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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

sabato 18 febbraio 2017

PEDEMONTANA, DIOSSINA E CARATTERIZZAZIONE: PRESENTATI IL MODELLO CONCETTUALE SITO E L'ANALISI DEL RISCHIO


Per dar seguito alle richieste emerse al tavolo tecnico in Regione Lombardia del 19-10-2016, seppur con ritardo rispetto alle tempistiche previste dall'iter, Autostrada Pedemontana Lombarda (APL) ha  elaborato e consegnato agli enti preposti due documenti conseguenti alla Caratterizzazione dei suoli contaminati dalla diossina TCDD.
Si tratta dell'ELABORAZIONE DEL MODELLO CONCETTUALE DEL SITO dell'ANALISI DI RISCHIO SPECIFICA.

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE, dopo accesso agli atti, ha fatto una disamina attenta dei contenuti di questi elaborati e per dare un contributo informativo, s'è impegnato in una lettura di documenti tecnici di non facile ed immediata comprensione cercando di sintetizzarli.

IL MODELLO CONCETTUALE DEL SITO considera le aree, che dovrebbero essere interessate dal tracciato autostradale, dove è stata riscontrato (con le analisi chimiche del 2008/2012 e 2016) il superamento dei limiti di legge per le Concentrazioni di Soglia Contaminata (CSC) per la TCDD nello Strato Superficiale (Top Soil -TS), Intermedio e Profondo  del terreno, sia per aree a destinazione d'uso industriale (limite di 100 ng/kg) che per quelle a verde residenziale (limite 10 ng/kg).
E' un documento complesso che suddivide il tracciato della tratta B2 indagato, utilizzando un algoritmo basato sui poligoni di Thiessen e che delimita il comparto ambientale oggetto di contaminazione a partire da 6 inquadramenti:

Inquadramento 1
zona medese del Bosco delle Querce e l'esistente svincolo di Meda con :
13 superamenti nel Top Soil di cui 4 rispetto del limite industriale e 9 del limite verde
11 superamenti nell'Intermedio di cui 3 del limite Industriale e 8 del limite verde
1 superamento nel Profondo del limite verde

Inquadramento 2
zona sevesina del Bosco delle Querce, via Vignazzola, zona di via della Roggia con :
6 superamenti nel Top Soil del limite verde
3 superamenti nell'Intermedio del limite verde

Inquadramento 3
sempre con parte sevesina del Bosco delle Querce e zona a sud di via Vignazzola fino all'attuale svincolo di Seveso con :
37 superamenti nel Top Soil di cui 8 rispetto del limite industriale e 29 del limite verde
18 superamenti nell'Intermedio di cui 3 del limite Industriale e 15 del limite verde
1 superamento nel Profondo del limite verde

Inquadramento 4
a sud dell'attuale svincolo di Seveso, interessando il futuro svincolo di Baruccana con :
18 superamenti nel Top Soil del limite verde

Inquadramento 5
in zona futuro svincolo con rotatorie tra Cesano Maderno, Bovisio Masciago e Desio con :
18 superamenti nel Top Soil del limite verde

Inquadramento 6
in zona dopo il futuro svincolo cesanese con :
18 superamenti nel Top Soil di cui 1 del limite industriale e 17 del limite verde
1 superamento nell'Intermedio del limite verde

In questi "Inquadramenti", in base alla destinazione d'uso "industriale" delle aree interne alla recinzione autostradale e delle rotatorie nonchè alla destinazione d'uso a "verde" delle aree di cantiere e di mitigazione, APL ha poi identificato 35 poligoni di "potenziale contaminazione". - Vedi mappe per il Top Soil, l'Intermedio e il Profondo sotto.

Mappa delle aree del tracciato e dei "poligoni" 
con contaminazione nel Top Soil (per ingrandimento cliccare sopra)
Mappa delle aree del tracciato e dei "poligoni" 
con contaminazione nell'Intermedio e nel Profondo (per ingrandimento cliccare sopra)
Nei 35 poligoni, APL  considera che nelle aree in cui dovrebbe essere realizzata l'autostrada IN RILEVATO, si procederà comunque con l'asportazione di terreno fino ad almeno 0,8 mt (Bonifica Geotecnica) mentre nei tratti in trincea l'attività comporterà l'asportazione di terreno contaminato fino alla profondità di "fondo scavo".
Queste attività di scavo se all'interno dei poligoni di contaminazione per APL si configura già di per sè come OPERAZIONE DI BONIFICA perchè rimuoverà la terra dove c'è presenza di Diossina TCDD.

A questo punto APL ha definito le aree da assoggettare ad ANALISI DEL RISCHIO SANITARIA AMBIENTALE (2° documento presentato) per lei costituite da quelle zone dove il contaminante si trova negli strati di suolo Intermedio e Profondo non interessati dall'asportazione per "bonifica geotecnica" o negli strati intermedi e profondi al di sotto della "profondità di scavo".
Questa assunzione ha portato APL ad elaborare l'ANALISI DEI RISCHI SANITARIA E AMBIENTALE su 7 aree (23, 25, 28, 30, 31, 32, 33 vedi sotto) al fine di determinare la Concentrazione di Soglia di Rischio (CSR).

Area 23 (639 m2) nel Bosco delle Querce a Meda 
(nota: 2 sondaggi oltre il limite industriale nello strato Intermedio)
Area 25 (490 m2) a Seveso zona via Vignazzola uso a verde di mitigazione acustica
Area 28 (11000 mq) a Seveso zona via della Roggia - area di Cantiere
Area 30 (3797 mq) ad uso verde
Area 31 (2660 mq) ad uso verde
Area 32 erroneamente marcata 42 (5256 mq) ad uso verde
Area 33 (8670 mq) area di cantiere
Sono state dunque escluse dall'Analisi di Rischio (AdR) tutti gli spazi con contaminazione del solo Top Soil che verranno scoticati e le aree dove lo scavo a profondità maggiore comportarà l'integrale asportazione dei terreni contaminati, siano essi Top Soil, Intermedio o Profondo.
Queste asportazioni e il successivo avvio del terreno ad impianti di recupero o smaltimento secondo la normativa di settore e costituirà ATTIVITA' di BONIFICA da dettagliare successivamente nel PIANO OPERATIVO DI BONIFICA (al momento non presentato).

Nel documento di Analisi del Rischio (Adr) sulle 7 aree, la soc. APL applica una serie di algoritmi che tengono conto di fattori di trasporto del contaminante (Volatizzazione polveri, Vapori, dispersione in aria, liscivazione in falda), fattori d'esposizione (Inalazione,) e di rischio sanitario da esposizione a sostanze cangerogene per definire se sulle 7 aree esiste un fattore di rischio d'esposizione tale da comportare una bonifica con la rimozione dei terreni al di sotto della quota di fondo scavo.
Per APL il risultato è che sui 7 poligoni il rischio risulta accettabile poichè le Concentrazioni di Soglia Contaminata (CSC) riscontrate risultano inferiori alle Concentrazioni Soglia di Rischio (CSR) calcolate.
Pertanto, sempre per APL, lì la terra (strato intermedio o profondo) può rimanere in loco previa approvazione della Conferenza dei Servizi.
Conferenza dei Servizi che è in calendario a fine febbraio.

