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La Meda e la Brianza che amiamo e che vogliamo tutelare

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CRONACHE DA CHI SI IMPEGNA A CAMBIARE IL PAESE DEI CACHI E DEI PIDUISTI.
"Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente,
ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?"
Antonio Gramsci-politico e filosofo (1891-1937)
OMAGGIO ALLA RESISTENZA.
Ciao Dario, Maestro, indimenticabile uomo, innovativo, mai banale e sempre in prima fila sulle questioni sociali e politiche.
Ora sei di nuovo con Franca e per sempre nei nostri cuori.

"In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta.
Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste.
Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa."

(da Il mondo secondo Fo)

giovedì 19 ottobre 2017

TUTELA REGIONALE SULLE AREE DELLA BRUGHIERA: UN PRIMO PASSO ISTITUZIONALE IN REGIONE

Sono più di 30 anni che il Comitato per il Parco Regionale della Brughiera (di cui Sinistra e Ambiente è parte attiva) si batte per conservare e tutelare il grande polmone verde della Brughiera, chiedendo a gran voce l'istituzione su queste aree di un Parco Regionale.
Dopo l'incontro/convegno dell'aprile 2016 sul futuro delle aree protette, tenutosi presso la sede del Parco Groane e conclusosi con l'Assemblea Programmatica e l'approvazione del documento per l'ampliamento del Parco Groane con parte della Brughiera (vedi qui), la Regione Lombardia ha finalmente dato inizio al processo Istituzionale.

Nella seduta del 17 ottobre 2017 la Giunta Regionale ha approvato la Proposta di Progetto di Legge (PdL) denominato "MODIFICHE E INTEGRAZIONI ALLA LEGGE REGIONALE 16 LUGLIO 2007, N. 16 (TESTO UNICO DELLE LEGGI REGIONALI IN MATERIA DI ISTITUZIONE DI PARCHI”). AMPLIAMENTO DEI CONFINI DEL PARCO REGIONALE DELLE GROANE E ACCORPAMENTO DELLA RISERVA NATURALE FONTANA DEL GUERCIO E DEL PARCO LOCALE DI INTERESSE SOVRACOMUNALE (PLIS) DELLA BRUGHIERA BRIANTEA"

E' il Progetto di Legge che amplia i confini del Parco Regionale delle Groane con l'inserimento delle aree di Brughiera di quei Comuni del Comasco (Cantù, Cermenate, Cucciago, Fino Mornasco, Vertemate con Minoprio) che hanno espresso con Delibera di Consiglio la loro volontà di entrare nel Parco Regionale delle Groane, accorpando anche il territorio compreso nel PLIS della Brughiera Briantea, composto da 8 Comuni - Cabiate, Carimate, Carugo, Figino Serenza, Lentate Sul Seveso, Meda, Mariano Comense, Novedrate - anch'essi deliberanti e la Riserva Naturale della Fontana del Guercio. Pur avendo deliberato, è stato purtroppo escluso purtroppo il Comune di Grandate perchè il suo territorio appare "troppo discontinuo e frammentato rispetto agli altri ambiti".
L'approvazione i Giunta Regionale è un passo importante ma che ancora non è formalmente completo poichè servirà anche un passaggio di analisi e approvazione prima nella deputata Commissione Agricoltura, Montagna Foreste e Parchi e successivamente in Consiglio Regionale.
C'è però, purtroppo, tutta una vasta zona della Brughiera nei Comuni di Alzate Brianza, Brenna, Capiago–Intimiano, Casnate con Bernate, Como, Lipomo, Montorfano, Orsenigo, Senna Comasco e Tavernerio che per ora non rientra nell'iter per la tutela regionale perchè, contraddicendo ciò che erano stati passati pronunciamenti, ora per svariate ragioni -localismi, indifferenza, scarsa sensibilità ambientale, difficoltà amministrative etc.- ha deciso di non condividere la realizzazione di questo grande Parco che vorremmo chiamare Groane -Brughiera.
Insomma, c'è comunque altra strada da fare per l'inclusione di tutte le superfici verdi.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMezF9dbBok4NHRqOnXI4daZZU_kPZ-JyFvcu-0?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
La mappa del Parco Groane-Brughiera con le Groane in Verde, 
in azzurro i Comuni e il PLIS inclusi e in rosso le parti non accorpate 
per mancata adesione dei Comuni 
(cliccare sopra per ingrandire)

venerdì 13 ottobre 2017

PGTU DI MEDA: LE FASI REALIZZATIVE PREVISTE E LE OSSERVAZIONI PRESENTATE DA SINISTRA E AMBIENTE E DA ALCUNI CITTADINI ATTIVI

Dei contenuti del Piano Generale del traffico Urbano (PGTU) ne abbiamo sommariamente trattato nel precedente post.
L'estensore, dopo aver relazionato sulla situazione attuale (pur priva a nostro avviso di alcuni necessari approfondimenti), ha identificato gli obiettivi da perseguire e le azioni necessarie da attuarsi in tre fasi. Fasi che sono considerate comunque modificabili.
La prima fase contempla quelli che sono valutati come "interventi urgenti e realizzabili in tempi brevi":


ad essi seguiranno gli interventi previsti nella seconda fase che consistono in:


Infine la terza fase definita di "medio periodo " con le sottoelencate azioni:

Appare evidente che i contenuti operativi e le azioni di ogni fase sono legati alle volontà politiche dell'Amministrazione che dovrà trovare e destinare le necessarie risorse economiche per attuare le previste realizzazioni.
Diversamente il PGTU rimarrebbe un mero atto d'indirizzo puramente teorico.
Il gruppo di Sinistra e Ambiente, in collaborazione con alcuni cittadini attivi, ha esaminato attentamente il PGTU valutando che lo stesso sia un buon punto di partenza per cercare di innescare trasformazioni positive per la viabilità e la vivibilità urbana.
Serve infatti un cambiamento, non più derogabile, poichè la città non può continuare ad essere calibrata e configurata "a misura d'auto".
Questo PGTU può e deve anche essere migliorato e rafforzato con alcune integrazioni nella parte analitica, con l'aggiunta di opere da portare a compimento nella sezione progettuale, con più azioni nella fase iniziale e una concreta definizione per una verifica puntuale che coinvolga anche soggetti territoriali e cittadini attivi.
Per questo abbiamo presentato Osservazioni puntuali.
Evidenziando alcune carenze nella fase di analisi, abbiamo chiesto l'aggiunta di un capitolo dedicato all'inquinamento atmosferico causato dal traffico nonchè l'implementazione di alcune previsioni urbanistiche che potrebbero modificare configurazioni stradali e modificare numericamente le percorrenze.
Tra gli obiettivi e gli strumenti, serve poi porsi in una logica d'interlocuzione con le aziende del territorio e le scuole per promuovere forme di mobilità sostenibile e calibrare gli spazi a parcheggio a loro servizio.
Per la fase propositiva e progettuale, abbiamo identificato possibili percorsi ciclabili e pedonali in addizione a quelli presi in considerazione dal PGTU nonchè la necessità dell'implementazione, in tempi non più procrastinabili, della Velostazione presso la fermata FNM di Meda.
Suggerimenti anche per migliorare il Trasporto Pubblico.
Serve inoltre l'implementazione di più azioni previste già nella prima fase d'attuazione e la definizione di un Rapporto di Valutazione sulle azioni intraprese e sulle opere realizzate.

