chiusura del sito campano: quindi il ministero all’ultimo ha deciso di separare le due procedure.
La Fistel Cisl ha bollato la scelta dei delegati romani, definendola «irresponsabile». La Slc Cgil, spiegando che oggi si terranno le assemblee e martedì i referendum, afferma che se dovesse esserci un ripensamento a Roma, sosterrà la possibilità di un nuovo accordo con l’azienda.

Almaviva, il delegato Cgil: «Basta con le accuse, il governo ci ha lasciati da soli»

Call center. Massimiliano Montesi, una delle Rsu che ha detto no all'accordo, racconta come è andata al ministero. "Prima di dire sì a dei licenziamenti avremmo voluto chiedere un nuovo mandato alle assemblee, ma non ci è stato permesso. Ho sentito che non ci ha coperto neanche il sindacato"

Antonio Sciotto Edizione del 24.12.2016
«Non solo il governo ci ha praticamente accusati di essere i responsabili del licenziamento di 1666 persone, ma sinceramente come Rsu non mi sono sentito coperto neanche dalla mia organizzazione. A questo punto fare un referendum è il minimo, anche se credo che ci si sarebbe dovuti impuntare per far sospendere la trattativa e andare al voto prima». Massimiliano Montesi è delegato della Slc Cgil, è uno dei tredici che alle tre di notte di giovedì scorso ha detto no all’accordo con Almaviva.

Cominciamo dal racconto di quella notte. L’accordo da chi è stato elaborato?
Quando tutto era in stallo, è stato il governo a venire dalle parti con un accordo praticamente già scritto. Un testo che recepiva tutti i temi proposti dall’azienda, in particolare il taglio del costo del lavoro e il controllo della prestazione individuale. In più: 3 mesi di cassa integrazione a scalare – dal 100% a zero ore al 70% e poi al 50% – prevedendo che se entro il 31 marzo 2017 non si fosse arrivati a un’intesa, l’azienda avrebbe potuto procedere ai 2.511 licenziamenti già previsti nella procedura.

È l’accordo a cui poi avete detto no. Come mai?
Intanto va detto che un sindacato che firma una intesa su una futura trattativa, ma in cui sono già previsti dei licenziamenti, li sta praticamente avallando. E questo potrebbe creare tra l’altro problemi a chi in futuro volesse impugnarli. Abbiamo detto no perché avevamo ricevuto un preciso mandato dalle assemblee a non trattare su taglio dei salari e controllo della produttività individuale: erano ritenuti temi indisponibili.

Ma erano venuti tutti i lavoratori alle assemblee? Alcuni contestano che le assemblee non rappresentano tutti.
Noi abbiamo fatto assemblee al call center fino a una settimana prima delle trattative, abbiamo coperto tutti i turni: poi è chiaro che quando hai la solidarietà al 45%, e se conti anche le ferie o le malattie, non puoi avere proprio tutti. Però chi era a quelle assemblee era d’accordo con noi, e la linea che abbiamo portato era quella delle segreterie nazionali. Abbiamo chiesto un preciso mandato, avvertendo chiaramente sui rischi: attenzione, abbiamo detto, perché se non si arriva a un accordo poi potrete ricevere le lettere di licenziamento a casa. A quel punto non venite a cercare noi, perché ci state dando un mandato preciso.

E invece sono venuti a cercarvi, molti accusano voi Rsu di essere i responsabili di quel che è accaduto al ministero dello Sviluppo.
Ad accusarci sono stati alcuni tweet del governo, i tg nazionali. Non i lavoratori che ci hanno dato quel mandato, sarebbe assurdo d’altronde. È vero però che adesso tanti stanno cambiando idea sull’opportunità o meno di accettare un accordo con l’azienda, e questo è sempre legittimo: non a caso noi faremo un referendum. Certo che quel referendum sarebbe stato meglio farlo prima, quando avevi la proposta di accordo in mano.

Ma infatti il sindacato ha chiesto di sospendere il tavolo e andare alle assemblee.
Certo, è stato chiesto. Ma quando azienda e governo hanno detto no, ci si sarebbe dovuti impuntare di più. Tanto più se non hai ottenuto nulla di quanto era nella tua piattaforma: dovevamo chiedere un nuovo mandato, invece di provocare lacerazioni e accordi separati tra le due sedi di Roma e Napoli. Ma invece di tenere il punto, si è reputato di far firmare quell’accordo con la chiamata nominale delle Rsu. Puoi immaginare come ti senti se ti chiamano per nome e cognome a dire sì o no al licenziamento dei tuoi colleghi. Però noi avevamo ricevuto un preciso mandato, con tanto di riprese pubblicate sui social. Se l’avessimo tradito ci avrebbero praticamente menato.