Va rilevato che ancora non è stato presentato il PIANO DI BONIFICA per quelli che sono le aree e poligoni ricadenti nell'ambito autostradale dove sarà giocoforza asportare la terra contaminata per realizzare l'infrastruttura.
In queste fasi successive, ci attendiamo a nostro giudizio, anche un'altra ANALISI DEL RISCHIO DA ESPOSIZIONE derivante dalla movimentazione della terra contaminata,  dove si pensiamo si debba anche tenere conto della sommatoria per bioaccumulo di nuove dosi nell'organismo per soggetti che dal 1976 sono stati nei fatti già esposti al potente tossico.
APL dovrà anche predisporre il Piano Scavi con caratterizzazione di dettaglio del terreno e il Piano di Protezione per gli addetti ai lavori.
Non va dimenticato che anche laddove i valori di Diossina TCDD sono inferiori alle soglie CSC esiste comunque un problema sanitario qualora vi sia movimentazione.
E' chiaro ai più che sarà anche necessario un'accurato esame sul PROGETTO ESECUTIVO.
Tutto questo quale mero aggiornamento rispetto agli sviluppi dell'iter avviatosi con la Caratterizzazione che continueremo a seguire con la massima attenzione.

Negli incontri, nei documenti tecnici e negli articoli della stampa, la soc. Pedemontana ha sempre sottolineato, per non addossarsi i costi d'una eventuale bonifica, di non essere la responsabile dell'inquinamento da diossina TCDD (vero, fu l'Icmesa di Meda, gruppo Givaudan - La Roche che chiuse un accordo transattivo di risarcimento  il 19-12-1980).
Questo comporta che gli oneri ricadrebbero, per legge, in subordine sui proprietari dei terreni. Terreni che per costruire l'autostrada diverrebbero però a mezzo esproprio ......... proprietà della soc. Pedemontana.
Questo extracosto non previsto va a sommarsi alle difficoltà economiche in cui si dibatte la Soc Autostrada Pedemontana Lombarda che non ha risorse per completare l'infrastruttura.
Continuiamo a ribadire, anche ora che la criticità Diossina TCDD è ormai acclarata tanto d'essere oggetto di una perimetrazione delle zone inquinate sul tracciato di Pedemontana, che una popolazione già esposta al potente tossico nel passato  non può correre il rischio di accumularne altro nell'organismo.
Prudenza, rispetto per l'uomo, la salute, l'ambiente e non ultimi gli aspetti economici e i volumi bassissimi di percorrenze sulle tratte già in esercizio (A e B1+ tangenz di CO e VA) inducono ad affermare che la rinuncia al completamento è l'unica via d'uscita per una situazione disastrosa.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMSLRqsACb9VEopt2YapKOpYq2VPjgKB825o2Yy?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
L'articolo de Il Giorno del 21-2-017 (cliccare sopra per lettura)
 

venerdì 17 febbraio 2017

INTERROGAZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE SUL POLIAMBULATORIO NELLA FARMACIA COMUNALE


Il 26-11-015, il Consiglio Comunale s'era espresso sull'apertura di una farmacia comunale a Meda, e sull'affidamento "in house" della stessa alla Azienda Speciale Servizi Pubblici ASSP.
Il CC aveva anche autorizzato l'Amministrazione a entrare con una quota pari allo 0,1% nella ASSP che ora ha due soci: il Comune di Cesano Maderno con il 99,99% e il Comune di Meda con lo 0,1%.
Sinistra e Ambiente, pur giudicando positivamente l'apertura d'una farmacia comunale s'era astenuta perchè non era stato dato spazio in sede di Commissione Regolamento e Statuto per migliorare il testo della Convenzione e tutte le proposte del nostro Cons. Comunale erano state respinte.
Ce ne siamo occupati su: SULLA FARMACIA COMUNALE E ............ SULLE ORDINARIE PRATICHE ESCLUDENTI DELLA MAGGIORANZA DI CAIMI

In data 9 gennaio 2017, la farmacia comunale ha aperto i battenti, accompagnata anche dall'insediamento nello stesso stabile, di un poliambulatorio con alcuni medici di base.
Proprio su questo aspetto, il gruppo di Sinistra e Ambiente, sollecitato anche da alcuni cittadini, ha presentato un'interrogazione con il fine di meglio comprendere la progettualità e per evidenziare il rischio che in alcuni quartieri (Meda Sud in particolare) i soggetti anziani possano subire dei disagi e dei disservizi per il concentrarsi dell'attività ambulatoriale in un luogo per loro distante.
Vorremmo anche comprendere se il progetto s'inserisce o s'inserirà in futuro in quanto previsto nel decreto n° 158 del 2012 ("decreto Balduzzi") e sua successiva conversione in legge 189 per quanto riguarda le "aggregazioni funzionali territoriali".

Il testo dell'interrogazione:


venerdì 10 febbraio 2017

GIORNO DEL RICORDO: PARLIAMO ANCHE DEI CRIMINI DEGLI OCCUPANTI ITALIANI

Con il "Giorno del Ricordo" istituito con la legge 30 marzo 2004 n. 92 e celebrato il 10 febbraio di ogni anno, si intende ricordare «la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».
Una pagina di un periodo drammatico che però da tempo sta subendo strumentalizzazioni e una ricostruzione storica fuorviante e "forzata" da parte della destra e di formazioni che ancora si richiamano al fascismo.
A quest'aspetto fa da contorno l'utilizzo da parte di certa stampa, dei social e dei media di immagini con errate didascalie o la diffusione di false ricostruzioni che piegano i passati eventi alla propria "verità", cercando di sorvolare su quelli che furono i crimini compiuti degli occupanti italiani (Regio Esercito prima e Repubblichini poi) della Slovenia, di parte della Croazia e delle zone italiane di confine orientale.
Vengono ignorati o rimossi rastrellamenti, fucilazioni, incendi di centri abitati, deportazioni in campi d'internamento con mortalità elevata, uccisioni e scomparse di resistenti, tutte compiute dagli italiani e dalle milizie fasciste, senza che l'Italia abbia mai condannato nessuno degli esecutori o degli ufficiali da cui provenivano gli ordini.
Vengono al contrario gonfiate a dismisura il numero delle "vittime" infoibate (comprendenti anche alcuni autori se non complici delle stragi a responsabilità italianissima) per cucire addosso ai soli  Yugoslavi l'unica responsabilità di quanto successe in un immotivato  "furore antiitaliano".
Non si deve negare e nemmeno ignorare le vendette e gli gli eccessi compiuti dai vincitori (vedi qui su Focus) ma le drammatiche dinamiche degli anni dal 1941 - anno dell'invasione italiana della Yugoslavia - al 1945 con gli strascichi successivi furono molto più complesse e tra gli artefici di massacri e persecuzioni vanno annoverati anche gli italiani invasori, lì mandati da un regime fascista colpevole di disastri, crimini e dolori.
Queste cose bisogna raccontarle perchè il "Giorno del Ricordo" non può essere appannaggio solo di una destra becera o addirittura dei fascisti bramosi di riscrivere la Storia.