Sotto, le osservazioni di Sinistra e Ambiente e di un gruppo di cittadini attivi di Meda

domenica 24 settembre 2017

VARIANTE AL PTCP DELLA PROVINCIA DI MB: QUANDO LE SEMPLIFICAZIONI PREOCCUPANO GLI AMBIENTALISTI


Il coordinamento ambientalista Osservatorio PTCP di MB (di cui Sinistra e Ambiente è parte) continua con attenzione ad occuparsi dell'argomento CONSUMO DI SUOLO nella Provincia di MB ed è intervenuto con le sue valutazioni e con una serie di osservazioni per cercare di migliorare la Variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e Brianza.
Una variante che il coordinamento ambientalista non condivide per alcuni aspetti.

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Variante al PTCP della Provincia di Monza e Brianza: 
semplificare aiuta a consumare suolo

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

Esclusioni, scorciatoie e decisioni concentrate nelle mani del solo Presidente.
Con le modifiche proposte alle norme del piano si rischia di indebolire le tutele 
e di disattendere l’obiettivo di limitare il consumo di suolo.

Dopo le osservazioni presentate a luglio in occasione dell’adeguamento del Piano Territoriale Regionale il coordinamento ambientalista OSSERVATORIO PTCP di MB ha protocollato lo scorso 15 settembre le osservazioni alla variante normativa al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e Brianza.
Ecco una sintesi dei contenuti delle osservazioni inoltrate con l’intento di perfezionare il nuovo testo normativo, adottato con DCP n. 15 del 31 maggio 2017.

Secondo la Provincia di MB e gli uffici proponenti, la variante dovrebbe semplificare alcune procedure del piano, in particolare nei casi d’intesa per le aree ricadenti in Ambiti d’Interesse Provinciale (AIP) o in Rete Verde.
In realtà le modifiche introdotte indeboliscono di fatto i livelli di tutela previsti nella classificazione delle aree e aumentano il rischio di consumo di suolo invece di contenerlo.
Nel dettaglio le osservazioni proposte dal Coordinamento ambientalista puntano, in primo luogo, a mantenere le tutele esistenti sui corridoi ecologici (che non devono essere in nessun caso ridotti o interrotti), sugli elementi geomorfologici e sui Parchi Locali di Interesse Comunale (PLIS).
Per questi ultimi ogni modifica deve essere vietata a meno che non si tratti di ampliamenti.

In più si ribadisce che è importante che le richieste di variante siano di competenza del Consiglio Provinciale e discusse con possibilità di presentare osservazioni.
Con la variante invece tutto il potere decisionale sarebbe in mano al solo Presidente.

Così come è opportuno che le richieste d’intesa avanzate dai comuni vengano formulate con Delibera di Consiglio Comunale al fine di rendere edotti e consapevoli tutti i livelli Istituzionali e non tramite la sola iniziativa del Sindaco e della sua Giunta.
Non sono inoltre accettabili esclusioni al confronto (tramite il passaggio facilitato da variante ordinaria a semplificata) per quei casi genericamente liquidati come errori materiali, modifiche su aree di completamento o interventi di piccola entità.
E’ fondamentale riconoscere come suolo consumato solo quello collegato a piani attuativi approvati e vigenti a tutti gli effetti di legge e non considerare ormai perse le aree interessate da piani semplicemente adottati.

Coordinamento OSSERVATORIO PTCP di MB
SALVIAMO IL PAESAGGIO

Sotto il testo delle osservazioni protocollate.

venerdì 22 settembre 2017

IL PIANO GENERALE DEL TRAFFICO URBANO DI MEDA (PGTU)

Anche il Comune di Meda ha finalmente deciso di dotarsi di un Piano Generale Traffico Urbano (PGTU).
Lo studio è stato avviato e protocollato dal "Centro Studi PIM" nel marzo 2017 e adottato il 19-4-017 dalla passata Giunta Caimi e va ora in discussione, dopo il cambio di amministrazione, con la Giunta Santambrogio.
In data 18-9-017 c'è stata una prima illustrazione in sede di Commissione Territorio e Ambiente da parte dell'estensore.
Sinistra e Ambiente, considerando l'argomento e l'iter importante, era presente con Alberto Colombo.
Il PGTU è uno strumento di indirizzo per la pianificazione viabilistica dinamico e di breve periodo poichè richiede verifiche e aggiornamenti biennali o triennali per la sua implementazione esecutiva e per una sua corretta calibrazione.
Obiettivo  "normale" di un PGTU è in genere quello di cercare soluzioni per rendere la città più vivibile e percorribile sgravandola dal traffico automobilistico intenso e salvaguardando le fasce "deboli" dei pedoni e dei ciclisti.
Per questo è necessaria una ricognizione approfondita che fotografi la situazione cittadina prendendo in considerazione le correlate componenti di criticità (classificazione della rete stradale, volumi dei flussi di traffico, loro direzione e concentrazione, numero di incidenti, aree di sosta, trasporto pubblico, luoghi sensibili, stato della rete di mobilità lenta etc).
Il PGTU potrà poi avere ulteriori e successivi livelli operativi quali i Piani Particolareggiati e i Piani esecutivi.
Alla ricognizione devono poi seguire scelte e realizzazioni da attuarsi nel breve termine e laddove possibile, anche gli obiettivi di lungo termine.
Impostazione, obiettivi, soluzioni e loro concretizzazione dipendono dalle volontà politiche dell'amministrazione e dallo stanziamento di adeguate coperture economiche.
La situazione medese, illustrata nel PGTU, appare complessa per una serie di fattori.
L'attuale configurazione della viabilità cittadina risulta difficile, principalmente perchè l'indiscriminato sviluppo edilizio e il consumo di suolo hanno saldato tra loro i centri urbani senza minimamente considerare la dimensione della vivibilità.
Esistono di conseguenza zone di pesante concentrazioni di traffico con punte insostenibili (il massimo è quello di 2700 veicoli bidirezionali/ora all'uscita della superstrada SS35 con flussi verso via  Cadorna/Indipendenza).
Tabella dal PGTU sui flussi di traffico medesi
La predominanza dell'auto è totale anche in aree centrali o laddove sono presenti servizi e/o scuole.
Per la viabilità "lenta" la situazione medese è disastrosa poichè esistono solo brevi tratti di piste ciclabili, oltretutto non collegati tra loro (3km di cui alcune ricavate ln promiscuità con i pedoni su marciapiede).
E' evidente che anche i pedoni siano in una condizione di debolezza sia nelle aree periferiche sia nel centro storico.
Un centro storico oltretutto da tempo al degrado, dove nessuna amministrazione è mai intervenuta per creare un polo attrattivo storico/culturale/ambientale su villa e parco Traversi (ora con un'ulteriore problema dovuto all'incendio di settembre) che poteva essere motore di trasformazioni e di una viabilità differente.
Le concentrazioni di veicoli e le strade a scorrimento veloce creano poi alta incidentalità, in nuovo aumento dopo la flessione registrata nel 2013.