Mandato a parte, personalmente cosa pensi dell’accordo? E cosa credi che prevarrà al referendum di martedì prossimo?
A me quell’accordo non piace perché sancisce dei licenziamenti, e poi siamo veramente stanchi di subire: da sei anni siamo sotto ammortizzatori sociali, e adesso ci propongono condizioni peggiorative – che Almaviva vuole estendere a tutti i suoi siti italiani – mentre si aprono nuove sedi in Romania e si assumono interinali a Milano e Catania. Non so cosa passerà al referendum, e chiaramente non mi impunterò sulle mie idee personali se nel frattempo la maggioranza delle persone ha cambiato idea. Il timore è comunque che si voglia solo allungare la nostra agonia, e che quei licenziamenti non troppo lontano nel tempo arriveranno lo stesso, mentre grazie alle nostre lotte l’azienda ha ottenuto la nuova normativa contro le delocalizzazioni e 30 milioni di ammortizzatori. E per giunta ci chiede pure tagli ai salari e controlli a distanza.

sabato 17 dicembre 2016

APPROVATA IN CC LA MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UN REGOLAMENTO SUL VERDE URBANO

La mozione di Sinistra e Ambiente che impegna la Giunta e il Sindaco ad elaborare un Regolamento del Verde è stata discussa il 15-12-2016 in Consiglio Comunale ed è stata approvata pressochè all'unanimità con la sola astensione, comunque con valutazione positiva della Lega Nord.
Il Sindaco Caimi che aveva già votato contro il proseguimento oltre la mezzanotte dei lavori del CC, necessario per discutere la mozione, incomprensibilmente non ha partecipato al voto.
Forse è aprioristicamente "allergico" alle proposte di Sinistra e Ambiente.

La mozione ha avuto il pregio di raccogliere consensi anche per l'evidenza che a Meda, solo gli articoli 51 e 52 del Piano delle Regole del PGT vigente e l'articolo 69 del Regolamento edilizio contengono elementi parziali per la salvaguardia del verde urbano .
Una situazione di manifesta insufficienza.
Il Consigliere di Sinistra e Ambiente, Alberto Colombo, ha illustrato la richiesta di un documento organico, un Regolamento Comunale che contempli un albo degli alberi di pregio in ambito urbano e che contenga regole d'intervento, di manutenzione, mantenimento e per la realizzazione di nuovi ambiti verdi nonchè norme per parchi e giardini - comunali e privati, verde di arredo, spazi verdi a corredo di strutture pubbliche, orti urbani, fasce di rispetto, aree incolte.

Sinistra e Ambiente con questa mozione, ora divenuto atto del Consiglio Comunale medese, si augura che sia definito da parte dell'esecutivo il percorso di stesura del Regolamento con la necessaria copertura economica e l'adeguato coinvolgimento delle figure tecniche e professionali necessarie, senza dimenticare il ruolo che possono avere le Commissioni deputate.

Ecco il testo della mozione approvata dal CC del 15-12-016


venerdì 16 dicembre 2016

INQUINAMENTO DA PM10 A MEDA: FINALMENTE HABEMUS ORDINANZA

Ieri sera, 15-12-016, in Consiglio Comunale, il gruppo di Sinistra e Ambiente ha portato all'attenzione dell'assise il problema dell'inquinamento atmosferico da PM10 denunciando anche l'ingiustificato ritardo con cui il sindaco di Meda Caimi ha emanato l'ordinanza per "MISURE TEMPORANEE FINO AL 15 APRILE 2017 PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA ED IL CONTRASTO ALL'INQUINAMENTO LOCALE PREVISTE DAL PROTOCOLLO DI COLLABORAZIONE TRA REGIONE LOMBARDIA, ARPA LOMBARDIA E GLI ENTI LOCALI".
Ingiustificato ritardo ? 
Si, proprio così perchè al 15-12-016 a MEDA sono 12 giorni che il PM10 è con CONTINUITA’ oltre il livello di 50 microgrammi/m3 e, secondo il PROTOCOLLO ANTINQUINAMENTO, (cui l’amministrazione di Meda ha aderito con DELIBERA DI GIUNTA n° 256 del 5-12-016) dopo la certificazione dell’8° giorno e a partire dal 9° giorno il Sindaco avrebbe dovuto emettere un’ordinanza per attuare le azioni corrispondenti al 1° livello d’intervento.
Non solo, esistono le condizioni per dare attuazione ANCHE al secondo livello, quando il PM10 supera per 7 giorni consecutivi il valore di 70 microgrammi/m3 - è successo a Meda appunto per 7 giorni consecutivi (dal 4 al 10 compresi) e nella Prov. di MB per più di 9 giorni (solo ieri la media è scesa a 65 microgrammi/m3).
Oltretutto, le condizioni Meteo da tutta la settimana favorevoli all’accumulo di inquinanti, consentivano l’attuazione delle misure temporanee antinquinamento sin dal 7° giorno.

Tutti questi dati e i corrispettivi LIVELLI d’INTERVENTO sono GIA’ CERTIFICATI nella TABELLA UFFICIALE “Protocollo aria “ di ARPA, Reg. Lombardia e ANCI che riportiamo aggiornata al 15-12-016.
La tabella ufficiale "Protocollo aria"
Ecco, questa ORDINANZA è arrivata solo il pomeriggio del 15-12-016 oltre i termini logici e temporali previsti dal Protocollo e DOPO una diffida del WWF e un sollecito inoltrato al Sindaco e all'Assessore all'ambiente la mattina del 15-12-016 da SINISTRA E AMBIENTE.

Ora ci aspettiamo, che l'ordinanza non rimanga confinata e "mimetizzata" e quindi per nulla visibile sul solo albo pretorio -come purtroppo è ancora alla data del 17-12-2016 - ma come PRESCRITTO nel protocollo, sia oggetto di un’adeguata COMUNICAZIONE ALLA CITTADINANZA mediante comunicati stampa, visualizzazione sui display fissi, MANIFESTI nei luoghi previsti e ai varchi cittadini e in prima pagina sul sito internet del Comune.
Soprattutto, considerato che c’è l’amministrazione s’è già presa il tempo per farlo, ci aspettiamo l’adeguata VERIFICA E UN CONTROLLO SULL'APPLICAZIONE di TUTTI I PUNTI DELL'ORDINANZA.