Con il «Giorno del ricordo» così com’è tornano le esaltazioni del fascismo

10 febbraio ostaggio delle destre. 
La ricorrenza in memoria di «tutte le vittime delle foibe» anche quest'anno sarà a ritmo di nazi-rock

Saverio Ferrari, Marinella Mandelli
Edizione del 09.02.2017
Da quando per legge fu istituito nel 2004, il 10 febbraio, come «Giorno del ricordo» (anniversario del Trattato di pace che nel 1947 aveva fissato i nuovi confini con la Jugoslavia), per «conservare e rinnovare», come scritto, «la memoria di tutte le vittime delle foibe» e della «tragedia dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra», abbiamo assistito a una sorta di accaparramento di questa giornata da parte delle destre, con il prevalere nel corso degli anni dei fascisti. Quasi un’egemonia.
Possiamo ora dire, in sede di valutazione storica, che la decisione di inserire nel calendario nazionale questa data, a dieci giorni dalla giornata per il ricordo dalla Shoah e di tutte le vittime e i perseguitati del nazifascismo, abbia indubbiamente segnato una svolta facendo parlare correntemente di foibe come «Olocausto degli Italiani».
Questo anniversario è più che altro servito a nascondere le responsabilità e gli orrori del fascismo nelle vicende di Trieste, della Venezia Giulia e del confine orientale; a riscrivere e a deformare la storia di quelle terre e delle sue popolazioni; a occultare i crimini di guerra italiani e le gesta infami di chi collaborò con i nazisti; a scorporare dal contesto l’esistenza a Trieste della Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento in territorio italiano con forno crematorio; a tentare di porre, in una specie di «dualità della memoria», le vittime delle foibe sullo stesso piano di quelle dell’Olocausto. Una sorta di contraltare.
All’origine di questa deriva crediamo si debbano anche porre alcuni interventi, a partire dal 2007, tenuti solennemente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che parlò apertamente di «cieca violenza», di «furia sanguinaria», di «parossismo nazionalista, rivalse sociali e un disegno di sradicamento della presenza italiana», nonché di «disegno annessionistico slavo che assunse i sinistri contorni di una “pulizia etnica”». 
Il tutto senza alcun riferimento alla precedente oppressione fascista delle minoranze slovene, all’invasione della Jugoslavia e ai precedenti crimini di guerra italiani commessi in quel Paese dal 1941 al 1943.
Almeno 230mila furono i civili montenegrini, croati e sloveni massacrati, fucilati o bruciati vivi nelle loro case durante i rastrellamenti (alcuni storici parlano di più di 400mila), diverse migliaia i civili, uomini, donne e bambini, deportati e rinchiusi in decine di campi di concentramento (i «campi del Duce») disseminati nelle isole dalmate, in Friuli e nel resto d’Italia. Parole che suscitarono anche le rimostranze del presidente della Croazia Stipe Mesic.
Nella stessa celebrazione vennero, tra gli altri, decorati da Napolitano i parenti di Vincenzo Serrentino, ultimo prefetto di Zara, fucilato dagli jugoslavi nel 1947 come criminale di guerra e in quanto tale già inserito nel 1946 da un’apposita commissione d’inchiesta italiana fra i civili e i militari italiani passibili di essere posti sotto accusa presso la giustizia penale militare, in quanto nella loro condotta erano «venuti meno ai principi del diritto internazionale di guerra e ai doveri dell’umanità».
Poi, nel 2015 ci fu il caso della consegna, per mano del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, dell’onorificenza (ritirata in aprile) «per cause riconducibili a infoibamenti», ai familiari del capitano del battaglione Benito Mussolini, Paride Mori. 
Il capitano Mori era stato ucciso in combattimento, il 18 febbraio 1944, in uno scontro con i partigiani titini, e non “infoibato”. Questo caso svelò come su mille riconoscimenti dal 2004, con tanto di medaglia, circa trecento riguardassero militari inquadrati nelle formazioni di Salò. 
Tra loro carabinieri dell’esercito regio confluiti nella Rsi, poliziotti, finanzieri e volontari nella Guardia nazionale repubblicana. Il novanta per cento appartenenti a formazioni al servizio dei nazisti. 
Nella lista si rintracciarono anche cinque criminali di guerra.
Con il «Giorno del ricordo» così costruito, volto a ricordare «tutte le vittime», nascondendo i giudizi di valore sulle responsabilità storiche, era inevitabile che riemergessero le destre peggiori. Anche quest’anno saranno, infatti, loro in diverse città d’Italia a celebrare questa data, con una serie di convegni e iniziative in cui si esalteranno il fascismo e la Repubblica di Salò.
A Pavia sarà addirittura il locale gruppo naziskin a farsene carico con un presidio, a Firenze, sabato prossimo, con un convegno, la Lega e Lealtà azione, la finta associazione culturale dietro la quale operano gli Hammerskin, mentre a Milano il Municipio 4, presieduto dalla Lega, aveva addirittura organizzato, sempre con Lealtà azione, per lunedì 13 alla Palazzina Liberty (quella di Dario Fo e Franca Rame), un concerto nazi-rock, poi annullato a seguito delle proteste antifasciste.
A suonare era stato chiamato Skoll, nome di battesimo Federico Goglio, un cantautore il cui nome d’arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l’universo di spruzzi di sangue». 
Già esibitosi per Casa Pound e per i nazisti di Varese (la Comunità militante dei dodici raggi), era appena stato condannato dal Tribunale di Milano per apologia di fascismo. Fatto che non aveva minimamente turbato i promotori.
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Qualche informazione sulle "manipolazioni" di immagini e ricostruzioni falsate le potete trovare su:
Come si manipola la storia attraverso le immagini: il #GiornodelRicordo e i falsi fotografici sulle #foibe

e un ottimo articolo di ricostruzione storica su L'Internazionale:
La storia intorno alle foibe

martedì 31 gennaio 2017

CICLOPEDONALE DI VIALE BRIANZA: IL PRIMO INTERVENTO RIPARATORE "A POSTERIORI"

Torniamo sulla "pista ciclopedonale" di Viale Brianza sulla cui realizzazione il gruppo di Sinistra e Ambiente di Meda il 15-10-016 aveva evidenziato una serie di criticità documentandole anche con un reportage fotografico (ripreso sui social network e anche da altri gruppi presenti in CC). Vedi:  MEDA: IN CC QUALCHE "APPUNTO CRITICO" SUGLI INTERVENTI DELL'AMMINISTRAZIONE. A mezzo del nostro Consigliere Comunale, Alberto Colombo, queste criticità erano state successivamente comunicate, il 13-10-016, all'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio  accompagnandole con una richiesta di accesso agli atti per avere copia della documentazione progettuale.
Abbiamo pubblicato le risposte pervenuteci, la relazione progettuale e il progetto su QUALCHE INFORMAZIONE SULLA PISTA CICLOPEDONALE IN VIALE BRIANZA .
L'intero materiale esaminato confermava in noi la valutazione di un progetto e di lavori con una serie di lacune e la perplessità sulle soluzione tecniche adottate (accesso, bidirezionalità, convivenza pedoni-biciclette, ostacoli lungo il percorso).
Proprio sugli ostacoli lungo il percorso, la presenza di un palo dell'ENEL per la linea elettrica a bassa tensione  posizionato dopo la curva della "ciclopedonale" verso la via L. Rho costituiva uno degli elementi di maggior pericolo in essere.
Orbene, per questo ostacolo s'è finalmente avviato l'iter di rimozione e spostamento con una determina dell'Area Infrastrutture e Gestione del Territorio del 12-1-017  (dopo aver chiesto il 4-11-016 un preventivo ad Enel) e relativa spesa di 4.968 euro a carico dell'Amministrazione Comunale.
Si presume (la determina non lo chiarisce) che la colonnina a lato palo sia a servizio della linea BT e venga rimossa e spostata in contemporanea.
Un' azione che poteva e doveva essere precedente rispetto alla realizzazione della pista, sul cui sedime si spera ora di non dover intervenire con rattoppi.
Auspichiamo che quanto prima, si dia soluzione anche alle altre criticità della tratta di "ciclopedonale" e sopratutto che si venga edotti del progetto globale di "percorso pedonale e ciclabile continuo" i cui dettagli tecnici nella sua completezza continuano a non essere noti.
Eppure di questi progetti sarebbe opportuno una disamina in sede di Commissione Territorio e Ambiente, dove, in fase di analisi preventiva, si potrebbero raccogliere pareri e valutazioni, utili ad evitare che in situazioni complicate le scelte progettuali risultino poco approfondite o poco aderenti alla realtà.
Dobbiamo rilevare purtroppo con amarezza che questa Giunta e questa amministrazione, ormai a fine mandato, non ha modificato minimamente la sua impostazione, considerando il ruolo delle Commissioni solo come una mera e vuota ratifica dei soli argomenti di delibera consigliare.