Tabella dal PGTU sull'incidentalità nel triennio
Purtroppo, nel PGTU, non è stata presa in considerazione la qualità dell'aria che a Meda risulta pessima causa sforamenti continui sul PM10 e alti valori di Ossidi di Azoto (NOx).
Il traffico veicolare, secondo gli studi ARPA, contribuisce per il 25% (PM10) e per il 57% (Ossidi di Azoto) all'inquinamento atmosferico.
E' stata invece analizzata la situazione delle aree di sosta dove s'è riscontrato un utilizzo della rete viaria per lo stazionamento, essendo molte aree prive di posti auto pubblici e privati, nonchè di box.
La tipologia degli utenti della sosta è fatta da  residenti, fruitori di servizi esistenti etc.
Sui mezzi di trasporto pubblici- utili a decogestionare traffico e sosta - prevale l'utenza scolastica e dei pendolari.
Quello del trasporto pubblico è un capitolo "sovraccomunale" dove la richiesta di potenziamento rischia, purtroppo, di scontrarso con i tagli di cui la Provincia di MB (Istituzione con l'attribuzione dei servizi di trasporto pubblico) è stata oggetto.
Il PGTU tra le arterie presenti sul territorio medese, prende in considerazione (non poteva fare altrimenti) anche l'Autostrada Pedemontana Lombarda e le infrastrutture viarie complementari che dovrebbero essere finanziate e realizzate da essa  (sottopasso di via Cadorna-Seveso, sottopasso di via Trieste, tangenzaline di Meda Sud e P.za Volta) nonchè le Compensazioni Ambientali previste per Meda - ciclabile nell'area Cave e ciclabile Meda Sud-Bosco delle Querce.
E' un azzardo e un'incognita poichè l'autostrada (che Sinistra e Ambiente e il coordinamento ambientalista Insieme in Rete ritiene inutile, dispendiosa e impattante per l'ambiente e il territorio) è priva di fondi e sottoposta ad una richiesta di fallimento da parte della Procura di Milano.
Ci auguriamo che questo disastroso capitolo si chiuda il prima possibile, con la rinuncia al completamento autostradale, rivedendo quanto prima la progettualità delle opere di viabilità complementare locale e prevedendo per esse differenti soggetti finanziatori.
Non aiuta certo la viabilità cittadina il progetto di Centro Commerciale e annessi servizi sull'area ex Medaspan, fortemente voluto ed approvato dalla passata giunta di Caimi.
L'iter è attualmente sottoposto una prescrizione regionale vincolante (il superamento della linea ferroviaria FNM) e a un tavolo  per su un Accordo di Programma e non se ne conoscono ne le tempistiche (la chiusura lavori era stata annunciata per marzo 017) ne i contenuti.
L'estensore del PGTU ha esplicitato nel testo gli "obiettivi di massima" da raggiungere :

Gli obiettivi dichiarati del PGTU
Per attuare i sopraelencati obiettivi, vengono identificate anche alcune possibili soluzioni e interventi da effettuare:
  • Riqualificazione di alcuni ambiti
  • Fluidificazione e moderazione del traffico
  • Attuazione di ambiti a precedenza pedonale e delle isole ambientali
  • Miglioramenti e modifiche nella politica della sosta
  • Lievi variazioni del percorso linee di trasporto pubblico e miglioramento del servizio con soste aggiuntive in estensione ai quartieri poco serviti
  • Interventi di ricucitura e ampliamento dei percorsi ciclopedonali esistenti per collegare tra loro le funzioni presenti in città e con i Comuni contermini e realizzazione di circa 19 km di nuovi itinerari ciclabili
L'attuazione del PGTU è suddivisa in tre fasi cominciando dagli interventi urgenti e realizzabili in tempi brevi.
Sinistra e Ambiente seguirà da vicino, anche con il concorso di altri cittadini con cui stiamo interloquendo, questa fase finale di discussione e approvazione del PGTU, valutando l'opportunità di presentare Osservazioni migliorative entro la prevista data del 16-10-017.
Il documento del PGTU, elaborato dal PIM, può essere letto e scaricato dal sito del Comune di Meda  qui e qui .

Continua.

martedì 12 settembre 2017

IL 22-9-017 NEL BOSCO DELLE QUERCE UN RECITAL PROMOSSO DA INSIEME IN RETE

Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE promuove e organizza il recital "TUTTI DORMONO SULLA COLLINA" del gruppo #abbracciebaci, tratto dall'antologia di Spoon River di Edgar Lee Master.
L'evento, ad ingresso gratuito, si terrà venerdì 22-9-017 a partire dalle ore 21.00 presso il Bosco delle Querce in via Ada Negri 1 a Seveso.
Fa parte dell’iniziativa ARCHIVIARE PEDEMONTANA e AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE avviata in occasione del quarantunesimo anniversario del disastro ICMESA.
Grazie alla disponibilità e alla recitazione di un gruppo di uomini e donne, in questa serata, rivivrà il paese immaginifico di Spoon River con i racconti dei dolori, degli amori, delle lotte, delle conquiste dei suoi abitanti.
Uno spunto per rammentare come la Memoria è cosa importante, sopratutto in un territorio che ha vissuto il dramma della contaminazione della Diossina TCDD dell'ICMESA e che ancora oggi corre il rischio che un'inutile e impattante autostrada, riporti in superficie il potente veleno.


La rassegna stampa:
Art Giorno 15-9-017. Cliccare sopra per lettura.
Articolo de Il Cittadino del 16-9-017
Articolo de Il Giornale di Seregno del 19-9-017

venerdì 11 agosto 2017

I PROVVEDIMENTI SPREGIUDICATI DEL GOVERNO ITALIANO, LA DEMONIZZAZIONE DELLE ONG E DI CHI ASSISTE I PROFUGHI


E' un agosto caldo, come è caldo da più tempo il problema al centro dell'attenzione  e degli atti del governo italiano nonchè dei commenti e delle storture propinate da certa stampa e dai social: quello dei richiedenti asilo, dei profughi, dei migranti, insomma di quei disperati che tentano di arrivare con mezzi di fortuna sulle coste italiane, sperando d'essere intercettati quanto prima da un'imbarcazione e tratti a bordo ed in salvo.
Siamo ormai in una fase dove, per accontentare la pletoria degli urlatori nostrani, il Governo italiano s'è lanciato in una serie di spregiudicati e pericolosi provvedimenti e azioni, tutte con un solo scopo: tenere lontani dall'Italia questi disperati e, con il supporto della "Guardia Costiera" libica, respingerli e confinarli in Libia negli orrendi centri di detenzione dove vengono raccolti.
Luoghi gestiti da personale senza scrupoli, da bande locali conniventi con gli stessi trafficanti che, a parole, il Governo italiano dice di voler combattere e dove la violenza, i maltrattamenti, la sopraffazione, i ricatti e gli stupri sono la quotidianità .
Eppure, formalmente per "combattere i trafficanti", sono stati stanziati fondi indirizzati all'autorità libica che però autorità non è visto che il governo di Serraj controlla solo una piccola porzione del territorio mentre nel resto della Libia imperversano milizie locali, jiahdisti, gruppi dell'ISIS o il secondo governo, quello di Tobruk, quello di Haftar.