ECCO SIG. SINDACO, UN APPELLO, QUALCHE VOLTA, CERCHI DI ESSERE UN POCHINO PIU’ VELOCE E ATTENTO E SI DIA DA FARE PER PERMETTERE L'EFFETTIVA APPLICAZIONE DELLE ORDINANZE DA LEI EMESSE.


AGGIORNAMENTO.
Purtroppo abbiamo dovuto constatare che l'amministrazione medese, al 17-12-016, NON HA ANCORA PREDISPOSTO le adeguate forme comunicative alla cittadinanza sull'esistenza dell'Ordinanza antinquinamento e sulle prescrizioni ivi definite. 
Nulla sulla prima pagina del sito web del Comune, nessun manifesto, nessuna comunicazione a mezzo stampa locale, nessun avviso sui tabelloni luminosi (o display) presenti sul territorio.
Tutto ciò li rende inadempienti rispetto alla parte informativa prevista nell'Ordinanza stessa e rende di difficile applicazione le misure previste.
Per questo, oggi 17-12-2016, abbiamo inoltrato un ulteriore sollecito a questa "dormiente" amministrazione e a questo sindaco "sbadato".
Intanto, il PM10 a Meda è sempre sopra i 70 microgrammi/m3.




giovedì 8 dicembre 2016

PATTO PER LA LOMBARDIA: LA BUFALA MEDIATICA DI RENZI E MARONI

SULLA PEDEMONTANA (e non solo),
IL "PATTO PER LA LOMBARDIA"
SI RIVELA UN BIDONE


Il 25-11-2016 veniva proclamata in pompa magna da Maroni e da Renzi la sigla del "Patto per la Lombardia" un accordo che a detta dei due avrebbe garantito risorse economiche dello Stato, della Regione e della Ue a copertura di una serie di capitoli di spesa tra cui le Infrastrutture e quindi anche l'autostrada Pedemontana Lombarda. (vedi nota della Reg. Lombardia qui).
Ve lo ricordate ? Furono amichevoli strette di mano, sorrisi reciproci ad uso delle foto ufficiali per la stampa e articoli grondanti ottimismo e certezze dove i due assicuravano che queste risorse, quasi 11 miliardi di euro a loro dire, avrebbero consentito di uscire dalle secche soprattutto per la Pedemontana per la quale veniva "annunciato" lo stanziamento di 2.741.000.000 euro, compresi i completamenti delle tangenziali di Varese e Como.
Ecco, tutto questo è stato un bel bidone mediatico come solito abilmente cavalcato dal governatore leghista Maroni e dall'annunciatore per eccellenza l'ora ex- premier Renzi.
I documenti dicono altro.
Dicono che in realtà lo "stanziamento" arriva al massimo a 718,7 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC dal 2014 al 2020) di cui 503 milioni per TUTTE le infrastrutture e 0 (ZERO) per la Pedemontana Lombarda.
Questi importi dell'FSC, per essere effettivamente disponibili dovranno oltretutto passare al vaglio del CIPE, quindi, per ora, anch'essi sono virtuali.
Il resto è fatto da quanto specificato alla voce "Risorse Nazionali già assegnate" che, per quanto riguarda l'Autostrada Pedemontana Lombarda, la parte effettivamente messa a disposizione dallo Stato è pari ai 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi. Soldi che si andrebbero a sommare a 1,2 Mld di euro pubblici già utilizzati per le tratte di Pedemontana in esercizio (tratta A, B1,e tangenziali di Como e Varese).
Mancano all'appello 2.491.000.000 che guardacaso vengono inseriti con la dicitura "Altre Risorse" e che continuano a non esserci perchè è  la quota che doveva arrivare dai privati con il Project Financing.
Insomma il "Patto per la Lombardia" è stata ed è una bufala elettorale propinata da Renzi in vista del Referendum del 4-12-2016 (poi da lui pesantemente perso) cui non s'è sottratto il Presidente di Regione Lombardia Maroni che ha colto l'occasione per ribadire mediaticamente il suo attivismo nel voler dimostrare il suo impegno ostinato e avulso dalla realtà per il completamento della Pedemontana. Tutto per un'autostrada inutile, impattante e dispendiosa.
Miserie dell'apparire.