Sotto la determina.

sabato 28 gennaio 2017

UN RAPPORTO SUGLI STUDI DELLE CONSEGUENZE SANITARIE A 40 ANNI DAL DISASTRO DIOSSINA TCDD


Sono passati 40 anni dal disastro del'ICMESA di Meda (proprietà della multinazionale Givaudan-La Roche) che contaminò i suoli di vaste aree con la tossica e pericolosissima Diossina TCDD (Tetraclorodibenzo-p-diossina).
Molte parole si son dette in occasione dei momenti "celebrativi" tenutosi nel 2016 che hanno, purtroppo, mostrato una ricostruzione degli eventi limitata e, a nostro parere, un'ambiguità non condivisibile di superare, andare oltre, come se la questione possa dirsi oggi risolta (ne abbiamo trattato nel post SEVESO +40: LA MEMORIA ....... CORTA) rimuovendo volutamente il rischio che ancora oggi il territorio corre, con l'incombere del progetto di completamento dell'inutile autostrada Pedemontana (Tratta B2 e C), la cui realizzazione comporterà sbancamenti e movimentazione di terra contaminata laddove questa attraversa le zone A,B, R.
Contaminazione confermata anche dalle analisi per Caratterizzazione dei suoli presentata ad ottobre 2016 (vedi PEDEMONTANA E DIOSSINA: I RISULTATI E LE CONSEGUENZE DELLA CARATTERIZZAZIONE).

Ora cerchiamo di affrontare e informare sulla cronistoria dei monitoraggi sanitari effettuati  e su quelli che sono stati i Rischi Sanitari e le conseguenze rilevate nel corso di questi 40 anni trascorsi dalla fuoriuscita della TCDD proponendovi un documento scritto dal dott. EDOARDO BAI, membro dell'International Society of Doctors for the Environment (ISDE).
La relazione è stata presentata, quale contributo di discussione, al Congresso nazionale Medici per l’Ambiente - ISDE Italia - del 7 e 8 Ottobre 2016 tenutosi ad Arezzo.
A tale data non erano ancora evidentemente noti all'autore i risultati della Caratterizzazione e pertanto la relazione nella parte finale riprende i risultati delle sole indagini chimiche del 2008.

Rel Edoardo Bai Seveso 40anni dopo by Sinistra E Ambiente on Scribd

MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE


Il gruppo di Sinistra e Ambiente con il suo Consigliere Comunale, Alberto Colombo, si è spesso attivato per seguire da vicino le attività svolte dalla direzione del Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.
Dopo il passaggio in Commissione Territorio e Ambiente e l'approvazione in Consiglio Comunale della Convenzione 2016-2018, abbiamo richiesto ufficialmente all'Amministrazione di Seveso (cui è in capo la Direzione del Bosco delle Querce) copia della documentazione relativa all'attività svolta nel 2015-2016.
Oltre alle azioni di controllo e verifica a mezzo di analisi chimiche sulle due vasche contenenti il materiale contaminato dalla TCDD del disastro ICMESA del 1976, la Direzione del Parco ha coordinato momenti di educazione ambientale con le scuole, eventi promozionali nonchè attuato una stretta collaborazione con l'ERSAF che si occupa della manutenzione ambientale e del verde.
L'intera attività è descritta nella relazione biennale inoltrata a Regione Lombardia, istituzione che elargisce i fondi previsti nella convenzione 2016-2018, pari a 120.000 euro per il Comune di Seveso (ente gestore del Parco) e a 160.000 euro per l'ERSAF.

Nell'arco temporale 2015-2016, in collaborazione con la Fondazione Lombardia per l'Ambiente (FLA) è stato elaborato anche uno studio dell’erpetofauna, avifauna e teriofauna presente nelle due porzioni del Bosco delle Querce.
I risultati, ottenuti con l'uso di fototrappole e con un censimento, mostrano una situazione di aumento delle presenze di alcune specie e la sparizione di altre.

Siti di campionamento mediante il fototrappolaggio. In rosso quelli relativi all’indagine 2015 
(dalla relazione FLA sul monitoraggio delle specie)
Il Bosco delle Querce, area verde creata dall'uomo sulla zona A, dove la terra contaminata da TCDD fu asportata e sostituita con terra pulita e dove furono impiantate molte specie vegetali, s'è ormai consolidato come un'area di habitat naturale per molte specie viventi.
Certo, la zona resta quasi completamente priva di corridoi ecologici - fatto salvo l'alveo del Tarò/Certesa e una striscia di verde verso Lentate sul Seveso - e pertanto le specie animali trovano difficoltà insormontabili nei passaggi d'interscambio con altre aree utili per l'arricchimento e il consolidamento delle presenze.
Tra le specie censite, la Volpe è stata rilevata in tutte le aree del Parco e c'è una presenza stabile di un nucleo familiare. Presente anche il Riccio europeo.
Lo Scoiattolo europeo risulta invece concentrato nella porzione nell'area naturalistica a Seveso.
Osservata la Faina che frequenta sporadicamente il Bosco probabilmente utilizzando il Torrente Tarò/Certesa come corridoio ecologico di spostamento.
Anfibi e i rettili, sono stati censiti presso le zone umide e aree aperte, le zone di sottobosco, i sentieri e il greto del torrente Tarò/Certesa.E' stata verificata la presenza di tre specie: due specie di anfibi (Rospo SmeraldinoBufo Viridis e Rana EsculentaPelophylax Esculentus) e una di rettili (Lucertola Muraiola – Podarcis Muralis).
Per fortuna, nessuna presenza di Trachemys sp. (tartaruga palustre americana) specie alloctona che è predatore di uova, girini e anfibi adulti. 
Non rilevato il Biacco, specie presente in passato, probabilmente per la scarsa consistenza della popolazione (pochissimi individui) e la mancanza di connessioni tra il Parco e ambienti naturali adiacenti.
Scomparsa dai rilevamenti anche la Raganella specie molto esigente dal punto di vista ambientale.
L’ultimo aspetto censito è quello dell’avifauna che rappresenta un indicatore di primaria importanza per valutare gli effetti delle variazioni nell’ambiente.
Nel corso del censimento 2009-2011, le specie osservate nel parco, solo per la porzione di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti. 
Con il monitoraggio del 2016, è stata redatta una check-list complessiva delle specie osservate all’interno del Bosco delle Querce pari ora a 83 specie, comprendenti lo Sparviere, il Falco Pecchiaiolo, l'Astore, la Poiana, il Gheppio, il Gufo, la Civetta, il Picchio Verde e quello Rosso Maggiore oltrechè un avvistamento di Airone Cenerino.

Il Bosco delle Querce continua però ad essere minacciato dall'incombere dell'inutile autostrada Pedemontana, con un previsto sbancamento di 2 ettari.Questa area verde, merita non di essere ridotta ma AMPLIATA nelle zone limitrofe di via della Roggia a Seveso, così come da tempo gli ambientalisti del coordinamento INSIEME IN RETE e Sinistra e Ambiente chiedono.