Ma non è solo questo.
Anche contro le ONG che operano nel mediterraneo con funzioni di salvataggio, s'è alzata una canea mediatica volta e screditarne l'attività, seguita da una richiesta alle stesse di aderire ad un "regolamento" che ne limita pesantemente le possibilità d'intervento, vietando il trasbordo delle persone soccorse su natanti più capienti e pretendendo un controllo a bordo con personale di polizia anche armato.
Chi non ha ancora accettato di firmare "il regolamento" è nei fatti messo in condizioni di non poter più operare adeguatamente nel salvataggio di vite umane.
In questi giorni, l'asticella si è alzata ancora di più, con un avviso di garanzia d'indagine in corso su un'ipotesi d’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico di Don Mussie Zerai, prete cattolico eritreo che da tempo opera con la sua Agenzia giornalistica per informare sulla situazione dell'Africa, dandosi da fare anche per l'attivazione di corridoi umanitari.

Abbiamo, purtroppo, la certezza che la politica del mostrarsi forti e decisi non sia tanto indirizzata  a colpire i trafficanti di esseri umani e gli scafisti, quanto ad eliminare dallo scenario chi ha messo al centro del suo agire il soccorrere chi si trova in difficoltà, identificandolo come un osservatore e un operatore scomodo.
Pare essere questo l'approcio ipocrita scelto per evitare altri arrivi in Italia.
Con buona pace per il Diritto Internazionale si consegnano migliaia di esseri umani al rientro forzato nel caos della Libia, paese che non ha mai siglato la Convenzione di Ginevra e dove le violazioni dei Diritti Umani sono quotidiane.

Don Mussie, il numero verde che salva la vita


Alessandro Leogrande Edizione del 10.08.2017

La notizia secondo cui la Procura di Trapani, nell’ambito dell’inchiesta sulla ong Jungend Rettet, starebbe indagando sull’operato di don Mussie Zerai, è la perfetta cartina al tornasole di un’estate in cui le azioni di soccorso nel Mediterraneo sono oggetto di una violenta campagna di delegittimazione.
Dopo la strage del 3 ottobre del 2013, quando un barcone stracolmo quasi unicamente di eritrei si rovesciò a poche centinaia di metri dall’isola di Lampedusa, don Mussie fu tra le persone più attive nel ricostruire quanto accaduto, e in particolare le cause e il motivo del viaggio di chi era andato incontro a una morte tanto assurda.
Da anni ormai don Mussie, prete cattolico eritreo trasferitosi in Italia e poi in Svizzera, è un’antenna sensibile sull’esodo dal Corno d’Africa e dal suo paese di origine, tanto da aver fondato un’agenzia giornalistica, habeshia.blogspot.it, che è una delle migliori fonti di informazione sui viaggi da quell’area del continente africano.
Nel tempo si è sparsa la voce che il numero di telefono di don Mussie ce l’hanno tutti. Lo si trova scritto sui cassoni dei tir che attraversano il deserto, sui muri delle prigioni libiche, negli stanzoni angusti in cui i profughi sono spesso ammassati lungo la tratta, tanto che si è propagato capillarmente, di mano in mano, di bocca in bocca, come una sorta di «numero verde». Già due anni fa era possibile calcolare che almeno cinquemila persone sono state salvate nel Mediterraneo per il semplice fatto di aver composto – poco prima di naufragare – il numero di don Zerai. Era stato poi il prete ad avvisare la Guarda costiera o la Marina militare.
Questa storia potrebbe sembrare una «leggenda metropolitana», ma chi scrive può dire di averla verificata con mano. Ho passato alcuni giorni con don Zerai e ho capito immediatamente, come chiunque abbia trascorso un po’ di tempo con lui, che quel cellulare che squillava in continuazione era l’unica fonte di salvezza per chi, a migliaia di chilometri di distanza, stava per morire. Proprio perché antenna sensibile sull’esodo, Zerai è stato tra i primi a rendersi conto di due tra i tanti «effetti collaterali» dell’esodo: l’indotto dei sequestri dei profughi che ha avuto il suo epicentro nel Sinai; l’impiego dei profughi che attraversano la Libia – da parte di molte fazioni in lotta – come muli da soma per portare mine e munizioni lungo il fronte.
Per la sua azione di soccorso e controinformazione, don Mussie è divenuto presto un uomo molto odiato. Odiato dalla Lega, da Casa Pound e da una miriade di blog neofascisti, che lo additano come uno dei fautori della «grande invasione». Odiato dal regime eritreo, che vede in lui un traditore che alimenta l’emorragia dei giovani dal paese (e si sa quanto ogni totalitarismo, specie quanto sorge sulle ceneri di una rivoluzione, scorga nell’esodo di massa una sconfessione delle proprie fondamenta).
In una singolare sovrapposizione dei punti di vista, a tale fuoco incrociato si aggiunge ora l’inchiesta della procura di Trapani. Il «numero verde» diventa oggetto di reato, perché – e qui il ragionamento della procura finisce per essere singolarmente il medesimo di CasaPound o del regime eritreo – l’esodo non è generato dalle dittature o dagli sconquassi politici dall’altra parte del mare (in Eritrea, in Somalia o in Gambia), bensì da chi favorisce il soccorso in alto mare di tutti coloro i quali si mettono in viaggio.
In questo radicale rovesciamento delle responsabilità, l’opera di don Mussie Zerai, al pari di quanti hanno provato a costruire ponti nel mezzo del disastro, è considerata l’anomalia da normalizzare.

venerdì 28 luglio 2017

Il 5° RAPPORTO SUI PROFUGHI OSPITI DI BONVENA IN PROVINCIA DI MB

Anche quest'anno, per informare e smontare bufale e falsità, pubblichiamo il rapporto annuale della rete RTI Bonvena sull'accoglienza dei Richiedenti Asilo in Monza e Brianza presentato il 27-7-017 nella sede della Provincia.
All'incontro erano presenti Sindaci e Assessori di Cogliate, Macherio, Lissone, Bovisio Masciago, Vimercate, Mezzago, Verano Brianza, operatori del terzo settore e la stampa.
E' un rapporto dettagliato che illustra i numeri, le suddivisioni nei vari Comuni e che sopratutto racconta  l'attività svolta dall'RTI BONVENA, dopo aver vinto il Bando della Prefettura per il 2017, con le persone a lei affidate,
Chiaramente RTI Bonvena non è l'unico soggetto operante sul territorio poichè la prefettura assegna i rimanenti richiedenti asilo non coperti dal primo assegnatario, ad altri.
La situazione illustrata arriva all'aprile 2017 con 1142 richiedenti Protezione Internazionale ospitati presso le strutture di Bonvena (cresciuti poi a 1203 alla data odierna) sui 1900 presenti in Provincia di MB.