martedì 6 dicembre 2016

Il 4 DICEMBRE, CON IL NO HA VINTO LA COSTITUZIONE


Anche a Meda le modifiche Costituzionali fortemente volute da Renzi e dai suoi fedelissimi sono state respinte con 7795 No pari al 56,95 % contro 5892 SI pari al 43,05%.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente si è impegnato a sostegno delle ragioni del No unendosi ad altri soggetti di Sinistra – SEL, Possibile, Lista Tsipras - e associazioni democratiche quali l’ANPI, la CGIL, la FIOM, l’ARCI, il Comitato dei Costituzionalisti per il NO etc. nonché con alcuni esponenti nazionali e locali del Pd anch’essi fortemente contrari  ai contenuti della revisione.
Questi sono stati i nostri compagni di strada con cui abbiamo condiviso la battaglia per diffondere le nostre argomentazioni a favore del No.
Lasciamo ai miseri le fantasie su presunte "alleanze innaturali" mai esistite e una falsa narrazione che volutamente ignora come i Referendum siano il momento di espressione naturale dell'opinione dei cittadini, con la normale trasversalità che ne consegue.
La nostra è stata una valutazione NEL MERITO che ci differenzia da chi ha inteso la consultazione referendaria come un pronunciamento plebiscitario favorevole al suo operato o come un’occasione di rivalsa politica.
E' responsabilità dello stesso Renzi e del Pd renziano se questo pronunciamento s'è via via caricato di valenza politica per la personalizzazione e l'identificazione proprietaria da loro costruita, accompagnata da una ricerca di consensi aggressiva fatta da slogan semplificati, fuorvianti e da "realtà ribaltata".
Poco ha loro giovato il tentare d'auto-accreditarsi con il patentino di presunti "innovatori" etichettando di contro come "conservatori" chi era d'opinione differente e spingendosi a considerare questa consultazione non una libera espressione sui contenuti della revisione ma un voto sul loro operato, infilandosi così in un "cul de sac".
La COSTITUZIONE è un Bene Comune troppo importante che non può essere oggetto di modifiche pasticciate e pericolose scritte per  piegarla alle necessità di chi cerca e vuole garantirsi leaderismo e governabilità restringendo la rappresentanza e riducendo i poteri dei cittadini.
Ecco perchè valutiamo positivamente la vittoria del NO che ci auguriamo ponga qualche argine anche ad una pratica di governo e della politica fatta di arroganza, semplificazione pressapochista, populismo accattivante e mistificazione.

Sinistra e Ambiente continuerà a garantire il suo impegno e ad esprimersi, sia su temi nazionali sia locali, contrastando tutte le volontà di limitare gli spazi di partecipazione e confronto in nome di falsi efficientismi.

Così a Meda
Un'analisi della suddivisione del voto per fasce di età
che dovrebbe essere oggetto di riflessione per chi ha promosso il Si.
Qui l'intervento del Presidente dell'ANPI nazionale Carlo Smuraglia.

mercoledì 23 novembre 2016

LE RAGIONI DEL NO CHE ANCHE SINISTRA E AMBIENTE CONDIVIDE

Più si avvicina il 4 dicembre e più la campagna referendaria si arricchisce di dichiarazioni e argomentazioni che nulla hanno a che vedere con i contenuti di merito delle modifiche Costituzionali su cui gli italiani saranno chiamati ad esprimersi.
In particolare, è ormai strabordante l'apparizione e l'eloquio sui mass media del premier Renzi che dilaga in tutte le trasmissioni televisive, approfittando della possibilità di comunicare rivestendo variegati ruoli (capo del Governo, segretario del Pd, promotore delle modifiche Costituzionali) o come cronaca.
Lui e i suoi fedelissimi hanno poi dalla loro l'intero establishment economico e finanziario e l'appoggio più o meno velato di quasi tutte le testate giornalistiche nazionali.
E' una campagna martellante costruita su slogan semplificatori, populisti e da "ribaltamento della realtà" approfittando di un "analfabetismo politico" dilagante e quindi della facilità con cui si può propinare una "vision" che modelli la realtà a proprio piacimento.
Così, veleggiando ben lontani dal merito dei contenuti, il renzismo attua una competizione referendaria di personalizzazioni prima costruite e poi ricusate, falsità e delegittimazioni condite a base di slogan pieni di banalità acchiappaconsensi, accuse di "conservatorismo e di protezionismo della casta" distribuite da un premier che furbescamente utilizza, lui per primo, demagogia e populismo a piene mani.
Non manca poi l'evocazione da parte dei sostenitori del Si, di scenari apocalittici inesistenti sulla instabilità economica, politica e dei mercati finanziari qualora prevalesse il No.
Tutte modalità e strumenti già visti e stracollaudati negli anni del berlusconismo e ora impiegati dal Pd renziano.
La posta è evidentemente alta. Questo Referendum sta andando al di là d'una mera consultazione confermativa ma sta svelando un disegno molto lontano rispetto all'idea di una Democrazia partecipativa.
L'attuale Governo vuole "svuotare" l'impianto Costituzionale per andare verso un premierato forte, una investitura plebiscitaria con la prospettiva di poter controllare le assise legislative (Camera con il premio di maggioranza e Senato non più elettivo) piegando a proprio favore la composizione della Corte Costituzionale e controllando direttamente l'elezione del Capo dello Stato. Una logica anche questa, in perfetta continuità con le aspirazioni del passato ventennio berlusconiano.
Con buona pace d'una Costituzione equilibrata e di garanzia qual'è quella attuale.
Ecco sotto una buona serie di ragioni per votare NO al Referendum del 4 dicembre 2016

REFERENDUM SULLE MODIFICHE COSTITUZIONALI: 
PERCHE' VOTARE NO
Nota:
Abbiamo elaborato le motivazioni DI MERITO per il NO riprendendo i contenuti dei documenti dell'ANPI nazionale e delle schede del Prof. Giovanni Missaglia, vice-Presidente dell'ANPI di Lissone.

Di questo, ne abbiamo parlato anche a Meda il 21-11-2016 con Marco Dal Toso, Loris Maconi e Giulio Cavalli.


 

mercoledì 16 novembre 2016

MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UN REGOLAMENTO COMUNALE DI TUTELA DEL VERDE URBANO

Il giorno 11-11-2016 il gruppo di Sinistra e Ambiente, ha protocollato una MOZIONE da discutere in sede di Consiglio Comunale per impegnare Sindaco e Giunta alla stesura di un REGOLAMENTO DI TUTELA DEL VERDE URBANO.