Sotto, la relazione sul Monitoraggio dell’erpetofauna, avifauna e teriofauna del Parco Regionale Naturale Bosco delle Querce di Seveso e Meda.

lunedì 9 gennaio 2017

PROVINCIA DI MB: QUANDO LE "RIFORME" FANNO MALE AI CITTADINI


Il giorno 8-1-2017 si sono tenute per la seconda volta (la prima fu il 12-10-2014) le elezioni di secondo livello per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Monza e Brianza. 
Elezioni di secondo livello e quindi con i soli Sindaci e Consiglieri Comunali dei 55 Comuni della provincia di MB quali aventi diritto al voto.
In qualità di Consigliere Comunale medese, sono andato a votare ma ora, indipendentemente dalla mia scelta, voglio condividere con voi alcune riflessioni.
Le Province di tutta Italia hanno rinnovato la loro assise in una situazione a dir poco surreale, causata dai pasticci generati dal Governo.
Secondo la legge n. 56 del 7 aprile 2014, meglio nota come legge Delrio, le Provincie dovevano infatti essere azzerate e sostituite con le "zone vaste" o le "città metropolitane", il tutto in attesa dell'approvazione del Referendum confermativo del 4-12-016 sulla modifica del Titolo V della Costituzione che avrebbe cancellato la definizione di "Provincia" dalla Carta Costituzionale.
Come è ben noto le modifiche Costituzionali fortemente volute da Renzi e soci sono state respinte dai cittadini.
Insomma la legge Delrio, il pressapochismo e l'arroganza decisionale di chi pensava di vincere a colpo sicuro hanno creato una situazione di caos.
Si perchè le Provincie continuano ad esistere, con molte delle attribuzioini che avevano in precedenza, ma con personale ridotto e sopratutto prive di adeguate coperture economiche per garantire quei servizi a loro demandati.
Così i primi a pagare il conto di questa situazione, sono stati i cittadini.
La Provincia di MB si è vista infatti, causa mancanza di fondi, costretta a sopprimere totalmente, a partire dal 1 febbraio 2017, due linee di autobus e a limitare le corse su altre 5 linee.
Solo per le linee soppresse, ne soffrirà un bacino di lavoratori, pendolari e studenti pari ad 8000 utenti.
Questa decisione, insostenibile per la Brianza, porterà a un aumento del traffico, incrementerà i problemi di viabilità e di inquinamento atmosferico oltrechè pesare sulle tasche degli utenti.

All'ingresso della Provincia di MB (foto R. Cerri)

Per questo, l'8-1-017, durante le fasi di voto, fuori dalla sede della Provincia di MB di via Grigna era presente un nutrito presidio di cittadini che, giustamente, protestava per i tagli.
Da una parte lo Stato ormai assorbe tutte le risorse economiche che prima erano assegnate alle Province per svolgere i loro compiti e dall'altra la Regione Lombardia non copre il differenziale di spesa per i servizi di trasporto pubblico locale.
A distanza di due anni dalla precedente elezione, (vedi qui) continuo ancora a pensare che l'idea di abolire le Province è stata una pessima idea, frutto di un "populismo governativo" utile alla bisogna per dimostrare una volontà di taglio dei "costi della politica" e di revisione delle spese dei livelli amministrativi più di facciata che di sostanza.

Il presidio di protesta (foto R. Cerri)
Le REGIONI erano gli enti su cui esercitare un ROBUSTO intervento sulle indennità e dove era ed è necessaria una riorganizzazione che, si badi bene, non è quella relativa al livello di gerarchia d'attribuzioni ma di sinergie tra comparti. Questo doveva essere il punto di partenza per poi riconfigurare le Province limitando drasticamente le indennità degli amministratori. La realtà è un pasticcio, con i cittadini scippati del loro diritto di voto e con la Provincia lasciata senza coperture economiche a gestire attribuzioni e servizi importanti ed essenziali per il territorio.

Ce ne è a sufficienza per chiedere una revisione profonda della legge Delrio.

Alberto Colombo - Consigliere Comunale di Sinistra e Ambiente Meda

Il reportage di MBNews sulla protesta dei cittadini cliccando qui.

giovedì 5 gennaio 2017

QUESTA NON E' ACCOGLIENZA

Migranti all’interno del Cpa di Cona prima dello sgombero
1400 uomini e donne richiedenti asilo stipati in una ex base militare a Cona (prov. di Venezia) in condizioni decisamente indecenti, non dignitose e con il rischio di tensioni costanti.
Tutto questo in quello che risulta essere un CPA (Centro di Prima Accoglienza) o meglio nel caso specifico un luogo"temporaneo emergenziale" con un'abilitazione dell'ASL per 540 posti invece dei 1400 ospitati.
Una concentrazione abnorme di profughi, tutti in attesa di risposta al riconoscimento del loro status in capannoni sovraffollati, in condizioni di degrado e di annullamento di qualsivoglia volontà positiva.
C'è voluta la morte d'una ragazza ivoriana di 25 anni, Sandrine Bakayoko, e la conseguente protesta dei rifugiati per far conoscere al Paese questa intollerabile contesto.
Come è possibile pensare la sostenibilità di una simile situazione ?
Questa è accoglienza o è solo fare businnes ?
Senza senso da parte del Governo, dinanzi ad un simile disastro parlare a sproposito della riapertura dei Centri Identificazioni e Espulsioni (CIE), così come sono puri sproloqui quelli di coloro che vogliono solo espulsioni di massa.

Il Manifesto denuncia con chiarezza le storture di un sistema d'accoglienza che non funziona, un sistema che genera degrado, tensioni sociali e insano businness.
Fate uno sforzo e leggete con attenzionegli articoli sotto proposti.

Accoglienza privata.

100 i trasferimenti, ma Sandrine simbolo del lager di Cona

25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, è deceduta ufficialmente per «cause naturali»