In Brianza, le persone provenienti dai porti di sbarco o da altri hub regionali, vengono temporaneamente inseriti negli hub di Monza e di Agrate (attualmente è in valutazione l'apertura di un terzo hub per far fronte ad altri arrivi) e poi smistati nelle strutture comunitarie di Camparada, Carnate, Limbiate, Lissone, Triuggio.
Il modello di Bonvena lavora su un'accoglienza diffusa sul territorio con l'inserimento in piccoli gruppi nelle abitazioni private affittate o messe a disposizione (130 appartamenti gestiti da Bonvena in prov di MB). Sono piccoli gruppi che vengono costantemente seguiti dai case manager e dai volontari delle associazioni cui sono affidati.


L'accoglienza prevede sin da subito l'inserimento in corsi di Italiano suddivisi per livelli di apprendimento.
Un buon gruppo di richiedenti asilo ha avuto accesso anche ai corsi del Centro Provinciale per l'Istruzione e l'Alfabetizzazione degli adulti italiani e stranieri (CPIA) per l'ottenimento della licenza di scuola media inferiore, raggiungendo l'obiettivo.
Importanti i servizi di mediazione culturale, di supporto legale e di introduzione al mondo del lavoro ormai consolidati e realizzati in particolare con il supporto di ARCI e CGIL.
Hanno preso avvio anche convenzioni con enti formativi con corsi di formazione professionali mirati e coperti economicamente con il fondo Hope.
Il fondo Hope, creato con donazioni degli enti aderenti a Bonvena e dei privati, garantisce inoltre, ormai stabilmente la possibilità di avviare con una borsa lavoro di tre mesi molti tirocini formativi oltrechè supportare progetti individuali di autonomia.
Bonvena s'è mossa anche coinvolgendo le Amministrazioni e le associazioni locali in tavoli di lavoro e discussione che hanno consentito attività di volontariato sul territorio cui i profughi hanno partecipato.
Uno degli obiettivi è quello di lavorare affinchè questo modello si consolidi e con esso si attivino, insieme alle Amministrazioni, strutture stabili di Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) per continuare a lavorare sull'integrazione delle persone che hanno ottenuto un riconoscimento della loro richiesta e sono titolari di un permesso (asilo politico, protezione sussidiaria, protezione umanitaria).
Insomma, lo diciamo da tempo, in Brianza esistono "buone pratiche" che puntano all'accoglienza solidale e non all'assistenzialismo.
Sono buone pratiche che demarcano un confine netto tra chi da tempo opera nel terzo settore con professionalità e senza fini di lucro e coloro che invece speculano sul dramma dei profughi con cooperative nate "alla bisogna".
Siano la Prefettura e gli enti preposti alla vigilanza a intervenire con decisione laddove si riscontrino inadempimenti, mancanze o "furbate" le cui prime vittime sono i richiedenti asilo.

Sotto il rapporto, da leggere con attenzione e voglia di sapere e capire.



sabato 22 luglio 2017

MEDA: POSIZIONATO IL PANNELLO DELLA MEMORIA SUL MURO ICMESA


https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipNrRsJupBggIPqtenQYctyBacMEGjuD2uQeMoWI?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3
Il pannello della Memoria sul muro ICMESA a Meda (cliccare  per ingrandire)
Ora anche a Meda qualcosa ricorda il disastro del 10 luglio 1976 con la fuoriuscita di diossina TCDD dall'ICMESA (gruppo Givaudan - La Roche).
E' stato recentemente posizionato dall'Amministrazione comunale il pannello della Memoria su ciò che resta della fabbrica chimica: il muro perimetrale in mattoni che ora delimita il Centro Sportivo "Città di Meda", costruito proprio laddove era insediato lo stabilimento produttivo, abbattuto dopo lo svuotamento e la rimozione del reattore e delle sostanze chimiche presenti.
Anche a Meda c'è dunque un segno tangibile, visibile di ciò che è accaduto nel 1976 e soprattutto nel luogo dell'origine.
Finalmente s'è data applicazione alla mozione approvata all'unanimità dei presenti nel CC del 27-7-016, su proposta e testo iniziale del gruppo di Sinistra e Ambiente che ha fortemente voluto e chiesto il completamento del percorso illustrato de "il Ponte della Memoria" che nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda ripercorre la storia del disastro del 1976.
Vedi: A MEDA APPROVATA IN CC LA MOZIONE DI SINISTRA E AMBIENTE PER UNA MEMORIA DEL DISASTRO ICMESA
Sinistra e Ambiente non s'è limitata a presentare una Mozione, ma ha raccolto gli emendamenti per allargare il consenso su di essa e ha successivamente lavorato affinchè quanto previsto nella parte dispositiva trovasse effettiva applicazione.
Sempre ottemperando alla parte dispositiva della mozione, l'Amministrazione medese, ha acquisito dalla Direzione del Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce una copia della nuova edizione della mostra "Scatti di memoria per raccontare una Storia. Dall'incidente del 1976 al Bosco delle Querce".
C'è quindi materiale affinchè Meda, con un evento pubblico, possa confrontarsi con la propria Storia, fatta anche da un disastro ambientale le cui conseguenze sono ancora tangibili, anche per l'incombere del progetto dell'inutile autostrada Pedemontana, i cui scavi riporterebbero in superficie la diossina TCDD che ancora contamina i suoli.