La mozione è stata presentata perchè riteniamo il verde e le alberature un elemento di valore meritevole di attenzione e di opportuni investimenti, memori anche dei recenti e ingiustificati tagli di alberi in via Seveso e perchè il nostro Comune è privo di un regolamento puntuale.
A Meda, elementi per la salvaguardia del verde urbano si trovano solo in due articoli (il 51 e il 52) contenuti nelle norme del Piano delle Regole del PGT vigente e parzialmente nell'articolo 69 del Regolamento edilizio.
Sicuramente un apporto normativo insufficiente anche perchè generico e non di dettaglio.
Ciò che serve è dunque un Regolamento completo che disciplini con disposizioni chiare sia i livelli di tutela sia gli interventi compatibili sul patrimonio verde pubblico e privato.
Parliamo dunque d'un regolamento comunale che includa un albo degli alberi di pregio in ambito urbano e che contenga regole d'intervento e norme per parchi e giardini - comunali e privati, verde di arredo, spazi verdi a corredo di strutture pubbliche, orti urbani, fasce di rispetto, aree incolte. 
Moltissimi Comuni, grandi e piccoli, si sono dotati nel corso degli anni d'un Regolamento di Tutela del Verde Urbano, vedremo se anche l'amministrazione di Caimi vorrà farlo per Meda.


venerdì 11 novembre 2016

QUALCHE INFORMAZIONE SULLA PISTA CICLOPEDONALE IN VIALE BRIANZA


Precedentemente avevamo esplicitato alcune nostre perplessità relative alla pista ciclabile (o ciclopedonale) realizzata in viale Brianza, nel tratto tra via Cialdini e via Luigi Rho.
A mezzo del nostro Consigliere Comunale, Alberto Colombo, abbiamo pertanto richiesto delucidazioni all'ufficio preposto unitamente ad un'accesso agli atti per avere copia della documentazione progettuale.
Cerchiamo ora di fare il punto e dare qualche informazione aggiuntiva che sarebbe stato opportuno ricevere direttamente e a tempo debito dalla stessa amministrazione in sede di Commissione.
Ma è risaputo, per la giunta Caimi le Commissioni non servono per un lavoro collegiale preventivo.
Dalla risposta del responsabile dell'area Infrastruttura e Gestione del Territorio, si riscontra preliminarmente che " l'intervento in corso di realizzazione nel tratto di viale Brianza, il cui progetto è dotato del parere della polizia locale, rientra nel quadro di un programma ampio dell'Amministrazione che comprende nella sua prima fase la realizzazione di un percorso pedonale e ciclabile dedicato e continuo che parte dalla stazione ferroviaria e termina in via le Brianza".
Su questo "percorso pedonale e ciclabile continuo" i dettagli tecnici nella sua completezza risultano a noi non noti, considerato che nessuna comunicazione di dettaglio è stata fatta al riguardo.
E' purtroppo nello stile di questa amministrazione evitare approfondimenti nelle deputate sedi di Commissione per chiedere lì solo mere ratifiche o addirittura limitarsi a scarne comunicazioni, spesso solo se sollecitati dagli stessi Consiglieri Comunali.
Per quella che ipotizziamo sia "la testa" di tale percorso abbiamo esplicitato la nostra critica opinione riguardo al progetto di nuova viabilità di via Pace. (vedi DUE PAROLE SUL PROGETTO DI NUOVA VIABILITA' DI VIA PACE A MEDA ).
Sempre secondo l'area tecnica del Comune, l'accesso alla ciclabile da via Cialdini, non sarebbe da lì possibile, perchè traslato su viale Brianza  visto e considerato che "l'inizio del percorso è previsto a partire dalle strisce pedonali (dopo incrocio di via Cialdini) e il termine è fissato a m. 6 circa dal civico 86 del viale". Dunque l'uso della pista, per chi proviene da via Cialdini, deve avvenire con una manovra di svolta a destra e successivo inserimento in concomitanza delle striscie pedonali, dove non c'è cordolo alto. Per qualche metro le due ruote percorreranno dunque lo stesso sedime -ristretto- delle auto ?
Pare proprio di si e questo non ci pare particolarmente sicuro.
Per il palo con annessa colonnina (struttura di proprietà ENEL che sostiene la linea di bassa tensione) posizionato dopo la curva verso via L.Rho, da noi evidenziato come un ostacolo problematico, il deputato ufficio dice di aver ufficializzato la richiesta alla società proprietaria per il suo spostamento. Verificheremo quando questo avverrà.
La pista sarà sicuramente bidirezionale e da quel che si legge nella relazione tecnica (vedi sotto) è definita come "ciclopedonale" quindi con una possibile e non facile convivenza bici-pedoni.
Sul lato opposto c'è anche il nuovo marciapiede per i pedoni e l'intera viabilità dovrebbe essere corredata da apposita segnaletica che alla data di questo post non risulta ancora  istallata.
Continuiamo ad avere perplessità sulle soluzione tecniche applicate.