Ernesto Milanesi CONA (VENEZIA) Edizione del 05.01.2017 Pubblicato 4.1.2017, 23:59
Sandrine Bakayoko è morta ufficialmente «per cause naturali» nel bagno delle donne. Così nell’ex base missilistica di Conetta ieri mattina ci si preoccupava soprattutto d’altro.
Un centinaio di profughi trasferiti in bus verso l’Emilia, come da disposizioni del Viminale. La Procura di Venezia concentrata su danneggiamento, violenza privata e sequestro di persona come ipotesi di reato per la rivolta dei profughi. Forze dell’ordine di nuovo schierate a controllare la situazione prima e dopo il «trasloco», la visita dei parlamentari, l’arrivo dei furgoni con i pasti.
LO STAFF DELLA COOP Ecofficina sotto pressione a causa dei troppi riflettori accesi su una gestione tutt’altro che impeccabile. Ma Sandrine è già diventata il simbolo di questa specie di lager ai margini della piccola frazione di Cona, persa nella nebbia gelida della campagna veneziana. I profughi ivoriani non la dimenticano né accettano il modo in cui ha perso la vita, il futuro, le speranze.
Sandrine, 25 anni, diplomata in informatica, un figlio di 8 rimasto in Costa d’Avorio, si era imbarcata quest’estate con il compagno nelle coste libiche e da settembre a Conetta aspettavano di essere riconosciuti come rifugiati. C’è chi dice che abbia interrotto una gravidanza, ma tutte le testimonianze raccolte all’interno della tendopoli sono concordi nel descriverla sofferente da giorni. Sandrine contava di ottenere il «visto» dell’Italia che le consentisse di andare a Milano per lavorare come parrucchiera. Intanto, si esercitava con le altre poche donne fra gli oltre 1.400 migranti e tagliava i capelli al suo compagno. Finché lunedì mattina si è alzata, ha chiesto la chiave ed è entrata in bagno.
IN BASE AL REFERTO di Silvano Zancaner, medico legale incaricato dalla Procura, è morta intorno alle 9 per tromboembolia polmonare massiva bilaterale che non lascia scampo. Gli esami istologici aggiungeranno altri dettagli clinici a beneficio dell’inchiesta. Tuttavia, la morte di Sandrine non assolve la coscienza di tutti. Il Suem 118 ha ricevuto la chiamata ben dopo le 12: cos’è davvero successo nell’arco di quelle ore? C’è la versione del compagno della ragazza, che ha convinto il personale ad abbattere la porta del bagno chiuso a chiave. E la ricostruzione di Simone Borile, direttore della coop che gestisce Conetta. Tempi di allarme e pronto soccorso che non sembrano collimare…
UN PO’ COME LA FACCIATA istituzionale del business sui profughi e la voce di chi nella struttura lavora con scrupoli, dubbi e difficoltà. Andrea Priante, cronista del Corriere Veneto anche a beneficio delle grandi firme in pensione, ha raccolto la testimonianza dei «prigionieri» durante la notte della rivolta innescata dalla morte di Sandrine. «Piangevamo, chiusi in quella stanza. E poi le risate, improvvise, isteriche, senza senso. Ma soprattutto ricordo i silenzi, che erano lunghi e pieni di paura» confessano.
Insieme al divieto di parlare ai giornalisti perché rovinano l’immagine di Borile & C. Lavorano dalle 9 alle 19 per 1.200 euro al mese. Sostengono anche che la rivolta era già organizzata prima della morte di Sandrine. Raccontano di «ex guerriglieri» arrivati a fomentare gli animi. E garantiscono sulla rapidità dei soccorsi alla giovane ivoriana con tanto di defibrillatore in attesa dell’auto medica: «La verità è che, purtroppo, non c’era già più nulla da fare». E nel pomeriggio la situazione è precipitata con gli ivoriani a guidare la rivolta all’interno del campo fuori controllo.
UNA NOTTE AL BUIO, al freddo, in 25 dentro un container appesi ad una candela e alla trattativa condotta dal funzionario della prefettura. Fino alla liberazione, di corsa verso le auto ancora bersagliati dalla protesta. Sono rimasti a casa un giorno a smaltire la paura. «Abbiamo bisogno di questo lavoro, ma non ci sentiamo al sicuro. Così non si può andare avanti…» concludono. Resta il fatto che fin da giugno la «campagna LasciateCIEntrare» aveva indicato Conetta come l’anomalia più clamorosa a Nord Est. Flore Murard-Yovanovitch del Progetto MeltingPotEuropa sottolinea: «Le negligenze o i maltrattamenti esistono nei centri di accoglienza forse perché dormi sotto le tende di un cosiddetto “centro di accoglienza”, costruito in un ex-base militare o una caserma. Nel caso di Sandrine, dal suo sbarco avvenuto nell’agosto 2016, mentre centri come quello di Cona – che non è un Cas, non è un Cara, non è un hub – non dovrebbero ospitare soggetti vulnerabili come donne e bambini o vittima di tratta. Cona è un luogo “temporaneo emergenziale” che sopperisce alla mancata accoglienza dei Comuni veneti, i cui sindaci rifiutano di accogliere richiedenti asilo».
Intanto, sabato pomeriggio davanti alla prefettura di Gorizia si è data appuntamento la «rete antirazzista» che contesta l’ipotesi di riaprire il Cie di Gradisca d’Isonzo.

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Gli esiti dell'ispezione in loco di un Parlamentare di SeL

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La grigia galassia e il "sistema" delle "cooperative" che gestiscono il centro di Cona

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipOPVkr1_fuUW0avlhlJ90wx1VzkYvYQNe4DRQAV?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

sabato 24 dicembre 2016

QUANDO IL GOVERNO ASSECONDA LA PRECARIETA' DEL LAVORO E DEI DIRITTI


Un RICATTO, un ricatto continuo. Questo è quello che accade quasi sempre nel corso delle vertenze che vedono impegnati i lavoratori nella difesa disperata del loro posto di lavoro.
Anche la vertenza dei call-center di ALMAVIVA si è evoluta secondo uno squallido copione con al centro la minaccia di delocalizzazione in Romania dei servizi e con la direzione aziendale che chiede IL TAGLIO DEGLI STIPENDI. 
Stiamo parlando di salari già bassi, 500 o 600 euro al mese per contratti di circa 20 ore settimanali.
Eppure questo livello di miseria salariale unito alla totale flessibilità degli orari ancora non basta all'azienda.
Pesantissime le responsabilità del GOVERNO che impone un lodo che congela momentaneamente i 2556 licenziamenti richiesti, ricorrendo alla cassa integrazione sino al 31-3-2017, ma chiede entro quella data un accordo che taglia il salario, aumenta la flessibilità e la produttività a scapito dei diritti.
Lavoratori sotto RICATTO, costretti a scegliere tra condizioni ancora più precarie ad un salario ancora più basso e il loro licenziamento.
Azienda e Governo che costruiscono i presupposti per la divisione dei lavoratori e con le Rappresentanze Sindacali Unitarie di Roma - la sede più grande - che respingono l'accordo capestro. 
Ora si andrà al Referendum tra tutti i dipendenti del gruppo.
Ecco, non c'è mai limite alla miseria d'un lavoro sottopagato e con tutele e diritti costantemente messe in discussione o cancellate.

Sotto due articoli de il Manifesto che fanno comprendere la drammaticità e la precarietà delle condizioni di chi lavora oggi.

Ricatto Almaviva, il difficile no dei romani

Tre mesi di cassa integrazione per negoziare meno salario e diritti, altrimenti il colosso dei call center sposta tutto in Romania. Il governo complice dell'azienza, le Rsu di Napoli firmano, quelle di Roma no. E devono subire così 1.666 licenziamenti