La rassegna stampa:



sabato 15 luglio 2017

MEDA: ALL'AMMINISTRAZIONE SANTAMBROGIO NON PIACE L'ARRIVO DI PROFUGHI IN CITTA'

In Provincia di MB molti sono i Comuni dove sono ospitati i richiedenti asilo, per la maggior parte in carico all'RTI BONVENA, rete composta da Consorzio Comunità Brianza e CS&L – i due i principali consorzi di cooperative sociali del territorio, insieme a numerose altre organizzazioni No Profit ad esse aggregate.
La RTI Bonvena ha vinto il Bando di gara per gestire circa 1100 posti per richiedenti asilo a fronte di un bisogno dichiarato dalla Prefettura di MB di 1700 posti, assegnati dal Ministero degli Interni alla Provincia di MB.
Per coprire tutti i posti necessari, la Prefettura si avvale anche di realtà esterne all'RTI Bonvena.
E' tra questi soggetti la cooperativa che, da pochi giorni, ospita a Meda presso uno stabile ristrutturato e preso in affitto, un gruppo 12 richiedenti asilo.
Come prevedibile, l'amministrazione di Santambrogio ha subito mostrato di non gradire.
La nuova amministrazione medese con un comunicato, ripreso anche dalla stampa, si è infatti allineata totalmente alla posizione espressa dalla Lega e dalla destra brianzola. Posizione caratterizzata da una ostilità diffusa verso l'arrivo e l'insediamento sul territorio dei profughi.
Al contempo anche su alcuni gruppi social locali s'è scatenata la canea con stereotipate considerazioni in buona parte dettate da un ingiustificato odio e da una totale mancanza d'informazione. Dai più, il richiedente asilo è visto come un nemico su cui scaricare responsabilità che non ha.
Nel comunicato del neosindaco c'è la generalizzazione indiscriminata verso tutti coloro che gestiscono l'accoglienza che vengono dipinti come soggetti interessati "al facile guadagno".
Certo in una gestione difficile, complicata e delicata quale è quella dei profughi esistono anche "i furbi".
In genere si tratta di coloro che mai prima avevano fatto attività nel campo del terzo settore e del sociale e che hanno creato "cooperative alla bisogna" senza alcuna esperienza nel settore, restituendo servizi scarsi se non inesistenti e lasciando spesso all'abbandono le persone a loro affidate. 
Ne abbiamo ad esempio parlato in QUESTA NON E' ACCOGLIENZA .
Per evitare che ciò accada, serve che la Prefettura attui controlli costanti sui servizi erogati e intervenga in modo deciso laddove necessario, investendo anche le autorità giudiziarie qualora si evidenzino gravi mancanze o indebiti introiti fatti sulla pelle dei profughi.
E' dunque importante che si monitori con attenzione per essere certi che le persone accolte ricevano effettivamente l'aiuto di cui hanno bisogno.
C'è per fortuna anche un tessuto sano e consolidato di cooperative, di Onlus, di gruppi e associazioni No Profit che in Brianza e altrove lavora da tempo nel sociale con standard qualitativi alti ora ampliati, implementati e trasferiti nella gestione dell'accoglienza.
Generalizzare con "frasi fatte" anch'esse alla bisogna, è tentare di screditare queste positive realtà per screditare il concetto stesso di accoglienza.
Insomma, in Brianza come altrove (e Meda non fa eccezione), stiamo assistendo ai soliti posizionamenti, con amministrazioni che tentano di impedire una equa distribuzione dei richiedenti asilo sul territorio, chiamandosi fuori e cercando di non essere coinvolti in questa distribuzione.
Questo atteggiamento acuisce le criticità in quei Comuni dove le presenze risultano più numerose con conseguenti ed evidenti difficoltà a praticare inserimenti diffusi e su piccoli nuclei.
Sono prese di posizione che si esplicitano, come nel caso di Meda, con la mancata adesione al Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) che non è mai stato preso in considerazione ne dal precedente sindaco Caimi (Pd) ne tantomeno dall'attuale,  Santambrogio, che guida una coalizione Lega, F.I., F.d.I.
Si sa, l'argomento profughi non porta consensi.
Eppure lo SPRAR è un sistema, condiviso anche dall'ANCI, con un ritorno economico,  l'azione e il controllo diretto delle amministrazioni e una conduzione coordinata ed in sinergia con i gestori dell'accoglienza. Alcuni Comuni in Provincia di MB hanno dato la loro adesione al Bando SPRAR e il primo  progetto ha preso avvio a Desio.
Se un Comune decide di non aderire allo SPRAR esiste in ogni caso la possibilità che nel suo territorio siano insediati dei richiedenti asilo da parte del soggetto che li ha in affidamento.
Legittimamente le amministrazioni chiedono d'essere informate dalla Prefettura (comunque non tenuta a farlo) ma spesso lo fanno pretendendo un diritto di veto e accostando l'arrivo dei profughi con presunte rischi per la sicurezza dei cittadini.
Anche l'amministrazione medese ha, purtroppo, seguito questa strada.
Sono accostamenti fuorvianti che servono solo a giustificare posizioni di chiusura preconcetta.
Così, invece d'una corretta e sana collaborazione tra amministrazione, Prefettura e enti gestori, scatta la deriva "celodurista" come se, per definizione, i profughi causino solo  problemi di ordine pubblico e siano soggetti che sottraggono risorse locali.
Due falsità assolute.
E' triste constatare che molte amministrazioni non sappiano vedere oltre, preoccupate solo di mantenere il loro Comune "intonso" da presenze per loro indesiderate, percependo e considerando i richiedenti asilo come un "corpo estraneo".
E' una posizione ipocrita, per parlare alla "pancia" del proprio elettorato, con valutazioni che quasi sempre originano disinformazione e confusione.
Esempio deleterio è l'accumunare tutti sotto la generica dicitura di "migranti" salvo poi fare  distinzione tra chi fugge da guerre e chi no, ignorando (pensiamo volutamente) che ai fini della normativa, lo Stato concede permessi di soggiorno non solo ai profughi di guerra ma anche titoli di protezione sussidiaria e umanitaria qualora ricorrano i requisiti.
Negare poi ai migranti economici qualsiasi legittimità significa non considerare minimamente le situazioni insostenibili che portano le persone ad abbandonare il loro luogo d'origine alla ricerca di condizioni di vita migliori, significa fingere di non sapere che, purtroppo, l'unica via per entrare in Italia loro permessa è la richiesta di protezione e asilo poichè da anni non è consentito l'ingresso per motivi di lavoro.
Insomma, l'amministrazione medese ha mostrato una mera esternazione di ottuso pensiero avulsa dalla realtà.

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Dalla pagina fb di Luca Santambrogio Sindaco (di Meda)


lunedì 10 luglio 2017

ARCHIVIARE PEDEMONTANA, AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE: INSIEME IN RETE RICORDA COSI' IL 10 LUGLIO, ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA


Il 10 luglio di ogni anno si ricorda il disastro del 1976 con la fuoriuscita di Diossina TCDD dall'ICMESA di Meda (gruppo Givaudan-La Roche) che contaminò vaste aree causando sofferenze e rischi per la salute della popolazione.
Il coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE, in concomitanza di questa scadenza, nell'incontro/conferenza stampa dell'8-7-017 presso La Petitosa di Seveso ha rilanciato portando la Memoria nel presente e chiedendo di  "ARCHIVIARE PEDEMONTANA, AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE".
Nell'incontro, oltre ad illustrare il lavoro decennale di INSIEME IN RETE nel contrastare l'autostrada Pedemontana, s'è donata una corposa documentazione fatta da comunicati, foto, relazioni tecniche etc. all'" Archivio della Memoria" gestito dal circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.
Sul tempo  presente, s'è fatto il punto e s'è parlato di due nuove azioni del coordinamento entrambe esplicitate nella lettera protocollata all'attenzione del Sindaco di Seveso Paolo Butti.
Insieme in Rete chiede al Sindaco, in quanto autorità sanitaria locale, di attuare azioni per tutelare la cittadinanza e prevenire il rischio d'esposizione alla diossina TCDD laddove questa è stata rilevata con la Caratterizzazione di APL, rinnovando anche la richiesta affinchè l'amministrazione sevesina produca quegli atti formali utili all'avvio dell'iter per l'ampliamento del Parco Regionale Naturale del Bosco delle Querce sulle aree di via della Roggia.