Tavola di progetto. Per dettagli clicca sopra

sabato 5 novembre 2016

PROFUGHI: QUANDO LA LEGA FA DISINFORMAZIONE CON UNA MOZIONE


A Meda, durante il Consiglio Comunale del 3-11-016 è stata discussa e respinta (voti contrari di Sinistra e Ambiente e Pd, astensione delle liste con Buraschi per Meda, Meda per Tutti e PdL, a favore la Lega Nord) la mozione "doppia" a titolo "per una gestione dell'accoglienza senza danni ai privati" presentata con due protocolli differenti dal Consigliere Taveggia (che dice di muoversi in autonomia) e dalla Lega Nord di Meda.
Un titolo apparentemente blando che nella realtà nasconde un testo standard predisposto a livello di segreteria regionale e provinciale della Lega Nord e il cui solito leit motiv di fondo è l'avversione all'accoglienza.
Nel testo, la parola "profughi " o "richiedenti asilo" che descrive lo status di pressochè tutte le persone che giungono nel nostro Paese e sono inseriti all'interno dei progetti d'accoglienza a rispondenza dei bandi della Prefettura, è ignorata volutamente preferendo definirli genericamente "immigrati".
Un'omissione non di poco conto, visto che rispetto ai richiedenti asilo l'Italia, così come altri Paesi deve applicare gli standard derivanti dalla Convenzione di Ginevra, firmata nel 1951.
Il testo della mozione, subdolamente, tenta di insinuare la paura che "in costanza di emergenza il Governo possa far ricorso alla requisizione degli immobili privati sfitti o alla realizzazione di vere e proprie tendopoli" e, ciliegina sulla torta della disinformazione, richiama il Sindaco che "deve conoscere lo stato di salute della popolazione" e può quindi emanare "ordinanze contingintibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica".
Cosa si vuole affermare ? Forse che la presenza di questi "migranti" (così definiti nella mozione) può portare a "emergenze sanitarie e di igiene pubblico"?
La risposta a questa domanda arriva subito dopo nella parte dispositiva della mozione dove, udite udite, si chiede che il Consiglio Comunale impegni Sindaco e Giunta

- a non impiantare tendopoli per aspiranti rifugiati sul suolo del nostro Comune
- ad assumere iniziative perchè non si ricorra per alcun motivo alla requisizione di immobili privati sfitti o non abitati
- a vietare la dimora ad immigrati che rifiutino l'identificazione e che siano sprovvisti di certificato sanitario che attesti l'assenza di malattie infettive trasmissibili

Ecco, in questi scarni passaggi è espresso il disprezzo verso persone in difficoltà nonchè l'opera di mistificazione e la non conoscenza delle condizioni dei programmi e delle azioni preliminari all'accoglienza.

Partiamo proprio da quì.
La Lega ignora o finge di ignorare che le persone che arrivano in Italia con barconi fatiscenti e gommoni sovraffollati (e ci preme dirlo, mettendo a repentaglio la propria vita sulle rischiose rotte del Mediterraneo o con lunghi avvicinamenti alle nostre frontiere) sono TUTTE sottoposte a screenig sanitario completo e qualora necessario, assistite dalle strutture mediche se si riscontrano in loro problemi sanitari.
Stiano dunque tranquilli gli estensori della mozione, non si rischiano "epidemie" di nessun genere portati da "untori migranti".
Sono invece essi certi rispetto alla "robusta costituzione" degli altri dimoranti nostrani ?
Per quanto riguarda coloro che "rifiutano l'identificazione" non si preoccupino i seguaci di Salvini.
Chi rifiuta l'identificazione, lo fa perchè proprio non vuole rimanere in Italia (che nel caso fosse il primo Paese di arrivo, per gli accordi europei di Dublino è anche quello dove dovrebbe restare dopo aver presentato richiesta d'asilo) ma vuole proseguire il suo viaggio per altri Paesi Europei e fare lì la sua richiesta di asilo.

Sulle tendopoli e la requisizione di alloggi sfitti servirebbe dire che è nelle facoltà della Prefettura e anche del Sindaco attuare questi provvedimenti emergenziali non solo per i profughi ma ogniqualvolta vi sia, appunto, una situazione d'emergenza.
Lo possono fare in virtù di molti articoli  di legge: Legge 20 marzo 1865, n. 2248; l'art. 36 del R.D. 17 agosto 1907, n. 542; l'art. 153 del TU 4 febbraio 1915; gli art. 19 e 21 L. 6 dicembre 1971 n. 1034 e per il richiamo connesso alle funzioni di tutore della salute dei cittadini attribuito al Sindaco.
La requisizione di case (che non viola il diritto di proprietà) può avvenire per far fronte a un'emergenza dovuta a un terremoto o a una calamità naturale, come prevede espressamente il codice civile.
Per i profughi, le circolari del Ministero degli Interni parlano di ex caserme da mettere a disposizione e la Prefettura ha sempre chiesto a possibilità di utilizzare strutture PUBBLICHE, mai private.
Oltretutto la ricerca supplementare di strutture comunque pubbliche è conseguenza della mancata collaborazione da parte dei soggetti deputati che molte volte ignorano o si oppongono alla richiesta di trovare soluzioni concordate. 
Al proposito, ci vengono alla memoria alcune roboanti, muscolari ed ipocrite dichiarazioni di Sindaci leghisti che rifiutano qualsivoglia presenza di RICHIEDENTI ASILO sul proprio territorio, negando strutture pubbliche e avversando le disponibilità di privati.
Oltretutto, la Prefettura affida la gestione dell'accoglienza a mezzo di bando e il ricorrere alla requisizione è qualcosa che in Brianza non è mai avvenuto.
Suggeriamo quindi ai padani di informarsi in modo approfondito prima di presentare subdole mozioni nei vari Consigli Comunali.
Utile per smentire le panzanate di varia provenienza è conoscere come è gestita l'accoglienza dei RICHIEDENTI ASILO in Brianza (vedi  RAPPORTO 2016 SUI PROFUGHI IN PROVINCIA DI MB SEGUITI DAL NO PROFIT ) dove il modello che sta funzionando è quello del Raggruppamento di Associazioni del terzo settore denominato Bonvena.
Un soggetto i cui aderenti applicano la Carta della Buona Accoglienza (vedi sotto), sottoscritta da Ministero dell'Interno, ANCI e Alleanza delle Cooperative Sociali. Un protocollo d'intesa che fissa i criteri da applicare per un accoglienza che non sia businness.
Criteri che prevedono dopo la prima fase in centri collettivi di primo aiuto, il passaggio in strutture minori con a seguire inserimenti in abitazione di piccoli gruppi costantemente seguiti da operatori, attenzione ai minori e alle donne, utilizzo di mediatori professionali, corsi di italiano garantiti, supporto legale e orientamento giuridico, percorsi di mediazione culturale di gruppo ed individuali, formazione professionale, tirocini e borse lavoro individuali, coinvolgimento degli enti territoriali.
Un'azione tutta tesa ad evitare situazioni conflittuali nonchè per segnare la distanza e la differenza dalle realtà che approfittano del contesto di bisogno per trasformarla in un affare.
Leggetela con attenzione.
 