Antonio Sciotto Edizione del 23.12.2016
Possiamo solo immaginare cosa possa voler dire per un delegato firmare per il proprio licenziamento e quello dei suoi 1665 colleghi: dopo le battaglie comuni, una lunga trattativa, il buio e lo sconforto. È accaduto la scorsa notte al ministero dello Sviluppo, quando i giornali di ieri erano già nelle rotative e riportavano tutti la stessa notizia: Almaviva, c’è l’accordo, le 2.511 procedure di mobilità sono congelate per tre mesi e si continua a trattare. 
E invece dopo l’ok dei sindacati e dell’azienda alla proposta Calenda-Bellanova (erano stati chiamati ad avallarla anche Camusso, Furlan e Barbagallo), da mezzanotte in poi si sono scatenate discussioni accesissime. Le Rsu, che hanno l’ultima parola perché riportano il mandato dei lavoratori, non erano d’accordo.
Non erano d’accordo soprattutto i delegati e le delegate romane, abituati a convivere con l’azienda dei Tripi già dai tempi di Atesia, brand mandato in soffitta perché collegato alla precarietà. In quindici, alle tre di notte compattamente hanno votato no. Mentre al contrario gli otto di Napoli hanno detto sì. L’accordo ha ricordato a molti il referendum di Pomigliano, proposto da Sergio Marchionne agli operai Fiat nel 2010 con un sostanziale aut aut: o accettate il peggioramento delle condizioni di lavoro, o il vostro posto semplicemente sparisce. Anzi, sarebbe meglio dire: emigra.
Oggi per i call center si ripropone la stessa dinamica, e non a caso accade nella Fiat delle cuffiette italiane, Almaviva: il maggiore gruppo del Paese, con quasi 10mila operatori telefonici e commesse assegnate dalle maggiori compagnie private e da grosse amministrazioni pubbliche. 
L’accordo siglato da azienda e sindacati prevede sì il congelamento dei licenziamenti fino al 31 marzo 2017, ma solo a patto che si riesca a raggiungere un’intesa su tre punti: l’abbassamento (temporaneo) del costo del lavoro, l’aumento di efficienza e produttività, l’accettazione di un controllo a distanza sulla produttività individuale. 
Si dovrebbe siglare, in sostanza, una deroga al contratto nazionale, autorizzata proprio da quell’articolo 8 voluto dal ministro Sacconi nel 2011, e sponsorizzato da Confindustria e soprattutto Fiat.
Lo stesso aut aut è stato posto sostanzialmente da Almaviva: accettate di lavorare di più le stesse ore ma con meno salario, o altrimenti noi abbiamo già aperto in Romania e le commesse le portiamo là.
Parole mai dette esplicitamente, ma parlano i fatti. 
L’azienda chiede un taglio alle retribuzioni solo temporaneo, legato al periodo del risanamento, denunciando perdite ormai assestate sui 2 milioni di euro al mese. Perché è anche vero che il settore non premia chi applica i contratti e segue le regole, visto che le commesse scendono ogni anno di valore, trainate soprattutto (e con grande colpa degli ultimi governi) dai tagli choc delle amministrazioni pubbliche, che in molti casi bandiscono gare con base d’asta già sotto i livelli del contratto nazionale.
Le Rsu romane hanno spiegato di aver detto no all’accordo perché avevano ricevuto preciso mandato dalle assemblee dei lavoratori: nessun taglio ai salari. 
Certo, tutte assemblee precedenti: perché la proposta Calenda-Bellanova, arrivata a poche ore dalla scadenza della procedura di mobilità, non si è mai potuta portare a tutti i lavoratori. Riccardo Saccone, della Slc Cgil, accusa il governo: «Non ha svolto il suo ruolo di arbitro. Abbiamo chiesto che si potesse portare il contenuto di questo accordo alle assemblee, ma all’indisponibilità dell’azienda si è deciso comunque di andare avanti». 
Saccone spiega così il voto: «A Roma abbiamo tantissime persone a venti ore settimanali, fanno meno di 500 euro al mese: ridurre ulteriormente i salari fa perdere il bonus Renzi, ti porta sotto la soglia degli incapienti. E che trattativa vai a fare se comunque sai che nell’accordo c’è scritto che se non arrivi a certe condizioni i licenziamenti sono già concordati a priori?».
Diversamente l’hanno vista a Napoli: come ci spiega il delegato Slc Cgil Francesco De Rienzo, «noi, a differenza dei romani, non avevamo un preciso mandato dalle assemblee e non ce la siamo sentita di firmare per il licenziamento di 845 colleghi». «Ho visto la loro sofferenza – riprende – ma la reputo una scelta incomprensibile: noi sappiamo di avere davanti tre mesi difficili, ma abbiamo deciso di giocarcela». 
Tra l’altro essendo i delegati romani in quindici, e i napoletani solo in otto, si rischiava che la scelta dei primi potesse decidere anche per la chiusura del sito campano: quindi il ministero all’ultimo ha deciso di separare le due procedure.
La Fistel Cisl ha bollato la scelta dei delegati romani, definendola «irresponsabile». La Slc Cgil, spiegando che oggi si terranno le assemblee e martedì i referendum, afferma che se dovesse esserci un ripensamento a Roma, sosterrà la possibilità di un nuovo accordo con l’azienda.

Almaviva, il delegato Cgil: «Basta con le accuse, il governo ci ha lasciati da soli»

Call center. Massimiliano Montesi, una delle Rsu che ha detto no all'accordo, racconta come è andata al ministero. "Prima di dire sì a dei licenziamenti avremmo voluto chiedere un nuovo mandato alle assemblee, ma non ci è stato permesso. Ho sentito che non ci ha coperto neanche il sindacato"

Antonio Sciotto Edizione del 24.12.2016
«Non solo il governo ci ha praticamente accusati di essere i responsabili del licenziamento di 1666 persone, ma sinceramente come Rsu non mi sono sentito coperto neanche dalla mia organizzazione. A questo punto fare un referendum è il minimo, anche se credo che ci si sarebbe dovuti impuntare per far sospendere la trattativa e andare al voto prima». Massimiliano Montesi è delegato della Slc Cgil, è uno dei tredici che alle tre di notte di giovedì scorso ha detto no all’accordo con Almaviva.

Cominciamo dal racconto di quella notte. L’accordo da chi è stato elaborato?
Quando tutto era in stallo, è stato il governo a venire dalle parti con un accordo praticamente già scritto. Un testo che recepiva tutti i temi proposti dall’azienda, in particolare il taglio del costo del lavoro e il controllo della prestazione individuale. In più: 3 mesi di cassa integrazione a scalare – dal 100% a zero ore al 70% e poi al 50% – prevedendo che se entro il 31 marzo 2017 non si fosse arrivati a un’intesa, l’azienda avrebbe potuto procedere ai 2.511 licenziamenti già previsti nella procedura.

È l’accordo a cui poi avete detto no. Come mai?
Intanto va detto che un sindacato che firma una intesa su una futura trattativa, ma in cui sono già previsti dei licenziamenti, li sta praticamente avallando. E questo potrebbe creare tra l’altro problemi a chi in futuro volesse impugnarli. Abbiamo detto no perché avevamo ricevuto un preciso mandato dalle assemblee a non trattare su taglio dei salari e controllo della produttività individuale: erano ritenuti temi indisponibili.

Ma erano venuti tutti i lavoratori alle assemblee? Alcuni contestano che le assemblee non rappresentano tutti.
Noi abbiamo fatto assemblee al call center fino a una settimana prima delle trattative, abbiamo coperto tutti i turni: poi è chiaro che quando hai la solidarietà al 45%, e se conti anche le ferie o le malattie, non puoi avere proprio tutti. Però chi era a quelle assemblee era d’accordo con noi, e la linea che abbiamo portato era quella delle segreterie nazionali. Abbiamo chiesto un preciso mandato, avvertendo chiaramente sui rischi: attenzione, abbiamo detto, perché se non si arriva a un accordo poi potrete ricevere le lettere di licenziamento a casa. A quel punto non venite a cercare noi, perché ci state dando un mandato preciso.

E invece sono venuti a cercarvi, molti accusano voi Rsu di essere i responsabili di quel che è accaduto al ministero dello Sviluppo.
Ad accusarci sono stati alcuni tweet del governo, i tg nazionali. Non i lavoratori che ci hanno dato quel mandato, sarebbe assurdo d’altronde. È vero però che adesso tanti stanno cambiando idea sull’opportunità o meno di accettare un accordo con l’azienda, e questo è sempre legittimo: non a caso noi faremo un referendum. Certo che quel referendum sarebbe stato meglio farlo prima, quando avevi la proposta di accordo in mano.

Ma infatti il sindacato ha chiesto di sospendere il tavolo e andare alle assemblee.
Certo, è stato chiesto. Ma quando azienda e governo hanno detto no, ci si sarebbe dovuti impuntare di più. Tanto più se non hai ottenuto nulla di quanto era nella tua piattaforma: dovevamo chiedere un nuovo mandato, invece di provocare lacerazioni e accordi separati tra le due sedi di Roma e Napoli. Ma invece di tenere il punto, si è reputato di far firmare quell’accordo con la chiamata nominale delle Rsu. Puoi immaginare come ti senti se ti chiamano per nome e cognome a dire sì o no al licenziamento dei tuoi colleghi. Però noi avevamo ricevuto un preciso mandato, con tanto di riprese pubblicate sui social. Se l’avessimo tradito ci avrebbero praticamente menato.