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipN7P1SBsilokaTkapaOucj9QlErePFOXXJlBhxI?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

In occasione dell'incontro, s'è ribadita la necessità di "archiviare Pedemontana" in quanto infrastruttura inutile, devastante, dispendiosa e insostenibile dal punto di vista economico.


La stampa ha così ripreso l'evento:

Articolo de Il Giorno 9-7-017 (cliccare per ingrandire)
Articolo de Il Giornale di Seregno dell'11-7-017
Su MBNews ben due articoli:

Archiviare Pedemontana: Insieme in rete compie 10 anni e chiede ancora una volta di tutelare ambiente e cittadini

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Il secondo articolo con alcuni interventi dei presenti:
Archiviare Pedemontana: anche le istituzioni chiedono lo stop

L'articolo de Il Cittadino del 15-7-017

venerdì 30 giugno 2017

L'8 LUGLIO, CON INSIEME IN RETE PER ARCHIVIARE LA PEDEMONTANA E AMPLIARE IL BOSCO DELLE QUERCE

Archiviare Pedemontana. 

Ampliare il Bosco delle Querce

Incontro con Insieme in Rete

Sabato 8 luglio 2017 dalle ore 11

presso 

Circolo Ricreativo La Petitosa, via dei Castagni 1, Seveso


Il coordinamento ambientalista Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile propone un incontro che è al contempo un modo per ricordare il disastro ICMESA nel 1976 e per ricordare insieme a molti altri gruppi e associazioni che sul territorio comunque incombe il pericolo Pedemontana per il momento frenato anche dall’azione condivisa dalle realtà ambientaliste, con il supporto della società civile e delle istituzioni locali.
Tra il 2007 e il 2017 questa azione condivisa ha permesso di
  • evitare lo sbancamento del Bosco delle Querce
  • obbligare la società Pedemontana a sviluppare un piano di caratterizzazione per rilevare i livelli di contaminazione da diossina TCDD nelle aree dell’ipotetico tracciato autostradale impedendo che si procedesse, come si sarebbe voluto, senza tenere in nessun conto le enormi problematiche legate alla sua confermata presenza.
Il coordinamento farà dono all’Archivio della Memoria, custodito dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, di tutto il materiale cartaceo e informatico prodotto e raccolto in questi 10 anni di attento lavoro sul territorio.
Un gesto concreto e simbolico per invitare le Istituzioni e gli enti preposti a “mettere in archivio” l’autostrada Pedemontana con la rinuncia al suo completamento, il suo stralcio dalle opere strategiche previste nella Legge Obiettivo e accompagnato dalla richiesta di avvio del procedimento per l’ampliamento del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.  

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Proprio in questi giorni la Procura della Repubblica ha chiesto al Tribunale di Milano (confronto previsto dal 24 luglio 2017) di verificare se la società Autostrada Pedemontana Lombarda (Apl) si trovi “nelle condizioni per dichiararne il fallimento”.
Da tempo il coordinamento ambientalista Insieme in Rete denuncia l’inutilità di questa infrastruttura e le ricadute devastanti per ambiente e territorio conseguenti alla sua realizzazione.
Gli artifizi finanziari quali la defiscalizzazione concessa dal Governo (350 milioni di euro) e il fondo di garanzia istituito da Regione Lombardia (altri 450 milioni di euro) hanno certificato il fallimento del Project Financing oltreché uno sfacciato e indebito intervento e supporto pubblico per cercare di attirare capitali privati che comunque non sono arrivati.
Non si vadano quindi a cercare soluzioni che implichino ancora costi a carico della collettività per tentare di salvare qualcosa che è frutto di scelte errate su cui si persevera con incredibile ostinazione.
L’idea anacronistica di mobilità basata sulla realizzazione di grandi infrastrutture autostradali ha generato una situazione disastrosa di cui le Istituzioni, Regione Lombardia in testa, avrebbero dovuto, da tempo, prendere atto invece di ripetere come un disco rotto il mantra fanfarone e surreale favorevole al completamento dell’autostrada.
Il piano economico finanziario insostenibile, le errate e sovrastimate previsioni di traffico, il danno ambientale in essere e la mancata realizzazione delle compensazioni ambientali per le tratte già realizzate, lo spreco di denaro pubblico, il rischio diossina TCDD sulla tratta B2, sono tutti elementi per cui il coordinamento Insieme in Rete continua a sostenere che il progetto autostradale va archiviato definitivamente rinunciando al completamento dell’infrastruttura e stralciandola dalle opere strategiche della Legge Obiettivo.

Coordinamento ambientalista INSIEME IN RETE PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE.

L'articolo de Il Cittadino dell'1-7-017 (cliccare sopra per ingrandire) che riprende anche il comunicato di Insieme in Rete

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMFL9FmFbCGnWY6dFAbwWEWGRRQDNRnH0wbiEIc?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

L'articolo de Il Corriere della Sera del 30-7-017 (cliccare sopra per ingrandire)

https://photos.google.com/share/AF1QipMZ7Qh_4Mjfi79kbeDbCcbmeOHciETCTl1vtOgdQPosRNirXjBHAQPz631TiI0vCg/photo/AF1QipMFL9FmFbCGnWY6dFAbwWEWGRRQDNRnH0wbiEIc?key=NUFpbDY3TjgxQlhISmNPV1hYT3Rvc0daX3g5MmN3

lunedì 26 giugno 2017

MEDA: I RISULTATI DEL BALLOTTAGGIO DICONO CHE SANTAMBROGIO E' IL NUOVO SINDACO


Il ballottaggio per il nuovo Sindaco di Meda consegna la prima carica cittadina a Luca Santambrogio, candidato della coalizione FI + Lega + FdI+ CI.
E' un responso chiaro: Santambrogio ottiene 4617 voti (55,7 %) mentre Caimi si ferma a 3671 voti (44,3 %).
Sono 946 voti di differenza a vantaggio di Santambrogio che rispetto al primo turno (4071) incrementa di +546 voti mentre Caimi riesce a recuperare solo 223 consensi in più.
Continua ad aumentare l'astensionismo poichè il numero dei votanti scende ancora passando dai 9976 (53,41% del primo turno) agli 8441 (45,71%) del ballottaggio, segno che molti elettori non si sono sentiti rappresentati dai due candidati e non hanno voluto esprimere una scelta preferendo disertare le urne.
Come noto, il gruppo di Sinistra e Ambiente, dal momento in cui ha deciso di non essere presente in questa tornata amministrativa con una sua lista, non ha ritenuto di poter trovare elementi di condivisione e di rappresentatività tra i condidati in lizza.
La nostra posizione non è cambiata per il ballottaggio dove è rimasta immutata la distanza politica da entrambi i contendenti. (Vedi le nostre riflessioni su I RISULTATI DEL 1° TURNO DELLE AMMINISTRATIVE MEDESI )
Continuando ad occuparci di politica, con la nuova amministrazione medese, in quanto Istituzione, non mancheremo comunque di rapportarci sugli argomenti e le criticità che caratterizzano il territorio.
Lo faremo, come sempre, partendo dai nostri valori e dalle nostre sensibilità.