Il gruppo di Sinistra e Ambiente continuerà in tutte le sedi a parlare e scrivere di profughi perchè su questo delicato e complesso fenomeno serve fare una corretta e dettagliata informazione per smontare le mistificazioni e le campagne degli imprenditori della paura. Campagne che alimentano costantemente l'odio nei confronti di chi proviene da situazioni e condizioni difficili se non disperate.

Ci piace quindi riprendere qui anche i contenuti della serata tenutasi a Seveso il 27-10-016 con il Dottor PIETRO BARTOLO, medico di LAMPEDUSA e primo testimone del dramma vissuto dai profughi.


venerdì 4 novembre 2016

IL GIUDIZIO DI SINISTRA E AMBIENTE SULLA VARIANTE AL PGT MEDESE

Il Consiglio Comunale del 3-11-2016 in prosecuzione dei lavori sulle controdeduzioni dell’amministrazione ai pareri degli Enti Istituzionali e alle osservazioni di associazioni, gruppi e privati cittadini si è, al termine delle disamine, espresso sull’approvazione della Variante al PGT.
Nella Variante di PGT, alcune proposte di Sinistra e Ambiente formulate nel 2013 nel documento "ELEMENTI QUALIFICANTI DA CONSIDERARE PER LA VARIANTE DI PGT" sono state in una certa misura recepite.
Ci riferiamo in particolare all’azzeramento degli ambiti di trasformazione (AT) sulle aree verdi libere residue – azzeramento purtroppo non attuato nella sua completezza, alla creazione di connessioni e corridoi di collegamento tra questi spazi liberi e i Parchi esistenti, all’utilizzo dell'asta del Tarò per un attraversamento lento della città, attuato con recupero e cessione di aree spondali allorquando verranno proposti interventi dalle proprietà entro la fascia di fiume.
Importante e da seguire l'introduzione nella variante dell'AT6 con la previsione di recupero dell'ex Fornace Ceppi di via S. Maria, senza incrementi volumetrici e in un contesto di servizi compatibili con e per il Parco della Brughiera.
Una previsione di recupero che è comunque una scommessa giacché area e edifici sono di proprietà privata e che sarà fondamentale il coinvolgimento dell'Ente Parco (speriamo quanto prima Regionale) e dove deve essere centrale il mantenimento della struttura di archeologia industriale del forno Hoffman.

Il nostro gruppo dopo aver attentamente analizzato i contenuti della variante, ha ritenuto che per essa necessitano modifiche e integrazioni per migliorarla e ha presentato alcune OSSERVAZIONI proprio in questa direzione, purtroppo TUTTE RESPINTE anche se in linea con una visione della città con una decisa tutela del verde e del patrimonio storico-architettonico.

Purtroppo, non siamo ancora nelle condizioni di una variante a consumo di suolo zero anche perché uno degli Ambiti di Trasformazione (l'AC2 di via S. Giorgio) è stato "trasferito" nel piano delle regole con destinazione d'uso produttiva e così sacrificato ad altro cemento.
Una scelta incomprensibile, sulle cui motivazioni l'amministrazione non ha dato chiarimenti esaustivi.
Eppure quest'area, attualmente ancora libera, sarebbe utile per la creazione d'uno spazio di verde pubblico in un quartiere saturo d'edifici, proprio in una logica di SISTEMA collegata all’area di via Trieste che si prevede di acquisire alla proprietà pubblica a mezzo perequazione.
Oltretutto un insediamento produttivo in una zona mista, per un ennesimo capannone di cui Meda è particolarmente ricca (compresi quelli vuoti) rischia di accrescere le criticità e le incompatibilità tipiche tra residenziale e produttivo, già evidenziatesi nelle immediate vicinanze.