Mandato a parte, personalmente cosa pensi dell’accordo? E cosa credi che prevarrà al referendum di martedì prossimo?
A me quell’accordo non piace perché sancisce dei licenziamenti, e poi siamo veramente stanchi di subire: da sei anni siamo sotto ammortizzatori sociali, e adesso ci propongono condizioni peggiorative – che Almaviva vuole estendere a tutti i suoi siti italiani – mentre si aprono nuove sedi in Romania e si assumono interinali a Milano e Catania. Non so cosa passerà al referendum, e chiaramente non mi impunterò sulle mie idee personali se nel frattempo la maggioranza delle persone ha cambiato idea. Il timore è comunque che si voglia solo allungare la nostra agonia, e che quei licenziamenti non troppo lontano nel tempo arriveranno lo stesso, mentre grazie alle nostre lotte l’azienda ha ottenuto la nuova normativa contro le delocalizzazioni e 30 milioni di ammortizzatori. E per giunta ci chiede pure tagli ai salari e controlli a distanza.

sabato 17 dicembre 2016

APPROVATA IN CC LA MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UN REGOLAMENTO SUL VERDE URBANO

La mozione di Sinistra e Ambiente che impegna la Giunta e il Sindaco ad elaborare un Regolamento del Verde è stata discussa il 15-12-2016 in Consiglio Comunale ed è stata approvata pressochè all'unanimità con la sola astensione, comunque con valutazione positiva della Lega Nord.
Il Sindaco Caimi che aveva già votato contro il proseguimento oltre la mezzanotte dei lavori del CC, necessario per discutere la mozione, incomprensibilmente non ha partecipato al voto.
Forse è aprioristicamente "allergico" alle proposte di Sinistra e Ambiente.

La mozione ha avuto il pregio di raccogliere consensi anche per l'evidenza che a Meda, solo gli articoli 51 e 52 del Piano delle Regole del PGT vigente e l'articolo 69 del Regolamento edilizio contengono elementi parziali per la salvaguardia del verde urbano .
Una situazione di manifesta insufficienza.
Il Consigliere di Sinistra e Ambiente, Alberto Colombo, ha illustrato la richiesta di un documento organico, un Regolamento Comunale che contempli un albo degli alberi di pregio in ambito urbano e che contenga regole d'intervento, di manutenzione, mantenimento e per la realizzazione di nuovi ambiti verdi nonchè norme per parchi e giardini - comunali e privati, verde di arredo, spazi verdi a corredo di strutture pubbliche, orti urbani, fasce di rispetto, aree incolte.

Sinistra e Ambiente con questa mozione, ora divenuto atto del Consiglio Comunale medese, si augura che sia definito da parte dell'esecutivo il percorso di stesura del Regolamento con la necessaria copertura economica e l'adeguato coinvolgimento delle figure tecniche e professionali necessarie, senza dimenticare il ruolo che possono avere le Commissioni deputate.

Ecco il testo della mozione approvata dal CC del 15-12-016


venerdì 16 dicembre 2016

INQUINAMENTO DA PM10 A MEDA: FINALMENTE HABEMUS ORDINANZA

Ieri sera, 15-12-016, in Consiglio Comunale, il gruppo di Sinistra e Ambiente ha portato all'attenzione dell'assise il problema dell'inquinamento atmosferico da PM10 denunciando anche l'ingiustificato ritardo con cui il sindaco di Meda Caimi ha emanato l'ordinanza per "MISURE TEMPORANEE FINO AL 15 APRILE 2017 PER IL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA ED IL CONTRASTO ALL'INQUINAMENTO LOCALE PREVISTE DAL PROTOCOLLO DI COLLABORAZIONE TRA REGIONE LOMBARDIA, ARPA LOMBARDIA E GLI ENTI LOCALI".
Ingiustificato ritardo ? 
Si, proprio così perchè al 15-12-016 a MEDA sono 12 giorni che il PM10 è con CONTINUITA’ oltre il livello di 50 microgrammi/m3 e, secondo il PROTOCOLLO ANTINQUINAMENTO, (cui l’amministrazione di Meda ha aderito con DELIBERA DI GIUNTA n° 256 del 5-12-016) dopo la certificazione dell’8° giorno e a partire dal 9° giorno il Sindaco avrebbe dovuto emettere un’ordinanza per attuare le azioni corrispondenti al 1° livello d’intervento.
Non solo, esistono le condizioni per dare attuazione ANCHE al secondo livello, quando il PM10 supera per 7 giorni consecutivi il valore di 70 microgrammi/m3 - è successo a Meda appunto per 7 giorni consecutivi (dal 4 al 10 compresi) e nella Prov. di MB per più di 9 giorni (solo ieri la media è scesa a 65 microgrammi/m3).
Oltretutto, le condizioni Meteo da tutta la settimana favorevoli all’accumulo di inquinanti, consentivano l’attuazione delle misure temporanee antinquinamento sin dal 7° giorno.

Tutti questi dati e i corrispettivi LIVELLI d’INTERVENTO sono GIA’ CERTIFICATI nella TABELLA UFFICIALE “Protocollo aria “ di ARPA, Reg. Lombardia e ANCI che riportiamo aggiornata al 15-12-016.
La tabella ufficiale "Protocollo aria"
Ecco, questa ORDINANZA è arrivata solo il pomeriggio del 15-12-016 oltre i termini logici e temporali previsti dal Protocollo e DOPO una diffida del WWF e un sollecito inoltrato al Sindaco e all'Assessore all'ambiente la mattina del 15-12-016 da SINISTRA E AMBIENTE.

Ora ci aspettiamo, che l'ordinanza non rimanga confinata e "mimetizzata" e quindi per nulla visibile sul solo albo pretorio -come purtroppo è ancora alla data del 17-12-2016 - ma come PRESCRITTO nel protocollo, sia oggetto di un’adeguata COMUNICAZIONE ALLA CITTADINANZA mediante comunicati stampa, visualizzazione sui display fissi, MANIFESTI nei luoghi previsti e ai varchi cittadini e in prima pagina sul sito internet del Comune.
Soprattutto, considerato che c’è l’amministrazione s’è già presa il tempo per farlo, ci aspettiamo l’adeguata VERIFICA E UN CONTROLLO SULL'APPLICAZIONE di TUTTI I PUNTI DELL'ORDINANZA.

ECCO SIG. SINDACO, UN APPELLO, QUALCHE VOLTA, CERCHI DI ESSERE UN POCHINO PIU’ VELOCE E ATTENTO E SI DIA DA FARE PER PERMETTERE L'EFFETTIVA APPLICAZIONE DELLE ORDINANZE DA LEI EMESSE.


AGGIORNAMENTO.
Purtroppo abbiamo dovuto constatare che l'amministrazione medese, al 17-12-016, NON HA ANCORA PREDISPOSTO le adeguate forme comunicative alla cittadinanza sull'esistenza dell'Ordinanza antinquinamento e sulle prescrizioni ivi definite. 
Nulla sulla prima pagina del sito web del Comune, nessun manifesto, nessuna comunicazione a mezzo stampa locale, nessun avviso sui tabelloni luminosi (o display) presenti sul territorio.
Tutto ciò li rende inadempienti rispetto alla parte informativa prevista nell'Ordinanza stessa e rende di difficile applicazione le misure previste.
Per questo, oggi 17-12-2016, abbiamo inoltrato un ulteriore sollecito a questa "dormiente" amministrazione e a questo sindaco "sbadato".
Intanto, il PM10 a Meda è sempre sopra i 70 microgrammi/m3.