venerdì 23 giugno 2017

UNA PROROGA PER CONSENTIRE IL CONSUMO DI SUOLO DELL'AC4

Vi ricordate l'AC4 ?
L'Ambito di Trasformazione di via Piave dove nel 2013, la proprietà   avviò l'iter con la presentazione d'un Piano Attuativo per garantirsi la possibilità di edificazione.
Lo fece dopo l'approvazione da parte della maggioranza PD del PGT della Lega, e PRIMA dell'approvazione della tardiva Variante al PGT del 2016.
Dell'errore allora commesso da Caimi e dalla sua maggioranza, ne parlammo e scrivemmo diffusamente.
L'AC4 è una superficie dove è prevista la costruzione TRE EDIFICI AD USO PRODUTTIVO e CAPANNONI su più livelli. 
Strutture di cui Meda è satura, strutture di cui Meda non ha alcuna necessità visto che molte di esse restano vuote o vengono poi abbandonate o dismesse.
Ora c'è un aggiornamento.
Nel testo della Convenzione dell'AC4 esiste l'impegno all'esecuzione del Piano Attuativo "adempiendo a tutti le obbligazioni di cui alla Convenzione, nei modi e nei termini previsti in essa e nei suoi allegati".
La Convenzione stipulata tra le parti il 15-12-2016 prevede, all'art 10, che il progetto esecutivo per le opere d'urbanizzazione (vedi allegato alla delibera di Giunta) venisse  presentato ENTRO 6 mesi dalla sigla della Convenzione stessa.
Così non è stato.
E' evidente che l'attuale proprietà ha qualche difficoltà nel concretizzare l'intervento e la dilazione temporale risulta probabilmente anche utile qualora si voglia ricercare un operatore "più robusto" cui cedere il comparto e quanto lì pianificato.
Forse valeva la pena revocare la Convenzione per un obbligo non  mantenuto, come primo passo per una valutazione differente sull'impiego di quell'area, contigua a quella di via Indipendenza/via Lombardia (ex AC3) dove è prevista a mezzo perequazione (Variante al PGT) l'acquisizione al patrimonio pubblico per servizi e spazi verdi.
L'amministrazione di Caimi ha però deciso, giocando sul lessico, poichè il termine non è definito come "perentorio", di concedere alla proprietà una proroga di 4 mesi entro cui presentare il progetto esecutivo per le urbanizzazioni primarie.
Vedremo se tra 4 mesi seguiranno altre "proroghe", giusto per consentire il pianificato CONSUMO DI SUOLO.

martedì 20 giugno 2017

QUANDO UNA E PIU' AMMINISTRAZIONI NON HANNO FATTO QUANTO SERVIVA FARE. IL CASO DI VIA MAGENTA-PESCHIERA


Il caso di via Magenta-via Peschiera è un caso emblematico di inadempienza di una e più passate amministrazioni medesi cui ora si è aggiunto l'intervento della giunta Caimi che con una delibera di "sanatoria" non rende giustizia agli abitanti del quartiere ma favorisce la proprietà privata.
L'iter di acquisizione di un'area ceduta gratuitamente dal privato come da delibera di Giunta n°382 del 1986 quale condizione per la concessione edilizia non è mai stato perfezionato da parte dei preposti uffici comunali.
Questa MANCATA ACQUISIZIONE ha innescato negli anni una lunga vicenda fatta di incontri con gli abitanti in affaccio sulle due strade e di promesse non mantenute.
Nel frattempo, negli anni, lo spazio è stato affittato ed utilizzato come posteggio per i mezzi pesanti di un'azienda di autotrasporti creando non pochi disagi al quartiere.
Eccoci ai giorni nostri.
Mentre i cittadini desideravano quell'area nella sua totale integrità affinchè potesse essere destinata a verde, l'esecutivo di Caimi ha scelto altro, prima respingendo le osservazioni alla Variante al PGT dei cittadini di via magenta-peschiera e successivamente formalizzando la delibera di Giunta n° 154 del 17-5-017 ove si stabilisce la cessione al patrimonio comunale solo di una piccolissima porzione - 293,02 mq sul lato di via Peschiera e 233,77 mq su quello di via Magenta - rispetto al totale di 1443 mq della superficie che doveva essere, da tempo, di proprietà pubblica.
Il resto, pari a 916,82 mq vengono monetizzati.
La proprietà verserà quindi al Comune 137.500 euro e manterrà il possesso dell'area.
Una soluzione discutibile e ambigua quella attuata dall'amministrazione di Caimi, oltretutto anch'essa a fine mandato, come per mettere lì un atto che sarà pienamente esecutivo , fatto salva una sua impugnazione al TAR da parte dei cittadini di via Magenta.


Insomma Caimi ha scelto una strada che serve ad evitare contenziosi con la proprietà ma che nei fatti va a discapito del bene pubblico.
La delibera è accompagnata da un progetto che evidendemente, data l'esiguità delle aree cedute si limita a prevedere parcheggi e limitate piantumazioni di alberi di basso fusto.
Il privato mantiene il possesso della parte preponderante di un'area che resta a suo servizio in un quartiere recentemente azzonato nella Variante al PGT come "Tessuto edilizio in serie aperta residenziale e polifunzionale".
Potevano esserci altre soluzioni ?
Certamente.
Fra queste una procedura di esproprio per pubblica utilità, sulla base degli atti che se pur non completi certificavano la cessione quale condizione per l'edificazione avvenuta.
Certo una strada più difficile perchè con ogni probabilità avrebbe sicuramente innescato un contenzioso con la proprietà che comunque 40 anni fa potè edificare proprio con la condizione di cedere il terreno di via Magenta/Peschiera.
Un rischio che l'amministrazione poteva e doveva correre proprio perchè inadempiente e con un debito di credibilità verso i suoi cittadini che vivono in un comparto con criticità viabilistiche pesanti, dove un piccolo parco verde poteva fare da filtro e migliorare la vivibilità.