Nonostante le nostre richieste, è rimasta immutata la volontà di chiedere lo stralcio di zone allocate dalla Provincia di MB in ambito di Aree Agricole Strategiche e Rete Verde.
Sul punto, non ci convince l’ambiguità rispetto al mancato e integrale recepimento dei pareri della Provincia che ha respinto lo stralcio di aree dalla RETE VERDE, ragion per cui sarebbe stato utile ASSUMERE e implementare negli atti della variante la cartografia Provinciale di RETE VERDE, cosa che non è avvenuta.
Analogamente non è stato accolto il parere di esplicitare formalmente l’uso a VERDE PUBBLICO per le ex aree degli AT  da acquisire a Standard Pubblici con il meccanismo della perequazione (solo su una parte di essi è specificato nella documentazione agli atti).
Non sufficiente la quantificazione della COMPENSAZIONE AMBIENTALE prevista (50% a verde della parte IN LOCO a standard di un Piano Attuativo), lontana dall’impostazione originale di fondo della Provincia che prevedeva una compensazione 1:1 (bocciata dal TAR non per la quantità ma perché non spettava alla Provincia stabilirne la quota) applicabile anche per acquisire aree esterne a un piano attuativo.
Sui pareri prescrittivi della Regione, la richiesta di una norma ben precisa che vincoli l’apertura del centro commerciale sull’ex Medaspan al “superamento” della tratta ferroviaria in via Seveso è stata diluita in un solo richiamo nella scheda dell’AT1.

Abbiamo poi perplessità e contrarietà rispetto a quanto consentito nella Disciplina d'Intervento nel centro storico sugli edifici di antica formazione e sui nuclei di quelle che erano le cascine medesi dove la nostra osservazione per un livello di tutela più alto e stringente atto a mantenere il corpo degli edifici e le loro caratteristiche architettoniche è stata bocciata, considerando sufficiente il parere consultivo della Commissione per il Paesaggio che, a nostro avviso, non è automaticamente sinonimo di scontata garanzia.

Non possiamo inoltre tralasciare la responsabilità politica dell'amministrazione Caimi e del Pd che, approvando nel 2012 il PGT comprensivo degli Ambiti di Trasformazione, hanno consentito l'avvio del piano attuativo sull'AC4 per nuovi e inutili capannoni e, successivamente, con il ritardo nell'elaborazione della Variante e il conseguente subentro della moratoria della legge Regionale n° 31 del 2014, messo potenzialmente a rischio anche la salvaguardia delle aree libere laddove esistono le previsioni edificatorie degli Ambiti di Trasformazione (AT) presenti nel PGT vigente del 2012. Questa parte è stata oggetto di prescrizione di Regione Lombardia che ha chiesto e ottenuto l’inserimento negli atti di un rimando specifico.

Incondivisibile è stata l'azione dell'amministrazione, acriticamente appoggiata dai consiglieri del Pd, di sottrarre alla Variante Generale l'area ex Medaspan (AT1) per destinarla con variante parziale e specifica alla costruzione di un centro commerciale con annesso albergo e servizi.
S’è così tolta quest’area dalla possibilità d’un ragionamento d’ambito complessivo, semplificando alla proprietà l'iter con una Variante Parziale dai criticabili contenuti, con passaggi qualitativamente dubbi nel  rapporto ambientale per la parte riguardante le indagini chimiche a rispondenza del Dlgs 152/06 (ricerca TCDD e Solventi in particolare) e con un’analisi poco convincente sull’impatto viabilistico e sul tessuto dei negozi di prossimità.
C’è su questo comparto l’incognita del sottopasso con deviazione del Tarò che oltre a costituire elemento da sottoporre a verifica rispetto al RISCHIO ESONDAZIONE è a incertezza realizzativa elevatissima essendo legato alle inesistenti risorse economiche di Pedemontana.
Oltretutto, per Regione Lombardia, il sottopasso è condizione ineludibile per risolvere i problemi di viabilità che il centro commerciale indurrebbe.
Insomma, il centro commerciale con annesso albergo, fortemente voluto da questa amministrazione è al centro di più di un’incognita e si trascina appresso molti problemi.

Questa Variante che arriva dunque con tempistiche molto lunghe, poteva essere l’occasione di un intervento più coraggioso che, seppur con la zavorra della moratoria della LR 31, puntualmente definisse, su quel poco di zone libere che ci rimane nella parte fortemente urbanizzata di “pianura” una tutela completa, anche in considerazione del “vuoto” inteso come non utilizzo di molti edifici.
Proprio sulla quantificazione del “vuoto” di residenze e capannoni inutilizzati, l’amministrazione ha scelto la strada di rimandare, evitando l’avvio di un’indagine conoscitiva, magari anche imprecisa ma comunque utile ad orientare le scelte urbanistiche.
Sul centro storico permane un grosso interrogativo poiché l’idea di rivitalizzazione sconta ancora la mancata creazione di un polo d’interesse storico (Villa e Parco Traversi) con un’idea di accesso e fruibilità a misura di cittadino.
Questa variante presenta dunque ancora punti di debolezza, di ambiguità nonché scelte condizionate a futuri accadimenti o legate ad impattanti e criticabili progetti infrastrutturali sovracomunali (l’inutile autostrada Pedemontana Lombarda). Il capitolo dell’urbanistica medese rimane un libro aperto con grosse problematiche e incognite che non si esaurirà dunque con la vigenza di questa variante.

Il gruppo di Sinistra e Ambiente, con una valutazione globale e verificato anche il mancato recepimento delle sue osservazioni, tutte tese al miglioramento e non allo stravolgimento dell’impostazione della Variante ha espresso un voto di CRITICA ASTENSIONE.

Sinistra e Ambiente Meda


La carta delle previsioni di piano